The Groove, The Bad & The Ugly

Il trio è formato da Eugenio Mirti (chitarra, effetti), Mario Sereno (tastiere) e Paolo Inserra (batteria) e presenta un divertente mix di sonorità classiche legate all’Hammond Trio mescolate a space rock, jazz modale e psichedelia. In repertorio brani originali e cover di classici storici (The Doors, Santana) e contemporanei (The Hit, Nathaniel Méchaly, James Taylor Quartet).

Link al drive con bio e foto qui.

EUGENIO MIRTI

Versatile chitarrista (oltre che didatta e giornalista musicale), ha realizzato oltre dieci album di sue composizioni, che gli hanno permesso di suonare in tutto il mondo, dagli USA all’Australia. Di lui hanno scritto:

“Grazie al virtuosismo il polistrumentista sa mescolare efficacemente opzioni sonore diversissime (Guido Michelone, Il Manifesto)

“Un disco in cui si fondono jazz, rock, classica ed elettronica e da cui fuoriesce una grande curiosità artistica e verso i nuovi linguaggi della musica.”(Carlo Cammarella, Jazzagenda)

“Le fantasmagoriche accezioni del jazz contemporaneo non possono e non devono far a meno delle vertigini date dai Suoni delle avanguardie tardonovecentesche: questa l’Idea per gettarsi nella potente immaginazione delle improvvisazioni più ardite, come Eugenio Mirti che nel suo Zen #4 sottotitola la perfomance con Music for Meditation & Celebration, un’indicazione eloquente di quanto il suo minimalismo elettronico pensoso e riflessivo intenda agire nei Suoni Concreti di movenze orientali oniriche e acide” (Fabrizio Ceccarelli, Roma in Jazz”)

“Sono rimasto colpito dalle sonorità aggressive, evanescenti e sconvolgenti dei brani. La gran parte delle 13 tracce sono originali, mentre ritroviamo alcuni riarrangiamenti, appunto, sconvolgenti. Sento tutto la voglia di spezzare le catene di certi clichè, di cambiare la storia, di far irrompere il genio di Mirti nel genio altrui, con caratteristiche a volte spigolose e a volte melanconiche” (Andrea Infusino, Jazzreviews.it)

“Tra minimalismo, dissonanze, echi, frammenti di melodie e rielaborazione di partiture, emerge un album di forte spiritualità, inquietudine e lirismo (…) la spirale degli stimoli è così vasta da diventare un po’ una sinossi del Novecento”. (Luciano Vanni, Jazzit).

“Sono vere e proprie “amazing stories”, citando il nome del disco, quelle che si dipanano attraverso le note, le melodie, i soli, delle undici canzoni protagoniste” (Lucilla Fossi – il popolo del blues)

“Il bel Revox vintage che campeggia in copertina ci riporta inevitabilmente agli anni settanta e quello è il mondo che i Ropa 11 vogliono frequentare e approfondire, senza negarsi spruzzate di contemporaneità,” (All About Jazz)

“Una deriva tutta alla Frank Zappa. Proprio la struttura inventiva del mago di Baltimora sembra grintosamente prendere il sopravvento nelle evoluzioni della band, nelle suggestioni di un linguaggio jazzistico teso, vibrante, carico di simboli freak e di sfumature d’un hard funk tecnicamente funambolico. Il groove è delineato da variazioni armoniche dal piglio rapido e volutamente eccessivo e graffiante, così come da timbri ritmici sostenuti, tachicardici, eccentrici “ (Fabrizio Ciccarelli Jazzitalia)

“Di carattere dominante è il suono corale che emerge nel sentire il disco. I Ropa 11 si presentano coesi e sempre amalgamati: il complesso insomma suona all’unisono ogni brano (…) Vi sono brani acustici ed elettrici. Il rock pulsante insegue la fusion. È comunque il jazz a farla da padrone.” (storico.rmfonline.it)

“Amazing Stories è la terza prova sulla distanza che conta per i piemontesi Ropa 11, formazione dedita alle sonorità jazz rock settantiane, ma in grado di attualizzarle grazie a una decisa ispirazione compositiva e di arrangiamento” (Roberto Paviglianiti, suono.it)

PAOLO INSERRA

Batterista versatile ed eclettico, studia batteria dapprima con Paolo Narbona, poi con Bruno Astesana, Marco Volpe ed infine con Ettore Fioravanti presso la Fondazione Siena Jazz, dove si laurea nella classe di batteria e percussioni jazz. La sua carriera concertistica vede collaborazioni e tournée con Baustelle, Giuliano Palma, The Uppertones, Gary Durdan, James Thompson, Pat Savage e tanti altri nomi della scena italiana e internazionale.

MARIO SERENO

SI forma al Conservatorio Vivaldi di Alessandria e al Centro di Formazione Musicale di Torino e parallelamente allo studio del pianoforte padroneggia anche la più moderna strumentazione elettronica. Nel corso degli anni partecipa come sideman a innumerevoli progetti, oltre a realizzare tre album con i Silence Please. Si occupa di didattica e continua a suonare in varie formazioni con progetti sia jazz sia rock.