reviews

Intervista su Jazzpress, magazine polacco, marzo 2022.

“Chciałem jednak nagrać osobistą opowieść o moim życiu, o tym, kim jestem, więc pomyślałem, że zrobienie płyty samemu w tym wypadku będzie łatwiejsze” (volevo registrare un album che parlasse di me e della mia vita, e ho pensato che realizzarne uno in solo sarebbe stato più facile).

mirti

Intervista su Top Guitar, magazine polacco.

“To co lubię w muzyce jazzowej to fakt, że bardzo często moi bohaterowie, a nade wszystko Miles Davis, byli w stanie przesunąć granice pieprząc tradycję, tak więc uwielbiam słowo “jazz” w tym sensie poszukiwania i eksploracji” (“Quello che mi piace del jazz è il fatto che molto spesso i miei eroi, e soprattutto Miles Davis, sono stati in grado di spingere i confini della tradizione, quindi amo la parola “jazz” in questo senso di esplorazione ed esplorazione”).

 

Babskim Uchem. Muzyczny Pamiętnik (Blog polacco della giornalista Marta Ratajczak)

“This album is a real magic, a hurricane of goodness, beauty, and of the best emotions. It’s a very intimate and multi-layered record, dripping with mystery and tempting to penetrate deeper and deeper with every listening. An album that you will never get bored of!”.

Jazzespresso (Intervista di Ivano Rossato)

“Playing a track is like telling a story: if you don’t live an interesting life, you won’t be able to do it, even if you have a great technique”

Alias (inserto de Il Manifesto dell’8 giugno 2019)

“grazie al virtuosismo del polistrumentista sa mescolare efficacemente opzioni sonore diversissime”.

Roma In Jazz (giugno 2019)

” l’Idea per gettarsi nella potente immaginazione delle improvvisazioni più ardite, come Eugenio Mirti che nel suo Zen #4 sottotitola la perfomance con Music for Meditation & Celebration, un’indicazione eloquente di quanto il suo minimalismo elettronico pensoso e riflessivo intenda agire nei Suoni Concreti di movenze orientali oniriche e acide”.

Jazzreviews.it (Andrea Infusino)

“Sono rimasto colpito dalle sonorità aggressive, evanescenti e sconvolgenti dei brani. La gran parte delle 13 tracce sono originali, mentre ritroviamo alcuni riarrangiamenti, appunto, sconvolgenti. Sento tutto la voglia di spezzare le catene di certi clichè, di cambiare la storia, di far irrompere il genio di Mirti nel genio altrui, con caratteristiche a volte spigolose e a volte melanconiche” (Andrea Infusino, Jazzreviews.it)

Jazzit (Luciano Vanni)

“Tra minimalismo, dissonanze, echi, frammenti di melodie e rielaborazione di partiture, emerge un album di forte spiritualità, inquietudine e lirismo (…) la spirale degli stimoli è così vasta da diventare un po’ una sinossi del Novecento”. (Luciano Vanni, Jazzit).

  

 

Intervista di Carlo Cammarella

La mia autointervista video

semprepiù

La Luna di Alfonso

“Un progetto interessante e nel contempo perfettibile, caratterizzato da luci e ombre ma positivo nel suo spirito d’avventura e ricerca”

Jazzit

“Nei cinquanta minuti di Sempre più lontano c’è un enciclopedico orizzonte espressivo”

amazing

Jazzitalia

“che si tratti di “amazing stories” probabilmente è vero, nel senso di mirabolanti, sbalorditive, sorprendenti,”

Il Popolo del Blues

“Storie sorprendenti, strabilianti, che fanno rivivere, contemporaneamente, il jazz dell’America degli anni venti, il rock degli Stati Uniti degli anni sessanta e le sonorità fusion più vicine ai giorni nostri”

Suono

“formazione dedita alle sonorità jazz rock settantiane, ma in grado di attualizzarle grazie a una decisa ispirazione compositiva e di arrangiamento”

Vento Azul (Japan)

“1曲ずつ別々に聴くというよりは、アルバム全体を通して聴くことで、より楽しめる1枚になりそうです。”

Jazzit

“una musica che aggrega sonorità crudamente rock e dagli echi psichedelici, ballad jazz, frammenti funky e canzoni indie rock”

All About Jazz

“Il bel Revox vintage che campeggia in copertina ci riporta inevitabilmente agli anni settanta e quello è il mondo che i Ropa 11 vogliono frequentare e approfondire, senza negarsi spruzzate di contemporaneità”

Storicormfonline

“Di carattere dominante è il suono corale che emerge nel sentire il disco. I Ropa 11 si presentano coesi e sempre amalgamati: il complesso insomma suona all’unisono ogni brano (…) Vi sono brani acustici ed elettrici. Il rock pulsante insegue la fusion. È comunque il jazz a farla da padrone.”

mark-iii

chitarre

“composizioni che riportano agli anni 70 e a un certo tipo di fusione tra rock e jazz”