diario

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Mercoledì 5 maggio 2021

il 5 maggio del 1937 nasce in Inghilterra Delia Derbyshire, tra i pionieri della musica elettronica. La Derbyshire negli anni 60 collabora con la BBC e scrive alcune delle musiche più famose dell’emittente inglese, a partire dalla sigla di “Doctor Who”, che influenzano grandemente tutti i grandi produttori di musica elettronica degli ultimi 50 anni, tra gli altri Aphex Twin, the Chemical Brothers e Paul Hartnoll. Nel 1968 insieme ai White Noise produce “An Electric Storm”, un altro classico della musica elettronica.

“It was a magic experience because I couldn’t see from the music how it was going to sound.” (DD)

MORE DELIA

Poiché sono assolutamente affascinato dal fatto che due tra i più incredibili personaggi della storia della musica elettronica siano femmine, e per la precisione appunto Delia Derbyshire e Bebe Barron, ecco una intervista a Delia del 1997:

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Una delle aloe chez Mirti, inverno 2020/21.

LA BANCARELLA DI CLAUDIO 3

Come sapete frequento da anni il balon, al mero fine di accaparrarmi libri bellissimi come se non ci fosse un domani. In tutto il mercato la bancarella più bella è quella di Claudio, che espone i libri in ordine tematico e ognuno con la sua custodia in plastica trasparente per preservarli (e per rispetto, che a me è una cosa che ha sempre colpito). Oltre a questo ha una collezione di vinili che farebbe venire l’acquolina al protagonista di “Alta Fedeltà”.

Diciamo che fortunatamente il Balon c’è una volta al mese, se no io sarei andato già in rovina, probabilmente. Ad ogni modo poiché Claudio non può fare il suo lavoro da mesi gli ho suggerito di mandarmi qualche foto dei libri a tema musica, che magari qualcuno di voi è interessato. In caso scrivetemi, poi ci si organizza per pagamenti e consegna. Non sto a farvi la supercazzola su quanto sia figo avere un bel libro di carta in mano perché se leggete le mie scemenze tendenzialmente amate comunque i libri come me! Inoltre Clauio spesso ha libri che sono fuori catalogo da molti anni, vere e proprie rarità.

La proposta di oggi è dedicata a David Bowie e alla sua trilogia berlinese, uno dei classicissimi della discografia del XX secolo. 10 euri.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Un grandissimo classico del pop contemporaneo è “This Love” dei Maroon 5, che ha una bella linea di basso che si incastra bene con la chitarra in quattro. Buon divertimento!

CAZZIMMA LIBERA

Eric Burdon con i War rivede “Paint it Black” nel 1970. Strabiliante mix di rock, pop, jazz, afro, impro. Super.

J.J. Cale of the Day

Andando avanti nel nostro studio di “Troubadour” troviamo “Super Blue”, un brano dalla meravigliosa atmosfera dovuta alla presenza di pedal steel (ne parlavamo proprio ieri), chitarra acustica, contrabbasso, vibrafono e una leggera batteria che sostiene senza rompere gli zebedei. Bella l’intro in maggiore che porta a un brano minore (è finita la cuccagna, amici…).

Days are longer
By yourself
You sold your soul to someone else
Now you’re paying,
Can’t you see
You want to pass it back to me
Told you once,
Told you twice
When you’re gone
Don’t expect to come back
Things don’t work out
Like I planned
‘Cause you’ve got
Yourself another man

E qui mi sa che il povero JJ non se la passava bene.

再见!

Martedì 4 maggio 2021

Il 4 maggio del 1665 nasce Bartolomeo Cristofori; costruttore di clavicembali, liuti e organi, il suo nome è famoso perché inventa il fortepiano, antesignano del pianoforte, su richiesta di Ferdinando de’ Medici, suo mecenate. A differenza del clavicembalo, che non ha possibilità di variare il volume, la caratteristica del fortepiano (e del pianoforte) è quella di percuotere le corde con dei martelletti che permettono una grande varietà dinamica all’esecutore.

COME TRASCRIVERE VOL. 12 (FINE)

ANALISI

Dopo aver trascritto la vostra parte dovrete dedicare una giusta quantità di tempo all’analisi dell’assolo. Un errore comune consiste nel ripetere fraseggi o assoli senza capire il perché del loro essere sviluppato in un certo modo. Favorite quindi l’aspetto speculativo del lavoro di trascrittore rispetto a quello amanuense-istico, che è l’approccio tipico delle riviste americane, a mio umile avviso perfetto per pappagalli musicali, meno per esseri senzienti.

Al fine di sviluppare una propria cultura musicale questo è infatti un aspetto fondamentale: capire in altre parole cosa sta pensando l’esecutore in un dato momento per poter essere in grado di percorrere le stesse linee guida teoriche in maniera personale.

VIDEO

Una volta trascritte le parti (di chitarra) cercate su Youtube se riuscite a vedere qualche esibizione live per verifica. Non è detto che i musicisti ripetano pedissequamente live le parti realizzate in studio, ma spesso aiuta.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Piossasco, 3 maggio 2021.

LAP STEEL

Mi sono ieri comprato una lap steel. Poiché ho riscontrato che esiste una certa confusione sul tema, due precisazioni: la lap steel è una chitarra (di origine hawaiana concettualmente) che si suona in orizzontale, sulle gambe (lap vuol dire grembo in inglese) o sull’apposito trespolo, e con uno slide nella mano sinistra. Di solito è accordata in open tuning (in maniera tale che mettendo lo slide e suonando tutte le corde si ottenga un accordo). La pedal steel è simile, ma di solito ha due manici, ed è corredata da un sistema di pedali che si manovrano anche con le ginocchia che servono per tirare le corde e fare i bending (in linea di principio credo un pedale per corda).

Qui il modello che ho ordinato (il meno costoso a ovest di Mosca, tanto lo sappiamo che se sei bravo fai suonare anche un manico di scopa con gli elastici).

Qui il mitico Alvino Rey:

E qui l’ancora più mitico Pete Drake nel 1964 con la combo del male: pedal steel + talking box.

ASSEMBRAMENTI

La testimonianza e l’insegnamento del Ministero dell’Interno di ieri sono questi: la salute prima di tutto, le chiusure sono indispensabili e vanno controllate anche lapalissianamente. Ma se ti muovi in trentamila per festeggiare lo scudetto la tattica è: lassez faire, lassez passaire. Se volevano farci capire che tutte quelle circolari che hanno fatto per un anno erano cacca, ci sono riusciti benissimo. Amici musicisti, basta organizzare un rave da trentamila persone e vale tutto. In un colpo solo hanno perso tutta la credibilità. Ministro Speranza, nulla da dire, lei di solito così attento alla salute? Ministro Franceschini, lei che ha chiuso tutto il suo comparto, nulla da dire? …”silenzi inattaccabili”…

LA BANCARELLA DI CLAUDIO 1

Come sapete frequento da anni il balon, al mero fine di accaparrarmi libri bellissimi come se non ci fosse un domani. In tutto il mercato la bancarella più bella è quella di Claudio, che espone i libri in ordine tematico e ognuno con la sua custodia in plastica trasparente per preservarli (e per rispetto, che a me è una cosa che ha sempre colpito). Oltre a questo ha una collezione di vinili che farebbe venire l’acquolina al protagonista di “Alta Fedeltà”.

Diciamo che fortunatamente il Balon c’è una volta al mese, se no io sarei andato già in rovina, probabilmente. Ad ogni modo poiché Claudio non può fare il suo lavoro da mesi gli ho suggerito di mandarmi qualche foto dei libri a tema musica, che magari qualcuno di voi è interessato. In caso scrivetemi, poi ci si organizza per pagamenti e consegna. Non sto a farvi la supercazzola su quanto sia figo avere un bel libro di carta in mano perché se leggete le mie scemenze tendenzialmente amate comunque i libri come me! Inoltre Claudio spesso ha libri che sono fuori catalogo da molti anni, vere e proprie rarità.

Oggi questo classico che illustra la personalità e la carriera di Mr Jimmy Page.

Ancora a 10 euri. Sperling & Kupfer, copio pari pari dal web:

“A più di trent’anni dal loro scioglimento, i Led Zeppelin sono tuttora un fenomeno mondiale per gli straordinari successi e l’enorme influenza in campo musicale. Ma nonostante il fiume di inchiostro dedicato alla band, non esiste un solo libro scritto o autorizzato da uno dei membri. Tranne questo. Basato su oltre vent’anni di interviste e chiacchierate dell’autore con Jimmy Page, “Luce & Ombra” racconta l’essenza di un artista leggendario e misterioso. Pagina dopo pagina, uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi si rivela a cuore aperto, esplorando la propria carriera nei più intimi dettagli, dai primi riff con Jeff Beck alla poliedrica collaborazione con Tom Jones, Shirley Bassey, Burt Bacharach, The Who, Eric Clapton. Page parla degli anni decadenti e immensamente creativi con gli Zeppelin, della sua relazione sinergica con Plant, Bonham e Jones, e del percorso successivo come solista e produttore. Esamina i pezzi più noti della produzione del gruppo, da “Stairway to Heaven” a “Whole Lotta Love”, racconta i sensazionali tour, il mitico film-concerto “The Song Remains the Same”, il dietro le quinte del monumentale “Led Zeppelin IV”; ma offre anche digressioni personali che permettono di comprendere meglio l’uomo, come la fascinazione per l’occulto o l’incontro con Elvis Presley. Il libro è arricchito dagli “Interludi musicali”, dove altre voci, come quelle di Jack White, John Paul Jones e Jeff Beck, si intrecciano a quella del protagonista, evocando luoghi, episodi e persone, e soprattutto parlando dell’unico, grande amore che li accomuna: la chitarra. Corredata di foto inedite, un’opera imperdibile per ogni appassionato. Come afferma Tolinski: “Uno sguardo avvincente e definitivo sulla vita professionale di un genio, raccontata con parole sue”.”

J. J. Cale of the Day

Well, I’ve been out on
The street since yesterday
Been looking for
The woman that got away
A long-legged thing
With a red dress on
The kind of woman
You can’t leave alone
Listen, if you see her,
Send her my way
Looking for the woman
That got awa
y

Ottava traccia di “Troubadour”, “The Woman That Got Away” è un bel medium realizato in quello stile groovoso ma non troppo tipico di Cale. Bei suoni, bel solo. Meraviglia che sembra tirata via alla cazzo ma nasconde un grandissimo lavoro di produzione.

ALBUM DEL GIORNO

Un bel disco di jazz mainstream/hardbop/postbop/soul di Vincent Herring pubblicato dalla Smoke Sessions. Un album solare, niente di nuovo ma detto benissimo.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Grande classico di John Lee Hooker, “Boom Boom” la conoscono tutti nella versione degli Animals. Qui il mio tutorialino dell’introduzione, celebre. RIngrazio i 300 iscritti al canale YT, se ancora non vi siete iscritti gentilmente pensateci! Grazie!

再见!

Lunedì 3 maggio 2021

il 3 maggio del 1933 nasce James Brown; soprannominato “il padrino del soul”, è l’artefice della musica funk e una delle figure più importanti nella musica del XX secolo tout court. Bandleader severissimo, multa i membri della sua band se arrivano in ritardo alle prove, se non indossno la divisa, se le scarpe non sono lucide e se suonano not bagliate. Quando Brown durante uno show inizia a ballare con le spalle al pubblico e scivola davanti a un musicista agitando la mano, è il suo modo di far sapere chi verrà multato e per quante decine di dollari il numero di dita alzate).

Lo vediamo in una incredibile apparizione alla RAI nei primi anni 70.

“I only got a seventh-grade education, but I have a doctorate in funk, and I like to put that to good use” (JB)

SEMINARIO

Mercoledì 5 maggio l’immenso Andrea Bianchi da Camaiore per Notabene on Line ci spiega (gratuitamente e su Zoom) la storia della batteria. Come si è sviluppata, chi ha inventato i pezzi, etc. Figata assoluta. Scrivetemi se volete partecipare, che vi invio il link!

COME TRASCRIVERE VOL. 11

CONOSCERE CHI TRASCRIVETE

Sembra ovvio dirlo, ma non è così scontato: più brani trascrivete di uno stesso auotore/musicista, maggiormente vi renderete conto delle similitudini, delle scelte preferite di note e fraseggi, del reiterarsi di situazioni simili che alla fine determinano la cifra stilistica di ogni musicista. Se potete non limitatevi quindi a un brano ma cercate di approfondire la vostra conoscenza degli artisti che trascrivete. All’inizio un nuovo musicista da analizzare è molto complesso, ma dopo tre o quattro trascrizioni le scelte diventano evidenti, e procederete con più fluidità.

Es.: sinceratomi della passione di John Scofield per la pentatonica minore con la sesta maggiore avendo trascritto l’assolo di Cissy Strut, quando ho iniziato a trascrivere i fraseggi di Freakin’ Disco ho immediatamente riconosciuto il sound di questa scala, risparmiando molto tempo.

J.J. Cale of the Day

Settima traccia di “Troubadour”, “I’m A Gypsy Man” è un bel pezzo rock (con distorsioni insolite per il nostro) in D.

I‘m a gypsy man on a one-night stand
Am I fit to be loved by you
I’m with a gypsy van,
Just travelling the land
They’ll be leaving in the morning,
I’ll be leaving too
Things like love don’t tie me down
I just spread my love around
Like small change on girls I don’t know
I’m a gypsy man on a one-night stand
Gonna have some fun before I have to go

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Certosa di Monte Benedetto, maggio 2021. Riuscite a vedere dove il tetto, intorno al 1300, venne sopraelevato?


LA BANCARELLA DI CLAUDIO 1

Come sapete frequento da anni il balon, al mero fine di accaparrarmi libri bellissimi come se non ci fosse un domani. In tutto il mercato la bancarella più bella è quella di Claudio, che espone i libri in ordine tematico e ognuno con la sua custodia in plastica trasparente per preservarli (e per rispetto, che a me è una cosa che ha sempre colpito). Oltre a questo ha una collezione di vinili che farebbe venire l’acquolina al protagonista di “Alta Fedeltà”.

Diciamo che fortunatamente il Balon c’è una volta al mese, se no io sarei andato già in rovina, probabilmente. Ad ogni modo poiché Claudio non può fare il suo lavoro da mesi gli ho suggerito di mandarmi qualche foto dei libri a tema musica, che magari qualcuno di voi è interessato. In caso scrivetemi, poi ci si organizza per pagamenti e consegna. Non sto a farvi la supercazzola su quanto sia figo avere un bel libro di carta in mano perché se leggete le mie scemenze tendenzialmente amate comunque i libri come me! Inoltre Clauio spesso ha libri che sono fuori catalogo da molti anni, vere e proprie rarità.

Partiamo con l’autobiografia di Pete Townshend (già che tra poco è il suo genetliaco). Edizione Rizzoli, 10 eurelli. Traggo dal web: “He is one of the greatest musical talents Britain has ever produced. But even as the principle songwriter and lead guitarist for The Who, it would be unjust to define Pete Townshend’s life simply through his achievements with bandmates Daltrey, Moon and Entwistle.

Noting that he has sold over 100 million records over a fifty-year period goes some way to quantifying his accomplishments, but numbers only scratch the surface of his contribution to popular culture.

An avid student of his profession, during his career he has been credited with the creation of the concept album, worked as a literary editor, developed scripts for television and the stage, and written songs that have defined a generation. The thinking man’s rock star with a dedication to his craft unlike any other in the business, he continues to inspire new generations of performers and writers with a continuing commitment to his art.

Now, in one of the most eagerly awaited autobiographies of recent times, this icon tells about his incredible life and elaborates on the turbulences of time spent as one of the world’s most respected musicians – being in one of rock’s greatest ever bands, and wanting to give it all up.

Incredibly, as a man who has achieved so much, this truly unique story of ambition, relentless perfectionism and rock and roll excess will be regarded as one of his greatest achievements”.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Uno dei brani più belli di Pat Metheny, e uno dei suoi assoli più meravigliosi!

ALBUM DEL GIORNO

Vi consiglio oggi un altro album live di Monty Alexander (mi sto lentamente intrippando): si intitola “Harlem-Kingston Express” ed è stato pubblicato dalla Motèma nel 2011. Super fun!

再见!

Domenica 2 maggio 2021

il 2 maggio del 1660 nasce Alessandro Scarlatti; compositore di musica barocca, è il massimo autore dell’Opera italiana a cavallo del XXVII e XXVII secolo; scrive inoltre numerosi oratori e quasi 700 cantate, che hanno una straordinaria diffusione in tutta Europa. Considerato tra i padri fondatori della “Scuola napoletana”, come i suoi colleghi aveva una comprensione moderna della psicologia della modulazione (come descrivere differenti stati d’animo cambiando tonalità nel corso di un brano). 

“Che sia musica soave | spirti rei negar nol ponno | Se negli occhi a chi non l’have – | introduce un dolce sonno.“ (AS)

IL CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO

Premesso che negli ultimi 30 anni ho visto solo la prima edizione del concerto del 1 maggio (già la seconda era diventata commerciale e agghiacciante, e di seguito anche peggio le successive) mi sono ieri appassionato alla querelle Salvini – Fedez – Rai 3. Insomma, Fedez ha accusato Rai3 di aver cercato di censurarlo.

Rai3 ha risposto:

«Rai3 e la Rai sono da sempre aperte al dibattito e al confronto di opinioni, nel rispetto di ogni posizione politica e culturale. È fortemente scorretto e privo di fondamento sostenere che la Rai abbia chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al tradizionale concertone del Primo Maggio, per il semplice motivo che è falso, si tratta di una cosa che non è mai avvenuta. Né la Rai né la direzione di Rai3 hanno mai operato forme di censura preventiva nei confronti di alcun artista del concerto: la Rai mette in onda un prodotto editoriale realizzato da una società di produzione in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil, la quale si è occupata della realizzazione e dell’organizzazione del concerto, nonché dei rapporti con gli artisti. Il che include la raccolta dei testi, come da prassi. La Festa del lavoro, come hanno ricordato nei loro interventi i segretari di Cgil, Cisl e Uil, è appunto una festa, vale a dire la celebrazione delle conquiste dei lavoratori e dei loro diritti, sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto, di cui i sindacati si fanno custodi e paladini. Ed è proprio a quelle conquiste e a quei diritti, oggi minacciati da una pandemia mondiale che erode l’occupazione, che è dedicato questo Primo Maggio»

E Fedez (che non amo come proposta musicale, ma trovo persona molto significativa e brillante, un vero artista) ha pubblicato la telefonata dove – effettivamente – tentano di censurarlo. Checché la RAI scriva nei suoi comunicati, la figura di merda è ampia, e forse non hanno ancora capito che nell’era digitale tutto è documentabile, anche le loro palle galattiche. In un paese normale ci sarebbero dimissioni, a questo punto.

Il punto di supremo ribrezzo è quando il funzionario di Rai3 gli dice “le sto chiedendo di adeguarsi a un sistema che probabilmente a lei non lo riconosce“. Per un attimo ho rivisto il ragioniere di Rivoli, e il consigliere della circoscrizione quando partecipavamo alla festa di corso Belgio: gente che la mia maestra delle elementari avrebbe definito “somari calzati e vestiti”. “a lei non lo riconosce”. Gente che lavora, pagata da noi, nel più grande centro culturale del nostro paese.

J. J. Cale of the Day

Rimaniamo oggi ancora su “Cocaine”: per la gioia di grandi e piccini ho trascirtto il meraviglioso assolo di cui vi parlavo ieri:

E non pago, ho chiesto al beato e venerabile Andrea da Camaiore di trascrivere il groove di batteria:

Nota: Cale la registra in C#, la esegue live in C, e a fine carriera in A. Misteri!

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

MAO, luglio 2020.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Brano bellissimo tratto da un film bellissimo, “Calling You” è sostanzialmente impossibile da suonare con la chitarra. Ma vale la pena provarci! Se non riusciste a farlo bene, ripetete il mantra salvifico “devo adeguarmi a un sistema che probabilmente a lei non lo riconosce”.

ALBUM DEL GIORNO

Circa quattro anni fa scopersi Carl Stone, uno dei pionieri della musica elettronica, vera divinità assoluta nel mio personale olimpo. Qui un articolo che vi racconta un po’ di lui. In particolare mi appassionai per questo pezzo, di una lentezza esasperante, basato su un frammento sonoro reiterato all’inverosimile, e poi accompagnato da una parte simil barocca suonata da un simil organo. La sua produzione è vasta e variegata, avremo modo di parlarne meglio, ma trovo questo genere di sperimentazioni particolarmente affini all’epoca che viviamo.

再见!

Sabato 1 maggio 2021

Il 1 maggio del 1930 nasce Marion Walter Jacobs, che diventa famoso come Little Walter; cantante e songwriter blues, il suo approccio rivoluzionario all’armonica ispira tutti i musicisti di questo  strumento venuti dopo di lui. 

Entra nella band di Muddy Waters nel 1948, e dal 1952 inizia a registrare l’armonica amplificata elettricamente, suonando su tutti i dischi di Waters degli anni 50. Alcolista e dal temperamento infuocato, Walter muore a Chicago a 38 anni per le conseguenze di una rissa.


“Me and my harp was a love affair from way back.” (LW)

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Moncenisio, luglio 2020.

SKARAMUSCH SKARAMUSCH! LA RUBRICA DI MASTRO BORIO – 2

Stanco di leggere le mie imprecisioni Alberto ha deciso di scendere nell’arena e renderci edotti! Grazie!

Lo ska original: quali sono le sue caratteristiche?

Beh, in primis: lo skank della chitarra cioè l’accompagnamento in levare di ottavo, vero marchio di fabbrica del genere. Così caratteristico che, come si diceva ieri, ha addirittura dato il nome al genere.

La batteria poi, con le dovute differenze fra gli stili personali dei vari interpreti, solitamente ha sul 2 e sul 4 il rullante pieno e la cassa sui tradizionali primo e terzo movimento.

L’uso abbastanza intensivo della sezione fiati, molto di più ad esempio di quanto avverrà in UK negli anni ’80 del 2Tone, rivela le radici rhythm & blues e swing.

Questi fiati, all’inizio, erano soprattutto i turnisti (leggasi musicisti freelance) dei vari produttori come Coxone Dodd, Duke Reid, King Tubby, Lee “Scratch” Perry etc.

Il nome di Sir Coxone è legato al famosissimo studio di registrazione Studio One di Kingston, vera fucina del sound giamaicano nel mondo, i suoi session men hanno accompagnato tutti i più grandi cantanti made in Jamaica di varie epoche e stili. Una manciata di questi, molti di estrazione jazzistica, formeranno anche una delle band più influenti dello ska, spesso considerata capostipite del genere Ska Jazz, gli Skatalites.

Gli stessi Skatalites, come backin’ band, accompagneranno gli esordi del giovane Bob Marley (saranno praticamente la prima formazione dei Wailing Wailers), di Laurel Aitken, Lord Tanamo, Delroy Wilson, Desmond Dekker e molti altri.

(sulla copertina, da sinistra: Bunny Wailer, Bob Marley e Peter Tosh)

Da questo emerge come lo ska delle origini, quello veramente made in Jamaica, fosse soprattutto una musica che discograficamente si affidava ai cantanti, facendoli accompagnare di volta in volta da vari session men per le sessioni in studio o le esibizioni dal vivo. Questo è molto in contrasto con tutte le successive correnti che si baseranno al 99% sulle band piuttosto che sulle voci soliste.

Prossimamente: il rocksteady…

LA POSTILLA DI ANDREA

Come sapete Andrea Bianchi è un batterista, didatta, pazzo furioso, perpetratore di colossali siti di storia della musica, e mille altre cose. Letta la putnata 1 di Skaramusch mi scrive:


Visto che se parlava stamani! (Andrea si diverte a risuonare gli album alla batteria, vale la pena buttare l’occhio).


Se lo vuoi allegare al diario di domani: lo ska fu praticamente abolito in Giamaica e converito in reagge per via di due fattori: 1) calura dell’estate del 66, che rendeva impossibile fare qualsiasi cosa, figuriamoci ballare.
2) il governo di Kingston, per fermare le risse da strada aizzate dalla recente felicità per l’indipendenza, bloccò anche i balli più movimentati.


Il disco è uscito in versione internazionale il 1 gennaio del 1966! Il primo ufficiale di Marley con i Wailers è di ben 4 anni dopo.

J.J. Cale of the Day

Zitti zitti e quatti quatti siamo finalmente arrivati alla traccia più famosa di “Troubaodur”, che si intitola “Cocaine”. Resa immportale da Eric Clapton nel suo album “Slowhand”, la versione di Cale è – a mio modesto parere – assai più figa e più funk, oltre che in una tonalità bizzarra (C#). L’assolo è uno dei più belli in assoluto della storia del rock, vera storia nella storia sviluppata con maestria (e una gragnuola di doppi bending). Il concetto di “fai del tuo limite la tua forza” è espresso qui alla massima potenza.

She don’t lie
She don’t lie
She don’t lie
Cocaine

TUTORIALINO DEL GIORNO

Brian Johnson e Ringo Starr ci spiegano cosa fare se – inopinatamente – scoreggiamo nel furgone del gruppo. Utili consigli per un futuro più lieto e fausto. Eh, i rocker inglesi sono oltre.

https://www.rockol.it/news-721921/ringo-starr-e-brian-johnson-parlano-di-scoregge-in-tour

TUTORIALINO DEL GIORNO 2

Se invece non avete il problema delle flatulenze, potrete (forse) divertirvi a suonare uno dei pezzi più famosi della storia del rock, il cui tutorialino è uscito ieri sul canale di Notabene On Line (a cui vi chiederei di iscrivervi, Dio vi benedica).

COME TRASCRIVERE VOL. 10

COME SCRIVERE

In generale mi piace mettere due battute per riga, e metto gli accidenti in chiave su ogni riga. Poi spesso me li dimentico e li aggiungo comunque nelle frasi, ma costa poco cancellare in seguito!

Numerate le battute e se ci sono punti di riferimento evidenti inseriteli sopra o sotto (una sillaba del testo, un campanellino, il batterista che scorreggia… con Sergio Ponti abbiamo scoperto che a un certo punto dell’assolo di “The Ocean” dei Led Zeppelin si sente lontanissimo un telefono che suona più volte, e abbiamo goduto come bufali).

Controllate le diteggiature se volete inserirle (se trascrivete per chitarra in particolare) più volte e verificate sempre che non ce ne siano di più comode (spesso ci si incaponisce su una diteggiatura difficilissima quando spostandosi di due tasti diventa semplicissima).

SLY MONGOOSE

Ho rivito la parte, corredandola di accordi. Vi farei notare che la caratteristica principale del brano è che sia le due frasi della A che la frase finale della B chiudono tutte sul quarto quarto (per capirci, da Raul Casadei ai Metallica tutti in occidente chiuderebbero sul primo, il che costituisce una delle caratteristiche peculiari delle musiche caribiche).

Qui una versione dei tempi remoti.

再见!

Venerdì 30 aprile 2021

Il 30 aprile del 1942 nasce Maurizio Arcieri; cantante attore e compositore, negli anni sessanta fonda i “New Dada” e dal 1967 si esibisce in solo come Maurizio. Dal 1976 si esibisce con il duo Krisma, completato da Christina Moser, con cui si dedica alla musica elettronica e riscontra grande successo (e collaborazioni con Vangelis, Hans Zimmer, Subsonica, Battiato…).

Nel 1978 in risposta alla contestazione da parte del pubblico di Reggiolo si taglia un dito (ma non si è mai scoperto se fosse un trucco…).

Lo ricordiamo con una delle sue prime hit, Lady Jane.

“Io il punk non l’ho vissuto, l’ho inventato.“(MA)

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Il Monviso, febbraio 2021.

COME TRASCRIVERE VOL. 9

GHOST NOTES

Le ghost notes sono delle note che non ci sono ma allo stesso tempo ci sono. Per esprimere meglio l’’idea: se io scrivo ques a frase in ques a mani r a cre o che voi cap rete ugual ente.

Le lettere che non ho scritto non ci sono, ma voi le leggete lo stesso.

Allo stesso modo nella musica e nella sua esecuzione si può fare in modo di non suonare una nota ma di farla sentire ugualmente usando bene le note precedenti e seguenti. Tanto più un musicista è personale e riconoscibile, tanto più usa glissati, acciaccature e ghost notes.

In questi casi naturalmente la trascrizione entra nel campo del super opinabile (è già difficile che due trascrizioni siano uguali quando si occupano di note reali, immaginate quando subentrano le ghost notes!) e si mettono le note tra parentesi.

SKARAMUSCH SKARAMUSCH! LA RUBRICA DI MASTRO BORIO

Stanco di leggere le mie imprecisioni Alberto ha deciso di scendere nell’arena e renderci edotti! Grazie!

Lo ska è una musica giamaicana che nasce nei primi anni ’60 e si contraddistingue soprattutto per ’accompagnamento in levare affidato a chitarra e tastiera. Lo stesso nome del genere sembra derivare, nonostante gli aneddoti vagamente discordanti, dall’onomatopea della rapida pennata in levare della chitarra subito stoppata (per citare Derrick Morgan: “Guitar and piano making a ska sound, like ‘ska, ska, ska…’”). In quegli anni molti giamaicani avevano acquistato le prime radio e riuscivano a captare le trasmissioni del sud degli States (New Orleans etc.) che passavano brani di musica tipicamente black come swing, rock’n’roll, rhythm & blues, boogaloo… Da una contaminazione fra la musica locale, il poco conosciuto Mento (un genere musicale molto affine al calypso) e questi ascolti d’oltremare nasce questo genere che porta in sé un uso intensivo dei fiati, il gusto per la musica sincopata, uno stile canoro molto soul e uno spirito danzereccio.

Il mento viene spesso confuso con il parente più celebre, il calypso. anche se possono esservi similitudini tra i generi essi rimangono molto distinti. La principale differenza nasce dal fatto che la Giamaica non ha avuto l’influenza della lingua spagnola presente invece nelle altre isole caraibiche. Il mento si basa sulle tradizioni musicali portate nell’isola dagli schiavi africani, è un genere acustico ed ha come strumenti tradizionali chitarra, banjo, percussioni e kalimba (solitamente nel ruolo del basso).

Lo stretto legame che continuerà ad intercorrere fra questi due generi si può notare dalla discografia, ad esempio, di Byron Lee. Questo bassista giamaicano, oltre ad essere noto come leggendario caporchestra di una delle formazioni più longeve della musica caraibica, è ricordato per il primato di aver portato per primo il basso elettrico nella musica giamaicana a discapito del contrabbasso; la scelta non era tanto motivata da questioni timbriche quanto dalla pigrizia di evitare il trasporto del catafalco cordato…

Spulciando nella vastissima produzione discografica di Byron Lee noteremo una uguale e massiccia presenza di album ska e “calypso”. Questo nasce soprattutto dalle origini della sua formazione come resident band degli alberghi turistici che accoglievano soprattutto gli americani che ovviamente cercavano quello che, per loro, era il “sound tipico dei caraibi”. (PS: interessante come le copertine dei suoi album calypso abbiano la stessa densità di tette della produzione del nostrano Fausto Papetti, ambasciatore del sax pop e del capezzolo da copertina).

Lo ska di questo periodo viene normalmente definito Original Ska o Jamaican Ska in contrapposizione al movimento 2Tone degli anni ’80 inglesi e la Third Wave americana degli anni ‘90/’00.

Le differenze? Ed il rocksteady? Oppure il Reggae?

La risposta nella prossima puntata.

J.J.Cale of the Day

Proseguendo nell’esplorazione di “Troubadour” troviamo questo bel brano swing dal titolo “Hold On”. Atmosfere soft porno, una chitarra hawaiana sullo sfondo, sussurri e grida, effetti sonori genere Maurizio Nichetti ottenuti con una improbabile chitarra (a molle, direi). Un brano molto particolare, mix di jazz, Santo & Johnny e Michael Bublé ante litteram.

First time I seen you, I knew
You had come undone for someone mistreated you
The ringing in your ears, the salt in your tears
Yes, I know I would feel sick at a dirty deal, yes I do
Some bright morning, the sun will shine again

58 SECONDS REVIEW

Prosegue la mia rubrica di recensioni in 58 secondi; ho scelto questo super album di Leonardo De Lorenzo, pubblicato da AlfaMusic, che si intitola onFive. Veramente figo.

TUTORIALINO DEL GIORNO

George Benson svela i suoi segreti. Quest’uomo è un mutante ninja e a parte il gusto per i mocassini e la chitarra di paillettes è oltre.

ALBUM DEL GIORNO

Una incredibile raccolta con otto tra gli artisti più rappresentativi della scena jazzistica contemporanea sudafricana. Tra afrobeat, soul, folk e molto altro. Imperdibile.

再见!

Giovedì 29 aprile 2021

Il 29 aprile del 1899 nasce Duke Ellington; forse il più famoso band leader della storia del jazz, è pianista, autore, e dirige la sua orchestra dal 1923 fino alla morte, che avviene nel 1974. Tra i pochi pionieri del jazz ad essere nato in una famiglia della media borghesia, ha scritto alcuni classici che sono suonatissimi ancora oggi: “Solitude”, “Mood Indigo”, “Caravan”, etc.

Lo ricordiamo con le celeberrima “Take The A Train”.

““There are 2 rules in life:

Number 1- Never quit

Number 2- Never forget rule number 1” (DE)

J.J. Cale of the Day

Proseguiamo con l’analisi di “Troubadour”; il quarto brano, “Ride Me High”, semiporno, è tutto basato su un solo accordo, il meraviglioso D7(#9). In sostanza un accordo che ha sia la terza maggiore sia la terza minore, in barba a tutte le regole di armonia (Mark Levine a proposito di questo accordo dice “il che dimostra che la teoria della musica non è perfetta!”).

Higher, higher, higher,
How high can you go
Ride me high this morning,
Ride me high some more

Bella anche la melodia, basata su due frasi costruite con la pentatonica di Dm.

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Corso Montegrappa, marzo 2021.

GARINO COLPISCE ANCORA

Inesauribile fonte di meraviglie, l’eccellentissimo Simone condivide con noi:

Mitica Kim Gordon
Visti 3 volte i Sonic Youth
Conosci il loro side project di cover di Madonna?
Ciccone Youth

(non si potrebbe vivere senza, direi!).

SLY MONGOOSE

Mentre esploravo gli abissi della mia ignoranza ho scoperto (ascoltando il disco di Monty Alexander che vi consigliavo l’altro giorno) l’esistenza di questo brano “Sly Mongoose”; è una canzone per bambini di Trinidad che parla di una mangusta che si chiama Sly che deve scappare dalla Giamaica perché si è mangiato il pollo più grosso che c’era in cucina (quindi o Sly era una mangusta gigantesca o il pollo più grosso della cucina era comunque molto piccolo).

Il brano è famosissimo, l’hanno registrato tutti (anche Charlie Parker) e naturalmente se cercate una parte non trovate una beata ceppa. Allora nel mio tempo libero ieri me la sono trascritta, sintetizzando varie versioni:

Qui la prima versione registrata conosciuta:

E qui una bella versione rocksteady:

再见!

Mercoledì 28 aprile 2021

Il 28 aprile del 1953 nasce Kim Gordon: cantante, autrice, bassista e chitarrista dei Sonic Youth, insieme alla band americana ha realizzato 16 album tra il 1981 e il 2009. I Sonic Youth sono considerati tra i principali protagonisti della scena noise, e si caratterizzano per un uso alternativo e creativo di strumenti e suoni. 

“The only really good performance is the one where you make yourself vulnerable, while pushing beyond your familiar comfort zone.”“The only really good performance is the one where you make yourself vulnerable, while pushing beyond your familiar comfort zone.” (KG)

FACEBOOK & TEENAGER

I primi lettori di questo diario ricorderanno che è nato circa tre mesi fa un giorno che Facebook mi fece saltare la mosca al naso con le sue finte regole che sembrano architettate da Goebbels. Premettendo il fatto che non tornerei indietro neanche se mi pagassero, sono lieto (intellettualmente) e veramente inferocito per aver letto questo articolo: siete australiani? Volete fare post che orientino al consumo di sigarette, alcool, o diete estreme i teenager da 13 a 16 anni? Tre dollaretti e via, ecco che FB vi targetizza tutti i profili dei giovini della terra dei canguri. Bravo Mark, sempre meglio.

I CONSIGLI DI MASTRO BORIO

Il consiglio di ascolto di ieri ha destato interesse; ecco che ricevo dal Maestro Alberto Borio (arrangiatore, compositore, trombonista sopraffino e chitarrista amateur):

Monty e Ranglin sono tanta roba. Conosco meglio un paio di altri dischi ma di solito ha anche un suono super. Se non sbaglio dovrebbero essere ospiti insieme in un disco degli Skatalites di quelli moderni, in cui ci sono anche Steve Turre, Lester Bowie e David Murray: è “Hi Bop Ska”.

I CONSIGLI DI MASTRO GARINO

E subito dopo, in rapida sequenza, mi scrive il maestro Garino (sassofonista e didatta mirabilissimo):

A proposito di chitarristi reggae paurosi: alla chitarra solista in questo live di Burning Spear abbiamo Stephen “Cat” Coore, peraltro fondatore dei Third World. Beccati il suo assolo sul primo pezzo, circa al minuto 4!

J.J CALE OF THE DAY

Terza traccia di “Troubadour”, “You Got Something” è un brano (relativamente) semplice che segna l’ingresso dei sintetizzatori nella discografia del nostro (direi una pessima idea, a posteriori). La canzone si snoda per tutto il tempo con la classica alternanza Tonica – Sottodominante (mi veniva in mente “The Cross” di Prince, costruita esattamente uguale, e anche “Walk On The Wild Side di Lou Reed).

The way you wear your clothes drives me crazy
The way you walk around, just hanging ’round
I can’t stand it, what you’re doing
You got something
I can’t live without

COME TRASCRIVERE VOL. 8

ACCORDATURE E TONALITÀ

Verificate sempre se il brano è stato realizzato con il La = 440 herz. A volte capita che non sia così: notoriamente Highway To Hell degli AC DC, per esempio, è calante. Mentre Light My Fire, che i Doors suonavano in Labm e Fam, a causa delle velocità di scorrimento dei nastri è diventata mezzo tono più alta.

Aiuta moltissimo noi chitarristi individuare (se ci sono) le corde a vuoto che ci permettono di accordare sulle stesse frequenze del disco.

Particolarmente ostico è individuare e trascrivere nelle accordature alternative. In questo caso l’uso della tab è utile, perché si tratta di posizioni della mano sinistra completamente diverse. Sul web c’è molto materiale (per esempio Jimmy Page era un alfiere di questa tecnica, e capire l’accordatura di Kashmir, per fare un esempio – DADGAD – non è molto semplice).

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Nella mia dimora il pepe dello Sichuan mi guarda.

UN PO’ DI BÉLA, BELLA LÌ

Durante il primo lockdown registrai 41 dei 44 duetti per violino di Béla Bartók. Alcuni da solo, alcuni con amici. Dall’11 aprile dello scorso anno, ecco il numero 2, “Maypole Dance”: il vostro alla chitarra, EddieGazani (il pazzo di Brisbane) alla chitarra classica. Qui l’artwork:

再见!

Martedì 27 aprile 2021

Il 27 aprile del 1912 nasce Renato Rascel: comico, attore, cantautore e ballerino, è tra i più importanti personaggi del mondo dello spettacolo della sua generazione. 

La sua comicità surreale spesso sfocia in canzoni nonsense; la più famosa la scrive nel 1939 durante una pausa in camerino: “È arrivata la bufera”.

“Io prendo manciate di parole e le lancio in aria; sembrano coriandoli, ma alla fine vanno a posto come le tessere di un mosaico.“ (RR)

J. J. Cale of the Day

Seconda traccia di “Troubadour, “Travelin’ Light” è un divertente brano veloce in F#m, con belle chitarre funk, chiaramente rubate a “Long Train Running”. Bello il campanaccio negli stacchi centrali (se non avete mai visto la gag “I Want More Cowbell” del SNL è molto consigliata!

Travelin’ light, is the only way to fly
Travelin’ light, just you and I
One-way ticket to ecstasy
Way on down, follow me

E qui la gag more cowbell:

COME TRASCRIVERE VOL. 7

MELODIA

Scindete l’aspetto ritmico da quello melodico e come prima cosa cercate di capire l’andamento ritmico delle frasi. Battete una mano o un piede e cercate di immaginare quali sono le note o le pause in battere e quelle in levare, la durata, eventuali sincopi o accenti.

In questa fase non è importante considerare fattori secondari (in questo momento) come trilli, abbellimenti, acciaccature, ecc.

Concentratevi sull’aspetto ritmico della frase principale e lavorate su quello.

Ricordate che è importantissimo seguire queste due procedure:

  1. imparate a memoria il fraseggio finché non viene fluido e uguale al disco
  2. trascrivetelo su carta

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Pellerina, una domenica di marzo 2021.

ALBUM DEL GIORNO

Masabumi Kikuchi è stato un pianista e compositore giapponese tra i più famosi della sua generazione (era nato alla fine degli anni 30 a Tokyo). Nel 2015 muore a New York ed è da poco uscita la sua ultima regitrazione in studio, realizzata nel dicembre del 2013. Un disco bellissimo, pieno di spazi e riflessioni, introspettivo, che mi è particolarmente piaciuto. Una uscita di scena perfetta, anche destabilizzante, se vogliamo, ma ricca di vita e particolaremnte intensa.

IL SECONDO ALBUM DEL GIORNO!

Monty Alexander (giamaicano) è uno dei miei pianisti prediletti, e da tempo mi ero ripromesso di ascoltare i lavori realizzati insieme a Ernest Ranglin (giamaicano) chitarrista (consigliatomi da sua eminenza Simone Garino) che se fosse americano avrebbe vinto 40 Grammy e invece è giamaicano e semplicemente suona benissimo! I due si conoscono da una vita e hanno fatto un sacco di robe fighe, ma questo disco (“Rass!” del 1974) è meraviglioso. Per vari motivi: prima di tutto il Rhodes (vi racconterò poi del signor Rhodes tra qualche puntata, insieme al sig. Hammond due genii dell’umanità). Poi per il repertorio: il pop più fico rivisto strumentalmente. Di solito i jazzisti di media e bassa tacca per darsi delle arie prendono un brano bello, tolgono le cose interessanti e lo rendono orribile e palloso. Qui invece il pippero pompa come un pistone del Pendolino e il gruppo spacca. Alla prima festa che organizzate mettetelo su a180 DB e ditemi se non tira come i Kiss.

Love & Happiness:

Let’s Stay Together:

E la super Sly Mongoose!

再见!

Lunedì 26 aprile 2021

Il 26 aprile del 1884 nasce Ma Raney, tra le prime cantanti professioniste afro-americane, soprannominata la “Mother of the Blues, e tra le prime cantanti a realizzare delle incisioni discografiche. Tra il 1923 e il 1928 registra circa cento canzoni, caratterizzate dallo stile “Moaning” del canto.

“You don’t sing to feel better. You sing cause that’s a way of understanding life.”(MR).

J.J. Cale of the Day

E siamo finalmente arrivati al 1976 e all’epico album “Troubadour”, probabilmente il più venduto e il più bello della discografia di Cale. Il disco si apre con “Hey Babe”, un brano succulento in cui una sezione fiati molto caruccia (talmente facile che avrei potuto scriverla perfino io) si alterna con una pedal steel guitar che spacca il culo.

Il brano prevede tre sezioni: intro, chorus e bridge; l’intro è costruita sulle armonie delle prime quattro battute del chorus (ma con in più il riff di fiati) e la chitarra che arpeggia C e Gm (i più colti sapranno che è un modo efficace da bovari-studiati-che-non-se-la-tirano per definire C misolidio e C7 che dir si voglia).

Il chorus segue la struttura del blues in 12 battute, ma sulla 9 e sulla 10 anzichè V e IV troviamo II e bII (un bel tritonaccio, direbbe Benigni: quel Db infatti è la sostituzione di tritono del regolamentare G7). Il bridge infine alterna IV, I e ancora Vm (cioè sempre quel Gm che rende bluesy il tutto).

Come utilizzare in maniera divertente in un brano divertente concetti assai complessi, insomma.

Testo allegro: probabilente le royalties per “After Midnight” e “Call Me The Breeze” arrivavano ricche e puntuali!

When you came into my life, hmm
My love, thought I would die
There’s never been nobody like you
You take away these blues

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Spring is Here!

CROSSROADS

Mercoledì sera si terrà su Zoom il seminario (gratuito) su Crossroads e ho scovato questa incredibile versione del 1966! Meraviglissima! Se volete partecipare scrivetemi!

ALBUM DEL GIORNO

Un bel disco anni 80 di Larry Carlton, chitarrista sublime, qui alle prese con quel sound smooth jazz (porno laccato) tipico del periodo. Adattissimo alle feste e ai party in spiaggia! Dalla rubrica di Seen Yung, corrispondente di Hong Kong di Jazzespresso.

COME TRASCRIVERE VOL. 6

ARMONIA

Capire l’armonia di un brano è fondamentale, perché naturalmente se l’armonia prevede un dato accordo sapere le scelte melodiche più logiche ad esso relative ci aiuterà nell’immaginare le note del fraseggio. In questo senso la linea di basso è di fondamentale importanza, spesso il basso infatti suona la Tonica dell’accordo. Capire le armonie è una delle questioni più complesse perché riguarda la comprensione di più note eseguite contemporaneamente, ovvero la capacità di ascoltare distintamente più note suonate insieme e metterle in relazione tra loro.

Vi consiglio di partire dai due estremi, cioè dalla linea di basso e da quella della melodia. Trovandosi nei range limite, di solito queste due note sono più facili delle altre da percepire e da capire. È un lavoro certosino che richiede di sentire più suoni insieme e i loro movimenti. La calma è la virtù dei forti: non abbiate fretta e concentratevi su ognuno dei singoli suoni di cui è composto un accordo. Col tempo inizierete a sentire anche le voci interne e i loro movimenti.

再见!

Domenica 25 aprile 2021

Buona festa della liberazione! E ricordate il paradosso di Karl Popper: per garantire la democrazia alcune idee vanno in prigione, come per esempio i fascisti.

E buona giornata mondiale del libro del 13 aprile che mi ero dimenticato.

Il 25 aprile del 1840 nasce Pëtr Il’ič Čajkovskij; compositore del tardo romanticismo, ha scritto alcune delle pagine più famose della musica classica, spesso combinando il linguaggio classico con melodie di ispirazione russa.  Inizia la carriera come avvocato, ma appena riesce a mantenersi diventa compositore. Viaggiatore vorace, a causa di alcuni eventi (la morte della madre, l’essere omosessuale nella società dell’epoca) la sua vita è segnata dalla depressione: ufficialmente muore nel 1893 a causa del colera, ma potrebbe anche essersi suicidato. 

“I fiori, la musica e i bambini, sono i gioielli della vita.”

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Torino, gennaio 2013. Il molo su Po davanti al Borgo Medioevale.

J. J. Cale of the Day

Ultima traccia di “Oki”, “I’ve Got The Same Old Blues” è uno dei bani più belli di Cale. Il riff gira intorno a Lam (dorico) ma poi compare un Fa che lo rende anche un po’ eolico. Eseguito da due chitarre, una a destra e una a sinistra, che lo fanno diverso ma sempre uguale, dando quella caratteristica aria di lerciaggine al tutto.

È uno dei trucchi più comuni dei grandi dischi rock: anziché eseguire sempre la stessa parte perfetta e immutabile, cambiarla leggermente e costantemente. Forse il caso più famoso è Keith RIchards in “Gimme Shelter”.

Have you heard that rumour that’s going around
You got it made, way across town
It’s the same old story, tell me where does it end
Yes, I heard the news, it’s the same old blues again
When I wrote you a letter, you must have read it wrong
I stood at your doorway, but you was gone
I took a lot of courage and let the telephone ring
It’s the same old blues, same old blues again

PRECIOUS MEMORIES

Dopo avervi proposto l’altro giorno la versione di J.J. Cale di “Precious Memories” mi sono abbastanza infognato con questo brano e ho eseguito la classica operazione del musicologo contemporaneo. Il musicologo pigro è quello che spiega l’ovvio ai gonzi, quello impegnato quando trova una traccia continua a scavare. E così ho fatto, e mi sono divertito moltissimo.

Intanto questo inno ha un autore con nome e cognome, luogo e data: J. B. F. Wright, Tennessee, 1925. Il Tennessee mi sembra particolarmente emblematico: tutti sappiamo che la capitale è Nashville (regno della musica country) e che la seconda città più importante è Memphis, regno di Elvis e capitale del primo rock’n’roll. Quindi l’humus musicale di questo luogo non è per niente secondario.

Seguendo un po’ di tracce sul web sono arrivato a scoprire questo sito, paradiso del penitente, che riporta molte edizioni stampate di questo inno, tra cui una del 1929 (che se non è la prima assoluta possiamo supporre sia abbastanza fedele).

Come vedete è scritto in Lab ed è composto da due parti, A e B, di otto misure, che differiscono sostanzialmente per le prime 4 battute, con scrittura in contrappunto a 4 voci.

Qui in Do:

Ho trovato una valanga di versioni audio, ma partiamo da J. J. che è il nostro rendez vous:

Jim Reeves (credo la più antica; Reeves è un personaggio leggendario e Re del Nashville Sound). La esegue in Re.

Alan Jackson (2013). Bellissime chitarre (suonate con capotasto al III). La suona in Fa, notate la piccola variazione armonica nella A, che ritroveremo più avanti (e che ho scritto in Do in modo da fare i confronti)

Emmylou Harris (1987), in Mi (bellissimo mandolino):

Ronnie Milsap (2009), bellissima, in Fa, con ancora un accordino in più rispetto ad Al Jackson:

Bob Dylan (1989) live al Bacon Theatre. Abbastanza inutile, ma testimonia l’incredibile popolarità del brano.

Sister Rosetta Thorpe (1987): la mia versione preferita in assoluto, originale, in Do, profuma di gospel ma anche di rock, meraviglia di arrangiamento.

Waylon Jennings (1976), in Reb:

Patty Loveless (2008, La maggiore), acustica, di straordinaria bellezza:

Willie Nelson (1974, Si maggiore, come J.J. Cale, set di cambi come Alan Jackson):

Susan Raye (1973, in Mi), con un gagliardissimo violino:

Dolly Parton (data sconosciuta, in Si, set di Alan Jackson):

The Singing Cookes (2000, in Re);

E infine la versione più distante dll’originale, Aretha Franklin (1973, Mib): qui l’armonia è particolarmente bella e itnricata e richiede una puntata a parte.

COME TRASCRIVERE VOL. 5

TEMPO

La prima ricerca importante da fare è relativa al tempo del brano. Stabilito il tempo sapremo come capire la durata delle note e di conseguenza potremo scrivere la divisione ritmica delle frasi.

Senza voler fare un pamphlet sul tema mi limito a ricordare alcune osservazioni fondamentali:

  1. trovare la pulsazione base del brano
  2. capire se questa pulsazione viene suddivisa in due parti (tempi semplici) o in tre parti (tempi composti).

I principali tempi semplici sono 2/4, 3/4 e 4/4

I principali tempi composti sono 6/8, 9/8 e 12/8.

Una volta vidi una trascrizione di “Shine On Your Crazy Diamond” in 3/4 anziché in 12/8: segno evidente che il trascrittore era un babbeo.

Spesso il charleston è illuminante rispetto alla definizione di tempo semplice e composto: se scandisce con due colpi uguali il tempo è semplice, se scandisce con tre colpi o due colpi di durata diversa (il primo della durata doppia del secondo) siamo in tempo composto.

Alcuni esempi di tempi semplici: Satisfaction, Get Back, Another Brick In The Wall, The Red One.

Alcuni esempi di tempi composti: Only You, Midnight Rambler, You Shook Me, The Jack.

Esempio: la trascrizione ritmica degli accordi suonati da Bill Evans in “So What”.

再见!

Sabato 24 aprile 2021

Il 24 aprile del 1942 nasce Barbra Streisand; cantante, attrice e regista, vince (oltre mille altre cose) due Oscar, 10 Grammy, 5 Emmy, un Tony Award.

Il suo ruolo più famoso è forse quello di “A Star Is Born”, per il quale vince l’Oscar alla migliore canzone con “Evergreen”.

“I go by instinct—I don’t worry about experience.” (BS)

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Un gatto, Torino, via Monteu da Po.

J.J. Cale of the Day

Penultima traccia di “Okie”; ci si aspetterebbe dall’omonima “Okie” un travolgente singolone spaccaradio. Invece il brano è un (sostanzialmente) insulso strumentale che non mi pare avere né capo né coda. Un divertissement registrato a casa di Cale, in cui io sospetto il nostro abbia registrato le tre chitarre e il basso da solo sovraincidendosi. Il brano è in Eb, ma siccome nessun chitarrista sano di mente userebbe questa malvagia tonalità io ritengo che Cale (che per anni aveva fatto il sound engineer ed era un noto manipolatore di nastri) l’abbia suonata in E e poi abbassata in Eb per dargli più drive sui bassi. Quindi l’ho trascritta in E. Nonostante il brano non porti (fondamentalmente) a nulla, il chicken pickin’ che Cale fa è fichissimo e lo ritrovate in tutte le parti di Mark Knopkler dal 1978 ad oggi. Cerea!

COME TRASCRIVERE VOL. 4

IN FORMA

Sembra una considerazione banale, ma se non siete in forma, e specie se siete raffreddati, evitate di trascrivere: la percezione del nostro orecchio cambia e la frequenza di errori è elevata! Trascrivere è un lavoro di pazienza certosina, e la giusta disposizione d’animo è importante quanto e come le capacità tecniche.

COME TRASCRIVERE

Prima di iniziare a trascrivere un brano, accertatevi di conoscerlo bene: ascoltatelo molte volte, e provate a cantare le varie parti.

Essenziale ai fini di una trascrizione è capire prima di tutto la struttura (forma) del brano: con poche eccezioni, in qualsiasi tipo di musica ci sono delle parti che si ripetono e quindi trascrivere un brano diventa una impresa meno lunga di quanto non sembri.

Es. 1: la versione di Wes Montgomery di “In Your Own Sweet Way”, brano costruito su una struttura AABA, ripete le tre sezioni A di 8 misure in maniera sempre uguale, con alcune trascurabili micro-variazioni.

Per capire la struttura è utilissimo prestare attenzione alla parte di batteria: ruolo dello strumento infatti è anche rendere esplicite le strutture tramite fill e fraseggi che segnalano inizio e fine di sezione.

Es. 2: Let It Be: la struttura è segnata regolarmente da

  • voce (0.14)
  • coro (0.39)
  • charleston (0.53)
  • fill batteria (1.17), (1.30), (1.57)
  • ride (2.26)
  • shaker + tom (2.40)
  • ecc.

UN PO’ DI BÉLA, BELLA LÌ

Durante il primo lockdown registrai 41 dei 44 duetti per violino di Béla Bartók. Alcuni da solo, alcuni con amici. Dal 5 aprile dello scorso anno, ecco il numero 2, “Maypole Dance”: il vostro alla chitarra, il vostro anche all’altra chitarra. Meraviglia! Ogni brano era abbinato a un mio collage. Eccolo:

再见!

Venerdì 23 aprile 2021

Il 23 aprile del 1920 nasce Louis Barron; insieme alla moglie Bebe è considerato tra i pionieri della musica elettronica; i due coniugi sono i primi musicisti a creare la prima musica per nastro magnetico, e a scrivere la prima colonna sonora interamente elettronica per il film “Il pianeta proibito” della MGM (1956). 

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Nella notte dei tempi chissà quale amico dei miei genitori visitò il Messico, e mi portò un simpatico tamburino col sombrero. Nel corso degli ultimi 45 anni circa il poveretto ha visto entrambe le braccia amputate, e cadere più volte il taburo, incollato con regolare meticolosità. Però sorride. È un bravissimo tamburino.

J.J. CALE OF THE DAY

“Precoius Memories” è la decima traccia di “Oki”: un inno gospel generalmente attribuito a J. B. F. Wright, qui suonato in tonalità di Si e con un deliziosissimissimo vibrafono che stempera la zarraggine country.

Precious memories, unseen angels
Sent from somewhere to my soul
How they linger, ever near me
And the sacred past unfolds

ZIRILLATION

Straordinario batterista di Torino, Enzo Zirilli ha recentemente festeggiato i 56 anni: ripercorriamo la sua carriera con una serie di belle foto!

COME SI TRASCRIVE VOL. 3

LETTORI

Il materiale per la riproduzione della musica appetibile per un trascrittore che si è sviluppato nel corso del tempo è incredibile. Il top del mio equipaggiamento alla fine degli anni ’80 era costituito da un registratore Philips che aveva la possibilità di cambiare la velocità di scorrimento del nastro: questo gadget straordinario permetteva di ascoltare i brani a velocità più moderate, ma naturalmente si abbassava la tonalità e quindi bisognava accordare la chitarra sempre più grave per essere allo stesso passo!

Uscì poi un aggeggio favoloso della Tascam, che permetteva una notevole serie di simpatici trucchi: rallentare senza cambiare tonalità, cambiare tonalità senza cambiare velocità ecc. (il sogno proibito di tutti i trascrittori!). Si tratta del TASCAM CD-GT1, un apparecchio davvero futuribile per l’epoca.

I moderni lettori media dei PC integrano tutte queste funzioni con un solo colpo di clic: cambiamento di velocità senza quello di tonalità, cambiamento di tonalità senza influire sulla velocità, possibilità di equalizzazione per poter dare enfasi ad alcune frequenze. I migliori (come “Play It Slowly” per Linux) permettono di stabilire un loop che si ripete da A a B senza dover costantemente andare avanti e indietro.

Un modo ancora più avanzato per capire fraseggi particolarmente ostici è quello di aprire il nostro brano con un programma come Audacity (un software per la registrazione digitale free open source) ed elaborare il segnale al fine di enfatizzare ciò che ci interessa: i programmi di registrazione prevedono infatti la possibilità di equalizzare, eliminazione di frequenze fastidiose, ecc.

E’ molto importante sapere che quando si rallenta un brano alcune note (specie nello spettro basso delle frequenze) tendono letteralmente a scomparire; è necessario quindi riascoltare in seguito attentamente a velocità normale per controllare di non compiere errori giganteschi, come mi è capitato più volte.

Spesso lo strumento che dobbiamo trascrivere non è al centro dello spettro sonoro; in tal caso allora è particolarmente utile enfatizzare il canale destro o sinistro per distinguere meglio le parti.

Infine (vi ricorderete) l’ultima assoluta novità e la App Moises, che permette di dividere anche il segnale in batteria, basso, chitarre, voce e pianoforte, come se aveste accesso al mix. Incredibile!

ANCORA BEBE E LOUIS BARRON

I due personaggi mi intrigano moltissimo, perciò ecco alcune perle. A mio umile parere il nostro panorama sonoro è stato grandemente influenzato da questi due pionieri.

SEMINARIO

Mercoledì prossimo alle ore 21, su Zoom, questo bellissimo seminario condotto da me e Andrea Bianchi sul brano “Crossroads” di Robert Johnson. Per me è l’archetipo del mito americano: geografico (una strada isolata che ne incrocia un’altra nel mezzo del nulla) storico (nel pieno della grande depressione, mentre parte il new deal) e sociale (la voglia di farcela e di fare la scalata sociale, senza riguardo per i mezzi). Questo mito permea la storia del rock (e molto altro) e vedremo un sacco di robe e ascolteremo tanta musica! Ingresso gratuito, scrivetemi per il link!

再见!

Giovedì 22 aprile 2021

Il 22 aprile del 1941 nasce Mara Maionchi; nel 1967 inizia a lavorare per l’etichetta discografica Ariston, e dal 1969 è l’addetta stampa della “Numero Uno”, l’etichetta fondata da Battisti e Mogol. Negli anni 80 diventa direttrice artistica della Fonit Cetra, e nel 1983 fonda l’etichetta Nisa, con cui (tra le altre mille cose) produce i primi tre album di Tiziano Ferro. 

A partire dal 2008 diventa notissima al grande pubblico per la sua partecipazione a X Factor, e poi a numerosi altri talent show.

Nel 2010 esce “Fantastic” un remix che mescola dance e voce della Maionchi.

“Per una pop-star la presenza fisica conta ma non è un fatto di bello e brutto bensì di presenza sul palcoscenico, di carisma. Ci sono persone che istintivamente si fanno notare, hanno qualcosa di speciale che affascina la gente. Quella che conta è la personalità”. (MM)

J. J. Cale of the Day

Proseguiamo l’analisi di “Oki” e troviamo questo stratosferico brano, “Anyway The Wind Blows”: tutto in F7, con un comp shuffle style.

Il candidato definisca il concetto di “lercio” con chitarra. Eccolo! Come tutti i brani tutti uguali è difficilissimo da suonare, perché sembra casuale ma è tutto preciso; inoltre con piccole differenze complicate (tutti gli interludi durano 4 misure e uno solo 2, per esempio).

Guitar player been all around the world
But he can’t play a lick for looking at the girls
One two three four five six seven
Well, you’d better change your ways or you won’t get to heaven

UN PO’ DI BÉLA, BELLA LÌ

Durante il primo lockdown registrai 41 dei 44 duetti per violino di Béla Bartók. Alcuni da solo, alcuni con amici. Dal 9 aprile dello scorso anno, ecco il numero 1, “Teasing Song”: il vostro alla chitarra, Mastro Alberto Borio al trombone. Meraviglia! Ogni brano era abbinato a un mio collage. Eccolo:

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Una pianta grassa, Torino, aprile 2022. In generale tendiamo ad alzare poco lo sguardo, mentre ci sono meraviglie che ci aspettano. Questa meraviglia, inconsapevole del Corona, è rimasta appesa al suo balcone a godersi la vita.

COME SI TRASCRIVE VOL. 2

LA POSTAZIONE DI LAVORO

Progettare con cura una postazione di lavoro comoda è una componente fondamentale del processo di trascrizione e di studio musicale (e non) in genere.

Queste pratiche richiedono molta concentrazione: evitare ogni motivo di distrazione (e irritazione) è fondamentale.

Una bella scrivania o un tavolo di lavoro sono fondamentali. Matite varie (con la punta), gomma e temperino a portata di mano, lo strumento comodo con un eventuale reggi chitarra, telecomando del lettore CD di fianco a voi, o PC di fronte.

Fondamentale è che il vostro lettore di musica sia collegato a delle casse con una risoluzione audio dignitosa; le casse integrate dei laptop tagliano moltissime frequenze e sono pressoché inutili ai nostri fini perché rendono ancora più complesso capire le parti di alcuni strumenti. Spesso mi collego a un impianto voce stereo da 400 w per sentire meglio alcuni passaggi, specie dei bassi; in questo caso meglio allestire una salettina un poco insonorizzata per evitare i forconi dei vicini!

Molti miei amici invece amano ascoltare in cuffia per concentrarsi, in questo modo infatti spesso si colgono meglio alcune sfumature.

Spesso i brani quando vengono compressi nei vari formati audio, specie in quello MP3 o nei formati usati da Youtube, perdono totalmente alcune frequenze che letteralmente “scompaiono”; se volete svolgere un lavoro accurato dovete quindi ricorrere ai CD (file wave), anche se altri formati come il FLAC sono comunque di ottimo livello.

INTERVISTA DEL GIORNO

Gabriele Sinatra è un brillante musicista, promoter e infaticabile tuttofare torinese. Ha da poco intervistato Daniele Nesi, bssista e didatta di Pistoia, per Jazzespresso. Molto interessante, specie la definizione di blues e l’aspetto sociale del lavoro di Nesi.

再见!

Mercoledì 21 aprile 2021

Il 21 aprile del 1920 nasce Bruno Maderna; compositore e direttore d’orchestra, è un bambino prodigio e suona il violino dall’età di 4 anni e dirige orchestre dall’età di dieci. Nel 1955 fonda lo  Studio di fonologia musicale di Radio Milano con Luciano Berio e negli anni 60 e 70 insegna e dirige negli Stati Uniti. 

“Un prato di lamine d’oro per un corpo fatto leggero

Allora lo spirito ha luogo dove le lamine non hanno più peso

non cadono più” (BM)

J. J. Cale of the Day

Proseguiamo con “Oki”: la nuova traccia si chiama “I’d Like To Love You” ed è un brano (apparentemente) semplice con due accordi, Tonica (Mi) e Sottodominante (La). La strofa è tutta sul Mi7 (grande J. J.) ed è bellissimissima la sezione fiati che punteggia da metà brano.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Un aereo, nel cielo grigio sopra via Melezet. Molto attuale (molti che conosco – me compreso – stanno iniziando ad andare fuori di zucca; speriamo non sia l’inizio di “Fuga da New York”).

COME SI TRASCRIVE VOL. 1

Tratto da un vecchio seminario del settembre 2014, alcuni appunti che mi sembrano sempre utili. Buona lettura!

Mentre nella musica derivata dalla tradizione occidentale “colta” si considera come versione ”originale” lo spartito dell’autore e conseguentemente buona parte degli studi sono dedicati all’interpretazione dello scritto, le musiche di altre origini (rock, jazz, folk, etniche,…) hanno la versione “originale” nella loro prima esecuzione registrata e generalmente le eventuali partiture sono trascrizioni a posteriori del “fenomeno” sonoro.

Anche quando all’origine vi sia comunque una parte scritta (per fare un esempio immagino il momento in cui Miles Davis porta il suo gruppo a registrare “Kind Of Blue”) di solito questa è molto sintetica e implica la consapevolezza che i musicisti che la eseguiranno considerando numerose convenzioni orali derivate da una secolare tradizione esecutiva, regole generalmente quindi non scritte.

Bisogna inoltre considerare che queste musiche non di matrice euro colta sono vive e si trasformano costantemente: per questo motivo si assiste alla più varia e differente maniera di siglare gli accordi, per fare un esempio.

Per studiarle e analizzare questo tipo di musiche occorre dunque non soltanto frequentare e confrontarsi con la didattica che (specie negli USA per il Jazz) si è sviluppata negli ultimi 50 anni, ma essere abituati a trascrivere la musica direttamente dai dischi.

Mark Levine nell’introduzione al suo meraviglioso “Jazz Theory Workbook” spiega eloquentemente il concetto scrivendo: “avete tutto quello che vi serve per studiare nel vostro soggiorno, dove tenete i dischi”.

La pratica della trascrizione è comunissima per i musicisti jazz e rock che –specie agli albori delle due musiche- magari non avevano ricevuto una educazione musicale formale ma avevano imparato a orecchio moltissimi brani del repertorio storico (un esempio per tutti, i Beatles).

Ho passato la gran parte degli ultimi 25 anni a trascrivere qualsiasi tipo di musica eseguita da ogni strumento, da Frank Zappa a Duke Ellington alla musica indiana. Ho iniziato compiendo un incredibile numero di errori che con il tempo e l’esperienza ho imparato a correggere.

Mi è rimasta così una “doppia natura” musicale: mi piace leggere le parti, ma se posso verifico con l’ascolto che siano corrette. Ho scoperto infatti che se diamo un brano da trascrivere a dieci musicisti formidabili otterremo dieci spartiti simili ma diversi tra loro in quelle piccole nuances che definiscono la sensibilità di ognuno di noi.

Spero così di aver realizzato cosa utile nello spiegare alcune abitudini che ho sviluppato negli anni; se anche riuscirò a far si che un solo lettore si troverà meglio nel “tirare giù qualche nota”, avrò raggiunto l’obiettivo che mi ero prefisso.

CLASSIC ROCK

Un divertente brano (molto country) dell’Allman Brothers Band che ho trascritto ieri per Giulio, una volta tanto con Guitar Pro!

ALBUM DEL GIORNO

Blue Rainbow è un bel progetto tra jazz, swing e funk che è stato registrato a distanza durante la pandemia. Una bella realizzazione, quantomeno divertente e spensierata.

再见!

Martedì 20 aprile 2021

Il 20 aprile del 1958 nasce Mike Barson; pianista e autore, è stato uno dei membri fondatori (e il principale compositore) dei Madness, l’ensemble inglese di ska che tra la fine degli anni 70 e il 1984 ha dominato le classifiche inglesi. 

“No commitment, you’re an embarrassment

Yes, an embarrassment, a living endorsement

The intention that you have booked

Was an intention that was overlooked”

J. J. Cale of the Day

Ancora un brano tratto da “Oki”, “Cajun Moon” è uno dei miei preferiti in assoluto del nostrto. Bellissima intro, bellissimo solo, bellissimo arrangiamento (e bellissimo vibrafono che fa capolino qui e là)! Una vera perla.

Someday, babe, when you want your man
And you find him gone, just like the wind
Don’t trouble your mind, whatever you do
‘Cause, Cajun moon took him from you

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Torino, ieri, vista dal Campovolo tutto giallo.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Un super video dal canale Notabene On Line: il buon Andrea (bacclliere e camerlengo) ci spiega i tempi terzinati!

再见!

Lunedì 19 aprile 2021

Il 19 aprile del 1942 nasce Alan Price; pianista e tastierista, è il membro tecnicamente più preparato degli Animals, e il suo assolo della versione del quintetto inglese di “The House of the Rising Sun” è sicuramente uno dei più famosi della storia del rock.

Dopo lo scioglimento del gruppo Price ha avuto grande successo con i suoi progetti solisti, come attore e come compositore di colonne sonore.  

“Success has a thousand fathers, and failure is an orphan” (AP)

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

1.80 euri di felicità!

MAI PIÙ SENZA

Il genio applicato ai social network: arrivate almeno fino a Thunderstrack!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Forse uno dei più famosi assoli della storia: ladies and gentlemen, “Johnny B. Goode”!

再见!

Domenica 18 aprile 2021

Il 18 aprile del 1935 nasce Paul A. Rothchild; tra i più importanti produttori della storia, il suo nome è indissolubilmente legato ai dischi dei Doors, all’album “Pearl” di Janis Joplin e ai primi due album della Paul Butterfield Blues Band: “East-West” è considerato uno dei capolavori degli anni 60 e uno dei primi esempi di acid-rock.

***

Mi scuso con i miei affezionati lettori per gli ultimi tre giorni senza diario! Vari eventi imprevedibili mi hanno costretto a saltare il consueto appuntamento. Abbiate pazienza! Per farmi perdonare ecco un bel video con le truppe imperiali.

再见!

Giovedì 15 aprile 2021

Il 15 aprile del 1894 nasce Bessie Smith; soprannominata “L’imperatrice del blues”, è la cantante più popolare di blues degli anni 20 e 30 ed è considerata una delle influenze principali per tutti gli artisti di blues venuti dopo di lei. 

I suoi testi raccontano generalmente i temi della classe lavoratrice afroamericana, sottolineando quelli della povertà, dei conflitti interrazziali e della sessualità femminile. Muore a 41 anni in un incidente stradale.

“I don’t want no drummer. I set the tempo.” (BS)

Mercoledì 14 aprile 2021

II 14 aprile del 1945 nasce Ritchie Blackmore, chitarrista e fondatore dei Deep Purple; considerato tra i più importanti chitarristi elettrici di sempre, è noto per i riff di grande impatto, gli assoli dal grande virtuosismo e per aver mescolato influenze classicheggianti al sound rock dei Deep Purple. 

“When you’re around someone good, your own standards are raised” (RB)

Martedì 13 aprile 2021

Il 13 aprile del 1941 nasce Guy Stevens; band manager, DJ e produttore, deve la sua fama per aver prodotto “London’s Calling”, il capolavoro dei Clash. Discografico dal fiuto eccezionale, è tra i principali ispiratori della scena R&B inglese degli anni 60 e l’A&R per la Island nei primi anni 70 (“A&R” – Artist&Repertoire – è la figura che firma i contratti con gli artisti in un’etichetta discografica).

“There are only two Phil Spectors in the world and I am one of them” (GS)

JUKE BOX ALL’IDROGENO

Questa volta ringrazio l’amico Ivan che suggerisce questo ascolto. Cosa ne pensate?

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Una finestra, estate 2010.

J.J. CALE OF THE DAY

Everlovin’ woman è un simpatico blues in B, senza troppi fronzoli. Certamente Freud avrebbe goduto ad analizzare l’amico JJ!

I’ve got a woman, I love her, lordy-lord
She cooks my breakfast
On Sunday, just like my Ma
I hang my hat in her house,
She don’t charge a dime
Love me, trust me, never cuss me,
You know she’s mine
I’m talking ’bout,
I’m talking ’bout,
I’m talking in rhyme
I’m talking ’bout that
Everlovin’ woman of mine

ALBUM DEL GIORNO

Jim Snidero è un bravissimo sassofonista che ha da poco pubblicato un live per la Savant. Senza fronzoli, standard suonati bene, e tanto basta: un disco bellissimo per l’era Covid. La musica live manca moltissimo, eccome.

https://www.jazzespresso.com/it/jim-snidero-live-at-the-deer-head-inn-savant-2021-jazzespresso/

再见!

Lunedì 12 aprile 2021

Il 12 aprile del 1933 nasce a Barcellona María de Montserrat Viviana Concepción Caballé i Folch, che diventa famosa come Montserrat Caballé; soprano, è particolarmente nota per le sue interpretazioni del belcanto legate ai lavori di Rossini, Verdi, Bellini e Donizetti. 

Al di fuori del mondo classico è celebre per aver interpretato insieme a Freddie Mercury “Barcelona”; che diventa l’inno delle Olimpiadi del 1992 che si svolgono proprio nel capoluogo della Catalogna.

“Trabajo deprisa para vivir despacio.”(Lavoro veloce per vivere lentamente) (MC)

J. J. CALE OF THE DAY

Ancora una traccia da “Oki”, “The Old Man and Me” è un brano semplice che gira tutto su due accordi (Bb e Ab con basso Sib, altrimenti detto Bbsus). Bellissima la parte di pedal steel (avvicinandosi il mio compleanno, si potrebbero correlare le due cose!) e anche la melodia ha un discreto fascino.

The old man he catches
The fish in the morning
He rides the river every day
I sit on the bank and
I holler when he passes
“Hey, old man, are they biting today”
I wake up in the morning,
Thinking ’bout my troubles
I go down to the water
And they pass away
And when the old man comes
A-floating down the river
“Hey, old man, are they biting today”
Now here we’ve got a thing
That keeps on rolling
It ain’t heavy, don’t take it that way
The old man and me,
We got a good thing going
He gets his fish and I sit all day
He gets his fish and I sit all day

Direi che Cale non aveva una mazza da fare, in questo periodo!

CHINESE SUNDAY

Sull’onda per l’entusiasmo per chef Erik ieri ci siamo lanciati con mapo toufu e pollo sicuhan. Direi not bad. Il mapo toufu è quella cosa da far assaggiare a tutti quelli che dicono che il toufu non sa di nulla. Errorissimo.

La clave per Ema

Ho scoperto ieri che Ema non sa cosa è la clave. Il che mi fa sospettare che molti di voi non sappiano cosa sia.

Qui il pattern (tres e dos): virtualmente tutte le composiioni del centro e sud America contengono questo ritmo al loro interno. Tenete conto che, per dire, “Mr Brownstone” dei Guns n Roses (per via dell’ascendenza in Bo Diddley) è un esempio di hard rock con clave, che quindi non usano solo i ballerini di latino.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

There ain’t no cure for the Summertime Blues…

ALBUM DEL GIORNO

Oggi vi propongo il mio album, “Zen # 4”, uscito a gennaio 2019. Euri 15, spedizione inclusa. Ideale per compleanni, feste religiose, tavoli che ballano e come zeppa di riserva! Qui il cartone animato:

TUTORIALINO DEL GIORNO

Bellissimo blues suonato da tutti, queste sono le frasi originali di “Farther Up The Road” di Pat Hare: ogni lick una coltellata. Bellissimo.

再见!

Domenica 11 aprile 2021

L’11 aprile del 1935 nasce Richard Berry, cantante e autore del primo rock n’ roll. Figura pressoché sconosciuta ai più, deve la sua fama al suo brano del 1953  “Louie Louie”, evergreen che trova un successo planetario nella versione dei Kingsmen nel 1963 e in seguito viene inciso da moltissimi altri musicisti, tanto da essere considerata la canzone rock più registrata di sempre. Sfortunatamente nel 1959 Berry vende i diritti d’autore del brano, quindi non beneficia economicamente della sua creazione. A metà degli anni 80 però “Louie Louie” viene usata per una pubblicità della California Cooler senza il suo permesso, e la minaccia di causa porta a un accordo con la società che rende Berry (finalmente) milionario. 

“A fine little girl, she waits for me / Me catch the ship across the sea / Me sailed the ship all alone / Me never think I’ll make it home”

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Ieri vi ho propinato il video di chef Erik, ma a mia volta mi sono attrezzato per esperienze gastronomiche! In particolare miro oggi a cucinare il pollo dello Sichuan (la regione dove si mangia tutto piccante) e il mapo doufu (il tofu piccante).

Nell’immagine: doufu, salsa di peperoncino con fagioli neri, salsa di peperoncino senza fagioli neri, anacardi, peperoni, peperoncini, cipollotti, zenzero e pepe dello sichuan (che emana un profumo meraviglioso).

VIAGGI

L’amico Sergio, batterista sublime e grandissimo trascrittore, mi ha girato questo interessante video per chi volesse approfondire l’eccitante città di Tokyo. In alcuni punti la telecamera si muove (per motivi contingenti) ma il nostro anchorman, di indubbia simpatia, si scusa al fondo.

***

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.

EPISODE XVII – THE BRISBANE TRIP – fine

Dears,
dal suolo patrio, essendo riuscito a superare indenne i controlli di 3 nazioni, (del resto è facile, se non sei nero, cinese, apache, aborigeno etc la cosa è molto più semplice, devo dire) (fa sempre pensare che la durata di un controllo del passaporto a un cinese e/o africano sia 20 minuti, quello mio 3 secondi) eccovi qualche ultima foto e la pubblicità dalla quale si evince che il maschio australiano qualche problema ce lo dovrà pure avere (sorry girls :()

A parte queste amenità, avendo ricevuto una serie di commenti riguardanti la mia personale fortuna (nello specifico ma che culo!) nel progettare codesto viaggio, vi dirò come è capitato.

Nel 2007, al fine di dimostrare che internet può essere un sistema intelligente (e non soltanto becero, basta vedere l’uso standard di facebook per capire cosa intendo  – e faccio finta di non sapere che ce l’avete tutti a parte Carlo! ) ho fatto una ricerca random su myspace dei duo australiani, ho così conosciuto Ed e Anita via mail, che sono venuti qua l’anno scorso, e abbiamo suonato, e mi hanno invitato là adesso e abbiamo risuonato, e tornano qua a luglio e ririsuoneremo, io tornerò là a marzo 2010  e riririsuoneremo, e così via finchè non ci rompiamo le scatole.

Naturalmente l Australia può essere un po’ pallosa, dopo qualche tempo.

È per questo che, dal mio lettuccio di aria di Brisbane, mi sono organizzato per suonare l ultima settimana di giugno con Chiara a Londra.

Sai che barba, se no.

Se per caso siete là… check!

Cheers everybody,

a presto.

(Nota: non riuscii ad andare a suonare a Londra, ma la stessa settimana si verificò il celebre Terni affair, col Carlo di cui sopra).

ALBUM DEL GIORNO

Proseguono le recensioni di 58 secondi, questa volta è il turno di Paolo Corsini, che ha realizzato un disco muy figo.

***

Sto leggendo la biografia di Gandhi (che alterno con la terza serie di Kobra Cai, che colpevolmente non ho ancora visto) e sono arrivato a quando a Londra conosce la società teosofica fondata da Madame Blatavsky. Non so se conoscete la società teosofica, Madame B. ed Henry Olcott, ma sono personaggi assai interessanti.

Rimarrà una figura assai controversa per tutta la vita, appoggiata da sostenitori che la videro come una Guru illuminata; mentre venne derisa come ciarlatana e plagiatrice fraudolenta da parte dei critici più severi. Le sue dottrine teosofiche influenzarono la diffusione del pensiero induista, ma soprattutto della storia del buddhismo in Occidente, nonché lo sviluppo di correnti esoteriche occidentali come l’Ariosofia, l’Antroposofia e i movimenti della New Age dopo la metà del XX secolo”.

JUKE BOX ALL’IDROGENO

Il buon Emanuele, discepolo dal gusto musicale spesso virato verso il “famolo strano”, sottopone alla mia attenzione questo brano. Che – naturalmente l’avrete capito al primo ascolto – è un 9/8 (4/4+1/8) abbastanza in mescalina. Buon ascolto!

Mi piacerebbe commentare sui 59 varani che hanno messo non mi piace (probabilmente nella loro vita orribile e inutile il punto più alto è stato raggiunto mettendo non mi piace a questo video), ma ho di meglio da fare!

再见!

Sabato 10 aprile 2021

Il 10 aprile del 1956 Leo Fender brevetta la Fender Stratocaster (che – breve divagazione astrologica per i Junghiani – essendo dunque dell’ariete viene resa immortale da Clapton, dell’ariete, Hendrix, del sagittario, Mark Knopfler del leone, Ritchie Blackmore dell’ariete, David Gilmour, dei pesci ma con mercurio e luna in ariete e SRV della bilancia) che è insieme alla Gibson Les Paul (controllavo proprio poco fa, il brevetto la renderebbe dell’acquario) la chitarra elettrica più famosa della storia. Con un design rivoluzionario (in particolare la doppia spalla mancante per rendere più accessibile la parte più alta del manico) e numerose innovazioni tecniche (il numero di pickup, la leva del vibrato, etc., la Strato (o Strat) è la scelta preferita di  chitarristi come Hendrix, Clapton, Blackmore, Knopfler, SRV.

“If something is easy to repair, it is easy to construct.” (Leo Fender)

***

Lettura interessante, ispirata alla mia allieva Anna, ma che può essere utile un po’ a tutti. Anche, zitta zitta, a Mara, che lo sappiamo è civettuola. Lo smalto delle mani e dei piedi va posato uguale o diverso? Si avvicina la primavera, e mi sembra il pensiero adatto da elaborare.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

A garden in Brisbane.

ALBUM DEL GIORNO

Il nuovo disco di Angelo Russo è stato pubblicato dagli amici di Alfa Music all’inizio di marzo. Album di grande bellezza, notevolissimo per 1) la presenza in un brano di Carolina Bubbico, mito assoluto 2) la varietà di stili 3) la presenza di Alfonso Deidda, che è un grandissimo, altrettanto bravo a piano, tenore e flauto.

TUTORIALINO DEL GIORNO

anto per cambiare un po’, visto che siamo usciti dalla Quaresima, ecco che oggi vi raccomando questo video del grandissimo Erik Yang. Per dirla in parole sue “salve ragazzi oggi facciamo gli soliti spaghetti questo qua che lo serviamo a tavola”. Insomma spaghetti alla piastra con verdura e corso di dizione asiatica. Anche la sigla (uh yeah) mi pare perfetta. Erik ha la proprietà di mettermi di buon umore ed essere un cuoco davvero bravo. Mito assoluto. Anche in questo caso vorrei sapere che vita miserabile conducono le 13 persone che hanno sentito il bisogno di mettere il pollice verso ma che problemi avete con la vita, fratelli?! Ma se non vi paice cambiate canale no?!

***

L’amico Luca mi gira questo interessante articolo sul Nushu, una forma di cinese che – cito da wiki – è una scrittura sillabica derivata dai caratteri cinesi, che era usata esclusivamente tra le donne del popolo Yao nella Provincia dello Hunan.

Poché arriviamo dalla polemica Erdogan / divano / machismo politico (una breve nota mia personale, se io fossi stata la Von Der Leyen piuttosto che sedermi sul divano a tre metri l’avrei iniziato a trascinare come Will Smith fa con il tavolino in “MIB” smerdando i due imbecilli in un gesto che sarebbe rimasto alla storia):

https://www.youtube.com/watch?v=NzWNBbY-zSE

) mi pare comunque un argomento interessante:

Le donne del popolo Yao, non abituate ad una società maschilista dove solo gli uomini potevano partecipare alla vita politica mentre le donne dovevano condurre una vita casalinga, svilupparono questo linguaggio, sconosciuto agli uomini, che veniva cantato durante le “riunioni” delle donne in cucina. I simboli venivano anche cuciti sui vestiti, e dagli uomini venivano scambiati per decorazioni, per la loro forma tondeggiante e non squadrata come quella dei segni cinesi. Il sistema era composto da circa 700 simboli, relativamente semplice in confronto agli antichi 71.000 del cinese e relativamente complicato per donne analfabete, cioè la maggior parte della popolazione, non solo femminile.

J.J. Cale of the Day

Mentre Andrea è rimasto a fare i drag con Musescore (attenzione, i drag, non il drag) e quindi speriamo di ritrovare le sue analisi a breve, oggi siamo arrivati alla quarta traccia di “Oki”, “Rock and Roll Records”:

Il brano è tutto basato su una divertente progressione in Fa (notate il Mib – la backdoor resolution, altra nota per Fabrizio, interscambio modale così come quel simpatico Lab). Farei anche notare che il Tulsa sound è anche sinonimo di “un po’ a cazzo sound” perché gli accordi della chitarra sono sempre uguali ma sempre un po’ diversi, una volta aggiunge una cosa, qui e là ne sottrae un’altra. È un modo interessantissimo di suonare rimanendo ancorati al centro tonale.

I make rock ‘n’ roll records
I sell ’em for a dime
I make my living and feed my children
All in good time
The blues they go for a quarter
Guaranteed to satisfy
It’s a real funky deal
Don’t let it pass you by
If your evening sun don’t shine, my friend
Tell you what i’m gonna do
I’m gonna hammer out this rhythm
Till i get right next to you

再见!

Venerdì 9 aprile 2021

Il 9 aprile del 1932 nasce Carl Perkins; cantante e autore, tra gli artisti ad uscire dai leggendari studi Sun di Memphis (come Elvis Presley), è famoso per avere scritto tre classici del primo rock ‘n’ roll dal sound tipicamente rockabilly: “Blue Suede Shoes”, “Matchbox” e “Everybody’s Trying to Be My Baby”. 

https://www.youtube.com/user/moviemagg

“My dad gave $3 and a chicken for the first guitar I had.”(CP)

***

Ricevo da mia figlia primogenita e volentieri condivido con voi questa perla pasquale.

ALBUM DEL GIORNO

Reza Khan è un chitarrista nato e cresciuto in Bangladesh che vive a New York da qualche anno (ci sono più jazzisti che marciapiedi disponibili, nella big apple, temo). Assorbe completamente la cultura americana e nel suo sesto album esprime un sound tra Pat Metheny prima maniera (non a caso il bassista è lo stesso) e Lee Ritenour. Quei mondi piacioni che mi divertono per un po’ ma alla lunga mi stufano, ma molto adatti a viaggi coast to coast, cenette con il vostro amore, relax pomeridiano estivo per defatigamento. Un’ascoltatina la vale tutta!

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Autoritratto, 2010.

J.J. Cale of the Day

Esaminiamo oggi la terza traccia di “Oki”, “Starbound”. Il la trovo bellissima ed emozionante, specie l’effetto sulle voci. Che meravigliosità!

La novità del giorno è l’analisi della batteria a cura di sua eminenza Andrea Bianchi, autore del sito a tema musicale più incredibile mai visto, a cui wiki fa le pippe, che vi invito a visitare qui.

Karl Himmel, di cui non ho la benché minima informazione, mi ha pesantemente rotto il cazzo con i suoi sonaglietti che partono in punti che non mi sarei mai aspettato da un brano del genere e che rendono il tutto piuttosto straniante ma funzionale.


Giudizio : molto bello!

(AB)

Il brano fondamentalmente si sviluppa nella tonalità di do maggiore, ed è caratterizzato dal pedale di basso di tonica (Do) molto efficace.

Heaven holds a mystery,
Wrapped inside a sound
Through the eyes of time,
Starbound, you and I

TUTORIALINO DEL GIORNO

Bellissimo brano di Ben Harper, “Amen Omen” venne da me realizzato in tutorial nel pieno del primo lockdown. Due santi (Dio vi benedica figlioli) misero like, mentre un miserabile (possa tu morire di colera tra mille tormenti, merdaccia inutile) mise il pollcie verso. Brano meraviglioso.

BACCELLIERATO JAZZ E NON SOLO

Non avevo ancora messo il link alla mia ultima puntata della rubrica per Radio Ros Brera! Utili consigli per avventurarsi nel mondo della discografia!

http://www.radiorosbrera.com/2021/03/19/eugenio-mirti-baccellierato-jazz-del-16-marzo/

L’UKULELE DI MONICA

Storia. Il nipotino di Monica sta venendo instradato nel magico mondo dell’Ukulele. Il papà del nipotino di Monica per solidarietà è entrato anche lui nel magico mondo del piccolo strumento, la cui didattica (ammesso che ne esista una) è stata creata da qualche perfido lucertolone di Callisto V, probabilmente. Così colgo l’occasione per crearne una più interessante, partendo – as usual – dai fab four. Buon divertimento!

再见!

Giovedì 8 aprile 2021

L’8 aprile del 1930 nasce Wilma De Angelis; cantante, conduttrice tv e attrice, esordisce negli anni 50 con il “Duo vocale Vis” insieme a Maria Dattoli; partecipa numerose volte al festival di Sanremo, in particolare nell’edizione 1961 presenta il brano “Patatatina” e da allora viene soprannominata la “Patatina della canzone italiana” o “Miss Patatina”. 

“All’alba di un giorno d’aprile un tiepido raggio di sole, frugando nel verde dell’orto trovò una cosina piccina così. Patata, patatì, patatina come te.”

***

Per completare il racconto di ieri, mio papà è stato dimesso (dopo disavventure varie) ed è ora a casa, per la gioia di mia mamma. Vedremo se questa avventura lascerà strascichi, fisici o mentali. Grazie a tutti gli sciamani che hanno intercesso.

Colgo l’occasione per invitare chiunque voglia dire/scrivere/disegnare/illustrare/etc. qualsiasi cosa a farlo, questo diario è libero e accetta contributi di qualsiasi natura e forma, scrivetemi se ne avete voglia. Grazie a tutti i lettori, e anche a chi ha avuto tempo di dirmi parole di apprezzamento. Grazie!

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Sunset in Nevada.

L’INTERVISTA DEL GIOVEDÌ

Ho intervistato qualche giorno fa Roberto Spadoni, collega didatta e chitarrista, che ha da poco pubblicato per la sua etichetta Sword il suo nuovo album “Mah”. Personaggio eclettico, una lettura interessante.

https://www.jazzespresso.com/it/mah-espresso-eugenio-mirti-intervista-roberto-spadoni/

J.J. CALE OF THE DAY

Seconda traccia di “Oki”, “I’ll Be There” è un bel brano countreggiante, aperto da una fichissima chitarra slide. Per una volta ho vinto la mia pigrizia e l’ho trascritto con Musescore. Dicevo ieri in una conversazione che spesso, nella civiltà contemporanea, poiché le persone sono fondamentalmente ignoranti e di conseguenza non hanno potuto sviluppare un adeguato senso critico, hanno un sistema di comprensione che rivaleggia con quello dell’uomo dei Balzi Rossi. Per esempio: veloce = virtuoso, ad alto volume = potente, e così via.

Ecco, per dire: in questa apparente semplice introduzione di slide, a me piace molto il sol glissato nella terza battuta, che vedete in parentesi perché c’è e non c’è: la dinamica come forza espressiva, e non sempre tutto deve essere compresso. Ma soprattutto la prima frase, che la prima volta inizia sul terzo movimento, e la seconda volta è magicamente traslata sul quarto movimento. Frase semplice, complessità del pensiero musicale elevatissima. La forza bruta non è tutto, insomma!

There ain’t no jail
Tight enough to lock me
Ain’t no man
Big enough to stop me
I’ll be there if you ever
Want me by your side

ALBUM DEL GIORNO

Visto che abbiamo parlato di Spadoni, ecco che vi propino la mia recensione di 58 secondi. Per due anni ho tenuto un esperimento pilota che partiva da questo presupposto filosofico: se Gutenberg inventa i caratteri mobili scrivi i giornali nel modo classico; se  Kevin Systrom e Mike Krieger inventano Instagram devi anche considerare che il contenuto si adatta al mezzo.

L’ultima riunione di redazione di una rivista cartacea di cui ho fatto parte, tenutasi alla data di dicembre 2020, stabilì che “nasciamo cartacei e moriremo cartacei” (molto presto, aggiungo io, NdR) e “non dobbiamo seguire i giovani” (perché siamo tutti vecchi bacucchi di merda, pensai io, NdR). Detto questo, da ieri ho sintetizzato tutte le mie scoperte e creato la rubrica di recensione perfetta per Instagram e i tempi veloci.

Sono nato cartaceo e morirò quantistico, immagino, e inseguo i lettori e lettrici giovani come l’orso Yoghi il miele.

Ovviamente non è un approfondimento, ma è quell'”hook” perfetto che ti dà poche ma concise informazioni e probabilmente ti lascia la voglia di approfondire. Buon ascolto!

***

Un interessante articolo sul Guardian, che mi trova perfettamente allineato. Il titolo a grandi linee è “La comodità ha un costo umano ed è per questo che lascio Amazon Prime”.

Ricordo bene il periodo della mia vita in cui alcuni miei amici (che oggi definirei molto gauche caviar) fecero una route (gergo scout) in Africa che a me sembrava un viaggio vacanze mascherato (io non partecipai, per la cronaca). Poi il Natale successivo regalai loro la “Guida al consumo critico” (che era allora alla prima o seconda edizione) e iniziarono a guardarmi come un pericoloso sovversivo marxista.

Nel corso del tempo ho applicato poi sempre questa regola fondamentale: ognuno fa come gli pare, io cerco di allinearmi alla mia coscienza, consapevole che il mondo non è bianco o nero, e la perfezione è impossibile, e io non sono un predicatore, ma le linee di tendenza sono spesso nette e molto chiare. Detto questo, ci sono molti siti belli che aiutano se vi interessa il concetto di “consumo critico“. Sono sicuro che ci sono lettori che sono ferrati sul tema, e se vorranno manderanno altri link utili!

In ogni caso Amazon è un sistema perverso, e questo articolo è molto ben scritto. Un’ulteriore presa di coscienza sul tema, comunque la pensiate.

再见!

Mercoledì 7 aprile 2021

Il 7 aprile del 1920 nasce in India Ravi Shankar; forse il più famoso musicista indiano del XX secolo, suona il sitar e compone nello stile indostano classico. Fino al 1938 si dedica al ballo, che abbandona per dedicarsi alla musica. Dagli anni 50 inizia a realizzare tour in Europa e negli Stati Uniti, e la sua popolarità raggiunge l’apice quando diventa il maestro di musica indiana di George Harrison, il chitarrista solista dei Beatles. 

“Life is nothing to be very serious about. Life is a ball in your hands to play with. Don’t hold on to the ball. “ (RS)

***

Nella serie infinita di eventi un po’ spiacevoli degli ultimi anni si è aggiunta ieri la notizia che il mio papà è stato investito. Non so null’altro a parte che era a piedi e ha fatto un volo, battendo pare la testa e le spalle. Al momento è al pronto soccorso, dove si stanno prendendo cura di lui (sperando che non si cucchi il covid). Insomma, la situazione pare stabile, quindi a parte il fatto che ha una certa età, fuma come un turco, siamo nel pieno di una pandemia ed è dunque in una fascia debole e potrebbe ammalarsi grandemente, non si sanno mai prima gli effetti di un volo acrobatico stile il trapezista mascherato sul marciapiede, tutto a posto. Conoscendolo si sarà già fumato una stecca in bagno.

Sapendo che mio padre detesta il jazz come Beppe, più o meno (livelli assoluti, dunque) ma io detesto allo stesso modo diffondere questo genere di notizie di persona che poi quasi tutti mi fracaserebbero le palle con a) domande stupide b) considerazioni stupide c) quell’aria di malcelata pena come se aiutasse a qualcosa fare la faccia triste. Insomma, detto tutto questo ecco che ho fatto un video dove suono “Blue In Green”: per far inorridire mio papà (che è almeno cinico quanto me!) e così, cogliendo due piccioni con una fava, anche illustrarvi come funziona il mio nuovo delay reverse, che è arrivato proprio ieri, qualche ora prima della pessima notizia. Mio papà ha quel tipo di orecchio assoluto in negativo che non distinguerebbe Il bolero di Ravel dagli Slayer, quindi spero non se la prenda per il Miles Davis d’annata. D’altra parte sarebbe sicuramente d’accordo di capitalizzare sulla pena che ho creato ad arte in voi e nello schiacciare sull’acceleratore della compassione per aumentare le visualizzazioni sul mio canale Youtube, quindi ecco il video.

Detto questo, spero domani di potervi scrivere che è tutto a posto e tranquillo. Sacerdoti, sciamani e ministri del culto, mi affido a voi, naturalmente.

***

Visto che parlavamo di musica indiana, ecco un bell’articolo sul tema. Interessantissimo!

GUITAR HERO DEL GIORNO

Ecco Fabrizio che in gioventù tarreggia sulle note dei Toto. Nel frattempo il buon amico ha acquistato una hollow body, corde 0.14 e si è dato al bebop. Forse per pentirsi? In ogni caso, bravissimo! Seguitelo che suona bene!

J.J. CALE OF THE DAY

Prima traccia del terzo album di Cale, “Cryin'” è un bellissimo pezzo reggae (io da sempre preferisco il reggae non giamaicano, ma probabilmente sono troppo radical chic o troppo poco radical chic).

Non sappiamo che fine abbia fatto l’ultima ragazza dell’ultima canzone di “Really” (quella che gli dava sogni e gangia), ma è stata velocemente sostituita da questa nuova che – poiché il suo fidanzato la fa piangere sempre – J.J. Cale si impegna a regalarle di meglio.

ll that you do
Crying, crying, crying
You’ve been shedding them tears
For too many years
Crying, crying, crying

Fiera del minimalismo, il brano gira tutto intorno a Solm; la chitarra suona le tre triadi di Solm, Sib e Do e il basso fa un groove epico. Bellissima anche la parte di batteria (un one drop tarocco Tulsa style).

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Museo dell’Automobile, gennaio 2013.

ALBUM DEL GIORNO

Conobbi Gabriel Vicéns quando recensii il suo primo album da leader, per Jazzit, nel 2012. Ormai il nostro amico (portoricano, ma residente a NY) è giunto al terzo,e mi piace molto perché mescola il jazz a ritmi di Puerto Rico. Davvero figo.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Concludo la puntata di oggi con un brano bellissimo degli Shakti di John McLughlin: “La dance du bonheur”. bellissima, e difficilissima.

Qui una bella trascrizione!

再见!

Martedì 6 aprile 2021

Il 6 aprile del 1927 nasce Gerry Mulligan; famosissimo perché suona il sax baritono, è anche compositore, arrangiatore e band leader. Il suo nome viene generalmente accostato al “cool jazz”, lo stile del jazz nato nella West Coast e caratterizzato dall’assenza del pianoforte. Il cool jazz nasce come “risposta” al bebop, e prevede tempi più moderati e arrangiamenti più semplici, spesso con toni cameristici.

Il  quartetto di Mulligan con Chet Baker alla tromba è uno dei più famosi ensemble del cool jazz (e del jazz tout court).

“I like what I hear other guys doing, but the thing that really attracts me is melodic playing” (GM)

***

Ricevo da Monica:

Ho raccolto questa storia per il tuo diario dove potrai raccontare come dei 15 mesi che hanno passato a lottare per sopravvivere abbiano considerato sopravvivenza costruire un Ukulele, come si vede dalla foto. Non so se sia vero quello che ho immaginato però potrebbe…”.

Per capire un po’ il contesto della faccenda qui l’articolo del post: https://www.ilpost.it/2020/05/16/ata-isola-naufragio/.

“Una sera di giugno del 1965 sei studenti di un severo collegio cattolico di Nuku‘alofa, la capitale di Tonga, rubarono una barca. Non è chiaro dove volessero andare: forse alle Fiji, forse in Nuova Zelanda, o forse – visto che sia Fiji che Nuova Zelanda erano lontanissime – volevano solo un’avventura, provare a pescare qualcosa, passare una notte nell’Oceano e poi tornare in collegio. Il più giovane aveva 13 anni, il più grande 16. Non erano grandi navigatori e nemmeno buoni pianificatori. Scelsero la barca da rubare per via dell’antipatia nei confronti del pescatore che ne era proprietario; per l’avventura portarono con sé due caschi di banane, qualche noce di cocco e un fornello a gas. Non pensarono a una mappa, e nemmeno a una bussola.

La mattina seguente i sei ragazzi tongani – Mano, Sione, Stephen, Kolo, David e Luke – si trovarono dispersi chissà dove nell’Oceano. Dopo qualche giorno di inutili ricerche vennero celebrati i loro funerali, ma i sei non erano morti: erano finiti su un’isola disabitata, dove restarono per oltre un anno.”

Direi che in ogni caso Monica aveva ragione:

“«Ogni giorno iniziava e finiva con canzoni e preghiere», ha scritto Bregman. Kolo, uno dei sei, costruì una chitarra artigianale con una noce di cocco e altri materiali che si era portato dalla nave, prima che i naufraghi la abbandonassero per raggiungere la riva”.

Qui il documentario (quello che ne resta) realizzato dai sei con una troupe della tv australiana.

Alcune riflessioni, facete e meno:

  1. provate a suonare il pianoforte e fare naufragio, e vedete se riuscite a costruire un calvicembalo con delle noci di cocco
  2. i severi collegi cattolici mi ricordano la mia scuola media dei salesiani del Richelmy: i miei compagni di allora i collocano in genere tra l’anticristo e stalin, quanto a spiritualità e fede
  3. tristi quei tempi dove, avendo tutti noi fatto naufragio in casa nostra, e potendo contare su una miniera inesauribile di musica e programmi tv, vengono dimenticati i creativi (musicisti, autori etc.,) che li hanno realizzati e che da un anno non lavorano, fondamentalmente nell’indifferenza. Tristi anche i tempi in cui si dimentica il cibo dell’anima (curiosamente nel primo lock down le librerie erano chiuse e Amazon aperto, per fare un altro esempiello). Mai come ora ne sento la necessità (amministratori nutriti bene nell’anima non avrebbero mai chiuso le scuole, per esempio, in my humble opinion). Il presente diario nasce proprio per soddisfare questa mia esigenza

Le morali della storia traetele voi, comunque. In generale però, se rubate una barca all’isola di Tonga, rubate un Gibson acustica (con custodia impermbeabile) da metterci dentro; questo sì può essere utile.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Death Valley, 2006.

J. J. Cale of the day

Ultima traccia di “Really”, “Louisiana Women” è un brano dal meraviglioso sapere country (delizioso il fiddle, cioè il violino in questa tradizione musicale).

Va anche detto che ci ha richiesto tutto l’album – siamo passati da una fidanzata megera all’altra – per approdare finalmente a questa piacevole amica:

Had me a gal in Baton Rouge, called her Lou-easy-ann
She gave me a little bit of olden dream and a key of marijuana
She treat me right
Lord, lord, lord, she treat me right
She treat me right, lord, lord

Il solo qui è in chiaro stile tardo claptoniano (nel senso che Clapton cambiò il suo stile dai Cream a quello in solo prendendolo molto da qui).

Molto caruccia anche l’introduzione (direi che JJ sapeva girare sull’arpeggio di La7) che trovate trascritta nella prima riga (la prima volta la frase finale suona sol la fa# mi, la seconda volta si do naturale fa mi).

INTERVISTA DEL MARTEDÌ

Ho intervistato qualche giorno fa Paolo Corsini, valente pianista autore di un disco in trio di rara bellezza che vi consiglio di ascoltare. Lui è molto gentile e simpatico… buona lettura.

再见!

Lunedì 5 aprile 2021

Il 5 aprile del 1950 nasce a Jönköping Agnetha Faltskog, la cantante (bionda) degli ABBA;  il quartetto svedese vende circa 380 milioni di copie nel mondo, diventando così uno dei gruppi di più grande successo della storia.  

La carriera della cantante è complicata dal fatto che la Faltskog soffre nel corso del tempo di paura del palco, paura della folla e degli spazi aperti, paura dell’altezza e paura di volare. 

Dopo lo scioglimento del gruppo la Faltskog registra tre album di successo prima di ritirarsi dalle scene per andare a vivere su un’isola nella contea di Stoccolma. Nel 2013 ritorna con l’album “A”.

“I’m a country bumpkin. I’m not a showgirl.” (AF)

***

Allora, succede che Paolo Inserra (presumo) i giorni di festa si rompa le palle come me, e quindi ieri sera alle 19 e 18 mi ha mandato i suoi auguri con una traccia audio in cui mi faceva sentire il nuovo ride. Intorno alle 20 ho deciso che era una traccia raminga e alle 20 e 30 gli ho mandato il file arricchito, che a questo punto ha preso il nome di “Torino ancora violenta”; tanto per dare un tocco alla JTQ:

Non pago, ho chiesto a sua santità il venerabile Mario Sereno di aggiugere un Hammond, così da creare un altro brano del tutto uguale ma senza lead guitar e con l’Hammond (vale tutto! Se avete dubbi etici ascoltate “On the corner” di Miles Davis). Altro titolo divertente (il mio romanzo preferito di James Hadley Chase) e via così:

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Il negozio dell’aglio a Taipei sud.

J. J. Cale of the day

Penultima traccia di “Really”, “Mo Jo” non è nient’altro che la rivisitazione di Cale della classicissima “I Got Mo Mojo Working” di Muddy Waters (che festeggiavamo giusto ieri!).

Classico blues, qui viene suonato in E con un allegro riffetto (e poi degli accordini di 9). Bellissimo anche il classico turnaround finale.

APP

Mi ha segnalato ieri Sergio Ponti (che se Mario è venerabile Sergio è il presidente del consiglio dei venerabili) questa straordinaria app https://app.moises.ai/. Qui il tutorialino. Credo non si possa vivere senza.

Non pago mi ha anche segnalato l’arpeggiatore del millennio. Meraviglia!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Se dovessi scegliere un brano da portare sull’isola deserta sarebbe certamente “Get Back” nella versione album. Questo il solo di John Lennon (uno dei primi tutorialetti!). Non so perché omisi l’ultimo fraseggino! Ma è lo stesso!

再见!

Domenica 4 aprile 2021

il 4 aprile del 1915 nasce nel Mississippi McKinley Morganfield, che diventa famoso come Muddy Waters (acque fangose); cantante e songwriter, è una delle figure più importanti del blues e considerato il “padre” dello stile di Chicago.

Negli anni 50 registra con la sua band (con Little Walter all’armonica, Jimmy Rogers alla chitarra, Otis Spann al pianoforte, Willie DIxon al contrabbasso ed Elga Edmonds alla batteria) una serie di classici che influenzano chiunque, nel blues e non. Tra i titoli “Hoochie Coochie Man”, “I Just Want To Make Love To You”, “I’m Ready”. Il suo tour inglese alla fine degli anni 50 stimola una intera generazione ad appassionarsi al blues, ispirando la nascita nel decennio successivo di epigoni come i Cream, i Rolling Stones e i Led Zeppelin.

“You get a heck of a sound from the church. Can’t you hear it in my voice?” (MW)

***

Auguri di buona Pasqua: ieri ho scovato questo pezzo di quindici anni fa che sempre mi piace e uso per fare gli augurissimi. Si può fare jazz ed essere rocchettari nel cuore? Ma certo!

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.

EPISODE XVII – THE BRISBANE TRIP – part 4

Lovely landscapes and houses (e non piove, by the way) 

Le avventure proseguono a ritmo mozzafiato: 

suonato nel paradiso del bricoleur di Brisbane, palco con teste di Buddha e Buddha vari colossali

visto l’oceano, surfer paradise, pizzeria italiana con musica di Celentano in sottofondo

continuato a bere a ritmi improbabili schifezze tipo lambrusco della Tasmania et simili

visto paesaggi che neanche nei film di Kubrick e John Ford

condotto la vita delle superstar internazionali, vezzeggiato da tutti

fatto le lasagne vegetariane

assistito all’incidente di auto di Anita dal sedile del passeggero,

suggerito di scappare immediatamente e visto Anita dopo 3 ore, presa dai sensi di colpa, scusarsi col proprietario offrendogli un pezzo di pizza rancida da me fatta due giorni prima

ripassato la lezione 14 di cinese (goduria) e storia della musica (una palla assoluta)

visitato il koala park e visto koala, coccodrilli, struzzi, serpenti, canguri, cacche di canguri, diavoli di tasmania et

visto il nuovo allievo di Ed entrare in casa e trovare un topo morto sul enorme tappeto, vittima del veleno da noi messo il giorno prima (ormai ex allievo dunque)

realizzato gita lungo il Brisbane river, che vede alcune casette che mi correvano i rivoli di bava tra le guance

visto Muffy, il cane, giocare con orecchie di maiale (vere, le vendono a gruppi di tre paia incellofanate al supermercato) sul pavimento

Insomma, tutto favolosissimo, e se penso a voi alla pioggia un pensiero di felicità mi sfiora.  

Bacissimi.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Essendo Pasqua, ecco un brano dal sapore soul – gospel. Assolo per la verità molto intricato sulla chitarra, ma Zawinul è Zawinul!

再见!

Venerdì 3 aprile 2021

Il 3 aprile del 1956 nasce Miguel Bosé: cantante, attore, ballerino e showman, raggiunge  l’apice del successo in Italia tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, vincendo per tre volte il festival bar. 

In particolare nel 1984 la canzone che lo fa vincere è “Bravi ragazzi”.

““Ho costruito una carriera stupenda senza essermi alzato una sola mattina pensando che andavo a lavorare.” (MB)

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Taipei est, un piccolo tempio con tante lampade vicino al fiume.

J J. Cale of the Day

“Playing In the Street” è una bella canzone dal sapore country che ruota tutta intorno all’accordo di G7. Carina la linea di basso, che ricorda molto quella di “I Feel Free” dei Cream.

Grown into a big man, grass it get me high
Long before I fainted
Walking through the jungle, lord what can I see
Come and get me mama, I’ve been playing in the street

再见!

Venerdì 2 aprile 2021

Il 2 aprile del 1939 nasce Marvin Gaye: cantante, autore, chitarrista, performer, è uno dei personaggi chiave della black music e della musica americana tout court del XX secolo.

Preoccupato per la sua sicurezza personale – e per quella dei genitori – regala al padre, pastore protestante, una pistola che questi userà per sparargli, uccidendolo, il giorno del suo quarantacinquesimo compleanno.

“If you cannot find peace within yourself, you will never find it anywhere else.”  (MG)

Non regalate pistole a vostro padre (EM)

***

Leggo con certo interesse del tenente colonnello della marina che ha venduto segreti militari alla Russia. Il motivo è che ha 4 figli di cui una figliola (porella) disabile e la moglie, psicoterapeuta, a causa del covid non lavora. Mi avrebbe fatto piacere leggere che si può capire che questa crisi abbia aperto scenari inaspettati da personaggi insospettati, io lo capisco che uno non sapendo dove sbattere la testa faccia una stronzata. Che non venga espresso questo pensiero negli articoli, che sono fonte di un giudizio severo e ingiutso, a mio parere, lo trovo terribile. Il danno, e la beffa.

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Buddha bellissimo visto a Taichung, in compagnia delle persone sbagliate .

Lo dedico a Rob e Chiara, che nonostante abbiamo tutti e tre caratteri spigolosi ci vogliamo un bene misterioso e intenso da più di 15 anni. Io sono dei gemelli, e quindi quello deputato a raccontare questa amicizia meravigliosa, ma non sarò mai capace.

再见!

Giovedì 1 aprile 2021

Il 1 aprile del 1866 nasce Ferruccio Busoni; compositore, direttore d’orchestra, didatta e pianista, insieme ad Arturo Benedetto Michelangeli è considerato il più importante pianista espresso dal nostro paese. 

Inizialmente nelle sue composizioni si ispira al romanticismo, ma dopo aver pubblicato “Abbozzo di una nuova estetica della musica” nel 1907  esplora un linguaggio più personale, spesso con elementi di atonalità. 

“Al grande artista inoltre occorre una intelligenza non comune, cultura, una vasta educazione in tutte le discipline musicali e letterarie, e nelle questioni di vita… Si aggiungono ora sentimento, temperamento, fantasia, poesia… Ma prima di tutto si tenga presente una qualità essenziale: Colui per la cui anima non è passata una vita, non dominerà mai il linguaggio dell’arte” (FB)

Auguri anche a Monica!

LE TRASHATE DI GIANNI

Mentre Gianni si organizza per la rubrica, ecco che mi manda questa perla:

In attesa dei suoi contributi, ecco che vi ripropongo la sua celebre recensione di “Hero”.

Mamma mia che storia… Allucinante… Un funzionario chiamato Senza Nome (cazzo che fantasia!!!) di una piccola città della Cina pre-unificazione di duemila anni fa viene convocato dal futuro imperatore per spiegargli come ha sconfitto i 3 fuorilegge che volevano ucciderlo: Cielo, Spada Spezzata e Neve Che Vola (ripeto, cazzo che fantasia!!!)

Tranquillo tranquillo quello racconta tutta la sua storia, ma proprio quando sta per finire l’imperatore si accorge che sono tutte palle, e che in realtà Senza Nome si è alleato coi 3 assassini per avvicinarsi al sovrano e farlo fuori. Quindi inizia a raccontare tutta la storia di come sono andate le cose secondo lui e di come tutti quanti hanno stretto un patto per ucciderlo, ma sul finire SN lo interrompe e gli dice che non è del tutto corretto e che in realtà la storia è più complicata, quindi si rimette a raccontarla tutta facendo capire come Spada Spezzata non fosse d’accordo con gli altri sull’omicidio dell’imperatore… Il finale non ve lo voglio raccontare perché sarebbe un atto di pietà e io in fondo in fondo sono un po’ stronzo…

Fatto sta che quel malato del regista racconta tre volte la stessa storia!!!! Per carità, sarò io che non sono abbastanza colto e profondo da capire la filosofia cinese sparsa qua e là nel film, però alcune cose proprio non me le spiego.

Per esempio, come diamine fa Cielo in una scena di combattimento ad attaccarsi coi piedi alle tegole di un sottotetto e continuare il duello a testa in giù come se niente fosse e in barba a Newton e a 300 anni di leggi sulla gravità????? E poi come straminchia fanno sti cinesi a volare come superman e a correre sull’acqua come Gesù????????

Ma soprattutto, perché pur correndo dall’inizio alla fine da una parte all’altra dello schermo non versano nemmeno una goccia di sudore?????????? Comunque ho visto film ben peggiori, quindi se avete una ora e mezza da buttare fateci un pensierino…

Per amore di polemica, riporto anche alcuni commenti che la recensione ebbe in origine, che sono sempre meravigia! Medaglie sul petto villoso di Gianni, diciamo.

  • >Comunque ho visto film ben peggiori, quindi se >avete una ora e mezza da buttare fateci un >pensierino…Forse è meglio che continui a commentare film come “Mission Impossible II”Io non voglio far polemica, ma tu immagina di entrare in un blog di cinema e leggere in una sezione dedicata alla musica che Foxy Lady di Hendrix è una cagata pazzesca perché è la solita canzonetta dedicata alla fidanzata, si sente male perché la registrazione non è in dolby surround e poi è piena di errori come quello strano fischio di feedback o larsen che alcuni continuano inspiegabilmente a dire che non è un errore, ma che è figo.Come ti sentiresti?
  • beh io mi sentirei come senza nome dopo il combattimento volante
    !
    secondo me però hero sta al cinema come stockhausen al pop!

J. J. Cale of the Day

“Soulin’, tratto da “Really”, è l’ennesimo brano basato sulla progressione “Oye Como Va”, in questo caso Em /A7 per tutto il tempo.

I sure like your movin’
It’s got me to groovin’
I can’t wait a minute
You can’t condescending

Your slow rollin’, rollin’
You got me to soulin’
It’s worth more than money
So get down on it, honey

Just keep right on cookin’
You know I’m a-lookin’
It’s worth more than money
So get down on it, honey

I sure like your movin’
It’s got me to groovin’
Your slow rollin’, rollin’
You got me to soulin’

https://www.youtube.com/watch?v=X50PHVMZyrA

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Live al Riverside Market di Brisbane. Quella band lì avrebbe raso al suolo anche gli Slayer. Guardate attentamente e stabilite che è il più rilassato.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Diana Krall (che ci ha fatto innamorare tutti) in un brano che la mitica cantantessa Chiara (che ci ha fatto innamorare tutti) mi fece conoscere suona questa epica introduzione di un blues in Fa. Chapeau.

SCAMPOLI DI CRITICA JAZZ

In generale ritengo che la critica jazz italiana nel suo complesso lasci a desiderare perché la maggioranza dei critici (autorevoli o no) non conosce nulla di musica.

Il che vuol dire che se io, per esempio, dico che Jon Batiste nel suo ultimo disco (di cui vi parlavo ieri) nella ballad “Cry” alterna una parte in La minore per poi passare al relativo maggiore (Do) e tornare sulla tonalità originale passando dalla dominante passo immediatamente per genio dell’umanità, anziché normale analista del tutto. Potrei andare avanti a spiegare il groove di batteria, la melodia sulla pentatonica, etc.,… esigere da chi critica che sappia di cosa parla, in qualsiasi ambito, è fondamentale, a mio avviso.

Detto ciò, qesto brano è fighissimo ed è evidente che richiama nel mood i Rolling Stones. sia per il groove sia per come viene portato, sia per i barriti del ritornello. 😉

再见!

Mercoledì 31 marzo 2021

Il 31 marzo del 1937 nasce Herb Alpert; trombettista, è noto per le registrazioni realizzate con il suo gruppo  Herb Alpert & the Tijuana Brass. Dotato di ottime capacità imprenditoriali, fonda con Jerry Moss la “A&M”, che vende nel 1987 alla Polygram per 500 milioni di dollari.

In Italia è particolarmente conosciuto per la sua versione di “A Taste Of Honey”, sigla di “Tutto il calcio minuto per minuto”.

 “I confess that I listen to my own music for my own pleasure” (HA)

Se oggi facessero una copertina come quella qui sopra Alpert sarebbe arrestato e deportato in Arabia Saudita, probabilmente

***

Un interessantissimo articolo del Guardian, che trovate qui, ci racconta le peripezie dei 10 prodotti top seller dell’esportazione Great Britain (prima della brexit, naturalmente). Questa la performnce dei suddetti prodotti comparando il 2021 al 2020. Mitico Farage, se penso che era l’alleato dei M5s mi viene solo da dire (per fare ridere poldlans) “la jella!”. Non investite i vostri risparmi in fabbriche di salmone, insomma!

Non bastasse, ieri quest’altro articolo spiegava perché se sei la EU puoi fare la voce grossa e se sei l’UK da solo te la prendi comunque nel sedere. Che è bellissimo, pop corn a manetta, fritto misto di pesce italiano e whisky irlandese per la continuazione.

LE TRASHATE DI GIANNI

Critico cinematografico di levatura internazionale, tycoon della ferramenteria, il buon Gianni ha inconsapevolmente deciso di contribuire a questo diario iniziando con questo contributo. Grazie, e speriamo in ottime recensioni per il futuro!

Capolavoro del trash con mega colpo di scena finale:

Ho pensato anche di riportare la recensione di “Matrix”, scritta nello stile oggettivo tipico del giornalismo anglosassone, che Gianni produsse il 15 gennaio 2010, e fece furore e scalpore.

Chiedo umilmente perdono per la mia lunga assenza, ma finalmente sono tornato!!! Già mi sembra di sentire i vostri “Che palle, ancora????”…

Ma pochi fronzoli, e passiamo al film col quale vi martellerò i corifungili stavolta: la pellicola sotto accusa oggi è “Matrix”, dei fratelli Wachowsky, ovvero i fratelli (ormai sorelle, NdR) del cinema col nome più brutto e impronunciabile! Il film parla di Neo, un pirata informatico che viene contattato da un criminale di nome Morpheus, uno coattissimo che si veste tutto di pelle e con gli occhiali da sole sempre, pure di notte (come cazzo farà a vedere poi…mha!).

Il coatto ha contattato il tranquillo Neo perché lo vuole nel suo gruppo di amici (tutti coattissimi come lui) nella guerra contro Matrix. Incuriosito Neo accetta, e scopre così che il mondo che ha visto tutti i giorni non era nient’altro che un sogno (Matrix appunto), e che il suo vero corpo in realtà era usato nel sonno come riserva di energia dalle macchine dotate di intelligenza artificiale che prenderanno possesso del pianeta nei primi anni del XXI secolo (il film è del ’98). È stato buggerato insomma!!

Come se non fosse abbastanza scosso e incazzato per tutta la situazione, Morpheus spiega a Neo che lo ha “risvegliato” perché lui è l’unica persona che è in grado di porre fine alla guerra tra uomini e macchine. Come è presto spiegato: Neo è infatti dotato di incredibili capacità che solo lui possiede. Dopo un duro allenamento in cui imparerà il jujitsu in una giornata (cazzo io è 2 anni che faccio kick boxing e quando ci provo sembro ancora l’orso Yoghi dopo la merenda!!!) e a saltare da un palazzo all’altro, Neo dovrà sconfiggere gli organi di controllo delle macchine all’interno di Matrix: gli Agenti (loro non sono proprio coatti, ma un po’ più sul fighetto/sfigato).

Non vi dico chi vincerà (Neo) ma vi anticipo che sul finale succederà una cosa terribile e sconvolgente: anche il normale Neo diventerà un terribile coatto… Comunque il film è assolutamente godibile, ma anch’esso come “Hero” è permeato di una certa “filosofia” che proprio non mi va giù: come strasottocoppola di minchia fanno a fermare il tempo e a essere super veloci? Mannaggia a sti combattimenti… Colpo di genio nel finale dove Neo resuscita dopo un bacio in stile bella addormentata!! A chi me lo spiega un premio!

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Dal vivo a Susa, nel 2008. Molto stile, specie le infradito.

ALBUM DEL GIORNO

Una volta ogni due o tre anni mi capita, ascoltando un disco, di capire dopo tre secondi che è un capolavoro imperituro e figo. Ieri mi è successo con questo album di Jon Batiste, che è una meraviglia. C’è perfino un assolo di chitarra, fighissimo. In mezzo, di tutto e di più.

J. J. Cale of the day

Altra traccia tratta da “Really”, “Going Down” smaschera definitivamente il gigantesco furto perpetrato da Mark Knopfler nei confronti di Cale (il brano potrebbe essere tranquillamente tratto da uno qualsiasi dei dischi dei Dire Straits, che comunque a me piacciono molto, preciso). Sostanzialmente è un blues in La minore, con re e Mi maggiori.

La tarraggine con cui viene suonato il basso fa pensare che sia opera di J.J. himself.

Un altro testo allegrissimo (living in Tulsa ain’t easy, baby):

Yeah, I’m going down
Going down, down, down, down, down
I’m going down
Going down, down, down, down, down

Got my big feet, hanging on to the ground
Don’t let me down, close that boxcar down
Don’t let me down, close that boxcar down
I’m going back

再见!

Martedì 30 marzo 2021

Il 30 marzo del 1945 nasce in Gran Bretagna Eric Clapton; chitarrista di straordinario talento, pur essendo inglese è il più accreditato interprete mondiale del rock-blues, lo stile americano che mescola rock ‘n’ roll e blues. Molte sono le sue innovazioni che diventano veri e propri standard del chitarrismo moderno (a partire dall’usare la terza corda non rivestita per poterla tirare ed ottenere così il tipico effetto bending), ma oggi lo ricordiamo con una delle sue più belle ballad, “”Better Make It Through Today”.

Oggi mio nonno Benedetto avrebbe compiuto 105 anni, e a me fa sempre piacere ricordarlo. Ho passato tutta l’infanzia, tutti i pomeriggi, scientificamente, con lui e ce la siamo spassata grandemente. Purtroppo morì quando ancora non avevo 14 anni, quindi prima dei grandi quesiti della vita, ma sono abbastanza certo che ha intercesso per me presso le varie divinità lassù tutte le volte che le cazzate da me perpetrate potevano diventare pericolose e farmi molto male (ne avrei un lungo elenco). Non sempre, ma ogni tanto metto il suo orologio Omega che teneva nel cassetto del comodino perché era rotto, e riprese a funzionare la volta che chiesi a mia nonna, una ventina d’anni dopo la morte di mio nonno, di poterlo tenere come ricordo. Piero Angela direbbe che è una truffa, probabilmente, ma credo si debba ancora riprendere da quella volta che Rol gli firmò a distanza il blocchetto degli assegni (tutti) come “Gustavo Rol” per prenderlo – da bravo gemelli – simpaticamente per il culo. Viva Gustavo!

***

Il buon Carlo (nel mondo ideale io sono Raoul Duke e lui Oscar Zeta Acosta, solo più estremi e cazzuti) mi ha consigliato, dopo aver citato ieri “Paranoia a Las Vegas”, un filmato che vedrebbe Hunter S. Thompson intervistato nella redazione di Rolling Stone, o qualcosa del genere. Poiché mi sembra una buona idea, la miglioro mettendo quello in cui Hunter intervista Keith Richards. Per quanto mi riguarda mi sembra il dialogo tra due alieni, perché non capisco una parola (specie Keith, che mi sembra un misto tra un gibbone e Billy Elliot) ma i vestiti sono carini. Anche i gesti e l’ambientazione, misto tra i Caraibi e la cappella dei salesiani del Richelmy.

Del resto la descrizione del filmato è “Hunter S Thompson and Kieth Richards. Where are the subtitles when you need them”. Direi che sono in buona compagnia.

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Alcune delle divinità del ciclo di 60 anni del calendario cinese. Tradizione minore di un tempio fantastico nel sud di Taiwan. Abbiamo capito come è nato Dungeons & Dragons, insomma.

ALBUM DEL GIORNO

L’Oregon mi è sempre stato simpatico; in parte perché la capitale non è Portland, ma Salem (e voglio vedere se lo sapevate, così come la capitale della California non è Los Angeles ma l’imprecazione preferita di Zagor e Chico), ma soprattutto perché c’è una città bella grossa che si chiama Eugene. Mica noccioline. Mi toccherà andarci con Carlo, prima o poi. Detto questo, Barry Deister nel 1985 si spostò da Chicago a Portland e un mesetto fa ha pubblicato un album dedicato a Portland, molto carucccio, specie se amate il contemporary jazz degli anni 60. Consigliato!

J.J. Cale of the day

Traccia numero 7 di “Really”, “Ridin Home” ha una notevole aura di eccentricità inglese, dovuta credo alla parte di pianoforte, che mi ricorda un po’ i Beatles nell’era acido e un po’ i Madness prima maniera.

I’m sittin’ on this train
And I’m ridin’ home, ridin’ home
I’m sittin’ on this train
And I’m ridin’ home, ridin’ home
I’ve got my bag and I’m ready to go
I wish this train didn’t move so slow
I’m sittin’ on this train
And I’m ridin’ home, ridin’ home
This train don’t move
Like it used to, ridin’ home
This train don’t move
Like it used to, ridin’ home
This train don’t move
Down the railroad track
Fast enough to get my baby back
This train don’t move
Like it used to, ridin’ home

Il testo mi fa pensare che J.J. non abbia mai preso l’accelerato Torino – Cavallermaggiore, che avrebbe fatto bestemmiare anche San Francesco, e probabilmente gli avrebbe fatto scrivere un brano epico, altro che “Cocaine”.

TUTORIALINO DEL GIORNO

Che Freddie King in queste lande sia molto quotato credo sia cosa nota. Ecco dunque che il 26 gennaio dello scorso anno sentii la necessità di spiegare come si suona (giusta) una delle sue canzoni più famose.

Mi ha sempre divertito anche il testo

I’m tore down, I’m almost level with the ground
I’m tore down, I’m almost level with the ground
Well, I feel like this when my baby can’t be found
I went to the river to jump in
My baby showed up and said, “I will tell you when

Come J. J. Cale, probabilmente anche Freddie King non aveva fidanzate amabili. Però probabilmente ciò gli permise di suonare la chitarra benissimo!

再见!

Lunedì 29 marzo 2021

Il 29 marzo del 1890 nasce Paul Whiteman; bandleader, direttore d’orchestra, compositore, dirige una delle orchestre più famose degli anni 20 e 30: il successo è tale che viene soprannominato “The King okf Jazz”. Il suo contributo alla storia del jazz è controverso: per alcuni la sua musica mancava di elementi fondamentali (l’improvvisazione, per esempio), per altri il suo amore per il jazz era genuino e i suoi gruppi avevano sempre alcuni tra i migliori musicisti dell’epoca.

“Jazz is the folk music of the machine age” (PW)

***

L’amico Luca mi gira gentilmente questo interessante articolo per celebrare il cinquantesimo anniversario di “Paranoia a Las Vegas” (la scusa è che glie l’avevo prestato io, ere geologiche fa).

In effetti sono un grandissimo amante del Gonzo journalism, cito “Nel gonzo journalism la voce dell’autore è preponderante e rinuncia completamente non solo all’oggettività dei fatti ma anche alla loro accuratezza: il reale viene ingigantito, deformato, disseminato di particolari inventati e piste false per tenere viva l’attenzione e l’intelligenza del lettore. Ci sono sarcasmo, esagerazioni, volgarità; spesso l’autore è strafatto di alcol e droghe, o comunque in uno stato emotivo squilibrato e allucinato.” Mi sembra, insomma, creato su misura per me.

Se non avete mai letto il libro vi consiglio fortemente l’edizione Arcana del 1978, con la traduzione di Alberto Gini, che è molto più figa di quella del 1996, perché si prende mille libertà.

ALBUM DEL GIORNO

Venerdì 28 marzo è uscito “Sankhara”, il nuovo album dei The Black City. Quartetto funambolico del torinese, funk torrido adatto a organizzare feste e festini. Insomma, caldamente consigliato (per i Notabeners, troviamo il sempre gajardo Monne al basso).

J.J. Cale Of The Day

Quinto brano di “Really”, secondo album di J.J., è scritto con una delle progressioni predilette dal chitarrista di Tulsa: I, bIII, IV, I (vedasi “After Midnight). Cale si accompagna con tre bicordi che trovate in fondo, variamente arzigogolandoli. Bello il violino, ma soprattutto stratosferico l’accompagnamento ritmico: al posto della batteria c’è uno shakerino che sostiene il tutto che neanche John Bonham. Quando si dice l’eleganza del sottrarre…

If you’re ever in Oklahoma
You better move around at night
‘Cause they don’t like no transportation
Slipping by in-and-out of sight
And they don’t care about Dallas, Texas
And they don’t care about Wichita
If you’re ever in Oklahoma
You better move around the law
They got fines and they got plenty
They’ll hold you up for days on end
Threaten your life and take your money
Make you think you’re there to stay

Testo criptico, non credo sia stato commissionato dalla commissione turistica di Tulsa.

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Mentre visitavo uno dei più incredibili templi taoisti mai visti, dalle sue guglie (o per meglio dire, dalla testa del drago in cui mi trovavo) ne fotografai un altro che emergeva dalle nebbioline. Magia.

再见!

Domenica 28 marzo 2021

Il 28 marzo del 1986 nasce Lady Gaga: cantante, autrice e attrice, è nota per la capacità di cambiare costantemente i suoi ruoli nello show business:  autrice, attrice, interprete, tycoon. Al 2014 ha venduto 124 milioni di copie di dischi, rendendola una degli artisti più venduti di sempre.

“I don’t want to make money; I want to make a difference” (LG)

***

Breve riassunto: a fine gennaio, schifato dal sistema facebook me ne esco e apro questo diario, in cui posto le stesse cose che avrei scritto colà ma è molto più figo. Anche perché i commenti del cazzo non sono contemplati, o mi si scrive in privato o ci si può esercitare nella sublima arte del silenzio (che mi sembra bellissimo come pensiero!).

Detto questo vi invito a leggere questo interessante articolo tratto da l’ Internazionale: per non perdere il mercato indiano Google, Facebook & C sono alleati del governo nel tartassare gli ecologisti. Ecco, sono sempre più convinto che lasciare FB, abbonarmi a Internazionale e scegliere DuckDuckGo come motore di ricerca predefinito siano state tre ottime scelte.

***

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XVII – THE BRISBANE TRIP – part 3

ITALIA BRASILE VS RESTO DEL MONDO

Il tasso di delirio di questo viaggio in Australia ha raggiunto delle punte talmente estreme che l idea di realizzare un racconto cronologico delle avventure è pura utopia. 

Mi vedo quindi costretto a selezionare alcuni episodi espungendoli dal loro contesto per dare l’idea del tutto. Micro vs macro, yin e yang, bianco e nero, etz


 
1 – o della teoria Messineo “il jazz diverte chi lo suona ma rompe il cazzo a tutti gli altri” (cui si aggiunge il corollario Mirti – “chi sorride è spacciato”). 

Brisbane è la casa del conservatorio della Griffith university, che è un posto assai figo davanti alle spiaggie tropicali tarocche di South Bank. 

Questo già per sottolineare le differenze culturali, a Torino il conservatorio è in piazza Bodoni e al massimo c è il chiosco dell ‘Algida accompagnato dalle mignotte in orario serale, qua c’è la finta spiaggia tropicale con piscine di lunghezze variabili e tutto l’ambaradan ad esse connesso. 

Come tutti i conservatori è  prevista l’ ala jazz; come tutti i frequentatori dell’ala jazz di tutte le scuole del mondo, i suoi studenti si riconoscono per le seguenti caratteristiche: 

  • assoluta serietà e dedizione allo stile di musica prescelto 
  • vietatissimo ridere
  • vietatissimo suonare ed anche solo ascoltare o menzionare rock, country, heavy metal, bossa nova, rai music, musica classica indiana, liscio, valzer di Strauss o qualunque altra forma che non sia il jazz, preferibilmente post Benny Goodman e prima dell hard bop.
  • è consigliabile vestirsi di nero anche se ci sono 40 gradi e darsi un tono camminando, che si capisca anche a 250 metri che si è jazzisti; avere un contrabbasso a tracolla, anche se si suona l’ocarina, aiuta a far capire questo concetto.

Succede quindi che tutti i martedì tutti costori si trovano in questo posto che mi sfugge il nome, per jammare allegramente.

Quindi io e Beto (il bassista della Madonna) che, detto per inciso, l‘unica cosa che sa dire in inglese è thank you, ma con un accento così forte che non si capisce lo stesso – partiamo alla volta della jam session, gentilmente accompagnati da Ed, presente anche Marcus (il saxofonista che non capisce una fava).

Non saprei dire cos’ è quella cosa che rende una jam jazz noiosa, quando lo è, egualmente noiosa allo stesso modo in tutte le parti del mondo, ma questa ci rientrava con tutti i crismi.

La jam noiosa si riconosce subito perchè tutti i musicisti coinvolti, anzichè sorridere ed ammiccare tra loro con l aria di dire “minchia che figo, senti come pompa il pippero” hanno delle facce infelici, di sofferenza, come se Mandingo li stesse frustando mentre suonano; non ho mai capito bene il perchè, ma effettivamente cosa c’è da soffrire? Sei al bar che suoni un pezzo che avrai suonato cinquecentomila volte prima,  dove sta il travaglio interiore?  Mistero!
Comunque, ricordate, per sembrare seri: faccia da Mandingo, più la fate e più tutti pensano che siete bravi e assolutamente coinvolti e dediti alla causa.

Insomma, a un certo punto Beto prende il comando della allegra brigata tristerelli del jazz, e già la cosa era divertente perchè agli antipodi del jazzista medio c’è il brasiliano medio, che voglio dire, potrebbero 

  • avergli rubato la macchina l orologio e la fidanzata
  • averlo licenziato, percosso, derubato, picchiato con una spranga piena di sangue infetto
  • averlo investito, diffamato, truffato, operato al rene sbagliando il rene

e sembrerebbe sempre allegro e felice e contento, tipo in mescalina coca e acido insieme. Quindi un‘ epocale scontro culturale ha preso vita all interno di questo malfamato baruccio, con il Beto che godeva come un armadillo (e posso dirvi che ne aveva ben donde, spacca davvero) e tutti gli altri che non capivano bene sto brasiliano da dove sbucava.  
Il mio ruolo è stato abbastanza secondario, fino a che è arrivato il francese che suona jazz manouche o, come direbbe Carlo, tun ci ti tun ci ti; che già sei francese, e non è colpa tua, ma cosa suoni jazz manouche, l’unica cosa che la Francia ha dato al jazz ( a parte Petrucciani, ma è un altro discorso) e ci devi rompere con sto manouche anche a Brisbane, che dico, vabbene Django Rehinardt, che uno lo perdona, ma i suoi epigoni con la grandeur mi viene da prenderli a randellate.  

E insomma, dopo un pò mi è venuto il nervoso e quindi la jam, più che essere un incontro scambio culturale tra diverse visioni della musica e della vita e delle sensibilità di ognuno, è diventata la seconda guerra mondiale, con un’inedita accoppiata Italia – Brasile che fronteggiava l’Australia alleata ai francesi; inutile dire che, così come sarebbe stato a calcio, non c è stata storia.

Che dire. E’ vero che umiliare  il chitarrista manouche non è tanto gandhiano come concetto, però è anche vero che se Gandhi fosse vivo farebbe lo sciopero della fame contro il jazz manouche ed i suoi propugnatori e gli spaccherebbe la copia della selmer maccaferri sulla schiena urlando “vaffanculooooooooooooooooooooooooo”.

Quindi, alla fine vale tutto. 

Ladies and gentlemen, sono le 10 e 28 di mattina e sto per cercare recarmi all’isola di sabbia più grande del mondo prima delle serali prove con i Yemanja. 

Più che prove, in genere un sit in musicale gastronomico. 

Sentite riverenze.  

再见!

Sabato 27 marzo 2021

Il 27 marzo del 1924 nasce Sarah Vaughan: tra le più famose cantanti della storia del jazz, è soprannominata “Sassy” e “The Divine One”, e vince 4 Grammy Award, tra cui il “Lifetime Achievement Award”. Inizia la carriera nel 1942 vincendo un concorso per amatori al Teatro Apollo di Harlem, che ha come premio 10 dollari e la possibilità di realizzare un concerto alla prestigiosa venue; è in questa occasione che viene notata e diventa la voce dell’orchestra di Earl Hines.

Il suo periodo più fecondo è quello che inizia nel 1953 con il contratto con la Mercury; tra le perle registrate per questa etichetta da non perdere il disco inciso con il sestetto che vede alla tromba Clifford Brown.

“When I sing, trouble can sit right on my shoulder and I don’t even notice.” (SV)

***

Qualche giorno fa Marco Basso (giornalista fantastico del jazz piemontese, esperto della musica afroamericana per La Stampa, tra le altre mille cose) ha scritto per Jazzespresso quest’articolo a proposito di Mario Giansone, scultore eccezionale, tra l’altro fascinato dal mondo del jazz in molte opere. Per scoprirne di più, e perché sarebbe ora di dedicargli un museo.

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Prove nel garage di Rob, poco prima di suonare all’MGM Grand di Las vegas!

***

Anziché addormentarmi al tramonto come spesso mi capita, ieri sera ho visto questo film “The Report”, davvero inquietante.

Comunque la pensiate, un pugno nello stomaco e un bel film che vi consiglio. Poi uno pensa che la nostra civiltà aveva già espresso Beccaria nel 1764 e prende abbastanza lo sconforto.

***

Ho riesumato qualche giorno fa questa perla epica: gli Skiantos che suonano “Largo all’avanguardia” a Milano, fine anni 70.

L’avanguardia alternativa / non fa sconti comitiva / l’avanguardia è molto dura / e per questo fa paura.

J.J. CALE OF THE DAY

Quinta traccia di “Really”, “Right Down Here” è l’ennesimo tarocco di “Oye Como Va”, questa volta in tonalità di Si minore: il brano alterna Si minore (secondo grado di La) e E7 (suo quinto grado) quindi ripetendo all’infinito questa progressione II-V.

Interessante (oltre ai suoni e alle atmosfere) il riffettino di organo, che alterna la triade di D (relativo maggiore di Bm) a quella di E.

My woman, my woman, you know she cryin’
She keeps me hanging on a bottle of wine
She leaves no roads open, there ought to be a law
She puts me right down here
She keeps me right down here
She holds me right down here

***

Il buon Fabrizio (che potremmo per riconoscerlo chiamare Mr. Backdoor) ha subito trovato online il libro di Jerry Coker di cui vi parlavo ieri! Quindi mi ha chiesto – dopo averlo letto – se è consigliabile un metodo di ear training. Assolutamente sì. Il mio prediletto è questo, che sono fortunato possessore in cartaceo, ma anch’esso non si trova da un sacco di tempo. Se vi capita al balon, prendetelo subito. Fabrizio, se lo trovi ricordati di chi ti ha voluto bene e girami il pdf!

再见!

Venerdì 26 marzo 2021

il 26 marzo del 1925 nasce Pierre Boulez, compositore, saggista, direttore d’orchestra e fondatore di numerose istituzioni musicali, tra i personaggi più importanti della musica classica espressi dopo la seconda guerra mondiale. 

Nella sua lunga carriera è direttore di New York Philarmonic, BBC Symphony Orchestra, Ensemble Intercontemporain e direttore ospite di Chicago Symphony Orchestra e Cleveland Orchestra.  Fonda il Domaine Musical, l’ Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique (IRCAM), tl’Ensemble Intercontemporain e la  Cité de la Musique.

“Une culture forte est une culture qui peut se débarrasser de ces antécédents, parfois avec violence. Une culture faible au contraire s’en protège, ce qui me paraît très dangereux. “ (PB) 

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Picnic vicino a Hualien nei pressi della montagna sacra, 25 agosto 2015. Esperienza indimenticabile.

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J.J. CALE OF THE DAY

Saltiamo momentaneamente all’album “Shades” del 1981, perché ieri Elena mi ha chiesto di insegnarle questo pezzo. Un brano strumentale in C# minore, con un tema che definire minimale fa sembrare Jon Cage Mahler. Più una jam in studio, Tulsa sound del più puro!

Ieri ho trovato questa perla di Keith Richards che fino ad ora mi era sfuggita.

Super classico di Big Bill Bronzy, “Key To The Highway” è stato registrato svariate volte da Clapton (in particolare l’epica versione con Duane Allman). Forma in otto battute, davvero un gran classico che non si può non conoscere!

***

Ieri si parlava con il buon Andrea Bianchi, il batterista pazzo con un sito fichissimo da visitare se siete curiosi, di didattica. Mi è venuto in mente che – forse – il libro più formativo su come studiare lo comprai moltissimi anni fa ed era “How To Practice Jazz ” di Jerry Coker. Qualche stronzo/a poi me lo rubò, ma l’ho da poco ordinato nuovamente (per tanti anni non si è riiuscito a trovarlo).

Se non siete tutto genio e sregolatezza (o forse proprio se lo siete!) un libro che insegna come ottimizzare il tempo di studio e diventare bravissimi. Super consigliato!

ALBUM DEL GIORNO

Riconosco che non conoscevo Greg Skaff fino all’altro ieri; chitarrista bravo ed elegante, il suo album in trio vede una formazione stratosferica con Ron Carter al contrabbasso e Albert Heath alla batteria. Bel repertorio, bei suoni, bella ritmica. Se vi garba il suono legnoso alla Wes, un album perfetto.

再见!

Giovedì 25 marzo 2021

Il 25 marzo del 1867 nasce Arturo Toscanini; considerato tra i più grandi direttori d’orchestra di ogni epoca, è ritenuto in particolare uno dei più grandi interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner. 

Tra le altre cose diventa il primo direttore della NBC Symphony Orchestra dal 1937 al 1954; fu proprio durante la trasmissione radiofonica dei programmi di questo ensemble che viene creato e sviluppato il compressore: l’orchestra diretta da Toscanini ha una dinamica così ampia (da pianissimo a fortissimo) che  non si sente, oppure ha un volume così forte da distorcere il segnale. Per ovviare il problema viene creato un congegno (il compressore) che appiattisce il volume al centro, in modo da essere sempre fruibile in maniera chiara, che viene usato da allora per ogni tipo di registrazione, ed è  uno degli effetti più importanti degli studi contemporanei.

“Suonare «pressappoco» è orribile. Tanto vale suonare male” (AT)

ALBUM DEL GIORNO

Ho un amore viscerale per i Beatles, e ieri ho recensito l’album di Martha J. ad essi dedicato. Disponibile solo su vinile o chiavetta USB, trovate alcuni dei brani come video su Youtube. I link sono nella mia recensione. Molto carino, specie l’arrangiamento di “Lady Madonna”, che è diventata una vecchia arpia R & B in 7/8!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Il venerdì è il giorno in cui carichiamo i contenuti sul canale Youtube di Notabene online e il relativo Patreon. Oggi è il turno del sommo Freddie! Fate un giro, iscrivetevi al canale Yt e – magari – meditate se 5 eurelli al mese possono essere un buon investimento per usufruire di 12 videucci e relative parti! Grazie.

A PICTURE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Con un cappello stilosissimo protetto da un vecchio amico musicale! 2015.

***

Leggevo ieri questo interessante articolo sullo streaming e i musicisti. Per quanto mi riguarda lo streaming gratuito (specie quello realizzato da multinazionali svedesi che iniziano con la S) è il male assoluto, così come tutte le piattaforme di streaming gratuite o pseudo tali che non dividono correttamente i guadagni della musica, che sono invece sempre colossali. Va anche detto che finché i musicisti saranno dei pecoroni che si mettono nudi a 90 gradi per farsi montare dal primo ariete che passa non credo sarà facile debellare questa perversione capitalista modello tran gugia & di vora. Però lo streaming non ha per nulla salvato la musica, l’ha solo resa di valore nullo (il ragioniere che è in me si ricorda che il prezzo viene ottenuto dall’incrocio della curva della domanda con quella dell’offerta: se l’offerta è infinita, il valore è zero, fine delle musiche!). Per questo motivo se credete in un modello virtuoso vi invito a comprare i dischi o a supportare le piattaforme di streaming etiche.

Qui un podcast interessante sui 424 milioni di dollari che le piattaforme di streaming hanno ricevuto ordine di pagare (piccole distrazioni, direi).

Qui il link a Resonate, una delle piattaforme etiche disponibili (se siete curiosi)

Infine vi consiglierei di leggere il report della IFPI (se vi interessa la musica, con i suoi problemi) che trovate qui.

The global recorded music market grew by 7.4% in 2020, the sixth consecutive year of growth, according to IFPI, the organisation that represents the recorded music industry worldwide. Figures released today in IFPI’s Global Music Report show total revenues for 2020 were US$21.6 billion.

(cioè circa 22 miliardi di euro, non noccioline, NdR)

Growth was driven by streaming, especially by paid subscription streaming revenues, which increased by 18.5%. There were 443 million users of paid subscription accounts at the end of 2020. Total streaming (including both paid subscription and advertising-supported) grew 19.9% and reached $13.4 billion, or 62.1% of total global recorded music revenues. The growth in streaming revenues more than offset the decline in other formats’ revenues, including physical revenues which declined 4.7%; and revenues from performance rights which declined 10.1% – largely as a result of the COVID-19 pandemic.

The work and investment of record companies has helped lay the foundations for a predominantly digital industry that proved its resilience against the extraordinary circumstances of 2020. In a challenging year, record companies have worked alongside their artist partners to support them in creating and recording music and the whole sector has continued to drive innovations in the ways fans can experience music around the world.

IFPI Chief Executive Frances Moore, said: “As the world contends with the COVID-19 pandemic, we are reminded of the enduring power of music to console, heal and lift our spirits.

“Some things are timeless, like the power of a great song or the connection between artists and fans. But some things have changed. With so much of the world in lockdown and live music shut down, in nearly every corner of the globe most fans enjoyed music via streaming.

“Fuelled by record companies’ ongoing investment in artists and their careers, along with innovative efforts to help artists bring music to fans in new ways, recorded music revenues grew globally for the sixth consecutive year, driven by subscription streaming. As record companies continue to expand their geographical footprint and cultural reach, music has become more globally connected today, than ever before and this growth has spread across all regions around the globe.

“With many impacted by the pandemic, and concerned with growing social injustices, record companies have worked hard to make a meaningful, lasting contribution to the world we want to live in.”

Growth in all the world’s regions

Recorded music revenues grew in every region around the world in 2020, including:

  • Latin America maintained its position as the fastest-growing region globally (15.9%) as streaming revenues grew by 30.2% and accounted for 84.1% of the region’s total revenues.
  • Asia grew 9.5% and digital revenues surpassed a 50% share of the region’s total revenues, for the first time. Excluding Japan (which saw a decline of 2.1% in revenue), Asia would have been the fastest-growing region, with exceptional growth of 29.9%
  • Featured as a region in the report for the first time, recorded music revenues in the Africa & Middle East region increased by 8.4%, driven primarily by the Middle East & North Africa region (37.8%). Streaming dominated, with revenues up 36.4%.
  • Revenues in Europe, the second-largest recorded music region in the world, grew by 3.5% as strong streaming growth of 20.7% offset declines in all other consumption formats.
  • The US & Canada region grew 7.4% in 2020. The USmarket grew by 7.3% and Canadian recorded music revenues grew by 8.1%.

J.J. CALE OF THE DAY

Finito di analizzare “Naturally”, ecco che ripartiamo con “Really”, il secondo album di J.J.; i primi tre brani li avevamo già analizzati, e quindi ecco che tocca al quarto, “Changes”. In Rem, trova la caratteristica migliore nell’ambiguità del quarto grado (il Sol) che è minore, ma potrebbe essere maggiore, ed alla fine del chorus lo è anche dichiaratamente. Questa ambiguità, anche armonica, oltre che timbrica, è uno dei fattori che adoro nella musica di Cale.

How can you put me through these changes
Why do you do me like you do
It ain’t no way
I love-a-dee love nobody but you

Let him go out and get with strangers
Don’t you turn my love to hate
Ain’t no man can love you like I can, and I do

How can you put me through these changes
Why do you do me like you do
It ain’t no way
I love-a-dee love nobody but you

再见!

Mercoledì 24 marzo 2021

Il 24 marzo del 1949 nasce Nick Lowe: autore, cantante e produttore inglese, è particolarmente conosciuto per il suo lavoro nell’ambito di power pop e new wave. Ha fatto parte di molte band, ma i suoi lavori migliori sono gli album da solista, nei quali canta e siona chitarra, basso piano e armonica. 

Produttore quotatissimo, ha lavorato in particolare con Elvis Costello e Graham Parker. 

“I didn’t want to become one of those thinning-haired, jowly old geezers who still does the same shtick they did when they were young, slim and beautiful”.

***

Mentre preparavo la pillola di teoria per Notabene on line (se non vi siete ancora iscritti, qui il canale YT e qui il patreon, stavo approfondendo la questione del perché gli intervalli perfetti si chiamano perfetti, quando è iniziato l’uso del termine, ecc. Come tutte le domande interessanti a tema musicale, nessuno o quasi sa la risposta. Mi sono così imbattuto in questo meraviglioso libro “A History of Consonance and Dissonance” di James Tenney. In breve, il termine “perfetto” riferito agli intervalli entra in uso all’inizio del XIII secolo per definire la consonanza di unisono e ottava. Vi consiglio la lettura, che è molto interessante, qui!.

L’INTERVISTA DEL MERCOLEDÌ

Colonna portante di Jazzespresso, Ivano Rossato ha recentemente intervistato il chitarrista di Brooklyn Rodrigo Faina, che ha da poco pubblicato il suo album “Different Roots”. Come sempre una lettura molto interessante!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Sempre per Notabene online ho trascritto intro, solo e finale di “Johnny B. Goode”. Questa era la prova video (che balzella un po’ dunque va rifatto, ma la parte è perfetta e vi consiglio di impararla a menadito!

***

Il mio discepolo Carlo (quello che ha suonato col suo gruppo al Whiskey a Go Go di Los Angeles, per capirci) mi segnala questa perla di Robert Fripp. Chitarrista particolarmente eclettico, deus ex machina dei King Crimson, inventore (ahimé) delle frippertronics, direi che è giunto al peggio della sua carriera. Imperdibile. Probabilmente sono gli effetti colalterali della variante inglese seguita da vaccino.

J.J. CALE OF THE DAY

Ultimo brano di “Naturally” che analizzo, “After Midnight” è certamente il più famoso, grazie all’endorsement di Eric Clapton. In origine singolo (veloce) di Cale del 1966, Clapton la rifece tal quale e Cale la risuonò nel 1970 – per contrasto – più lenta. L’assolo è meraviglioso, così come la ballonzolante ritmica. Bello il riff di piano, anche.

La gentile Lina mi ha chiesto perché Cale mise un procione in copertina. Ecco, sono bravissimo a trascrivere le parti di chitarra e basso, discreto a trascrivere quelle di piano, batteria e fiati, decisamente bravo nell’analisi. Sul tema stronzate inutili e metatesti demenziali sono in effetti un po’ ciucco quindi confesso che non lo so!

After midnight
We’re gonna let it all hang out
After midnight
We’re gonna chug-a-lug and shout
We’re gonna cause talk and suspicion
Give an exhibition
Find out what it is all about

Ho invece scoperto che chug-a-lug vuol dire sbronzarsi (onomatopea, in effetti facile…)

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Live con Eddie Gazani al Wellignton Point (vicino a Brisbane, sull’oceano). C’è grande stile, cari miei!

再见!

Martedì 23 marzo 2021

Il 23 marzo del 1945 nasce Franco Battiato; compositore, cantante, polistrumentista, è tra le figure più interessanti e poliedriche del panorama musicale italiano. Si è cimentato con pop, prog, avanguardia, lirica, etnica, creando un linguaggio personale, allo stesso tempo complesso e immediatamente riconoscibile. Il suo album “La voce del padrone” è il primo in Italia a vendere più di un milione di copie.

“Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti! (FB)

***

Capita che ieri si teneva la sessione si laurea in basso elettrico del nostro amico Emanuele, al conservatorio di Cuneo; e capita che aveva chiesto a me di suonare insieme a lui e coordinare il gruppo, che vedeva Mario al pianoforte e l’inziccheratore mascherato alla batteria. Mario è dei pesci, e non si smentisce mai: aveva mal di denti. Nati per soffrire. L’iniziccheratore mascherato ha (ri)conosciuto – come tutte le volte che si fa qualcosa con lui, in qualsiasi luogo – una che si era inziccherato anni fa. Essendo dello scorpione non si smentisce mai: nati per trombare. Io sono dei gemelli, e comunicando col mondo racconto il tutto: e il cerchio si chiude!

Essendo che da sei mesi non uscivo di casa, mi è sembrato di fare un viaggio ai Caraibi. Anche perché lo spaccato sul Monviso a destra nel viaggio di andata, e le montagne intorno a Cuneo innevate da sole valevano il tutto.

ALBUM DEL GIORNO

Il 5 marzo è uscito il nuovo album di Pat Metheny, “The Road To The Sun”. Vede protagonisti il Los Angeles Guitar Quartet e Jason Vieaux, cioè 5 tra i migliori chitarristi classici contemporanei. Se amate la chitarra classica, imperdibile!

J.J. CALE OF THE DAY

Ho lasciato per ultime da analizzare le due canzoni più famose di “Naturally”; la prima oggi, che si intitola “Call Me The Breeze”, resa famosa da una versione molto hard rock dei Lynyrd Skynyrd, che (mia umilissima opinione) toglie tutto lo swing di quella originale).

Si tratta di un blues in F#7 (che ho scritto in E7, perché suoanto con capo al II) con tutte le battute raddoppiate (in sostanza un blues di 24 battute). Bel solo, accompagnamento con shuffle standard. Figata, insomma!

They call me the breeze
I keep blowing down the road
They call me the breeze
I keep blowing down the road

I ain’t got me nobody
I ain’t carrying me no load

Ain’t no change in the weather
Ain’t no change in me
Ain’t no change in the weather
Ain’t no change in me

I ain’t hidin’ from nobody
Ain’t nobody hidin’ from me

I got that green light, babe
I got to keep moving on
I got that green light, babe
I got to keep moving on

I might go out to California
Might go down to Georgia
Might stay home

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Rockin’ in the Death Valley…

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Ieri stavo riascoltando questa ficata del James Tylor Quartet

E ho così riesumato la mia trascrizione, sono passati quasi dieci anni: sempre bel brano! Presto sul mio canale YT col dentista e l’inziccheratore, credo!

再见!

Lunedì 22 marzo 2021

Il 22 marzo del 1930 nasce Stephen Sondheim; compositore e paroliere, è considerato uno dei personaggi più importanti nello sviluppo del musical del XX secolo: è il paroliere di “West Side Story” e poi scrive alcuni classici del musical moderno come “A Funny Thing Happened on the Way to the Forum” (1962), “Company” (1970), “Follies” (1971), “A Little Night Music” (1973), “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” (1979), “Sunday in the Park with George” (1984) e “Into the Woods” (1987).

Nel 1990 vince l’Oscar per la miglior canzone originale con “Sooner or Later (I Always Get My Man)”, cantata da Madonna per il film “Dick Tracy”.

https://www.youtube.com/watch?v=CUwSJkzo5Vw


“Opportunity is not a lengthy visitor” (SS)

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Continua la serie di videucci realizzati con Chiara Musso; questa volta abbiamo realizzato “Summertime”: lo so che è molto suonata e conosciuta, ma credo non ne abbiate viste molte versioni con ukulele di Spongybob!

J.J. CALE OF THE DAY

Ultima traccia di “Naturally”, “Crying Eyes” è un brano con un beat moderato (portato dalla batteria elettronica) in Fa# (anche se è suonato col capo al II, quindi l’ho scritto in E). Ci sono due tre chitarre (olé!): una che fa lo shuffle standard (Quinta – Sesta), una che suona l’accordo maggiore semplicemente, una che fa gli sfrisulini qui e là. Ovviamente poiché siete grandicelli non sto a dirvi che il riff portante di basso è quello di “Dock of the Bay” di Otis Redding traslato nella tonalità adatta.

Testo scarno ma essenziale:

It ain’t easy drying these crying eyes of mine
It ain’t easy drying these crying eyes of mine
I get so lonely, lonely, lonely

It ain’t easy drying these crying eyes of mine
What can you do when those tears make you blind
What can you do when those tears make you blind
I get so lonely, lonely, lonely

What can you do with these crying eyes of mine

TUTORIALINO DEL GIORNO

Ho sempre amato Chet Baker, ed è impressionante come sia meraviglioso riportare il suo fraseggio alla chitarra (anche quello di Miles Davis ha lo stesso effetto). Musica che respira, meravigliosa.

Detto questo, Paul Desmond è una divinità assoluta. Questa versione di “Autumn Leaves” ha tutti i crismi del capolavoro (che mi dite di Steve Gadd che con Ron Carter scatena inferni ogni 5 secondi?).

A PIC A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Altro che “baffo” Moretti! qui ritratto al Marsalis Bar di Kaohsiung nel 2015 mentre suono un F#m7! Dote fondamentale del jazzista contemporaneo è fare una faccia di sofferenza assoluta, anche quando suoni gli accordi semplici.

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Leggevo l’altro giorno – in un’intervista ad Angus Young, quindi fonte attendibile – che la sezione finale di “Shoot To Thrill” degli AC-DC venne ispirata dal montaggio serrato del triello di “Il buono il brutto e il cattivo”: ogni accordo (A, G e D) rappresenta un attore (Eastwood, Van Cleef e Wallach) e la musica riproduce il ritmo serrato della scena. Se posso dire, un colpo da maestri e una figata di ispirazione! Qui sotto al minuto 3’31”

再见!

Domenica 21 marzo 2021

Il 21 marzo del 1902 nasce Son House; cantante e chitarrista blues, è tra gli artisti più rappresentativi del Delta blues e della chitarra slide.

House inizialmente era contrario alla musica secolare (era stato anche sacerdote) ma dall’età di 25 anni diventa uno dei massimi esponenti del blues. Registrato dal musicologo Alan Lomax negli anni 40, abbandona la musica fino a quando non viene riscoperto nel 1964 e riprende così la sua carriera. 

“Ain’t but one kind of blues and that consists of a male and female that’s in love. “ (SH)

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Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XVII – THE BRISBANE TRIP – part 2 – headquarters and Ipswich 

scritto per far ridere i miei amici (e farmi invidiare perché ho visitato e suonato in Australia) durante il mese di aprile 2009

Mirtifante esce dall’aereoporto di Brisbane, dopo 24 ore di viaggio, e trova i simpatici Ed e Anita che lo aspettano.

Ora, non che io sia un fiorellino riposato, ma loro hanno suonato quattro ore a un matrimonio e dunque stanchezza generale.

Si prende questa gigantesca Mitsubishi blu e si va alla base delle operazioni

Inutile dire che in Australia, così come che so, in Giappone, la guida è a sinistra, tanto per divertirsi (epperò, onore al merito, usano il sistema metrico decimale – godo).

Casa Gazani è una figata assurda. In pratica ci vivono 9 persone, e cioè Ed e Anita, Miscia che è l’amico di Roma e Londra di Ed (per la cricca degli intimi, è dell’ acquario, per capirci), 2 francesi, 2 giapponesi, il cane Maffi (che in inglese significa la stessa cosa di box in americano, che non è scatola) ed io. 

Questo perché è gigantesca e i due bravi ragazzi hanno aperto un bed and breakfast (non ho chiesto se legale o no perché è talmente ovvio che è illegale che sarei sembrato imbecille anche solo a non pensarlo).

A parte questa stanziale presenza, che escludendo Maffi e Miscia io non ho visto nessuno, di solito la casa è il centro australiano della presenza brasiliana. (Ed è brasiliano, per chi non lo sapesse). 

Di base a me i brasiliani sono antipatici, perchè sanno benissimo che iniziando qualunque discussione dichiarando che il Brasile sarà povero ma ha vinto cinque campionati del mondo di calcio, qualunque italiano non può dire nulla e deve subire, e hai voglia a far battute su Zico etc nell’82, sempre cinque ne hanno vinti.

Poi hanno questa spiacevole abitudine di parlare portoghese, che se uno per caso non lo sa non fa per niente ridere che tutti questi multilingue parlino sempre in sta lingua, e in tali casi io faccio topogingio che parlingia tuttingio con la gingi per far capire che non mi divertingio per niengio. 

A parte questo fanno molti ridere e simpatia, e la crew brasiliana, di altissimo rilievo è composta da:

– Beto – bassista di 47 anni, la sua nuova fiamma, detta per dirla tutta un rospo con le trecce, ne ha 23 ed è venuta in australia a studiare l’inglese; Beto, che ha suonato con Jobim, è il bassista di Egberto Gismonti, Djavan, per capirci uno che spacca, e per farsi un idea se ero capace abbiamo giusto suonato mezz’ora Giant Steps a velocità improbabili (lo so che la suspence è utile nei racconti, ma sfortunatamente Giant Steps la so anche meglio di Beto,  e quando ho citato l’assolo di Coltrane a memoria è finito l’esamino e sono potuto tornare alla mia birretta) ma è comunque un servo della gleba, è venuto 4 mesi in vacanza in Brasile per fare forza alla raganella. Veramente un tipo cool che mi è molto simpatico. 

– il rospo con le trecce – non ricordo il nome, abbiate pazienza. forse Kermit, ma non sono sicuro.

– Bobby – il mio idolo; trombettista, vendeva titoli e azioni in Brasile, a 37 anni ha mandato a quel paese la banca ed è venuto a fare un corso di tromba a Brisbane. L’ ho conosciuto la domenica mattina solamente, avendolo visto dormire sulla moquette al mio arrivo in preda  a sonno post sbornia; diciamo un caro ragazzo molto divertente,un armadio a due ante che la tipa l’ha lasciato l’altra settimana e mi ha già fatto due palle così. 

– Saulo – il batterista, direi che è l’alter ego di Mario brasiliano; se si deve suonare piano suona come se avesse una tarantola nei boxer, se si deve suonare forte lo sentono fino a Perth. Il classico maiale che la mette sul calcio. 

– Marcus – saxofonista, non l’ ho mai sentito suonare perchè à timido; a detta di Ed è in australia da dieci anni e non capisce nulla, letterale, ma ciò nondimeno lo sopportano.

– il tastierista australiano – che ha un nome complicato, che gira sempre con Suzi, la fidanzata (la fidanzata fino a ieri sera, io ho scommesso 100 dollari che si sono lasciati, si vedrà). Tipico anglosassone che vede la tipa circondata (e un po’ eccitata) da tutti questi loschi figuri brasiliani (ed italiani, a questo punto) e si sente spacciato, avendo 22 anni e visitato come massimo viaggio della sua vita il distretto di Melbourne e quindi sentendo alternare portoghese francese italiano ma mai poi mai e mai (e se no che gusto  c’è ) l’inglese per fare i commenti. E non sa fare topogingio, per di più.

La casa è meravigliosa, a parte il piccolo aspetto tecnologico dell Australia.

Grande terra, grandi aborigeni, belle costellazioni, ma sulla tecnologia dormitiva caschiamo male. Il letto ha la forma di un letto, alto come un letto, largo come un letto, profondo come un letto. Però in pratica è un enorme coso di plastica riempito d’aria, un materassino avente le apparenze di letto; quelle robe che i designer ci vanno matti, concettualmente, ma lo vedi e ti fa male la schiena solo al pensiero; ora, immaginate che io di solito dormo sul legno o quasi, ed ero un pò perplesso; Anita seriosa mi dice iugi, nessun problema, guarda questa leva -accende una leva infilata nel muro – e brrrrrrrrrrrrrrr immaginate il Concorde che sta per atterrare sulla vostra casa, un imponente ghibli africano riempie ancora di più questo materassino brrrrrrrrr e ancora di più, il tutto alle 2 e mezza di sera, insomma, prima di partire vorrei riuscire a farlo esplodere, credo; per immaginare il rumore pensate a un generatore di quelli che usano per fare i lavori stradali.

Superata la fase nanna, domenica si parte per Ipswich.

Come me anche voi adesso direte: e cos’ è Ipswich?

Tutti quanti preoccupati, del tipo, no non sai, è pericoloso, è la zona brutta, tutti i rednecks e i bifolchi e gli skin head è un casino sono cavoli, che sfiga, proprio il primo giorno ti tocca Ipswich, speriamo vada bene cavolo, porco qua e porca la e fuck su e fuck giù.

E io: ma figurati se è peggio della Falchera o dei  Murazzi, ma nessuno mi credeva, e qua erano tutti abbastanza tesi che a un certo punto ho detto ad Ed: eddai! se viene uno skin head a romperti le scatole mi tolgo il cappellino, gli dico che sono italiano, che bisogna spezzare le reni alla Grecia e non al Brasile, e se ne va, ma non ha apprezzato, insomma. Infine, questa fantomatica Ipswich è un sobborgo a 30 km che faceva la festa del paese; direi in tutto e per tutto Trofarello, o Bergamo, culturalmente, travestita da città anglosassone, di fuori.

Si va a suonare in questo posto, e per darvi l’ idea del luogo, un imponente palco figo ma niente sedie; le sedie sono balle di fieno.

Introduce il tutto il ballo delle hawaiane che fanno arrapare gli australiani presenti (apro un inciso, sono ancora più ciccioni degli americani) , ed allieta la giornata la palestra del signor Wang Ho, con due enormi peluche di drago sorretti da due persone che vanno in giro a mimare mosse di karate!

E infine si suona.

Che uno può suonare anche con cento draghi e sette rospi, ma se poi sentite Beto che sembra Jaco Pastorius in mescalina sul basso, vi viene un bel sorriso stampato.

***

Sicuramente ricorderete che vi ho parlato di Raymond Scott, compositore e inventore americano, che tutti conosciamo perché i suoi brani (in particolare “Powerhouse”) è stato utilizzato centinaia di volte nei cartoni animati della Looney Tunes. Ecco, parallelamente al rocksteady, a J.J. Cale, e a mille altre cose sto ascoltando e studiando alcune delle sue opere.

Nel 1966 (anno di uscita dell’album consacrato per la visionarietà elettronica, cioè “Revolver” dei Beatles) questo pazzo furioso registrava il brano “Bass Generator”, che come sempre sembra avanti di 20 anni. Un misto tra i kraftwerk in mescalina con tastiera Casio impazzita e l’elettronica più feroce, sul sito dedicato a Scott trovate la partitura!

J.J. CALE OF THE DAY

Penultimo brano di “Naturally”, “Bringing It Back” ha vari motivi di interesse: la nervosissima linea di basso (diciamo una linea à la John Lee Hooker suonata a 45 giri invece che a 33), il riff (che è il solito tarocco del pattern shuffle, costruito su Quinta, Sesta maggiore e Settima minore, variamente suonato da chitarra 1, chitarra 2, fiati e pianoforte, con frase di risposta e senza – ho segnato le varie opzioni) e la parte del B che è introdotta dal classico riff alla Stones (IV – I dove però il I è la sottodominante della sottodominante, cioè la bIII della tonalità d’impianto – se siamo in Mi7, passiamo agilmente da Sol per atterrare su Re (vi ricordate l’interscambio modale dell’altro giorno?) che ci porta a La, sottodominante della nostra tonalità. La solita truffa per suonare la pentatonica di Mi minore, sintetizzo, tonalità dalla quale abbiamo “preso a prestito” Re e Sol maggiori.

Saturday, past September
In the jailhouse, I remember
I got caught with too much soul
Bringing it back from Mexico
Bringing it back from Mexico

Spanish lights and pretty faces
Trip you out to where the place is
Load you up and let you go
Bringing it back from Mexico
Bringing it back from Mexico

Across the border is where you get her
The wine’s good, there ain’t no better
I think I’ll get me some to go
Bringing it back from Mexico
Bringing it back from Mexico

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Vi scrivevo ieri che stavo ascoltando “Hold Them” come terzo “primo” brano del rocksteady, e così ho scritto la parte. Non si capisce fondamentalmente una mazza (parrebbero esserci due chitarre, per esempio, ma non è chiaro, forse una è sovrincisa, direi). In ogni caso mi ha divertito scoprire che l’appoggio in battere, che le prime cinque volte viene dato tra la terza e la quarta battuta, tra E e B7, dalla sesta volta alla fine viene dato tra la seconda e la terza, all’interno delle due battute di E. Lo sentite benissimo se seguite il piano.

Sono quei piccoli dettagli che fanno sempre la differenza tra il pop elettronico (copia e incolla sempre uguale, che lo esegua un musicista o una macchina è lo stesso) e i dischi che fanno di piccole sfumature la loro fighezza intrinseca. Mi riprometto di trascrivere il riff di basso, spesso doppiato dalla chitarra fantasma!

再见!

Sabato 20 marzo 2021

Il 20 marzo del 1936 nasce in Giamaica Rainford Hugh Perry , che diventa famoso come Lee “Scratch” Perry, ma è anche noto come The Upsetter, King, Little e Pipecock Jaxxon.

Cantante e produttore, è noto per le sue tecniche di registrazione innovative e per essere stato uno dei più importanti sviluppatori del “Dub”; nato come sottogenere del reggae (e anche una delle prime forme di musica elettronica) , il Dub prende delle canzoni esistenti e le manipola, generalmente eliminando le parti vocali e dando enfasi alla sezione ritmica, oltre ad aggiungere effetti come reverbero e delay. 

“From Genesis to Revelation Here I come, Here I come to dub the nation!” (LSP)

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Ieri stavo leggendo che la nostra era, oltre che dai problemi sanitari, migratori, di diseguaglianza economica e sociale, è anche caratterizzata dal proliferare delle testate atomiche (ultima notizia l’aumento di testate UK, che verranno portate da 180 a 260: in effetti un mondo nel quale tiri 160 testate nucleari e uno dove ne tiri 260 – sommando ovviamente quelle dei tuoi nemici che non ti rimprovereranno all’ONU, possiamo immaginare, fa molta differenza, se sei un imbecille di destra).

In ogni caso il tutto era per comunicarvi che ho scoperto la figura di questo leggendario tenente colonnello dell’armata rossa, Stanislav Petrov, che praticamente con un solo gesto evitò lo scoppio casuale di una guerra nucleare, nel 1983. In sostanza il sistema di satelliti russo aveva scambiato un evento metereologico per la partenza di cinque missili atomici americani (doveva essere un sistema particolarmente sofisticato) e il buon Petrov anziché comunicare – come suo dovere – che cinque missili nucleari americani stavano per centrare l’U.R.S.S. comunicò un malfunzionamento del sistema.

Insomma, eroi poco conosciuti della nostra era. Hail to Stanislav!

Non so se Petrov conoscesse i Ramones, e il di loro mio album preferito, che si chiama “Rocket To Russia”, ma romanticamente spero che abbia passato il suo pre prensionamento anticipato ascoltando “Cretin Hop” pensando al sistema di satelliti russo e ai suoi inventori. Io vi invito ad ascoltarla pensando a chi – in ogni dove – compensa il proprio pene piccolo investendo soldi che potrebbe usare per la povertà, l’istruzione, la salute, etc., per acquistare bombe atomiche. Dall’uomo di Cromagnon ad oggi si è evoluta la tecnica, ma le intenzioni non più di tanto, tristemente.

ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri per Jazzespresso l’album di questo interessante chitarrista (e mandolinista) americano, Justin Rothberg. Il disco strizza l’occhio all fusion anni 80, ma in generale la evolve, e mi è particolarmente piaciuto quando il nostro a) imbraccia il mandolino e b) mescola fusion e reggae. Insomma, un ascolto divertente che vi consiglio!

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La mia filosofia di vita:

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Vi ricorderete che stavo esplorando (batteristicamente e musicalmente tout court) le origini del rockstedy giamaicano. Diciamo che wikipedia (cui ho appena donato 5 eurelli una tantum anche se aborro il principio di rendere gratuita la cultura non pagando i contenuti, ma d’altro canto la uso e mi pare giusto).

In ogni caso su Wiki (adesso che ho investito 5 eurelli me la godo un po’, almeno) vengono citati tre brani come “primo” brano di rocksteady, e mi mancava questo, che mi pare molto bello:

Sento che domani avrò una turgida voglia di trascrivere “Hold Them”!

J.J. CALE OF THE DAY

Decima traccia di “Naturally”, “River Runs Deep” è uno dei brani – a mio umile avviso – più belli di J. J. Cale. Intanto il nostro amico fu tra i primi a usare una batteria elettronica sui suoi dischi, e questa canzone è un gagliardo esempio. L’armonia è semplicissima (Bbm7 e Eb7 per tutto il tempo, che JJ porta entrambi con il pattern shuffle, io penso – ma potrei sbagliare – con un capo al I, e quindi vi ho scritto in Am e D7) . Gli assoli sono tutti bellissimi, la chitarra sembra parlare, ed è uno dei più grandi (e belli) esempi di laid back style.

Well, the river runs deep and the water is cold as ice
The river runs deep and the water is cold as ice
I go down there every chance I get
It’s where my baby she met her death
And the river runs deep and the water’s cold as ice

Ain’t no woman gonna make a fool out of me
Ain’t no woman gonna make a fool out of me
Running ’round, that’s what they said
She’s at the bottom of the river dead
And the river runs deep and the water’s cold as ice

No cheating woman gonna get a good man down
No cheating woman gonna get a good man down
Running ’round like a silly fool
You’re gonna end up at the bottom of the pool
And the river runs deep and the water’s cold as ice

再见!

Venerdì 19 marzo 2021

Il 19 marzo del 1955 nasce Pino Daniele; chitarrista, autore e cantante, tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 è  uno dei più innovativi musicisti italiani. Il suo stile è una miscela di elementi diversi: blues, jazz, rock e  musica napoletana, tanto che lo stesso Daniele lo definisce “tarumbò”, cioè una miscela di tarantella e blues.

Lo ascoltiamo con uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio, “Yes I Kow My Way”.

“A vita è ‘nu muorzo ca nisciuno te fa dà ncoppa a chello ca tene” (PD)

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Oggi è S. Giuseppe, festa del papà! Auguri a tutti i papà, io lo sono di due fanciulle che rallegrano la mia vita, quindi sprizzo gioia da tutti i pori (in una retta infinita ideale a un capo c’è Roger Waters e dall’altro io, credo).

Dal bel libro di Federico Taddia “Sei troppo forte papà! 39 attività + 1 per divertirsi insieme” cito:

 nato così “Sei troppo forte papà!” (Mondadori), il mio nuovo libro in cui – attingendo in parte dall’esperienza personale e in parte in quella di amici e colleghi – ho strutturato 39 attività (più una, quella suggerita dai lettori) da consigliare a figlie e figli per coinvolgere i padri. Padri di tutti i tipi: pigri e incasinati, ordinati e sbadati, iperattivi e svogliati, padri seriosi e padri in pantofole. Proposte, alcune semplici e altre un po’ più complesse, per mettersi in gioco e conoscersi un po’ meglio grazie agli occhiali del divertimento, dell’avventura e dell’ironia. Ecco cinque attività per dire “Sei troppo forte papà”.

FARE UNA CLESSIDRA
È la prima attività proposta. Semplice da realizzare, ma emblematica del momento: il tempo passa, ma lo puoi anche fermare. Perché non farlo godendosi anche questo tempo sospeso?

DISEGNARE L’ALBERO GENEALOGICO
Non si possono andare a trovare nonni, zii e parenti? Tra una call e l’altra cerchiamo di ricostruire la nostra famiglia: dando nome e cognome a nonni, bisnonni e avi sconosciuti, andando a pescare foto ingiallite nei cassetti o scatti dispersi in qualche vecchio hard disk.

PASSARE LA NOTTE IN TENDA
Si può vivere un’avventura anche in casa? Certo, basta volerlo. Non è come andare in campeggio, ma si può montare la tenda in salotto, cercare il sacco a pelo, prendere la torcia e vivere una notte sotto le stelle…stando sotto al tetto.

FARE UNA MARATONA TV
Scegliere la serie, decidere il menu, trovare il cuscino e il divano più comodo: organizzare una maratona richiede cura dei dettagli. Poi però, quando si comincia, il successo è assicurato. E anche una cosa semplice come stare davanti alla tv può diventare un momento speciale, unico e indimenticabile.

UN WEEKEND IN CAMPER
Per quando tutto sarà finito progettare qualcosa che non si è mai fatto, soprattutto per padri abituati alle comodità e con poco spirito d’avventura. Un sogno di libertà pieno di sorprese e imprevisti.” (aggiungo io, non fatelo dopo aver visto “un tranquillo week end di paura”)

Buon divertimento!

J.J. CALE OF THE DAY

Ottava traccia di “Naturally”, “Nowhere To Run” è un bel brano con tra accordi (I, IV e V), ma con il riff che presenta il bVII (la fantomatica backdoor resolution, o interscambio modale, lo sottolineo per Fabrizio ;)). In soldoni, siamo in Sol e oltre i Do e i Re di prammatica prendiamo a prestito il Fa maggiore dalla tonalità di Sol minore (vale: gli AC DC ci hanno fatto la carriera!).

Nowhere to run, nowhere to hide
No way to relieve this feeling inside
You done gave me them blues and then you took a ride
Left me with nowhere to run, nowhere to hide

Shame, oh shame, on what you do
Can’t you see that I, I, I, been feeling so blue
Cast a spell on me, then you took a ride
Left me with nowhere to run, nowhere to hide

Pardon me, if I sound so sad
I can’t get to you when I want you so bad
You done gave me them blues, then you took a ride
Left me with nowhere to run, nowhere to hide

TUTORIALINO DEL GIORNO

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Si parlava stamane con Andrea (il batterista che ne sa anche di chitarristi), che diceva che i tre King (B.B., Albert e Freddie) sono ganzi (non sentivo usare ganzo da quando vedevo i film di Jerry Calà, peraltro). A mio avviso in una scala da uno a cento Freddie è 100, Albert 80 e B.B. 50, solo che Freddie è morto giovanissimo e Albert si faceva i cazzi suoi (uno che fuma la pipa mentre suonauna Flying V mancina non è interessato alle classifiche). Poiché Freddie lo conoscete di sicuro (ne parlo spesso) e B.B. è più famoso dell’olandesina, ecco uno stratosferico video di Albert e un tutorialino di Freddie (che rende immortale una canzone di B.B.!

再见!

Giovedì 18 marzo 2021

Il 18 marzo del 1844 nasce in Russia Nikolai Rimsky-Korsakov; compositore, docente e teorico, è noto per la brillante capacità di orchestrazione. Tra i suoi allievi ci sono stati compositori molto famosi, come  Glazunov, Prokof’ev, Stravinskij e Respighi.

La sua composizione più famosa è certamente “La favola dello zar Saltan”, che include il leggendario “Volo del calabrone”. 

Lo ascoltiamo eseguito agli ignobili “Campionati del mondo di velocità per chitarra” (che sono abbastanza certo non conoscevate), edizione 2008 (l’esecuzione vera e propria inizia a 3’). Dopo i campionati mondiali di rullo (per batteristi) direi tanto utili quanto la lucidatrice di pavimenti anni 80 con la lucina davanti per vedere negli angoli.

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Mentre gli onanisti si dedicano ai campioanti del mondo di pennata, ieri ho iniziato a riportare su Musescore il manoscritto della trascrizione dell’assolo di George Benson di “Off The Top”, quello sì un robo devastante per idee e velocità.

Ottimo esercizio di tecnica, tutto il disco (“Off The Top” a nome di Jimmy Smith) vede Benson in forma stratosferica, e Stanley Turrentine anche. Il blues più virulento e sanguigno che si possa desiderare!

ALBUM DEL GIORNO

Charles Lloyd ha 82 anni e ancora spacca il culo a tutti. Terzo album con i Marvels, un gruppo senza piano (olé) e con Bill Frisell alla chitarra e un altro partner alla pedal steel. L’orgia delle corde, un disco particolarmente originale, a mio avviso. Buon ascolto!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Un altro dei miei primi tutorialini, il brano è la epica “Dean Town” dei Vulfpeck. Molto divertente, loro sono tra i gruppi più divertenti del jazz contemporaneo, anche perché non si prendono troppo sul serio!

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Da mesi e mesi desideravo rimontare la mia pedaliera, che avevo progettato nel 2012 ed era ormai desueta. Così – con la borsa gentilmente regalatami da Roberto – ho riassemblato un po’ di pedali ed ecco il risultato. Ho dovuto rinunciare al line selector e al chorus boss (quello storico che usavano tra gli altri i Guns n Roses e Vasco Rossi) e il line selector, ma sono riuscito a inserire il pedale sitar, che adoro. Diffido sempre di quelle pedaliere tutte squadrate realizzate da psicopatici aspiranti ingegneri, non tanto per la perfezione formale, ma perché essa (la perfezione formale) incide grandemente sulla voglia di fare ulteriori esperimenti. In ogni caso, ecco la nuova pedaliera modello Covid!

Vi farei notare che il Back Talk della Danelectro originale viene venduto a 370 dollari su E Bay, mentre la versione moderna a forma rettangolare viene venduto a 199 dollari nuovo. Pensate che me lo regalarono 15 anni fa perché invendibile. 😉

Visto che il Danelectro vale tutti sti soldi allora ho anche operato un piccolo acquisto, e lo sostituirò con questo piccolo ma efficace gingillo:

Che essendo anche piccolissimo mi fa rientrare il Sitar perfettamente sul bordo!

J.J. CALE OF THE DAY

“Clyde” è la sesta traccia di “Naturally”, ed è un brano country divertente e veloce, scritto con due accordi e quindi anche facilissimo da suonare (vi consiglierei di portare il Mi7 generale alternando basso e accordo, e alternando i bassi con tonica e quinta). Stivali, cavallo, cinturone e speroni, e pronti per il Tulsa sound!

Clyde plays electric bass
Plays it with finesse and grace
Sit on the porch without no shoes
A-picking the bass and singing the blues

再见!

Mercoledì 17 marzo 2021

Il 17 marzo del 1919 nasce Nat King Cole; pianista e cantante, diventa celebre perché è il primo artista di colore a condurre una serie televisiva negli Stati Uniti, The Nat ‘King’ Cole Show, che debutta il 5 novembre del 1956 per la NBC. 

Lo ricordiamo con “Unforgettable”.

“I’m in the music business for one purpose – to make money.” (NKC)

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Essendo in zona rossa tutto si è rallentato e ieri mi sono dedicato a trascrivere uno dei riff più divertenti degli AC DC, quello di “Shake Your Foundations”. Curiosamente non ho trovato nessuna esecuzione live in video (che si capisca qualcosa, voglio dire): misteri della civiltà! In ogni caso qui il video originale (con la mitica mosca/zanzara che fa capolino qui e là!):

E qui l’introduzione. Farei notare la grandezza e grezzaggine di Simon Wright, che esegue tutta l’intro con due colpi, uno in battere e uno in levare (un netto miglioramento rispetto a “Fly On The Wall”, in cui esegue 30 battute solo con una sequenza pausa semiminima / rullo timpano unisono / pausa semiminima / rullo timpano unisono, vero marchio della agricolaggine rock senza fronzoli). Diciamo che la carriera batteristica del mio amico Carlo raggiungerà il culmine massimo quando eseguirà queste due introduzioni a torso nudo facendo roteare la bacchetta alzando il braccio sinistro nella pausa tra una randellata e l’altra.

In ogni caso qui l’intro:

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L’amica Sara (ve ne ho già parlato un paio di volte almeno) mi ha restituito questo interessante libro di Edward Canfor-Dumas che si intitola “Il Buddha, Geoff e io”.

Il libro è un romanzo molto bello, che sostanzialmente è un’opera di divulgazione del buddhismo travestito da romanzo ambientato a Londra, ben scritto e anche appassionante. Quindi può piacervi se non ve ne frega una mazza del buddhismo, può piacervi se non ve ne frega una mazza di Londra, può piacervi se vi interessano entrambe, e perfino se non vi interessa nessuna delle due: una lettura win-win. Sfortunatamente è esaurito, e viene venduto su e-bay a botte da 50 euro. Sto attendendo che arrivi a 200 per batterlo all’asta. Preparate gli sghei, insomma!

A parte gli scherzi, questo libro mi venne regalato, e passai due settimane a risolvere l’enigma: perché il biglietto con cui si presentò alla mia porta era firmato “X”.

Ora, capite che se a uno dei gemelli date un regalo con firmato X, costui si arrovellerà pensando a chi diavolo si nasconda dietro questo alias à la James Bond, con tutte le sue forze e i suoi pensieri. La storia mi diverte ancora adesso perché non c’era nessuno enigma: semplicemente era un regalo di Xian, che si era firmata con l’iniziale del nome (ben sapendo che non conosco nessun’altro che abbia il nome con iniziale X.

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A questo punto, avendo presentato Xian, non posso fare a meno di procedere con l’embed di questo brano che scrissi ere fa, e nel pieno del primo lockdown registrai sul tavolo della mia cucina. È un provino curioso perché è la prima prova di utilizzo del theremin e di numerose percussioni che sono alla base del finale, in cui sovrappongo metriche diverse (in 3, 4, 5 e 7).

A parte queste noterelle tecniche, è il solito brano truffa alla Pat Metheny tristanzello ma sorridente. Non so chi sia lo stronzo che ha messo “non mi piace” (anche se ho un forte sospetto) ma lo considero una medaglia al valore!

Il luogo del titolo è il tempio più bello di Taipei (secondo gli estimatori), uno dei tempi più belli di Taipei (secondo me) che descrissi (circa) qui:

ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri questo stratosferico album di Omar Sosa intitolato “An East African Journey”. Il nostro, pianista cubano del 1965, ha passato la vita a studiare e mescolare musiche diverse con la sua formazione cubana. Questo album è nato nel corso di dieci anni, vede protagonisti numerosi musicisti africani ed è una vera meraviglia.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Mi piace moltissimo l’album “Shakti” di John McLaughlin dedicato alla musica indiana. Il primo brano ha un titolo bellissimo, “La dance du bonheur” ed è particolarmente intricato. Non l’ho eseguito con la diteggiatura di McLaughlin, ma con una mia che mi pare più semplice per i comuni mortali. Erano gli albori dei tutorialini e dovevo imparare ancora alcune cose basilari (in effetti era parte di un gruppo iniziale di video prova) ma mi par sempre un bel lavoretto!

J.J. CALE OF THE DAY

Terza traccia del primo album di J.J. Cale, “Don’t Go To Strangers” è un bel brano in Sol, un po’ minore (la chitarra) un po’ maggiore (il piano). Ambiguo il giusto, insomma. Sono pressoché certo che Mark Knopfler scrisse il celebre riff di “Money For Nothing” partendo da questo riff di Cale, che ha evidenti parentele con John Lee Hooker, La Grange e Smoke On The Water (tutto rubato al grande pozzo del blues, ca va sans dire!).

If I’m standing in a crowd, call my name, call it loud
Don’t go to strangers, woman, call on me
Wave your arm in the air, let me know that you’re there
When in doubt, oh woman, call on me, hm
Don’t leave me here to rust, don’t let me turn to dust
Oh, woman, when in doubt, call on me
If I’m standing in a crowd, call my name, call it loud
Don’t go to strangers, woman, call on me

再见!

Martedì 16 marzo 20201

Il 16 marzo del 1896 nasce Edgar Yipsel Harburg, che diventa famoso come Yip; paroliere e librettista, ha scritto i testi di alcune delle più famose canzoni del ‘900, tra cui quelle de “Il Mago di Oz”. Lo ricordiamo quindi con “Over The Rainbow” nella versione di Israel “IZ” Kamakawiwoʻole.

“Somewhere over the rainbow bluebirds fly and the dreams that you dream of dreams really do come true”

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Durante il secondo lockdown (novembre 2020) avevo realizzato una estemporanea rubrica di redenzione dell’umanità in cui insegnavo branetti semplici ma efficaci: ecco qui dunque come si suona “Over The Rainbow” in versione K.

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Piccolo test per la salute. In quest’era di buffoni e analfabeti, ricordate che non si può andare contro la scienza, mai.

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Mentre si parlava delle batterie da tamarro di un amico comune, Andrea Bianchi (avido lettore di questo diario, tra le mille cose) mi ha segnalato il nome di Vinnie Bell. Mi dispiace sempre quando scopro che c’è stata una figura fondamentale della storia della chitarra di cui non sapevo nulla, specie se me la segnala un batterista (massima umiliazione possibile!).

Nato nel 1932, Vinnie è stato turnista a NY e LA (due posti secondari, direi) la vorando tra gli altri con Simon & Garfunkel e Bob Dylan ;consulente per la Danelectro, ha contribuito a realizzare la prima dodici corde elettrica e il mitico electric sitar (che se volete regalarmi per il compleanno, non dico certo di no). Insomma, c’è da scavare e scaverò insieme ai miei studenti. Per il momento godiamoci questa improbabile versione del tema di Airport (vendette oltre un milione di copie), caratterizzata dal suo tipico watery sound.

E qui Vinnie Bell in persona presenta l’electric sitar:

Pensate se fosse vissuto a Roma che robe avrebbe perpetrato certamente Morricone!

INTERVISTA DEL MARTEDÌ

Andrea Keller è una bravissima pianista e compositrice australiana che ha da poco realizzato il progetto multimediale “Journey Home”. L’ho (naturalmente) intervistata. In inglese, a breve anche in italiano!

J.J. CALE OF THE DAY

Oggi ho trascritto il secondo brano di “Naturally”, primo album del nostro, intitolato “Call The Doctor”. Rappresenta bene la (finta) semplicità di Cale, che – sostanzialmente suonando gli stessi quattro accordi per tutto il pezzo – cambia costantemente modo di suonarli variando in questo modo (nota: Capo al II):

Em / D basso F# / G7 (#9) D basso Fa#

o

Em / D basso F# / G7 (#9) B7

o

Em / B9 / C9 / B9

La cosa interessante è che se ascoltate senza troppa attenzione penserete che suona sempre la stessa cosa. L’understatement reso arte, in poche parole (sono figo, ma lo so solo io perché tanto basta).

Somebody call for the doctor, I think I’m sick
Ain’t had my medicine in over a week
My mind’s fine but my body feels weak
Call the doctor, I think I’m sickA shady lady took all my bread
Ravished my body, lord, and messed with my head
I don’t know but I’ve had my fill
Call the doctor and tell him I’m illMy money’s gone and I’ve got no place to go
I don’t believe I’ve ever felt so low
If you’ve got the time while you hang around
Call the doctor and tell him I’m down

再见!

Lunedì 15 marzo 2021

il 15 marzo del 1900 nasce Colin Carhart McPhee; compositore e musicologo, è noto perché è il primo studioso occidentale a studiare e trascrivere la musica di Bali. Il suo libro “Music in Bali” è il primo ad analizzare questa musica che si basa sul Gamelan, un’orchestra fondata sulle percussioni; la maggior parte degli strumenti che la compongono sono infatti metallofoni suonati con degli appositi martelli e tamburi (chiamati kendhang) percossi con le mani. 

***

L’amica Monica mi gira questo interessante articolo del New York Times che racconta cinque strumenti musicali di nuovissima invenzione, tra cui la chitarra di Lego e la tuba da guerra. Mi sembra un punto di partenza imprescindibile per aggiungere una punta di creatività alla nuova settimana! Grazie Monica.

Monica in passato, oltre ad avermi regalato il portafoglio portaplettri (foto più in basso), gingillo indispensabile alle jam session, mi ha anche introdotto alla filosofia di Ken Wilber, che per me si sintetizza in questo aforisma: “Nobody is smart enough to be wrong all time”.

Monica spiega questa e altre mille cose nella sua bellissima accademia, ricca di strumenti musicali che dire bellissimi è poco!

Ridete, ridete, intanto io il portaplettri di coccodrillo e la cintura con la lingua dei Rolling Stones a mo di fibbia ce l’ho. Gne gne gne gne gne.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Come vi raccontavo qualche giorno fa ho trascritto l’assolo di George Harrison di “Can’t Buy Me Love”. Non ho resistito e ho realizzato il tutorialino per il mio canale Youtube. Bellissimo, non potete non saperlo a memoria in tutte le tonalità!

***

Poiché da oggi siamo ufficialmente in zona rossa ieri nel primo pomeriggio io e Chiara Musso abbiamo stretto i tempi e realizzato un paio di nuovi videucci. Il primo vede protagonista una divertente versione di “Drive My Car”, brano di apertura di “Rubber Soul”, epico disco del 1965 dei Beatles. La storia parla di un aspirante autista di una diva del cinema che lo assume come chaffeur ma non ha la macchina. Un testo di quelli impegnati, insomma. Scherzo, ma la cazzonaggine del tutto mi ha sempre divertito, direi che un brano che racconta bene la spensieratezza dei primi anni 60. Parallelamente i Beatles realizzarono la celeberrima “Butcher Cover” che venne subito ritirata, tanto per dire.

John Lennon molto scocciato dopo il ritiro della copertina dichiarò che era “pertinente quanto la guerra del Vietnam”. Quando uno è figo…

Detto tutto ciò sono molto contento delle mie parti di chtitrra perché fondamentalmente il pezzo gira benissimo e non si sente la mancanza che so, della batteria più di tanto. Chiara è bravissima e bellissima, ma quello si sapeva già!

ALBUM DEL GIORNO

Dan Blake è un brillante sassofonista americano, spesso impegnato come sideman di artisti molto conosciuti. Brillante autore, i suoi brani sono stati suonati e commissionati da un nutrito numero di artisti e istituzioni. “Da Fé” è il suo quarto album da solista, e mescola particolarmente bene l’approccio post bop alla Coltrane con il suono dei sintetizzatori, che è il tocco originale di questo disco.

J.J. CALE OF THE DAY

Oggi ho trascritto il quarto brano del primo album di J.J. Cale. Prendi il più grande successo di Santana (che già era una cover di Tito Puente, taroccane i due accordi (senza cambiare tonalità, possibilmente, in questo caso Am7 e D7) con un giro di basso assassino, aggiungi una parte di pianoforte che si incastra perfettamente con la sezione fiati (che poi sviluppa notevoli backgroud riff nel corso del brano), condisci con un testo e voilà! Il gioco è fatto!

Woman I love ain’t much more than skin and bone
Woman I love ain’t much more than skin and bone
If she ain’t round the house – out of the door, daddy no more
Woman I love ain’t much more than skin and bone
Treat me right, oh no no, can’t complain
Treat me right, oh no, can’t complain
She got to be nice, she got me hypnotised
Treat me right, oh no, can’t complain

再见!

Domenica 14 marzo 2021

il 14 marzo del 1933 nasce Quincy Jones: polistrumentista e compositore, è tra i più famosi produttori della storia del disco. Tra i migliori arrangiatori di jazz del XX secolo, deve però la sua fama per aver prodotto tre album di Michael Jackson: “Off the Wall” (1979), “Thriller” (1982), e “Bad”.

Il disco a suo nome più conosciuto è certamente “Soul Bossa Nova”:

“What happens when you get a big break and you haven’t prepared yourself? That becomes the biggest mistake you’ve ever made. I see it happen all the time.” (QJ)

***

E così ci ha lasciati Raoul Casadei, il re del liscio. Tra i libri più formativi della mia adolescenza citerei i romanzi polizieschi di Rex Stout, che ho letto tutti e 74 più volte. In uno di essi Nero Wolfe declama (cito a memoria, il senso è questo): “non mi farò spaventare dalla paura della morte descrivendo X (il personaggio morto poche pagine prima) migliore di come era, e invece per rispetto lo ricorderò come era sempre stato, con i suoi pregi ma anche i suoi difetti”. Ecco, posso dirlo allora : Raoul Casadei faceva musica orribile che non ascolterei neanche sotto tortura. Trovo la sua musica realizzata con suoni orrendi, arrangiamenti orrendi, testi orrendi, gusto orrendo. Prendiamo il suo brano più famoso: “Romagna Mia”, un valzer che sembra suonato dai vichinghi, tanto è leggero il portamento del 3/4. Per contestualizzare, il brano era stato scritto da Secondo Casadei nel 1954, questa è la versione del 1974 (circa):

a parte che nel 1974 nel mondo uscivano, tra gli altri: “Band On The Run” di Paul McCartney (quasi coetaneo di Raoul), “The Bitch Is Back” di Elton John (una decina di anni più giovane), “Don’t You Worry About A Thing” di Stevie Wonder (13 anni più giovane); e in Italia “L’isola di niente” della PFM, “Canzoni” di De André e “Le Orme in concerto” de Le Orme”. Tanto per contestualizzare. Ecco, ma voglio dire, nel 1974 usciva il primo album (“1974) di Paolo Conte, coscritto (nato anche lui nel 1937) di Casadei. Tra le mille meraviglie troviamo “Onda su onda”, un brano bellissimo che è scritto nel contesto della musica popolare elevandola a vette sublimi.

Quindi diciamoci la verità: spiace per la persona, perché la morte è definitiva e auguro un buon viaggio a Raoul. Per quanto riguarda l’artista non mi mancherà molto.

***

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XVII – THE BRISBANE TRIP

scritto per far ridere i miei amici (e farmi invidiare perché ho visto, visitato e suonato in Australia) durante il mese di aprile 2009

Andare in Australia potrebbe a tutti sembrare una facile impresa: compri il biglietto, controlli il passaporto, prepari la valigia, ecc ecc,  ma di fatto nasconde alcune simpatiche insidie che non sono immediatamente visibili.

La prima delle quali è che occorre avere un visto.

Che normalmente è la prima domanda che uno si pone, perfino me compreso,  ma vi confesserò: tra registrazioni, video, insonorizza Buster Keaton, fai lezione, avevo in effetti come la sensazione di stare facendo un errore di portata colossale, ma, confidando nella mia buona stella, non mi sono posto il problema più di tanto.

Mi sono reso conto di questo inghippo due giorni soli prima della partenza, bestemmiando per la mia scemenza di rara intensità, ma non dandomi allo stesso tempo per vinto; di solito la mia fortuna in questo tipo di situazione è leggendaria, e difatti in due ore, sul sito della Tasmania deputato a elargire visti, mi sono visto recapitare il mio diritto a superare i sacri confini della patria australiana senza grossi patemi d’animo.

Sappiate dunque che si necessita di visto, se siete stati in galera o avete la tubercolosi non ve lo danno, per il resto è il solito sistema anglosassone, massima stima e fiducia, sei un’ assassino? No. Vuoi distruggere l’Australia? No. Sei un terrorista o cattivissimo? No. Grazie, ecco il visto, arrivederci e non rompere le palle agli indigeni.

Il viaggio in se è una rottura di scatole esasperata; ora, è vero che le Emirate lines  (ormai mi sono affezionato) sui viaggi lunghi sono ancora meglio che su quelli medi: presa di alimentazione della laptop per ogni sedile, ingresso usb per ogni sedile (così puoi rivedere le foto delle vacanze immediatamente, spiega l’allegro filmino), se vuoi bere qualcosa hanno perfino la Heineken e vino e bianco e rosso di sospetta provenienza (io opto sempre per il te, per la cronaca) 107.000 film (speravo ci fosse “Gran Torino” ma invece ho ripiegato su Oxford qualcosa che vi sconsiglio caldamente), 20000 CD in mp3 da ascoltare, con playlist dei venti singoli più venduti di ogni gruppo della storia, dai peana in onore di Apollo dell’ antica Grecia ai Muse.

Ma il problema che io mi pongo è: viviamo in un mondo globale; ogni aeroporto che ho visitato ha il punto alimentazione laptop e telefoni wireless etc, gli aerei pure, tra un po’ pure le lavanderie a gettoni e le fontane pubbliche ed i bus, un vero paradiso per il nomade del mondo.

Ma il dettaglio è che ogni straccio di paese su questo pianeta ha un tipo di alimentazione differente.

Gli ultimi 4 posti che ho visitato, Usa, UK, Dubai, Australia, e perfino l’aereoporto di Singapore, ognuno con un tipo di presa differente.

110 v 220 v prese a due cazzili, tre cazzilli, tre cazzilli messi a triangolo, tre cazzilli messi a t, presa tedesca, … è curioso che tu possa mangiare lo stesso big mac esattamente uguale ovunque ma debba prevedere una valigia extra per gli adattatori.

Eisenowher, ma perche’ anziché le lire usa non hai fatto promulgare a Degasperi una legge sulle prese? Copiamo tutto, copiamo anche quelle, perdiana. Capisco che i francesi ce l’ avrebbero comunque diversa per principio,  ma per noi sarebbe stato meglio, credo, in definitiva.

Perché poi anche li, telefono, macchina foto, pc, pedali della chitarra, ognuno deve avere il suo adattatore, tra i 2 e i 15 v, ac o dc, plug piccolo medio grosso minuscolo a coda di maialino… insomma,  ecchecchez! È italiano quello che ha inventato questo sistema?!
Il famoso ragioniere di Rivoli presso l’istituto in cui lavoro avrebbe fatto meglio, che è tutto dire.


Me li immagino, i designer in mescalina della Bosch e della Sony che dicono: e adesso facciamo una nuova presa a 17 volt, con pianta floreale, 7 cilindri appuntiti che entrano in una spina che però sarà in uso solo nella bassa Sassonia e nella tana del lupo di Hitler, oppure a Okinawa e Iwo Jima.

Quindi, amici, mi faccio promotore di  una petizione per globalizzare ste porcate. Alessandro Volta, guidaci da lassù!

Fare scalo a Singapore per altro e’ una piacevole impresa; avevo un vago ricordo di quando mio fratello c’era stato, ma dovendo fare solo scalo non mi sono più di tanto preoccupato; per metterti nel mood giusto il pilota prima dell’atterraggio ricorda a tutti che essendo Singapore una patria del diritto umano, se vieni trovato con qualunque tipo di droga c’è la condanna a morte.

E io bello bello penso: e a me che me frega, a parte che non ne ho e fortunatamente non ne uso, faccio solo scalo, mica scendo.

Invece ta dan! Se fai scalo fai parte di un simpatico sistema che scendi e ricorri al gate per rifare tutta la trafila e i controlli e ripartire in tempo sullo stesso aereo e nello stesso posto dove stavi fino a venti minuti prima.
Il tutto in un meccanismo globale dove tutti (arabi, cingalesi, cinesi..) sono convinti di parlare un perfetto inglese di Oxford, ma che di base Bernardo, il servo muto di zorro, era  molto più chiaro ed immediato da capire.
È curioso: io riesco a capire decisamente bene gli americani, gli inglesi, gli australiani, a parte Billy Elliott  e i neri di Harlem direi che sono autonomo in tutti i paesi di lingua madre inglese: provate voi una volta a interagire con il cingalese di origine han che vi fa il controllo della valigia e mi dite se non vi viene il nervoso e spacchereste la testa del suo professore di inglese con una mazza tipo quella di Jena Plinskeen ne “Fuga da new york”.

Diciamo che il riferimento inevitabile è Manuel, il cameriere spagnolo di faulty towers che non capiva una sega e diceva sempre si si si.

In questi casi, naturalmente, se per caso avete frequentato per 8 mesi il corso di cinese e salutate, con i toni giusti, il cingalese di origine han dicendo “ni hao”,vi si aprono tutte le strade. Essendo il mio caso, ho superato l’ostacolo con
classe e grazia.

Scampata Singapore, si procede per Brisbane. Giunti alla diciottesima ora di viaggio, c’era gente che come l’architetto Melandri di amici miei aveva visto la Madonna, altri che ostentavano nonchalance, ma il pensiero collettivo era (sicilianamente): “minchia che palle”, ognuno naturalmente esprimendolo nel suo idioma natio.

Io, come al solito più che fortunato, ho trovato valida compagnia e piacere nei compagni di viaggio, alternando come vicini coppia italiana composta da sessantenne putrido laido bavoso di quelli che speri di reincontrarli quando la finanza li trova con i lingotti d’oro nel puff, e bellissima ragazza ventenne circa, con un neurone solo, di solito inserito tramite operazione chirurgica nell’involucro del cervello che altrimenti sarebbe rimasto come la piana del Gobi: vuoto.
Dialoghi entusiasmanti e pieni di poesia; sospetto che i fratelli Vanzina scrivessero i copioni andando sugli aerei a prendere appunti.


Al secondo giro sono arrivate due lesbiche australiane doc, di quelle del genere pink power, female power, etc.; non essendo in vena non ho calcato la mano sulla curiosa situazione di due lesbiche d’antan tutte di un pezzo che volano con la compagnia di uno dei paesi più musulmani del mondo (tipo, volevo chiedere dove avevano messo il burqa, ma ho lasciato perdere, non sapendo l’esatta dizione di burqa in inglese e non conoscendo il grado dello humor australiano).

Fortunatamente non c’e’ stato un terzo giro, perché mi aspettavo Francis il mulo parlante o i due vecchietti del Muppet show, data la progressione geometrica che la piega degli eventi aveva preso e la mia totale resa al corso degli eventi stesso.

Arrivati infine a Brisbane, superati questi mille ostacoletti che da sempre penso che la mia vita sia un film diretto da Silent Bob, con delle punte di delirio estreme,  devi compilare un modulo che ti danno in una copia, che contiene alcune domande trabocchetto.

Una delle quali chiede  se hai oggetti in legno, alla quale io ho risposto no.

Poi ho pensato. Mmmmmmmmmmmmmmmmmm, forse la chitarra è di legno, quindi ho fatto un ghirigoro e ho scritto si.

Avete piu’ di 250 sigarette, e di nuovo ho risposto no. Poi ho fatto il conto, e giacché avevo appena comprato due stecche di Camel a Dubai per 20 euro, mi sono reso conto che ne avevo 400, e quindi ho fatto un secondo ghirigoro mostruoso, poi siccome si è un po’ rovesciata l’acqua il tutto assumeva i contorni sfocati tipici del trattopen su carta bella sostanziosa tipo quella della prova Scottex della pubblicità televisiva.
Vi dirò che i sistemi anglosassoni sono bellissimi, ma se fate i ghirigori non riuscite immediatamente simpatici.

Come quando vai dal dentista e si arrabbia come un licantropo con te che lo paghi un fracco di soldi, e tu ti senti sempre in colpa.

Per la vostra serenità però posso dirvi che, matematicamente parlando, mi sono riportato al caso precedente, quello del culo galattico, ed ho incontrato l’unico doganiere del mondo che era appassionato di chitarra jazz, e per la precisione di John Scofield.

Quindi, dopo aver discusso cinque minuti su qual e’ il nostro album preferito di John, avendo finto di essere d’accordo che é “A go go”, quando invece come tutti sappiamo “Up All Nite”  è molto meglio – ma non mi sembrava il caso di insistere troppo, giusto per non pagare i 75 euro di tasse sulle sigarette e dover spiegare i ghirigori –  ho posto il piede sul suolo australiano.

Io, figlio della città che ha dato i natali a Lombroso, finalmente pellegrino nella terra dei figli dei galeotti.

Con questo meraviglioso pensiero in testa, si sono aperte le porte scorrevoli su Brisbane ed e’ iniziata l’avventura.

J.J. CALE OF THE DAY

Vi lascio oggi, augurandovi ultima buona domenica arancione, con l terzo brano del secondo disco di J.J., “I’ll Kiss The World Goodbye”.

Il riff (come avrete certamente capito) è una scala pentatonica di B minore; il brano è in Si maggiore, e mette il V grado minore come secondo accordo (una volta sì e una no) nella strofa, il che lo rende molto “Natural Woman” (stesso passaggio nell’inciso per Carole king). DIciamo un simpatico trucco per cambiare la solita prograssione I / bVII / IV / I sostituendo il bVII (in questo caso A) con il suo relativo minore (F#) e cambiare leggermente sonorità. L’assolo è uno dei più meravigliosi di Cale, e andrebbe insegnato (da cantare) a tutti i bambini del mondo in prima elementare come patrimonio dell’umanità.

Buona domenica!

I’ve been so lonely in these prison walls
Good lord, thinking I would die
You’ve got the time to get me out
I’ll kiss this world goodbye

I’ve taken some things I don’t really need
I’ve wandered out any pride
Just wave me off, I’ll leave without doubt
I’ll kiss this world goodbye

The rain will fall and I need a woman
Lord, I think I’m gonna die

I’ve taken some things I don’t really need
I’ve wandered out any pride
Just wave me off, I’ll leave without doubt
I’ll kiss this world goodbye

再见!

Sabato 13 marzo 2021

Il 13 marzo del 1939 nasce Neil Sedaka; cantante, pianista, autore e produttore, scrive oltre 500 canzoni per se stesso e per altri artisti; in seguito al grande successo ottenuto in Italia alla fine degli anni 50 inizia a incidere una serie di canzoni in italiano, tra cui “La terza luna”, che nel 1963 arriva al primo posto della classifica.

“I knew I had to have a hit. I would get no more chances. Analyzing what they had in common I discovered they had many similar elements: harmonic rhythm, placement of the chord changes, choice of harmonic progressions, similar instrumentation, vocal phrases, drum fills, content, even the timbre of the lead solo voice. I decided to write a song that incorporated all these elements in one record” (NS)

J.J. CALE OF THE DAY

Proseguono studio e analisi del sommo J.J. Oggi è il turno di “Everything Will Be Allright”, seconda traccia del secondo album. Sorta di blues mascherato, le prime otto battute alternano IV / IV / I / V, mentre le ultime otto proseguono con una sequenza cromatica che vede seguirsi bIII, II, bI e I. Questa sequenza a me ricorda sempre “I’M A Man” dello Spencer Davis Group, e il seguente furtarello operato per la scena iniziale del primo “Rush Hour” da Lalo Schifrin (porcheria imprescindibile per l’uomo contemporaneo, la serie di Rush Hour!).

(Stevie Winwood non era per niente figo)
Lalo Schifrin è un figo assoluto peraltro!

Same old hassle every night
All we do is fuss and fight
Ain’t no use in talking, might as well start walking
Walking out into the night

You get your gun, I’ll get mine
We can do it just one time

If we live no longer, it won’t get no stronger
Then we’ll know who’s really right

All we do is weep and moan
Trying to build ourself a home
Ain’t no shame in trying, ain’t no use denying
Everything will be alright

Vi farei notare il basso, che mi sembra suonato da Paul McCartney in mescalina, con un suono gigantesco e degli slide apocalittici. Niente solo di chitarra (che poi rompono le palle) e storia meravigliosa. Bella anche la coda jazzy (che non ho scritto perché è tal quale al resto del brano) What more!?

***

Il mio autore letterario preferito è sicuramente John Fante (molti lo sanno già), per vari motivi. Fondamentalmente perché era una testa di cazzo di origini abruzzesi come me, e probabilmente mi ritrovo in quel lato del carattere. Nel corso degli anni ho letto tutti i libri e i racconti, e sempre pensato che “Chiedi alla polvere” non sia il suo capolavoro, anche se è un libro che ho sempre amato (specie il finale amarissimo da un lato e pieno di speranza dall’altro).

Vi regalo dunque qualche citazion per un buon sabato!

“Listen closely. There’s a remote possibility that you might learn something: First, I don’t give a damn if my work is commercial or not…I’m the writer. If what I write is good, then people will read it. That’s why literature exists. An author puts his heart and guts on the page. For your information, a good novel can change the world. Keep that in mind before you attempt to sit down at a typewriter. Never waste time on something you don’t believe in yourself.”

“Nor did he give a damn for the world either, or the universe, or heaven or hell. But he liked women.”

“One night I was sitting on the bed in my hotel room on Buker Hill, down in the middle of Los Angeles. It was an important night in my life, because I had to make a decision about the hotel. Either I paid up or I got out: that was what the note said, the note the landlady had put under my door. A great problem, deserving acute attention. I solved it by turning out the lights and going to bed.”

“I didn’t ask any questions. Everything I wanted to know was written in tortured phrases across the desolation of her face.”

“My advice to all young writers is quite simple. I would caution them never to evade a new experience. I would urge them to live life in the raw, to grapple with it bravely, to attack it with naked fists.”

“It is better to die of drink then to die of thirst.”

***

Vi saluto oggi con un paio di clip di Tom Morello, ultimo grande guitar hero della nostra epoca. Ecco una sintesi dei suoi assoli più memorabili (e aggiungo io, quanto bisogna essere curiosi per usare così sublimemente questi rumori?).

再见!

Venerdì 12 marzo 2021

Il 12 marzo del 1956 nasce Steve Harris, bassista e autore, che diventa famoso per aver fondato gli Iron Maiden; gli Iron Maiden sono il gruppo più famoso della NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal), vendono oltre 100 milioni di copie nel mondo e realizzano album che sono considerati veri classici del genere come “The Number Of The Beast” e “Powerslave”.

Li ascoltiamo con uno dei loro brani più famosi, “Fear of the Dark”.

“The only thing I don’t write is the guitar solos, but even then I might suggest one or two things.” (SH)

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Ieri è arrivata un’altra commissione da Guitareo, e così ho effettuato l’ennesimo tuffo nel mondo del classic rock, che – devo dire – frequento da che ricordo di essere nato. E quindi un piacevole rendez-vous con Hendrix, Santana, gli Eagles, e così via. È stato però il mio allievo Christian a chiedermi di spiegargli “Can’t Buy Me Love” dei Beatles, e io a rilanciare a mia volta suggerendo di studiare anche il solo (memorabile) di George Harrison. La diteggiatura è un po’ bizzarra (si passa dalla III alla VIII posizione per la frasetta pentatonicheggiante che si poteva eseguire tutta in III) ma l’ho verificata dal live che vi allego! Long Live George! Farei notare che il brano vede George suonare la 12 corde, e si sente chiaramente che l’assolo è stato suonato due volte: è rimasta traccia dle primo (registrato durante le take di Parigi) quando il secondo (realizzato a Abbey Road) esegue la parte con gli accordi di F7).

***

Leggevo ieri della scomparsa del signor Lou Ottens, ingegnere della Philips, tra le mille cose l’inventore delle cassette. Quindi, in un certo qual modo, il designer di buona parte della mia adolescenza, passata a sdoppiare vinili e nastri vari, e a realizzare compilation d’artista. So long, Lou!

***

Sempre dal Guardian, una interessante analisi del perché, fondamentalmente, il Grammy per la world music è la solita truffa statunitense. Con molti nomi da tenere d’occhio, se siete musicalmente onnivori!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Tra i miei artisti preferiti c’è sicuramente John Scofield, e tra i progetti di Sco che prediligo c’è la bandi di Up All Nite, quella che ha realizzato questo epico brano dal titolo “Freakin’ Disco”. Meraviglia assoluta!

***

Non riuscirò a realizzare la mia consueta analisi di J.J Cale ma vi giro la versione di “Don’t Cry Sister” che mi ha gentilmente segnalato Daniele B. (novello statistico, used to be a guitar pupil). Grazie Daniele, grazie J.J. e grazie Clapton!

再见!

Giovedì 11 marzo 2021

L’11 marzo del 1941 nasce Aurelio Ponzoni, che si afferma con il nome d’arte di Cochi; attore, cantante, comico e cabarettista, diventa famoso insieme a Renato Pozzetto con il duo “Cochi e Renato”; molto amici con Enzo Jannacci, grazie a lui scrivono e incidono numerose canzoni. Tra le più famose c’è la “Canzone intelligente”.

“Cosa ci vuole si sa per far successo con la gente

si intende un filo logico importante

la casa discografica adiacente veste il cantante come un deficiente

lo lancia sul mercato sottostante”.

***

Continuo l’opera di analisi e studio del grandissimo J.J. Cale. Oggi ho tirato giù il primo album del suo secondo album, “Lies”. Una sorta di blues in Cm, con cambi un po’ diversi (l’orgia del modo dorico) e una simpatica battuta in 2/4 che spezza un po’ il tutto.

“You told me this, you told me that
You try to tell me, tell me where it’s at
You said you loved me, I can see through that
Lies, lies, lies
You left me hangin’, hangin’ from a limb
You said you loved me, then you left with him
Lord, you did it to me, I see it in your eyes
Lies, lies, lies
Tell me baby, why you take my time
You get a thrill off playing with my mind
Lord, you did it to me, I see it in your eyes
Lies, lies, lies”

TUTORIALINO DEL GIORNO

Oggi vi propino un classico del blues moderno, firmato da Howlin Wolk (nel pantheon delle mie divinità fa lo smargiasso allo stesso livello di Freddie King). Qui il godurioso riff, quello che poi Hendrix disfece a 250 decibel a Monterey!

ALBUM DEL GIORNO

A partire dal 2018 la BBE ha realizzato tre album (doppi) con il meglio del jazz giapponese degli anni 60, 70 e 80. Periodo d’oro per il jazz nel paese del sol levante, sono tre raccolte bellissime e imperdibili (se siete curiosi, se siete topo non dovreste essere su questo diario, credo!). L’ultima è uscita lo scorso febbraio e ne ho parlato su Jazzespresso. Buona lettura (e buon ascolto!).

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Sto continuando a leggere “L’eremita di Pechino”; un libro regalatomi da Lina (è molto più simpatica di come il suo walking bass lascerebbe presagire) che parla di questo straordinario truffatore, lord Edmund Backhouse. Personaggio meraviglioso, ha truffato tutto e tutti: il governo inglese (doveva vendere 1 milione di fucili dalla Cina alla Gran Bretagna durante la I guerra mondiale, affare che non avvenne mai nonostante le sue bugie inverosimili), numerose corazzate al governo cinese per conto di uno dei più grandi fabbricanti navali dell’epoca (quantità vendute: zero), preso una commessa (falsa) e relativa provvigione per fare stampare 100 milioni di banconote per il celeste impero, realizzato il più famoso libro sulla storia del regno dell’Imperatrice Cixi, tutto basato su un diario falso da lui creato, e così via. Insomma, bel personaggetto. Pensavo – oltre a divertirmi molto nella lettura – a tutti i Backhouse che ho conociuto nella mia vita, gente che venderebbe la madre (o la farebbe morire 14 volte) pur di evitare la responsabilità delle proprie azioni e fare una analisi seria del perché dei propri fallimenti. Insomma, una bella lettura. E del resto, con un po’ di allenamento, di solito i Backhouse di ogni epoca riusciamo a scamparli. Io negli ultimi cinque anni sono riuscito a fare una bella pulizia, sperando di non essere truffato di nuovo!

再见!

Mercoledì 10 marzo 2021

Il 10 marzo del 1749 nasce Lorenzo Da Ponte; sacerdote, libertino, gestore di bordello, nel 1781 diventa poeta di corte a Vienna, dove incontra Mozart. Insieme al compositore austriaco è l’artefice della riforma dell’Opera moderna, espressa in tre opere che sono considerate capolavori assoluti: Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790). 

Dopo la morte di Mozart si sposta a Dresda, Praga, Londra, per poi finire a New York, dove nel 1825  diventa il primo professore di letteratura italiana nella storia del Columbia College.

Il mio cuore non era e non è forse fatto per esistere senza amore; e, per quanti inganni e tradimenti m’abbiano nel corso della mia vita fatto le donne, in verità io non mi ricordo d’aver passato sei mesi in tutto il corso di quella, senza amarne qualcuna, e amare (voglio vantarmene) d’un amore perfetto. (LDP)

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Poiché è un periodo di grandi cambiamenti (su tutti i piani) come sempre in queste situazioni inizio sottolineando la metamorfosi del mio luogo di lavoro/studio/vita, cioè i dieci metri quadrati in cui vivo buona parte della mia esistenza, quelli a cui torno sempre, anche da diecimila km, per aggiungere qualcosa alla mia collezione di carabattole inutili che – ovviamente – è bellissima.

Ecco la cosiddetta “stanza della musica” in tutto il suo splendore! Della collezione potete ammirare in questo scatto: il fantasmino, il paracadutista, l’addobbo cinese rosso che si mette sulla porta al capodanno cinese, il mappamondo rosa, la mongolfiera stellata, il porta incenso a forma di mani giunte, la lampada cinese, un gecko di legno che mi guarda mentre lavoro e svariate altre cosucce!

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Continuo la mia analisi delle opere di J. J. Cale. Intanto ho trovato alcune citazioni bellissime:

“When you get successful, the money comes in and pretty soon you’ve got to hire an accountant, you’ve got to get up early, and then you’ve got a day job”.

“Sometimes the simplest forms of music are the hardest to play. Especially for musicians that are accomplished”.

“I’d like to have the fortune, but I don’t care too much about the fame”.

“There are entertainers and there are musicians, and I never was an entertainer”.

Oggi ho trascritto la semplicissima “Crazy Mama” (ma come dice Cale, le forme di musica più semplici sono quelle più difficili da suoanre). Un bel capo al II tasto, shuffle versione 2 (per i miei studenti) e via di Tulsa Sound!

ALBUM DEL GIORNO

Simone Basile è un bravo chitarrista (che stimo parecchio) che ha appena pubblicato un album omaggio a Wes Montgomery. Formazione Hammond trio, musicisti bravi, repertorio di Wes: una ascoltatina è d’obbligo, soprattutto se pianificate feste apocalittiche prima del lockdown imminente!

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E quindi – pensavo ieri – un anno è passato, sostanzialmente trascorso in casa, con poche eccezioni. Direi che questa circostanza ha minato la salute di molti concittadini, che giustamente iniziano a impazzire. Io sento meno la pressione, un po’ perché comunque sono riuscito a lavorare ugualmente (anzi, sostanzialmente lavoro di più) e un po’ perché a me la solitudine e il silenzio non solo non mi creano problemi, ma piacciono abbastanza. Capisco però che per i ragazzi questo è stato un bell’annetto di merda, per fare un esempio. E ringrazio di non avere un bar o un ristorante, o una palestra, o di non lavorare nei catering o nei cinema. Insomma, il dramma è bello grosso, e lascerà grandi segni. Sono sempre ottimista, ma certo la situazione non è così leggera. Speriamo in bene! Vi lascio dunque con questo pezzo che esprime bene – a mio umilissimo avviso – la voglia di sputare inf accia alle avversità.

再见!


Martedì 9 marzo 2021

Il 9 marzo del 1930 nasce Ornette Coleman, compositore, teorico e sassofonista; tra le figure più controverse della storia del jazz, è considerato il massimo ispiratore del free jazz. Venerato come genio da molti, considerato un ciarlatano da molti altri, innegabile è l’impatto che la sua musica ha avuto nel jazz (e non solo). 

Il free jazz è un tentativo di superare i limiti imposti dalle rigide strutture di bebop, hardbop e jazz modale (gli stili predominanti negli anni 40 e 50)  e si sviluppa polverizzando le tradizionali concezioni ritmiche, armoniche e melodiche, spesso utilizzando strumenti inusuali. 

Ascoltiamo Coleman in un meraviglioso blues registrato insieme al suo alter ego, Don Cherry, alla tromba. 

“It was when I found out I could make mistakes that I knew I was on to something.” (OC)

TUTORIALINO DEL GIORNO

Poiché vi ho appena propinato “Alpha” di Ornette Coleman ecco il tutorialino, realizzato in tempi non sospetti. Blues molto figo, in Fa.

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Continuo la lettura di “Le coordinate della felicità” di Gianluca Gotto, libro che vi ho presentato ieri. Mi sono appuntato due pensieri, che mi trovano concorde al 100%, anche perché li ho realizzati spesso anche io:

“Siamo tutti ottimi vincitori, ma pochi sanno perdere a testa alta” (aggiungo io che in realtà ci sono pochi ottimi vincitori, e ancora meno bravi perdenti. Perdere con stile è la differenza tra le persone interessanti e i cialtroni modello il conte Mascetti di “Amici Miei”).

“L’importanza di essere efficienti, che significa anche essere veloci (…) è fondamentale avere una forma curata, ma non è la priorità”. Esattamente. Venerdì 5 marzo ho ricevuto – per fare un esempio – il numero di luglio (non ho sbagliato, è proprio luglio) della rivista per cui ho lavorato 12 anni, e questo lieve (e abominevole) ritardo è tra i motivi che l’hanno resa la ex rivista per cui lavoravo. Nell’era della velocità la qualità è anche nel dare le informazioni per primi e in tempo utile, a mio avviso. Proseguirò la lettura!.

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Continua la mia esplorazione dei meravigliosi mondi di J.J. Cale! Mi era sempre sfuggita questa meravigliosa canzone in tempo reggae, che apre il suo terzo album. La risata iniziale la trovo bellissima, così come il groove di basso e batteria, e quel Rhodes in fondo a sinistra.

You’ve been lonely too long,
Something went wrong
Did he leave you again
With them blues
Your sun don’t shine,
Your day’s no round
Crying, crying, crying

Meraviglia!

再见!

Lunedì 8 marzo 2021

Vivo in una famiglia di sole fanciulle, quindi la festa della donna per me vale tutto l’anno. In ogni caso auguri a tutte!

L’8 marzo del 1949 nasce Antonello Venditti: autore, cantante e pianista, tra i protagonisti della cosiddetta “scuola romana”, vende 30 milioni di copie ed è uno degli artisti principali della musica pop italiani dai primi anni 70 in avanti.

Lo ricordiamo con “Buona Domenica”, un brano completamente rubato da “Don’t Stop” dei Fleetwood Mac.

“Se questa vita morde tu mordila di più.” (AV)

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L’amica Sara (qualche giorno fa ho condiviso una foto del 1989 con ella) mi ha prestato questo simpatico libro di Gianluca Gotto, “Le coordinate della felicità”, che sto leggendo.

Qui trovate alcune pagine del libro:

e qui la copertina:

Sono giunto circa a metà del libro, che è sostanzialmente l’autobiografia dell’autore e l’evoluzione del suo pensiero. Una sorta di manualetto per togliere tutte le sovrastrutture inutili dalla vita e viverla non come topi. Scritto molto bene, credo che nel mio caso sia un po’ un tuffo nei i pemiensieri, perché di fatto la mia vita è impostata sulle stesse coordinate di quella di Gotto, sviluppate secondo i miei gusti. Le analogie che ho trovato fino ad ora sono abbastanza sorprendenti: rifiuto dell’Università come luogo di formazione, amore viscerale per John Fante, amore per i viaggi, spirito anticonformista e così via, le premesse di base le sento molto vicine. Le avventure sono belle, scritte bene, e interessanti. Un libro che vi consiglio, poi vi dirò come va a finire!

Qui il suo sito, se volete approfondire.

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Continua la mia passione per J.J. Cale, e sto trascrivendo “Cajun Moon”, una canzone bellissima e molto semplice. Sono decenni che spiego ai miei studenti che un bell’assolo include un elemento di ripetizione: ascoltate la straordinaria introduzione di chitarra, che sembra un gatto nella notte che guarda la luna. Il timbro è bellissimo, peraltro.

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Penso che abbagliati dalle solite cialtronate di Sanremo potrebbe esservi sfuggita la notizia che in Alabama 5800 lavoratori voteranno se essere rappresentati sindacalmente in modo che Bezos la smetta di ficcarglielo nel sedere e guadagnare altri mille miliardi.

These predominantly Black workers who have in recent months formed the BAmazon Workers Union, are on the cusp of launching a history-changing workers organization against one of the biggest and most powerful transnational corporations in the world, and its super rich union busting owner, Jeff Bezos. In addition, these workers are standing up to the racist, anti-union laws that suppress labor across the South.

Solidarity from every corner of the labor and progressive movements is needed now to show the workers in Bessemer that they are not alone, that all eyes are on the historic struggle that they are leading. This is especially needed as Amazon ramps up their union-busting tactics.

Solidarity actions are being planned across the South and the U.S. on February 20 at Amazon facilities (warehouses, distribution centers, Whole Foods, etc.)”. 

Oltre che aver evitato Sanremo sono informato perché seguo (con grande goduria e gioia) il profilo IG di Tom Morello, che oltre ad essere un grandissimo chitarrista (dei Gemelli) è anche una persona attenta al mondo in cui vive. Consigliato!

“Amazon workers in Alabama felt disrespected and unsafe and so they are trying to form a union. This election for 5,800 mostly Black workers in Alabama up against such a huge and predatory corporation like Amazon is the David and Goliath workers’ rights story of the 21st Century. Support Amazon workers trying to unionize for safety, dignity and justice in the workplace!

Click the link in bio to sign the petition and read Rep. Andy Levin’s letter calling on Bezos to stop his union-busting tactics.”

Qui il link. Buon lunedì.

再见!

Domenica 7 marzo 2021

il 7 marzo del 1875 nasce Maurice Ravel, compositore, pianista e direttore d’orchestra; insieme a Debussy viene classificato “impressionista”, anche se entrambi detestano il termine. Il suo stile incorpora elementi diversi: modernismo, barocco, neoclassicismo e jazz. La sua composizione più famosa è il “Boléro”, ma noi ascoltiamo l’”Adagio Assai” del “Concerto in Sol” op. 2, che è tra le sue composizioni più belle e sognanti.

“Je n’ai écrit qu’un seul chef-d’œuvre, le Boléro, malheureusement il ne contient pas de musique” (MR)

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Parte oggi una nuova iniziativa di cui credo di avervi accennato nel tempo recente: apre cioè il patreon di Notabene, una versione on line per imparare a suonare la chitarra. Qui un videuccio nel quale spiego un paio di cose! Siamo bravissimi e volenterosissimi, sono certo che sarà un grande successo!

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Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XVI – THE MALTA TRIP

scritto per Jazzit per un reportage mai pubblicato; qui gli appunti non lavorati

hotel a 5 stelle, il più antico dell’isola. british style. mi sento lord brooks in sandokan.
sono nella lobby, wes meet bags alla radio dell’hotel.
 
costo della stanza, 400 euri al giorno.
 
si vede il porticciuolo turistico, visto che sono al quarto piano.
 
aspetto il collega francese, quello tedesco e quello inglese. per raccontare le barzEllette.
stile modello che li umilierò. camicia a maniche corte nera. jeans, scarpa nera (italian shoe) snake al collo.
 
so già che il tedesco arriverà coi sandali e l’inglese ubriaco.

sono stravolto
ma non posso esimermi dal raccontarvi l’arrivo di Carina (nome omen)
funzionaria dell’ente turistico di Malta deputata alle testate itnernazionali
 
Carlo apprezzerà il fatto che io abbia dopo 5 secondi scoperto che è del cancro
in discesa, insomma, per noi figli d’arte
 
il tedesco beveva jagermaister
il francese faceva il figo su Coltrane e il soprano
allora io ho virato tutto sulla letteratura e paolo coelho, di cui non so una mazza, ma meno di me gli altri tre e Carina
 
finchè l’inglese ha chiesto: paolo coelho? ma è il cantante italiano?
 

bene, prosegue il delirio
alcune scoperte :
1) a malta si parla il maltese, lingua sintesi di arabo, inglese e italiano. Io non sospettavo neanche dell’esistenza. Molto bella, devo dire. affascinante. Anche la mia ignoranza, che credevo di essere un esperto di lingue, il solito imbecillone.
2) a malta non hanno voglia di fare una mazza come gli italiani, ma hanno avuto 200 anni di governo inglese. Ergo non fanno una mazza uguale, ma tutto funziona. Il maltese medio non lo dice, ma gode come un riccio che non fanno una cippa come in sicilia ma tutto funziona! tipo la monta della vacca da parte del toro, non c’è possibilità di commentare. ti siedi e speri che il bovino sia clemente.
3) gli altri 3 giornalisti parlano solo di musica. Ho soprannominato l’esperienza”l’incubo Ay”. si parla solo di giezz, e quando mi è suonato il telefono e la mia suoneria è partita con “she came in through the bathroom window” dei beatles mi hanno guardato come Gesù e gli apostoli guardarono giuda dopo che il gallo cantò.
4) il festival è molto caruccio. la location è simile ai murazzi, si sente bene. come sempre le prime tre file hanno 96 anni di media, muovono la testa lentamente come in un segno di approvazione, e ogni tanto dicono “yeah” quando meno te lo aspetti, a sottolineare che non capiscono una mazza. robert glaser mi ha impressionato. la birra cisk, maltese, mi spiace per gli amici dell’isola e compagni europei, non mi ha impressionato e fa cagare fortemente. è l’unica che hanno al bar del festival.
5) per 200 anni le massime autorità dell’isola sono state il gran maestro dell’ordine di san Giovanni, il vescovo e il direttore dell’inquisizione. altro che vaticano! qui si che ci si divertiva!
 
sentite riverenze, vi saluta paolo coelho e anche Alessandro Manzoni, il vibrafonista di Mal.  

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Sono lieto di presentarvi l’ultima puntata della mia rubrica “Baccellierato jazz e non solo con il ragionier Mirti” che tengo (quasi) settimanalmente per Radio Ros Brera. Molti dischi consigliati, direi imperdibile!

http://www.radiorosbrera.com/2021/02/28/eugenio-mirti-28-febbraio-e-i-consigli-di-ascolto-per-segnalare-gli-artisti-che-non-si-fermano-categoria-penalizzata-assai/

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Sabato 6 marzo 2021

Il 6 marzo del 1946 nasce David Gilmour, chitarrista (e spesso voce solista) dei Pink Floyd. Il suo stile ha segnato la storia del gruppo inglese, tra i più importanti (e conosciuti) della storia del rock: è un mix di belle melodie, solida conoscenza del blues e utilizzo geniale degli effetti per chitarra.

Lo ascoltiamo in “Sheep”.

“Where would rock and roll be without feedback?” (DG)

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ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri il secondo album in studio del trio di Delvon Lamarr, un combo super funky che mi ricorda un mix geniale di Meters e Booker T.

Non ho saputo resistere e ho così trascritto “From The Streets” un pezzo particolarmente divertente caratterizzato dal pedale di basso e dalla chitarra effettata.

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Per rimanere in tema funk, è uscito ieri il nuovo singolo dei Black City, di cui vi allego il video!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

E infine – il funk oggi è onnipresente – ecco il tutorialino di un classico di James Brown: super figo, super facile, super divertente!

再见!

Venerdì 5 marzo 2021

lI 5 marzo del 1943 nasce Lucio Battisti, cantante e compositore, insieme a Mogol protagonista della coppia di autori più importante della storia della musica pop italiana. Battisti è un compositore eclettico e tocca generi diversi, dal beat alla dance, dall’R&B all’elettropop.

Lungo tutto il corso della sua carriera Battisti realizza anche album in francese, inglese, tedesco e spagnolo. 

Lo ascoltiamo nella epica versione de “I giardini marzo” in tedesco (GÄRTEN IM MÄRZ, 1974). 

[osservando Zucchero in concerto] “Aho, io se volevo suda’ facevo il minatore” (LB) 

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Tra i brani più belli che trascrissi durante il primo lockdown sicuramente includo questo, un bel pezzo di John Mayer che strizza l’occhio a Jimi Hendrix. Non per chi è alle prime armi, ma sicuramente un pezzo che vi farà apparire fighi!

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Proseguono le mie ricerche a tema J. J. Cale. Ho scoperto che questa è la prima versione che fece di “After Midnight”, nel 1966, quella che poi Clapton riprese nel 1970 per il suo primo album rendendo famoso il chitarrista americano. Cale la rifece per il suo primo album, ma poiché Clapton l’aveva realizzata con un tempo veloce la riregistrò molto più lenta e nel suo classico stile laidback.

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Vi saluto con questa simpatica trascrizione che ho realizzato per Elena; un classico di Pino Daniele nella sua versione per chitarra sola. Blues napoletano, della miglior qualità! Buon divertimento!

再见!

Giovedì 4 marzo 2021

Il 4 marzo del 1943 nasce Lucio Dalla; cantautore, clarinettista, pianista, è un musicista eclettico che si confronta con numerosi stili diversi: musica beat, canzone d’autore, jazz, lirica.

La parte (forse) più significativa della sua carriera è legata al rapporto con il poeta Patrizio Roversi, che produce tre album considerati classici della “nuova” musica italiana: “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride Solforosa” e “Automobili”, ma noi lo ricordiamo con una versione bellissima di “Stars Fell On Alabama” in cui Dalla suona il clarinetto.

“Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento | e debbo stare attento a non cadere nel vino | o finir dentro ai tuoi occhi | se mi vieni più vicino” (LD)

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Arriva la primavera, arriva Marte in gemelli e io mi ascolto Joe Pass senza ritegno. Bellissimo brano!

TUTORIALINO DEL GIORNO

Vi ho già parlato di J.J. Cale, e ieri ho trascritto l’intro di uno dei suoi brani più belli. Have fun!

ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri per Jazzespresso “MAH”, il nuovo album del caro collega Roberto Spadoni; suonato da un quartetto molto figo, mette in luce le sue (note) capacità compositive. E anche chitarristiche! Buon ascolto!

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Interessantissimo articolo su La Repubblica, una meravigliosa analisi del web, diritto d’autore, monopolio dei giganti etc. Imperdibile.

再见!

Mercoledì 3 marzo 2021

Il 3 marzo del 1772 nasce Bartolomeo Bortolazzi, mandolinista, chitarrista e compositore. Strumentista dal talento virtuosistico, riuscì a far tornare popolare il mandolino (in particolare a Londra e a Vienna) dopo che era stato pressoché dimenticato all’inizio del XIX secolo.

Lo ricordiamo con un trio per mandolino, flauto e chitarra.

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Se riesco (credo di averlo già raccontato) vado a correre tutti i giorni; il dilemma è sempre che musica ascoltare, perché deve essere sufficientemente nervosa da caricarmi, ma non così tanto da spomparmi subito, che poi rantolo gli ultimi due chilometri. Generalmente alterno sull’hard rock a nastro, ma ieri mi sono sparato questo gajardo brano dei tempi moderni. Mi diverte sempre come la prima volta!

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Iniziato ufficialmente il progetto di viaggio in Turchia. Il rito – in generale – è prendere dal cassetto delle agende vuote quella che mi sembra più adatta e iniziare le decorazioni, oltre che inserire i primi appunti e cose importanti. Ecco qualche scatto. Lo storytelling (che sarebbe la narrazione detta da chi non sapendo l’inglese pensa sia una parola più figa) di questi tempi è importante, specie se come me mirate a realizzare un crowdfunding (la versione inglese di colletta!).

Sherafé è una parola importantissima perché è quello che si dice quando si fanno i brindisi. Un viaggio non può che iniziare da un bar, insomma!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Concludo la puntata di oggi (sono giorni convulsi di mille robe in parallelo!) con il mio tutorialino di questo pezzo straordinariamente divertente (e difficile, se volete suonare la parte di chitarra e basso insieme) dei Maroon 5!

再见!

Martedì 2 marzo 2021

il 2 marzo del 1824 nasce Bedřich Smetana, tra i compositori cechi più famosi della storia; in particolare lo si ricorda per il poema sinfonico “Vitava”(La moldava), il secondo di un ciclo di sei.

“Con l’aiuto e la grazia di Dio un giorno avrò la tecnica di Liszt  la capacità compositiva di Mozart” (BS).

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Poiché sono un discreto pavone, anche se con l’aplomb sabaudo, vi ripropongo il video con Chiara Musso in cui demolisco al violino “Rocket Man”. Aiutateci ad arrivare a 500 views! Spammate come se fosse una news sulle scie chimiche o sul controllo digitale dei vaccini! Vi prego!

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Amarcord numero 2: Parigi, 1989, con Sara. Gita di classe epica, siamo rimasti amici da allora. La distanza (di spazio e tempo) ci fa un baffo e curiosamente siamo spesso – senza dircelo – nella stessa direzione. In questo periodo direi sulle filosofia di vita, tendente all’oriente ma non troppo (siamo fortunatamente rimasti due cazzoni!).

ALBUM DEL GIORNO

Mark Feldman è un violinista straordinario, e “Sounding Point” è il suo ultimo album in solo. Disco frenetico che rappresenta benissimo l’era assurda che stiamo vivendo, la title track è invece malinconica e noir. Da non perdere.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

“Tailgate Ramble” è un bellissimo classico del primo jazz (quello di New Orleans per capirci!). Mi diverte moltissimo e suonarlo alla chitarra è particolarmente divertente.

再见!

Lunedì 1 marzo 2021

Buongiorno a tutti cari amici e buona settimana, buon marzo, e buon profumo di primavera! Purtroppo in Piemonte siamo ancora arancioni, ma speriamo presto di tornare gialli, bianchi, o perfino trasparenti!

Il 1 marzo del 1927 nasce Harry Belafonte, cantt Mante, attore, attivista, la prima pop star di fama internazionale di origine giamaicana. Belafonte diventa celebre per il suo ruolo nella diffusione del calypso, la musica nata a Trinidad nel XVII secolo dall’incrocio tra le tradizioni locali e quelle degli schiavi africani. 

La sua canzone più famosa è certamente “Matilda”, ma noi lo ricordiamo con “The Banana Boat Song”

“You can cage the singer but not the song.” (HB).

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Impiego il tempo nel modo migliore che conosco, e quindi suono! Ieri mi sono dedicato al mandolino e insieme alla bravissima Chiara Musso abbiamo registrato fulmineamente questa versione un pò reggae (l’idea è rubata da un vecchio arrangiamento di Kate Bush) di “Rocket Man”. Enjoy!

ALBUM DEL GIORNO

Lo stick è uno strano strumento a metà tra basso elettrico e chitarra, e gli Stick Men sono un trio che nasce dalla spina dorsale dei King Crimson contemporanei. L’anno scorso il loro tour asiatico si tramutò in una unica data in Giappone, che venne registrata live ed è ora disponibile. Atmosfere cupissime, gran spazio all’improvvisaizone (e – cosa che non guasta – copertina super). Buon ascolto!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho insegnato (iniziato, diciamo) ieri al buon Matteo la parte di chitarra di Dear Prudence dei Beatles, che ha un interessante pattern fingesrstyle della destra (con chitarra accordata in drop D):

Per una volta non ho dovuto scrivere io la partitura completa perché qui la trovate realizzata molto bene. Davvero un brano superbo, con parti di chitarra meraviglia. E bravo John!

Qui la versione del brano tratta dai demo di Esher (poesia purissima e meraviglia!).

再见!

Domenica 28 febbraio 2021

Il 28 febbraio del 1938 nasce a Milano Nanni Svampa; cantante e scrittore, diventa celebre con il quartetto dei “Gufi”; straordinariamente innovativi, i quattro mescolano ironia surreale, satira sociale e ricerca e recupero della canzone tradizionale meneghina.

Li ascoltiamo con “I Teddy Boys”

“Camminavo cantando a squarciagola lungo i muri ammuffiti del convento delle Carmelitane Scalze, quando una scarpa mi raggiunse alla nuca. “Bugiarde!” gridai.” (NS)

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Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XV – PERCHÉ SUONO LA CHITARRA

scritto per qualche motivo misterioso nel 2008

Adesso non è che proprio mi ricordo com’è andata, che mi son ritrovato a suonare la chitarra.
Sarebbe bello poter dichiarare la discendenza diretta (con sedici quarti di nobiltà) da sette generazioni di musicisti aventi a capostipite Leonardo Tarrios, il celebre virtuoso andaluso, progenitore del chitarrismo contemporaneo.
Invece no, a quanto pare in questa terra di navigatori e santi la mia famiglia non rappresenta eccezione, e tra zii e nonni vescovi, teologi, carabinieri, genii della meccanica, viaggiatori, maestri, doganieri, pubblicitari, i musicisti non hanno la piazza d’onore. Neanche il terzo posto. Proprio, non sono rappresentati.

Mi piacerebbe poter dire che il 18 aprile del 1987, così come in qualunque altra data, passai per il crocevia di via Cavalli angolo corso Ferrucci per incontrare il diavolo, vendergli l’anima e diventare un dio vivente della sei corde; al contrario, su tale angolo stazionavano solo viados e zoccole, se ci passavo era la domenica pomeriggio per andare a comprare le sigarette ai miei genitori e di conseguenza non posso neanche proclamare questa improbabile bugia mitologica.

Ammaliarvi con i mie straordinari talenti di bimbo, in verità già suonavo a tre anni composizioni impossibili anche all’adulto più smaliziato, mi scalderebbe il cuore e riscuoterebbe l’approvazione generale, creando quel sentimento eclatante del tipo, beh era ovvio che con simili premesse non ci potevamo aspettare un ragioniere.
Niente da fare, ero il più scarso del gruppo, non andavo a tempo, i pezzi coi barrè li evitavo come la peste bubbonica.

L’enfant disgrazia, sintetizzo adesso, perché il tutto naturalmente si abbinava alle mie deplorevoli capacità canore, che già ai tempi avrebbero seccato un cactus alla seconda emissione sonora.
Ed infatti, inutile dirlo, mi sono quasi brillantemente diplomato in ragioneria, ad indirizzo merceologico.

Ricordo, è vero, che a dodici anni, nell’era dei duran duran e degli spandau ballet, per intenderci, mi piacevano da matti i Beatles (in questo caso metto la maiuscola), in particolare la versione di Get Back dell album “let it be” (incredibilmente più bella della versione del singolo, che comunque io non possedevo, in quanto comprensiva di intro nella quale George Harrison tira due sgasate dalla sua tele + twin reverb producendo due rumori straordinari che mi facevano già godere all’epoca senza sapere cosa fossero), e che per il quattordicesimo compleanno mi son fatto comprare una chitarra, ma da lì a renderla un feticcio ne passa.


Ricordo anche che da bambino la mia mamma ci accompagnava (me e mio fratello) dal maestro di pianoforte, tutti i mercoledì; il maestro era cieco, e ciò dava alla sua casa un “che” di caratteristico e terrificante (già il prof. di musica quando hai sette anni è superato solo dal maestro di nuoto in quanto a cattiveria e capacità di provocare orrore, immaginate se è non vedente con degli occhialoni neri che neanche top gun e si muove come la pinguina dei blues brothers).
Potrei quindi scientificamente dimostrare che il pianoforte ed io non abbiamo avuto questa gran storia d’amore, ma rimango inabile a spiegare questo ventennale flirt con la mia chitarrina.


Forse l’unico modo per chiarire questa passione è raccontare l’ aspetto che mi distingueva, da ragazzo, dai coetanei; che era, è ed immagino sarà, fino a che saremo coetanei, il sogno ad occhi aperti.


Frequentando le scuole dei preti, solo maschili, i desideri dei miei compagni di classe (ed inutile dirlo, anche quelli dei professori) riguardavano irrimediabilmente ragazze-donne-donnemature-vecchiette di ogni tipo, forma e dimensione, con particolare riferimento ed apprezzamento a quelle con una misura di reggiseno superiore alla quarta ed una di pantalone inversamente proporzionale.
Crescendo il loro desiderio si è evoluto, avendo ricevuto un’educazione cristiana, verso il lavoro superpagato, del genere manager prezzolato al soldo di multinazionali senza scrupoli, Ferrari-munito e dal portafoglio gonfio, che si accompagna, nella Ferrari di poco fa, con le più belle e note modelle di tutto il globo.
Crescendo ulteriormente immagino che si evolverà verso il possedere una scorta infinita di viagra, ed una prostata artificiale, data la prima parte del sogno, paradiso dell’onanista (e considerando anche gli attuali modelli proposti dalle nostre istituzioni repubblicane).

Io no. Mica potevo e posso essere cosi’ banale e dozzinale.Il mio personale sogno ad occhi aperti ha sempre avuto lo stesso tema.

 Mirtifante, il geniale chitarrista, che commuove 80000 fans con un assolo devastante e lirico, scaldando cuori e membra della platea.

 Mirtifante, detentore del record di vendite e stazionamento in classifica in tutti i paesi del mondo, singoli e cd, Iran e isole Tonga comprese.

 Mirtfante, il giorno che la Fender gli dedica la chitarra creata sulle sue specifiche personali.

 Mirtifante, che in confronto Jimi Hendrix scherzava.

 Mirtifante, che per raccogliere fondi contro le malattie crea una super band con Paul McCartney al basso, Elton John al pianoforte, Eminem alla voce, e chiunque alla batteria, che tanto il batterista non se lo ricorda mai nessuno.

 Mirtifante, inventore dell’accordo che ha guarito al solo ascolto la lebbra e tutte le malattie e liberato il mondo dalla carestia.

Il tutto naturalmente ha sempre previsto anche Ferrari e portafoglio gonfio, ma nella macchinetta, anziché le modelle, che se poi ci dialoghi non è che stai allegro, le meglio cantanti del pianeta, che se parlano almeno cadi in un brodo di giuggiole.

Su e giù per LA, su una cabrio con a fianco Sheryl Crow, mentre la radio trasmette il mio ultimo singolo e la simpatica biondina mi implora di fare le chitarre del nuovo album, ma io non ho testa per farle, ho una data in duo con Chiara ad Andrate ed è molto meglio e cerco di rifilarle qualcun altro.
“Sheryl, come on, Paoli on drums would fit your record much better than my guitar. Do you know Paoli? Scorpione rising scorpione?” .

All’incirca, da che mi ricordi, i miei desideri sognati sognanti sono questi, con alcune piccole modifiche (Sheryl Crow è intercambiabile con che so, Madonna nel periodo Like a Virgin, Suzanne Vega epoca Solitude Standing, tutte quante, insomma, a parte Bjork che fa musica bellissima ma magari la lascerei stare, Sorry Bjork), ma la sostanza in fondo rimane questa.

Il perché di questo “sogno o son desto”, che si fa vieppiù improbabile, ogni giorno che passa, non lo so spiegare, a meno di laurearmi in psicologia, ed onestamente non mi pare il caso.
E conseguentemente, non capirò mai che cosa ci faccia questo pezzo di legno con sei corde al centro della mia esistenza; ma infine, è sempre grande amore, e come tutti i grandi amori vale una sola grande regola: non chiedersi il perché.
Finché dura, va benissimo.

***

Ieri c’è stato il primo meeting (dopo un anno) con Fuat, amico sassofonista turco, con il quale stiamo progettando una serie di cosucce meravigliosissime, la prima delle quali è registrare un album live a Istanbul a luglio. Poiché ci sono alcuni dettagli importanti da considerare quando si fanno dei lavori nuovi (per esmpio foto di cacca noi aiutano), abbiamo ripreso con una photo session per immortalare il momento. Ed ecco il nostro (bellissimo) autoscatti. Tenetevi liberi verso fine luglio che capiteranno cose bellissime!

再见!

Sabato 27 febbraio 2021

Il 27 febbraio del 1675 si tiene al Dorset Garden Theatre di  Londra la prima di “Psyche” di Matthew Locke, la più antica opera inglese esistente; si svolge in cinque atti, su libretto di Thomas Shadwell e coreografie di  Giovanni Battista Draghi. 

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Quando sono in difficoltà sulle mie qualità canore riguardo sempre con piacere questo video in cui Bob Dylan si trova leggermente in difficoltà! Anche i ricchi piangono!

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Ieri ho insegnato al piccolo Andrea un grande classico di Bruce Springsteen, “Tunnel Of Love”. Un brano che ricordo con un certo piacere perché il tour seguente fu l’unica occasione in cui vidi Springsteen live. Niente neanche di lontanamente comparabile agli Stones, ma comunque non fichi secchi, insomma!


BLAST FROM YOUR PAST!

Quasi tutti i giorni vado a correre, e ultimamente mi sto sparando allegramente Dr. Smith in cuffia. Grandissimo Hammondista, è noto anche per indossare sempre un curioso copricapo indiano. Qui uno dei suoi dischi più spassosi:

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Su consiglio dell’ottimo Fabio Caruso ho acquistato questo libro di Dino Mignogna, che spero anche di utilizzare per le mie lezioni. Ho dato una lettura veloce qui e là e mi sembra ben scritto e documentato. Quindi già caldamente consigliato!

再见!

Venerdì 26 febbraio 2021

Il 25 febbraio del 1943 nasce Bob “Bear” Hite, fondatore e voce solista dei Canned Heat; soprannominato “the bear”, insieme al suo gruppo (ri)porta l’interesse del pubblico americano (e non) al blues delle origini, con suoni grezzi e strutture musicali più semplici. 

Lo ricordiamo con la versione di “I’m Her Man” registrata a Woodstock.

“I just can’t wait to get on the road again / The life I love is makin’ music with my friends”

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Mi sono molto divertito ieri a insegnare alla mia (piccola) allieva Elisa “Sapore di sale” di Gino Paoli. In particolare perché l’arrangiamento di Ennio Morricone è davvero figo; mi piace il salto di tritono del basso nella sezione B (il La che va al Re#semidimnuito, che poi prosegue al Sol#m). Ecco, il mascheramento della cadenza perfetta Si7/Mi con Re#semidiminuito/Sol#m non mi sembra tanto farina del sacco del buon (licenza poetica) Gino.

Qui gli accordi, così almeno voi li suonate giusti!

ALBUM DEL GIORNO

Gli stick men sono un trio che vede come pilastri ritmici Tony Levin e Pat Mastellotto, noti ai più per essere membri dei King Krimson. Hanno appena realizzato un album live registrato in Giappone, che mi pare assai figo e che vi consiglio:

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Alcuni artisti del pop contemporaneo mi divertono, specie quando copiano dai miei artisti preferiti. É il caso di Bruno Mars, che qui riesce a fare una mirabile sintesi di “Can’t Stand Losing You” e “Roxanne” dei Police. In ogni caso divertente!

***

Leggevo ieri sul Guardian che Mr. Potatohead non sarà più Mister Potatohea ma solo Potatohead. Mi pare un utile contributo alla discriminazione di genere (sono ironico). Non basta la discriminazione di genere da sola, bisogna pure combatterla con idee di questo tipo. Perplessità.

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2021/feb/25/mr-potato-head-no-longer-a-mister-gender-neutral

再见!

Giovedì 25 febbraio 2021

Buon giovedì cari amici!

il 25 febbraio del 1873 nasce a Napoli Enrico Caruso, tenore, tra i più famosi cantanti d’opera della storia. La sua fama è legata in parte all’omaggio che gli fece Lucio Dalla con il brano “Caruso”; ma è dovuta anche al fatto che fu il primo cantante importante a registrare dischi, pratica che veniva snobbata dai colleghi (lungimiranti!). Caruso diventa così il primo artista della storia a vendere più di un milione di copie di un brano. Lo ascoltiamo nel classico dei classici partenopei, “O Sole Mio”.

https://www.youtube.com/watch?v=u1QJwHWvgP8

“La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare” (EC)

***

Da qualche settimana mi sto appassionando al Rev.Kossan (Kazutaka Yamada); un monaco giapponese che va a New York a insegnare lo zazen, si trova senza il becco di un dollaro, non gli rimane che suonare il suo bongo (o come si chiama) e un giorno che fa bel tempo si esercita in Central Park, dove (senza volerlo) guadagna 40 dollari come busker. Le vie dello zen sono infinite, il nostro simpatico amico si può permettere così di aprire un canale Youtube dove suona una serie di robe meravigliose. In un mondo di pecore, chi trova la sua via lo fa sempre con qualcosa di originale, ricordiamolo!

Qui una bella intervista!

Qui alle prese con “Yellow Submarine”.

Qui una suprema versione di “Thunderstrack”, la voce è anche migliore dell’originale.

E chiudiamo “Rock’n’Roll High School” dei Ramones. Le vie dello Zazen sono infinite!

L’ALBUM DEL GIORNO

Accanita lettrice di questo diario, oggi vi consiglio (ma non perché è lettrice!) questo omaggio a Bill Evans realizzato da Giorgia Sallustio intitolato “Time Remembered”. Credo che ne abbia ancora qualche copia, di cui vi consiglio l’acquisto. In caso scivetemi che vi segnalo la mail.

https://www.youtube.com/watch?v=aPjS0RhJO-g

Giorgia è diplomata in chitarra, quindi particolarmente simpatica! Qui l’intervista che le feci per Jazzit.

L’INTERVISTA DEL GIOVEDÌ

Nel 2018 la pianista e compositrice australiana Nat Bartsch pubblica per la ABC Forever, And No Time At All, una suite composta di tante ninne nanne per pianoforte scritte mentre la musicista aspettava il suo primo bambino L’album ha un successo straordinario (2 milioni di stream da venti nazioni diverse) e così la Bartsch decide di ri-registrarlo con un ensemble jazz pubblicando lo scorso luglio Forever More.  L’ho intervistata per Jazzespresso!

https://www.jazzespresso.com/it/forever-more-eugenio-mirti-nat-bartsch-intervista-jazzespresso/

TUTORIALINO DEL GIOVEDÌ

Il disco dove (mio umile parere) George Benson suona meglio in tutta la sua carriera è, curiosamente, un album di Jimmy Smith. Il lato b si apre con questo semplice blues, in cui George e Stanley Turrentine randellano come vichinghi sulle spiagge della Scozia. Imperdibile!

Adatto alle feste per stabilire un clima caldo ma non troppo!

***

Visto che abbiamo parlato di Zazen, ecco che non posso non consigliarvi la lettura di questo libro fantastico che si intitola proprio “Chitarra Zen”, di Philip Toshio Sudo.

Due citazioni bellissime:

«Se prendi in mano una chitarra e lei ti dice “prendimi, sono tua” allora questa è quella giusta per te”» (Frank Zappa). Avevo sempre pensato fosse una stronzata galattica, finché non provai la Epiphone Casino ;).

“Un mio inegnante una volta entrò in un negozio di strumenti e cominciò a provare una chitarra con una mezza intenzione di acquistarla. Dopo un po’ il negoziante disse “Sa, lei è la prima persona in utta la giornata che è venuta qui e ha suonato un vero brano”. Bellissima, e verissima.

再见!

Mercoledì 24 febbraio 2021

E così ieri ci ha lasciato, all’età di 101 anni, Lawrence Ferlinghetti, mito assoluto del XX secolo. Lo ricordiamo così:

A Coney Island of the Mind, 6

              They were putting up the statue
                           of Saint Francis
                      in front of the church
                           of Saint Francis
                                 in the city of San Francisco
           in a little side street
                                    just off the Avenue
                                                                   where no birds sang
             and the sun was coming up on time
                                                                  in its usual fashion
                        and just beginning to shine
                                                       on the statue of Saint Francis
                             where no birds sang

              And a lot of old Italians
                                                    were standing all around
                in the little side street 
                                                     just off the Avenue
                 watching the wily workers
                                                    who were hoisting up the statue
     with a chain and a crane
                                            and other implements
   And a lot of young reporters
                                                in button-down clothes
     were taking down the words
                                                of one young priest
         who was propping up the statue
                                                          with all his arguments

                  And all the while 
                                              while no birds sang
                                                                 any Saint Francis Passion
and while the lookers kept looking 
                                                   up at Saint Francis
           with his arms outstretched
                                                    to the birds which weren’t there
     a very tall very purely naked
                                                   young virgin
       with very long and very straight
                                                straw hair
          and wearing only a very small
                                                          bird’s nest
                in a very existential place
                                             kept passing thru the crowd

                                                           all the while
                          and up and down the steps 
                                                           in front of Saint Francis
                her eyes downcast all the while
                                                           and singing to herself

***

ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri per Jazzespresso il secondo album di questo incredibile musicista e compositore americano che si chiama Cameron Graves. In sostanza un disco che mescola il jazz alla violenza del trash metal, in linea con il jazz rock ma sicuramente più potente e contemporaneo. Adatto ai rave e alle feste che prevedono la rituale distruzione della casa.

https://www.jazzespresso.com/cameron-graves-seven-mack-avenue-2021-jazzespresso-cd/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Sicuramente uno dei brani che più ho amato nella mia vita è questo blues dei Doors, epocale e bellissimo. Una bella combinazione di parafrasi tematica e pentatoniche di mi minore eseguite con gusto! Adatta alle feste senza rituale distruzione della casa!

***

Mesi fa ho acquistato al balon un libro (alla bellissima bancarella di Claudio, che vi consiglio, specializzata in musica ed esoterismo) di Mario Bertoncini, che parla di questi strani strumenti che costruisce che si chiamano !Arpe Eolie!. Il titolo del libro (che mi pare memorabile) è “Arpe Eolie and other useless things”

Detto crassamente (ovviamente la sintesi è irritante, ma la facciamo bastare per questo spazietto) Bertoncini costruisce degli strumenti musicali che sono delle gigantesce sculture e che suonano al passaggio del vento.

L’effetto è incredibile e inquetante.

https://www.youtube.com/watch?v=QhYwi6RKb8s

Giusto per citare un fatterello, Bertoncini era membro del gruppo di improvvisazione “Nuova Consonanza” con Errio Morricone:

https://www.youtube.com/watch?v=IN6M8FjoiTw

Insomma, meravigliosamente interessante.

再见!

Martedì 23 febbraio 2021

Grande emozione, ieri, per l’arrivo dei plettri griffati: ordinati un sabato, arrivati il lunedì 8 giorni dopo dall’Inghilterra (e senza trappole di tasse brexit!). Sono molto contento!

Qualcuno ha (giustamente) pensato che fossero una manovra di merchandise, ma in verità li ho ordinati per il mio ludibrio personale (e quello dei miei alleivi, ne regalerò uno ad ognuno). Per quanto riguarda il merchindise, ho ancora delle copie di “Zen#4”, del quale posto (ancora una volta) il mitico cartoon (mi piace pensare che forse non sono ricco, ma quanto a cose fighe fatte mi piazzo molto bene!).

https://www.youtube.com/watch?v=cPPOsS8IOJM

ALBUM DEL GIORNO

Oggi non vi consiglio un album ma una versione spettacolare di “Sweet Home Chicago” di Freddie King e il suo gruppo. Credo che la celebre intro della versione dei Blues Brothers sia stata rubata di pacca da qui:

https://www.youtube.com/watch?v=pSAz_lVLIJo

Io naturalmente ho trascritto sia intro sia solo, perché sono fondamentalmente curioso!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Si parla di Freddie King, non posso esimermi dal mettere il tutorialino di “Sweet Home Chicago”, appunto, straordinaria sintesi di fighezza e zarraggine, di Chicago e Texas Blues.

https://www.youtube.com/watch?v=SFY4KRM70A4

***

Stavo ieri rileggendo alcuni punti salienti di questo straordinario libro:

Dobbiamo tenere conto che, tra gli oggetti più importanti nell’era della modernità, la macchina da scrivere fu uno dei più incredibili. Il cinese non avendo un sistema di scrittura alfabetico fu una lingua complessa, e la prima “vera” macchina da scrivere cinese si ebbe solo negli anni 40 del 900 (nonostante tutti ne teorizzassero l’impossibile costruzione).

All’interno di questa affascinante storia (che è più un libro di filosofia che permette di capire molte delle differenze tra la civiltà occidentale e quella cinese) quella di Lin Yutang, un personaggio straordinario, che di fatto teorizzò e creò il sistema di scrittura del cinese che non verrà applicato alla macchina da scrivere (grandi colpi di sfortuna) ma sarà poi utilizzato quando si dovrà scrivere in cinese con un pc (e una tastiera fondamentalmente uguale in tutto il mondo).

再见!

Lunedì 22 febbraio 2021

Ho approfittato della giornata di ieri per fare un giretto in città. Direi che quando potrò lavorare di meno, tra una trentina d’anni, potrò iscrivermi a questo prestigioso club, sito quasi sotto casa:

Come ha commentato il mio amico Andrea, altro che patreon, questi sono davanti a tutti (Uomini e donne!). Vivamente consigliata l’iscrizione, insomma.

ALBUM DEL GIORNO

È uscito proprio oggi questo disco, il quindicesimo della Jazz-o-Tech, un’etichetta berlinese che si è specializzata in Techno Jazz. In sostanza la libertà del jazz con i suoni della techno, molto interessante. Ballabile, suoni meravigliosi.

https://www.jazzespresso.com/it/aki-himanen-aleksi-kinnunen-dawn-drops-jazz-o-tech-jazzespresso-cd/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Traggo ancora dal mio canale Youtube (se non siete ancora iscritti, gentilmente fatelo, è gratuito!) il mio arrangiamento per chitarra fingerstyle di un classicissimo di Duke Ellington, “C Jam Blues”! Buon divertimento!

Qui la versione originale:

https://www.youtube.com/watch?v=gOlpcJhNyDI

***

Sono un avido lettore della rubrica “Stazione Futuro” sul sito di Repubblica, e ieri c’era questa interessante storia dell’asino che porta internet ai bambini in montagna. Molto bella, da non perdere!

https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/19/news/l_asino_che_ha_portato_internet_in_una_scuola-288234219/4

再见!

Domenica 21 febbraio 2021

E così anche questa settimana è arrivata la domenica! A Torino si respira odore di primavera, e io vi consiglio quindi questa meravigliosa ricetta. Si tratta dello Shredded Beef Szechwan Style, un piatto buonissimo che fa venire l’acquolina:

La ricetta a casa Mirti va fortissimo, qui l’abbiamo spiegata nei dettagli:

http://www.famigliasberlinfetti.it/2019/07/08/famiglia-sberlinfetti-vs-shredded-beef-szechwan-style/

***

DISAVVENTURE A PUNTATE DI UN CHITARRISTA

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XIV – MIRTIFANTE GOES TO BELLANO TO ATTEND THE READING CONTEST

scritto in origine nel maggio 2015


Capita così che mi invitano inopinatamente a un reading letterario. Non ero preparato spirutalmente: mi
immagino un mondo di Umberti Eco che si ritrovano per discutere, argomentare dibattere, confrontarsi
e ascoltare la produzione altrui con distacco e curiosità. Insomma, tutto il contrario della mia indole per
natura cialtronesca e picaresca.
Avendo appena enunciato una delle teorie dominanti la mia vita:
“Una sana politica per far succedere degli accadimenti di un certo rilievo nella propria vita è quella – a
mio avviso – di condensare tutta una serie di fattori improbabili in un luogo e in un momento precisi in
modo che si verifichino delle deflagrazioni assolutamente incontrollabili, senza neanche bisogno di
inneschi. Il trucco sta poi nel rimanere a osservare millantando impegno e profonda attenzione,
fingendo di aver previsto ogni cosa ed evitando al contempo (ove possibile) di farsi travolgere.”
decido che il reading al Palasole di Bellano sarebbe stata la dimostrazione pratica di quanto da me sopra
affermato.


LA FORMAZIONE:
1) io
2) Beppe il verduriere con il suo coupé a gas
3) Banzo
4) Il colonnello Salerno


Naturalmente per portare un po’ di allegria propongo all’editore di suonare qualcosa per l’occasione e
studiamo una serie di brani con Banzo e il generale (è colonnello ma per noi tutti ha raggiunto il grado
di generale di corpo d’armata che la vita gli ha beffardamente negato).
Ritrovo alle 16.15 presso casa Mirti e si parte puntuali come fanti.
Mi farebbe piacere dichiarare che l’auto di Beppe è tanto bella quanto scomoda: invece fa anche cagare
a vedersi, oltre che anchilosare un contorsionista professionista. Inoltre noi abbiamo tre chitarre e
quindi ci stiamo a malapena.
Canniamo la divisione posti e alla guida e capomacchina mettiamo Beppe e Banzo, che sbagliano
strada ogni incrocio, dietro io e il generale, a commentare i loro errori.
Siccome il generale porta con sé sempre quel clima metafisico da caserma, ecco che il viaggio diventa
un continuo calambour costruito con i nomi delle città verso cui ci dirigiamo: Lecco, Milano, Bellano,
ecc., un raffinato umorismo di matrice anglosassone che mi sembra appropriato giacché stiamo
andando alla riunione dei piccoli editori.
Tema del viaggio naturalmente è l’ultima novità della moda, cioè lo sbiancamento anale che si pratica a
Miami, Venezuela, Colombia. Dove vai col culo maròn, in effetti? Sono problemi per tutti noi.
Arriviamo col culo bianco a a Bellano (e come poteva essere altrimenti), ridente cittadina che dal clima
sembra essere collocata in Norvegia. La freccia double face architettata dagli organizzatori per indicare
il Palasole trae in inganno e ci perdiamo (complici autista e capomacchina) altre sei volte. Ora è vero
che in un lago in qualsiasi direzione tu vada arrivi al posto di partenza, ma se fai il cartello con due
frecce a mio avviso sei un po’ strano.
Entriamo come superstar nel Palasole e conosciamo gli altri reader. Hanno gentilmente aspettato noi
per inaugurare l’aperitivo, che ci spazzoliamo tutto senza ritegno come se provenissimo da quaranta
giorni di digiuno.
Ci accordiamo sul programma che naturalmente non viene rispettato e quindi si parte con il reading

IL READING
Iniziamo a sospettare che il reading sia quanto meno sui generis quando pochi minuti prima del suo inizio
metà degli espositori con una fretta sospetta chiude i propri banchetti e se ne va.
In un ambiente adatto alla riflessione (edificio genere mercato del pesce, cani che ululano, bimbi che
piangono, bottane che parlano forte al telefono, mancano solo gli Inti Illimani e l’arrotino – quello di
“donne è arrivato l’arrotino abbiamo i ricambi a gas originali” e ci siamo tutti). Parte il primo lettore.
RATATATATATATATATATATATATAT PRR RPRR TRATATATATATATAT QUA TRO QUAT TRO
TRO QUAT TRO
Il personaggio è un erede di Marinetti. Naturalmente l’effetto è quello di far scappare i pochi rimasti, e
rimaniamo in 4 o 5. Il fatto che l’impianto sia rotto, cioè una cassa non funziona e l’altra farebbe
distorcere anche uno Stradivari, non aiuta la comprensione.
É il nostro turno: suoniamo qualche brano e leggo due o tre estratti dei miei racconti.
Arriva il prossimo lettore. Purtroppo è disabile e quindi tira via con violenza il libro che gli è stato
posto amorevolmente sul leggio, visto che tanto non riuscirebbe a girare le pagine, per mettere un
gigantesco I Pad. Curiosamente pizzica la Z e la sua poesia concettualmente credo avesse come titolo
“tutte le parole dello Zingarelli alla voce Z da zac a zuzzurellone.
Alla quarta Z sospetto che Banzo voglia spaccargli la chitarra sulla schiena ma riesce a contenersi.
Siamo in prima fila e dobbiamo faticare per mantenere un contegno.
Arriva il prossimo lettore, legge una apologia del lombrico. (pensate che tre milioni di
pescatori in Italia ogni anno usano in media mille lombrichi a testa e fate il conto et simili).
Finiamo in bellezza creando un sottofondo cinese per poesie varie e un brano a tre voci letto da editore,
Lombrico e pizzicatore di Z (cui rifilano i dialoghi con la Z, naturalmente – zoroastro, zagor, zeus, zazzera,
zinne, zampogna…).
Pochi secondi prima di scendere la moglie dell’ultimo lettore se ne va con uno dei loro due figli
lasciandolo con un bimbo di due mesi.
É l’ultima scena. Questo pover’uomo appena abbandonato deve parlare di Bartali. Il pubblico è
composto da organizzatore e organizzatrice, il mio editore, lombrico e Beppe, che
probabilmente ha pippato come un’antilope perché si diverte come allo stadio.
Sono preso dall’empatia per questo poveraccio, con il figlio di pochi mesi in braccio che
parla a cinque sfigati, quando si avvicina il generale e con sguardo grave mi dice
“in realtà il bimbo è un ventriloquo e fa parlare l’adulto”.
Non realizzo subito ma quando le mie sinapsi capiscono la battuta non riusciamo ad arrestarci dal
ridere.
Lo so che è incivile: in un palasole vuoto quattro stanno attenti e due ridono come alle elementari
disturbando l’esposizione della storia di Bartali, ma purtoppo siamo incivili.
Ripartiamo a tutto gas per Torino; cerchiamo di esplodere dal benzinaio perchè Beppe vuole dimostrare
a Banzo che essendo in sicurezza puoi fumare anche se sei cosparso di benzina in un pozzo petrolifero coperto
di vapori di metano (Beppe è il classico tipo che finirà su www.darwinawards.com) e si rientra alla
base.
Altro giro, altra corsa, altre avventure!

***

Vi lascio con un video stupendo che guardavo ieri sera, una delle canzone più meravigliose della storia del rock:

https://www.youtube.com/watch?v=q-w9OclUnns

E questa citazione, di Sir Edmud Backhouse: “Il modo più sicuro di rendersi nemico un uomo è quello di fargli dei favori”. Indeed.

再见!

Sabato 20 febbraio 2021

Buongiorno a tutti! E buon sabato di gioia e felicità!.

Io ho iniziato le mie trascrizioni per Guitareo, e quindi ho ascoltato un sacco di musica! Un brano che non conoscevo è questo. della Allman Brothers Band:

https://www.youtube.com/watch?v=pDIQ7Otf1mw

Quando ero ragazzo a Porta Susa c’era le bellissima “Bancarella del Gorilla”, che vendeva dischi e libri di seconda mano (da 5000 lire a 7000 lire, a volte 8000 se era figo).

Quindi per un sacco di anni l’unico disco che ho ascoltato dell’ ABB è stato “Brothers Of The Road”, che fondamentalmente è una porcheria, ma parte con un pezzo bellissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=YIaNsnyT_3E

Probabilmente scelsero i vestiti per la foto dopo aver partecipato alle etiliadi della Cadrega, perché se no non si spiega l’insulso mix di kitsch e zarraggine (con Gregg in maglietta hawaiana!).

Che non siano proprio degli elegantoni si capisce anche da questo live (che però è fichissimo!)

https://www.youtube.com/watch?v=t0H8yEoyIVw

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Ieri abbiamo studiato con Silvia (ve ne ho già parlato!) “Sicily” di Chick Corea nella versione di Pino Daniele:

https://www.youtube.com/watch?v=dk7L5PIBHU8

Il video con Google Maps è terrificante! Anche Pino che non si ricorda il testo è bello, e comunque suonava davvero bene! Le armonie (come sempre nei brani di Chick) non sono proprio chiare, e ci stiamo lavorando!

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Per molto tempo ho riso crassamente alla sfortunata esibizione di Afro Ninja, che mi fa sempre spaccare dal ridere:

https://www.youtube.com/watch?v=BEtIoGQxqQs

Ma qui viene raccontata la vera storia! Il povero Afro Ninja (Mark Hicks) era in realtà un figo cosmico e stuntman incredibile, ma era in jet lag quando fece questo provino. Interessantissima spiegazione! Questa è alta cultura e bisogna studiare!

https://www.youtube.com/watch?v=KDf0wU2K1ZQ

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Bene, e con questo vi auguro un super weekend! Oggi la puntata è corta perché è uscito ieri il nuovo album di Leonardo De Lorenzo e ora vado a recensirlo!

https://www.youtube.com/watch?v=lBbaczATh14

再见!

Venerdì 19 febbraio 2021

Grandi scoperte musicali ieri! In particolare il furtarello di Jobim nello scrivere la sua classica “Insensatez”:

https://www.youtube.com/watch?v=1W8VYJ3E2VU

Chi l’avrebbe mai detto che era un brano di Chopin?!

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Sempre curiosissimo, ieri ho passato un sacco di tempo ad ascoltare e analizzare J.J. Cale. Mito assoluto, il suono di chitarra più bello della storia, quello che Mark Knopfler ha passato la vita a copiare, e Eric Clapton a lodare.

Un paio di citazioni epiche:

“The first album was a collection of tunes I’d been working on for about 32 years. It was a collection that refined everything that had come out of me and weeded out all the bad ideas I’d had over 20 years. But, when it was successful, the record company wanted the next album in six months. When you get successful, the money comes in and pretty soon you’ve got to hire an accountant, you’ve got to get up early, and then you’ve got a day job. Pretty soon, I wasn’t enjoying life – all I was doing was working.”

https://www.youtube.com/watch?v=9D2nuzhIfHY

“I knew if I became too well known, my life would change drastically. On the other hand, getting some money doesn’t change things too much, except you no longer have to go to work.”

https://www.youtube.com/watch?v=GKuPiPQ3n4Y

Qui una versione incredibile di “After Midnight”. Clapton gode come un riccio a sentire JJ, e infatti fa un assolo devastante super virtuoso.

https://www.youtube.com/watch?v=5WUeOEkl270

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Poiché nella ricerca di J J Cale ho incontrato Clapton 100 volte, e poiché questo pezzo di Eric mi fa impazzire,

https://www.youtube.com/watch?v=jfoFT_D4uq4

e poiché c’è Steve Ferrone, ecco che ho trovato questa bellissima intervista.

https://daily.redbullmusicacademy.com/2016/09/steve-ferrone-interview

“No planning, sometimes I was just feeling it and sometimes I wasn’t. I don’t particularly like playing solos. I bore myself playing solos. I like to play the song.”

Indeed!

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Poi non c’entra una mazza (il filo dei miei pensieri è totalmente spastico) ma sono andato a riascoltarmi questo brano che mi commuove fino alle lacrime. Sei il più importante trombettista del mondo e apri il tuo nuovo disco con un brano che ripete 183 volte il tema, mentre il batterista fa sotto l’assolo. Ma quanto sei figo? Che hai un ego come la piramide di Cheope, ma per far capire che sei figo lasci lo spazio al giovine prodigio Tony Williams, così tutti diranno ma quant’è figo Miles. Sono cose bellissime.

https://www.youtube.com/watch?v=Iu0IfC_IUaA

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TUTORIALINO PORTAMI VIA

Avendo citato “The Core” non posso esimermi dal linkare questo tutorialetto. Sappiate che non c’è nessun tutorial di “The Core” giusto sul web, a parte questo.

https://www.youtube.com/watch?v=LuEkWNVJ6zk

再见!

Giovedì 18 febbraio 2021

Sono giorni intensi perché devo imparare diciottomila software nuovi per Guitareo. Io sono un apprenditore veloce, ma posso assicurare che sto stabilendo dei record mondiali di velocità e cialtronaggine. Mio papà è sempre stato un drago: posto davanti a qualcosa di nuovo, lo studia, analizza, stila un piccolo bignamino con i comandi e le cose importanti, e procede. Io sono il suo opposto. Apro, paciocco, cerco di capire empiricamente, e magicamente dopo 10 minuti riesco a ottenere il risultato che mi interessa senza capire un cazzo di nulla. Un vero cialtrone, ma con classe. Che infine fa la differenza!

In ogni caso questo è il tutorial che avrei dovuto guardare ieri

https://www.youtube.com/watch?v=Gd7FmjUxFnE

Ma invece ho aperto il programma e per prova ho fatto questo prestigioso re maggiore:

quindi direi che posso continuare a fare il cialtrone come al solito!

ALBUM DEL GIORNO

Un album che si intitola abbraccio non può che essere simpatico per natura! E questo disco è assai divertente:

https://www.jazzespresso.com/en/matt-wilson-hug-palmetto-jazzespresso-cd-2020/

Niete di impegnativo, ma fatto con gusto e groove. Adatto alle feste e apericene, un disco sbarazzino che può rallegrare i cuori, insomma!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Paul Simon mi ha sempre fatto godere come un armadillo, e She Moves On è un brano bellissimo!

https://www.youtube.com/watch?v=414FPXLWDVk

Ma la versione di Youn Sun Nah è inverosimilmente bella!

https://www.youtube.com/watch?v=nu-vh4aF-Ms

Qui siamo di fronte a un capolavoro assoluto. L’ho anche intervistata, la mitica Youn. Purtroppo non leggerete mai l’intervista, e non per colpa mia, ma posso dirvi che è davvero simpatica. Il chitarrista (Marc Ribot) è Gesù e fa delle robe di una bellezza straordinaria.

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Amarcord numero 1: la mia amica Mara mi ha mandato qualche foto scattata nel 1987 (mi pare, sono quasi certo). Avevo partecipato a un campo a Marina di Carrara (mi pare, sono quasi certo) dell’A.N.F.F.A.S come volontario, e avevo conosciuto personaggi (miei coetanei) straordinari. Mara era (ed è) simpaticissima, nonostante il look da yuppie! Io mi vesto ancora come allora, jeans e maglietta, però i boccoli magici non ci sono più!

Non la vedo da allora, ma prima o poi le offrirò un caffè. La figata è che adesso fa la bibliotecaria e quindi legge tanti libri, che è una meraviglia assoluta. Chi ama i libri è speciale. Bravissima!

再见!

Mercoledì 17 febbraio 2021

Buon mercoledì a tutti! Proseguono gli esperimenti di videucci che stiamo elaborando per la imminente piattaforma on line di archivio di trascrizioni per chitarra (a cura mia, di Diego Damiano ed Emanuele Campiglia) e batteria (a cura di Andrea Bianchi). Nel tempo contiamo di estenderla anche a tutti i principali strumenti, dll’ocarina all’arpa celtica!

Qui – solo per voi perché sono simpatico – l’esperimento sull’assolo di “Sweet Home Chicago” versione Blues Brothers. Che ve ne pare?

Ovviamente il tutto sarà corredato di trascrizione in notazione musicale e tab. Insomma, il futuro sta arrivando e noi ci stiamo facendo trovare pronti! Presto diventerò stalker e vi dirò l’indirizzo del patreon, tariffe e abbonamenti del tutto (sempre a costi infimi, come peraltro siamo abituati a fare: la nostra mission è che la musica è di tutti e deve essere accessibile a tutti).

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Segnerò la data di ieri sul mio calendario perché è stata una giornata speciale. Ho iniziato a trascrivere le parti di chitarra intorno ai miei quindici anni: all’epoca non esistevano praticamente spartiti fatti bene, e per imparare a suonare la chitarra rock dovevi per forza imparare a orecchio, materia nella quale non ero, ahimé, molto bravo. Il primo riff che ho trascritto è stato quello di “I’m So Glad” dei Cream, che poi anni dopo capii essere un tarocco del classico turnaround del blues:

https://www.youtube.com/watch?v=L3GIQ86eu6c

Il primo assolo trascritto quello di Keith Richards nella versione live di “Sympathy For The Devil” del 1969; avrei trascritto volentieri anche quello di Mick Taylor, epico, che segue, ma era troppo difficile per me al tempo:

https://www.youtube.com/watch?v=8b7naf3xwM8

E (poi la smetto) sono passat alle celeberrime frasette di “Eptadone” degli Skiantos, che erano assai fighe (Dandy Bestia rulez):

https://www.youtube.com/watch?v=hp7jWz-RlCQ

(le massaie fan la coda per comprare la mia broda, e quest’anno è di gran moda io ci metto anche la soda).

Insomma, negli scorsi oltre trent’anni della mia vita ho imparato a trascrivere, ad avere orecchio, a capire cosa succede in un disco e riportarlo su carta. Vi racconto tutto questo perché appunto, proprio ieri, il più importante sito di didattica del mondo (avrò modo di raccontarvi i dettagli prossimamente) mi ha chiesto di diventare il “guitar transcriptions specialist”.

Ecco, grandissima soddisfazione!

ALBUM DEL GIORNO

Ho ascoltato e recensito ieri questo bellissimo disco di nu soul realizzato in Italia. Alberto Parmegiani, bravissimo chitarrista, ha realizzato questo magma sonoro orientato alla black music, davvero fighissimo.

Disclaimer: è impossibile non muoversi!

https://www.jazzespresso.com/es/alberto-parmegiani-soul-hunters-a-ma-2021-jazzespresso-cd-2/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Stupendo blues di Kenny Burrell, “Chitlins con carne” ha delle magiche atmosfere notturne che mi hanno sempre affascinato. Non perdete la versione di SRV, che uscì postuma su “The Sky Is Crying”.

https://www.youtube.com/watch?v=mP0flneNfaQ

https://www.youtube.com/watch?v=Um1lA9m4wL0

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La carissima Monica mi ha regalato per Natale un bel libro di poesie cinesi; vi lascio oggi con questa perla:

” tu hai il tuo mondo
io ho il mio mondo
noi tutti abbiamo il nostro mondo
ma tutti noi desideriamo
un mondo diverso”

L’autore si chiama Wang Meng, e i libro è stato pubblicato da Scheiwiller nel 1987.

再见!

Martedì 16 febbraio 2021

Martedì grasso! Avete comprato i coriandoli? Avete preparato il costume da principessa? Spero proprio di sì! Come vi avevo preannunciato la scorsa settimana il giovane Aaron aveva dichiarato la sua intenzione di travestirsi da Spiderman. Detto fatto, eccolo ieri a lezione:

E allora direi che ci siamo meritati di sentire questa meravigliosa versione della sigla realizzata a cappella!

https://www.youtube.com/watch?v=wL4m-J_nohA

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Ho letto ieri della scomparsa (lo scorso 12 febbraio) di Rupert Neve. Sconosciuto ai più, è stato uno dei più grandi realizzatori (tra le altre mille cose) di consolle da mix, le celeberrime consolle Neve, appunto. Per capirci, era l’uomo di fiducia di George Martin quando doveva fare delle modifiche ai banchi dei suoi studi.

Qui un bell’articolo del Guardian > https://www.theguardian.com/music/2021/feb/15/he-was-the-steve-jobs-of-audio-how-rupert-neve-changed-the-sound-of-music-recording

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Qualche anno fa insieme ad alcuni pazzi come me decidemmo di creare un hub mondiale del jazz in cinque lingue, www.jazzespresso.com. Ieri – per curiosità – ho controllato i dati. Sono molto felice (anche i pazzi di prima) perché abbiamo toccato 1.500.000 visite, da tutto il mondo. Questa la cartina dei paesi di provenienza dei visitatori di ieri:

Che è una vera meraviglia! E questa la top ten dei paesi di provenienza del milione e mezzo di visitatori di prima:

Ovviamente stante la congiuntura musicale (tutto il settore è fermo da un anno) Jazzespresso è in costante perdita, ma sicuramente recupereremo. Quello che mi inorgoglisce parecchio è avere la capacità (insieme alle persone di cui mi circondo) di imamginare cose belle e riuscire a farle. In un mondo in cui l’editore medio ancora pensa al cartaceo, lavorare in cinque lingue sul web riesce a sembrare una eccitante novità, quando invece dovrebbe essere lo standard.

ALBUM DEL GIORNO

Jakob Bro è un chitarrista danese che presenta in “Uma Elmo” il suo nuovo trio. L’album è particolarmente intrigante: sembra non succedere mai nulla, ma la trame dei suoni e i dialoghi continui dei tre strumenti sono particolarmente poetici. In un’era caratterizzata dal movimento parossistico e dalla velocità Bro presenta un disco che va nella direzione opposta, con gran coraggio, personalità e determinazione. Bello, ma da ascoltare con la calma necessaria.

https://www.jazzespresso.com/it/jakob-bro-uma-elmo-ecm-2021-jazzespresso-cd-2/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho una passione viscerale per Steve Winwood che data da quando ascoltai per la prima volta l’omonimo album dei Blind Faith. Poi mio fratello comprò “John Barleycorn Must Die”, uno dei più bei dischi degli anni 60-70, che si apriva con il brano “Glad”.

Bellissimo esempio di jazz rock realizzato dalla componente rock del binomio, non si perde (come invece spesso accade all’inverso) in mille fronzoli ma va dritto al punto.

https://www.youtube.com/watch?v=4v8YQ6sU6I4

Ed ecco il mio tutorialino per chitarra; è abbastanza complicato perché rendere le due mani del piano sulla chitarra è un pasticcio, specie con tutti i trilli e abbellimenti che esegue Winwood.

https://www.youtube.com/watch?v=MWF4mFXqLV0

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Mi sto preparando a intervistare (skype) Nat Bartsch. Pianista e compositrice australiana, mi auto cito “Nel 2018 la pianista e compositrice australiana Nat Bartsch pubblicava per la ABC Forever, And No Time At All, una suite composta di tante ninne nanne per pianoforte scritte mentre la musicista aspettava il suo primi bambino. L’album ha un successo straordinario (2 milioni di stream da venti nazioni diverse) e così la Bartsch decide di riregistrarlo con un ensemble jazz pubblicando lo scorso luglio Forever More. Insieme alla pianista troviamo Robbie Melville (chitarra ed effetti), Tamara Murphy (contrabbasso), Maddison Carter (batteria), Xani Kolac (violino ed effetti) e Anita Quayle (violoncello ed effetti)”.

Ovviamente io – essendo curioso per natura – non solo l’ho recensito, ma le ho chiesto un’intervista per capire come si fa ad avere idee così belle. Domani vi racconterò, nel frattempo ecco un brano bellissimo:

https://www.youtube.com/watch?v=NFU5r2Qc-sY

再见!

Lunedì 15 febbraio 2021

Ieri era la seconda domenica del mese, e (come ben sanno tutti i torinesi) si teneva il Gran Balon, ovvero il mercato delle pulci. Tendenzialmente cerchiamo di andare sempre, perché è un luogo di cianfrusaglie incredibili, si trovano molti libri, e generalmente la visita finisce con il pranzetto a uno dei tre ristoranti cinesi che mi piacciono che sono limitrofi all’area del mercato.

Ieri ho trovato quattro libri che mi paiono super interessanti:

  1. 7000 anni di Cina, libro fotografico sull’arte cinese
  2. Louis Armstrong “il re del jazz”. Il re del jazz, che titolo meraviglioso. Una biografia del sommo, che – riconosco – non ho frequentato più di tanto ed è ora di rimediare
  3. Musica per guarire di Randall McClellan, un bel libercolo che spiega molte cose di cui non so una ceppa
  4. E infine (5 euro, ma Claudio della bancarella fica dei libri me l’ha regalato) un bel libro di trascrizioni di Pastorius: credo che Lorenzo I, Lorenzo II ed Emanuele vedranno presto il solo di Donna Lee nel loro orizzonte!

https://www.youtube.com/watch?v=3gXm_xZZ3vo

Effettivamente la mia amica Chiara (che ieri festaggiava il genetliaco, augurissimi!) mi ha chiesto quando ho il tempo di leggere, considerato tutte le cose che faccio, ma questi piccoli segreti non si rivelano!

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Tra le cose che amo di più fare (si sarà capito) trascrivere mi appassiona particolarmente. Ieri è stato il turno di un classico incredibile degli anni 50, “Race With The Devil”, che è arricchito da una stratosferica chitarra del mitico Cliff Gallup. Il prossimo tutorialino per il mio canale YT sarà proprio questo, e dopo aver parlato di Danny Cedrone toccherà a Cliff.

https://www.youtube.com/watch?v=E3gxQ1tetAQ

Qui il solo, bellissimo.

Non che la ritmica sia meno figa, ma in assoluto è il suono (col delay) strabiliante per i tempi. Anche la frase cromatica conclusiva mi pare particolarmente ben riuscita!

ALBUM DEL GIORNO

Angelo Mastronardi è un grande talento pugliese, e “Rough Line” è il suo terzo album. Mi piace particolarmente quando suona le tastiere, non perché al pianoforte sia meno bravo ma perché è ancora più originale. Il tema del brano iniziale in questo senso è emblematico. Buon ascolto!

https://www.jazzespresso.com/en/gleam-mastronardi-angelo-rough-line-jazzesrpresso-2020/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Citavo prima Danny Cedrone, ecco uno degli assoli più belli della storia del rock. Se riuscute a farlo avete certamente una gran tecnica!

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Sempre nel tempo libero (che non ho) sto leggendo questo interessantissimo libro che consiglio a tutti:

Considerato che ormai ci si registra a casa moltissimo, mi sembra utile avere una base teorica e pratica spiegata bene. Senior scrive benissimo, e non dà mai per scontato nulla. Un acquisto eccellente e una lettura intrigante! Consigliato!

再见!

Domenica 14 febbraio 2021

Era da parecchio tempo che volevo perpetrare la tarrata del (nuovo) decennio: ordinare dei plettri customizzati con il mio loghetto. Detto fatto, ieri ho ordinato una scorta di queste meraviglie di spessore 1.5. Purtroppo i 2 mm non erano contemplati, ma li farò andare bene lo stesso! Ne ho acquistato uno da regalare a ogni studente più una scorta decennale per me. Nell’era dell’effimero i gadget sono tutto, a parità di capacità!


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DISAVVENTURE A PUNTATE DI UN CHITARRISTA

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XIII – THE JOHN SCOFIELD SHOW IN BOLOGNA

scritto in origine nel novembre 2014!

Ciondolavo come al solito nel settembre scorso sul mio divano relax posto nel mio nuovo studiolo musicale (ogni studiolo musicale che si rispetti prevede un divano svacco e un frigo delle birre con le fattezze di amplificatore Marshall, anche se fosse lo studiolo di un suonatore di arpa celtica), provato dalle due settimane passate a fare da guida alla mia amica taiwanese in visita a Torino, meditando sul suo accento merdosello di cinese mandarino (Elena Huang sta al cinese mandarino ufficiale come Massimo Troisi all’Accademia della Crusca) quando scoprii come in una visione dantesca che il 20 novembre John Scofield avrebbe suonato a Bologna con Medeski Martin e Wood.


Più che una visione dantesca credo sia stato il sito di Jazzit a fornirmi l’informazione in oggetto, ma la visione prese subito forma per via di queste variabili che non avete ancora considerato:


1) uno dei miei più cari amici musicali, nonché l’essere più permaloso della terra, il mitico Banzo, fino a 20 anni fa crocettava John Scofield alla casella “chitarrista che ti fa più cacare al mondo “ e MM&W alla casella “il peggiore trio dai tempi dell’uomo di Balzi Rossi ai giorni nostri”. Post mia conoscenza e sapiente manipolazione delle di lui sinapsi adesso è il fan numero uno di entrambi e proprio a causa della sua permalosità gli ricordo questo simpatico passato (con una certa perfidia) quasi quotidianamente.


2) Il mio ex allievo ed amico Poldlans (Paolo di Lanzo, nel vernacolo locale) vive da quattro anni sostenendo di fare il dottorando in astrofisica presso l’università di Bologna. Non vorrei scrivere troppe schifezze, ma sospetto da tempo che in realtà il film “Zanardi” descriva meglio la sua realtà quotidiana, che lui invece racconta essere più come quella di don Matteo.


3) Come sapete adoro la vita familiare ma ogni tanto una zingarata è essenziale. Del tutto casualmente, avendo già vissuto con Beppe (il verduriere) i due Meeting del Jazz italiano a Collescipoli (come non ricordarlo vestito da vescovo sull’altare della Chiesa della Madonna dell’addolorata) il mio cervello postulò questa teoria: Mirti+Banzo+Beppe+Poldlans+Cestello da 20 birre+John Scofield+Medeski Martin & Wood+Bologna+Zanardi= un viaggio che, nelle parole di Banzo a posteriori, “in confronto le armate di Sauron erano una gita domenicale a Loano di pensionati ottuagenari.”


Ritrovo alle 16 presso l’ufficio di Banzo (una copertura, in realtà fa il rappresentante della marjuana Marley Brand). E si parte. Sfortunatamente la Fiat Duetto a gas di Beppe è in riparazione. Usiamo dunque la mia Marea, che essendo non nuovissima ha un’autoradio a cassette. Il convento passa un solo nastro: “Dirty Deeds Done Dirty Cheap” un album degli Ac Dc che possiamo definire tra i più cagosi dell’universo.


Sulle note di “Big Balls” sfrecciamo dunque sull’autostrada, sempre grati alla vita che ci permette di vivere mirabolanti avventure con inverosimili colonne sonore. Per la prossima mi porto il nastro di Santi S., come minimo. Santi plays Ac Dc and introduces himself.


Il viaggio vola in un attimo: si sparla di tutto e tutti, io naturalmente mi piazzo sui sedili di dietro, stravaccato come un proconsole romano a dire le mie solite fregnacce che ben conoscete. Sosta all’autogrill in Emilia, che ci sottolinea essere un paese meraviglioso, con le prime di una serie indefinite di birre.


Arriviamo a Bologna in perfetto orario. Parcheggiamo e operiamo un sopralluogo a casa di poldlans. L’uomo è un genio in tutto e per tutto; scopro che pur essendosi sposato a settembre la moglie l’ha lasciata a pascolare pecore nella brughiera lanzese, mentre lui continua la sua operosa vita in una gigantesca casa, al centro, con sei coinquiline.

Conosciamo solo una tal Giulia, protagonista di una esperienza riservata che Paolo immediatamente ci racconta: una sera dopo essere andato a dormire presto, sente dei rumori genere “aiuto sto morendo salvatemi” provenire dalla stanza di fianco alla sua. Si infila le pantofole, corre trafelato i 4 metri che lo separano dalla donzella, spalanca la porta con l’impeto del salvatore trovandola intenta a trombare come un armadillo con un essere avente le proporzioni di un armadio a due ante. L’inizio perfetto di una buona convivenza sotto lo stesso tetto, insomma.

(nota: Pol, sapendo che avrei rilanciato questa storia oggi, mi ha scritto: “quella fu una notte incredibile. Come quella in cui andai a cagare nel pieno di una notte estiva, nudo, e mentre ero seduto mi ritrovai la casa invasa dai coinquilini che si erano portati dietro dei busker… e per tornare in camera dovetti passare dal soggiorno mentre tutti balalvano una mazurka”). Novello Clouseau, aggiungo io.

https://www.youtube.com/watch?v=xYfxboRtKJE


Rifocillatici di salumi e vini vari, tanto per darvi l’idea del luogo questo è il baruccio sotto casa di Pol, insomma, il paradiso del cicchetto (sorvolo sul “solo rum limoncello whisky vodka sambuca sassolino)”.

Partiamo per il concerto. Bologna è la città delle torri, dunque il teatro Duse è 4 metri per 4 con 20 ordini di palchi.
Noterete quella specie di cabina della doccia sulla destra: Sco aveva un volume talmente spaventoso che hanno dovuto separarlo dagli altri strumenti. Naturalmente è il genere di evento che tutti i chitarristi ammirano: che egli suonando lievemente con il mignolo il mi cantino avesse un volume maggiore del trio quando faceva i fortissimi non è male. Dio lo benedica e lo preservi a lunga vita.

Io avevo una zozza da jazz a sinistra, che ha dormito tutto il tempo (la zozza da jazz è una figura istituzionale di ogni concerto che si rispetti; si riconosce perché arriva con un tizio improbabile e scansiona ogni uomo nel raggio di 30 km stile robocop) e poldlans a destra. A destra di poldlans un tizio che per tutto il tempo ha mosso testa e collo avanti e indietro a 120 bpm, credo per far capire alla zozza di cui sopra che era dentro al groove, ma lei dormiva allegramente.


Concerto epico, come sempre a me piace che Sco anziché fare la faccia da imbecille genere “il mondo è bello e siamo tutti figli dello stesso Dio” tipica di Pat Metheny si muova con le movenze di un satiro in calore con un ghigno satanico genere “senti che cazzo di fraseggio ti sto facendo ziobanana”. La conclusione epica con “Light mi fire” mi ha commosso, come sempre quando scopro che dentro un involucro pressurizzato da jazzista si nasconde un rocker sopraffino. Unico difetto è che questo genere di show va portato in discoteca, non in teatro, direi.


Usciti dalla torre Duse, ci si sposta in una birreria dove si svolgeva una festa di compleanno di bimbeminkia locali. Ne abbiamo approfittato per carburare bene e fare un giretto in Bologna centro, sempre un posto meraviglia, diciamocelo.


Ripartiti all’una mattutina siamo poi tornati a Torino verso le 5, pronti per la nuova giornata di lavoro, pieni di ricordi, birra, nostalgia da Giulia e da Scofield, desiderio di cicchetti e salumi. Ciao John! Alla prossima!

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Un brano che sto ascoltando (e facendo ascoltare, ovviamente) moltissimo è la versione di “Route 66” dei Rolling Stones. Sono andato a ritroso, fino a scoprire quella di Nat King Cole. In particolare la sto facendo studiare al buon Roberto, che ha chitarra e ampli nuovi e se li deve guadagnare!

https://www.youtube.com/watch?v=uTG9dKW7EaA

https://www.youtube.com/watch?v=UCeGi6a-eK4

Un arrangiamento per chitarra basato sulla sua (Nat) introduzione!

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Essendo iniziato il nuovo anno cinese mi sono dilettato a cucinare alcune cosette carine. Una che vi consiglio ( un classico!) si chiama shredded pork with bean sauce.

La ricetta la trovate spiegata benissimo qui, sul blog familiare che ci divertiamo ogni tanto a fare:

http://www.famigliasberlinfetti.it/2019/06/30/famiglia-sberlinfetti-vs-shredded-pork-with-bean-sauce/

e che vi consiglio di visitare di tanto in tanto!

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Buona domenica e buon carnevale. Per me da bambino esisteva solo una maschera: Zorro. (Zorro di te che il cattivo ha paura, Zorro la tua spada è giustizia sicura, Zorro a cavallo di notte colpisci, Zorro la zeta è la firma che lasci). Che meraviglia. L’autore dev’essere Carducci.

https://www.youtube.com/watch?v=istdC2Vw2KY

再见!

Sabato 13 febbraio 2021

Ieri è stata una giornata ricca di interessanti novità. La prima è stata l’uscita del nuovo singolo dei “Vertigine”, il quartetto di cui vi avevo parlato qualche settimana fa; il brano si intitola “Tra le carte”. Mi fa sempre piacere quando sento pezzi scritti, suonati e registrati bene. Ma giudicate voi! Oltre ai molti dettagli carini che non si notano subito, darei un dieci e lode all’assolo di chitarra, che anziché essere una esibizione onanista porta il brano verso altre direzioni. E anche alla produzione della voce, molto efficace.

***

Qualche giorno fa avevo espresso il mio rammarico per non aver mai trascritto “Joyous Lake” di Pat Martino. Ecco, per seviziare le candide anime di Lorenzo ed Emanuele ho portato a termine l’operazione, e qui abbiamo il tema (con il gajardo nuovo font di musescore)!

Ribadisco ancora una volta la bellezza del tutto, che qui potete ascoltare live:

Se siete interessati a studiare l’assolo di Pat, qui una trascrizione che mi pare scritta bene (a parte gli accordi, che sono quantomeno discutibili. Usate i miei!).

***

Questo diario, che è nato per una mia repulsa nei confronti del sistema di Facebook, mi sta regalando molto divertimento. Per esempio scoprire che viene letto in Cina, Mongolia, Stati Uniti e UK mi pare interessante. Guarderanno le figure?

Comunque la progressione delle visite è sorprendente, e sono grato di cuore a tutti i lettori, che bacerei con la lingua senza distinzione di sesso e religioni varie (amici, è una metafora, non ho più l’età per le orge in promiscuità).

La settimana più a sinistra è l’ultima prima del diario. Quella rossa è questa, che ancora deve finire e già si eleva tipo la torre di lord Farwarth. Grazie davvero.

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Due libri che si trovano nella mia pila di letture da molto tempo (procedo a singhiozzo perché sono molto tecnici e specifici) riguardano la musica di Bali, e l’orchestra di essa protagonista, il Gamelan.

Il mio prossimo obiettivo è acquistare questo:

Colin McPhee fu un pianista e musicologo americano che visse quasi trent’anni a Bali e trascrisse una serie di brani per pianoforte a 4 mani. Il libro (che Amazon voleva farmi pagare oltre 90 euro) lo acquistai alla libreria Birdland di Milano per meno di 20, in tempo record. Quando si dice Davide contro Golia!

Ho provato almeno tre volte a far eseguire questi brani per quattro chitarre a uno dei saggi, ma non ci sono ancora riuscito (coordinare il tutto non è facile!) ma ci riuscirò.

Qui uno di essi nella versione per piano, con l’autore in duetto con Benjamin Britten:

https://www.youtube.com/watch?v=J3PacNDMneE

Nel frattempo un paio di videucci di Bali così capite di cosa parlo:

https://www.youtube.com/watch?v=UEWCCSuHsuQ

Già questo fatto che questa musica si suona con un martello mi pare meraviglioso!

A parte gli scherzi, alla base dell’impressionismo musicale francese ci fu anche la scoperta del Gamelan, che fece furore all’esposizione internazionale di Parigi del 1889, e che tra gli altri lasciò la scimmia a Debussy per le soluzioni strane.

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Considerato che oggi si parla di musiche strane, tra i compositori minimalisti che prediligo c’è sicuramente Terry Riley. Nel mondo del rock è famoso perché Pete Townshend scrisse Baba O’ Riley dedicandola proprio a lui (anche perché l’introduzione è crassamente rubata agli esperimenti sonori di Terry, che aveva esposto in un album stupendo intitolato “A Rainbow In Curved Air”).

In pratica è un lungo soliloquio di Riley, che si incide e sovraincide in tempo reale, creando strati sonori che altro che la loop station, era già avanti 100 anni.

E qui lo potete vedere live durante una performance. Gli anni 70!

再见!

Venerdì 12 febbraio 2021

Buongiorno a tutti cari amici, e buon anno del bue/toro/mucca/vitello/quellochevipare!

Non sto a dirvi che una volta feci un corso di astrologia taoista (giusto un week end, per curiosità, perché se studi una lingua non è che non puoi conoscere la cultura) e quindi mi piacerebbe precisare che questo è l’anno del bue di metallo (cinque elementi per dodici segni = il ciclo di 60 anni dell’astrologia taoista). Utilissima nozione alle cene di gala e se tenete un diario su internet. Prendete nota.

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La giornata di ieri è iniziata con l’intervista a Angelo Di Leonforte, brillantissimo pianista siciliano che lo scorso settembre ha pubblicato il suo primo disco di inediti. Era mesi che volevo fargli qualche domanda, e finalmente ci sono riuscito. Instant Karma docet: telefonato, scritto e pubblicato in meno di un’oretta. Sono proprio dei gemelli!

https://www.jazzespresso.com/it/angelo-di-leonforte-intervista-jazzespresso-iug-mirti/

All’interno del link trovate l’intervista, il player spotify del suo disco e un live su YT niente male. Mi piacciono le numerose idee di Di Leonforte, che mi pare molto personale, e la sua ritmica – come si suol dire – spacca il culo. Aspetto con trepidazione il secondo disco!

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Sceso le scale per fare due commissioni, ho trovato nella mia non-buca delle lettere (una storia lunga che un giorno avrò modo di raccontare) la cartolina di Eliza e Mamoru da Tokyo. Eliza è una mia amica cantantessa di Hong Kong che ha sposato Mamoru che è giapponese di Tokyo. Ci siamo conosciuti a Taiwan nel 2019 per un concerto che potete in piccola parte vedere qui:

https://www.youtube.com/watch?v=2lbq7RFrwa8

e qui invece potete emozionarvi nel vedere Eliza che saluta i fans con il suo timbro particolarmente sexy:

https://www.youtube.com/watch?v=uY5z6Sbe–w

(questi video fanno parte del diario online che trovate qui!)

Insomma, Eliza e Mamoru a ogni capodanno cinese mandano una cartolina strafica a tutti i loro amici, e io come sempre penso che dovrei rubargli l’idea. Ecco la meraviglia:

Come capite, persone eccentriche attirano altre persone eccentriche, con un unico denominatore: fare cose bellissime!

ALBUM DEL GIORNO

Ioannis Vafeas è un batterista di Cipro che ha di recente pubblicato il suo primo disco in trio. La randella teutonica di quest’album, dovuta anche alla straordinaria scioltezza con cui il pianista si muove nel post bop caro a McCoy Tyner, mi ha particolarmente esaltato. Un disco aggressivo, potente, davvero bello.

https://www.jazzespresso.com/it/ioannis-vafeas-trio-catharsis-avj-2020-jazzespresso-2/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho suonato moltissime volte il brano “Love Me Like A Man” di Bonnie Raitt nella versione splendida di Diana Krall (a parte l’agghiacciante chitarra, che era veramente insulsa!).

https://www.youtube.com/watch?v=u3OT1RkPw_I

In ogni caso per 15 anni ho pensato che sarebbe stato figo trascrivere intro e solo. Ed ecco qui! Mi sembrano due esempi notevoli di fighezza musicale, specie l’intro. Brava Diana! Pessimo Mirti, che hai aspettato di essere dell’età di Poldo Sbaffini.

https://www.youtube.com/watch?v=RSvagPN1DPc

https://www.youtube.com/watch?v=gnbJEZq2wTE

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Infine mentre cazzeggiavo brutalmente nelle autostrade del web ho trovato questo incredibile concerto del 1974 di Stevie Wonder. La band sembra quegli schiacciasassi che pareggiano il livello dell’asfalto. Senza pietà, perdipiù vestiti come i guerrieri della notte. Che spettacolo! Meraviglia delle meraviglie! E vogliamo parlare della mise di Stevie, che mi sembra il re dei re, il principe dei bastardi!

E con questo vi auguro uno splendido venerdì!

再见!

https://www.youtube.com/watch?v=cqKCx0T–GU

Giovedì 11 febbraio 2021

La giornata di ieri è iniziata con la gioia di leggere questo bell’articolo firmato da Marco Basso (gigantesca risorsa della musica piemontese che ha dato voce a tutti i musicisti della città e del Piemonte: non sarà mai abbastanza ringraziato) su La Stampa; riguarda il Charlie Bird, che è diventato temporaneamente uno studio di registrazione, e viene ricordata la rassegna on line “Jazz Kitchen” che avevo escogitato tra novembre e dicembre.

La rassegna è stata molto divertente, e come bonus track del diario di oggi (e invito a pranzare al locale di via Gioberti 1, che al momento è aperto dal giovedì alla domenica), ecco Beppe (factotum e chef, oltre che brillante sassofonista) che vi spiega la ricetta delle acciughe al verde! Yummi!

https://www.youtube.com/watch?v=pROkyB_wwgg

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Ho amato tutti i grandi chitarristi rock, da Hendrix a Tom Morello, passando per George Harrison e Duane Allman e così via, ma sicuramente la mia frequentazione per Clapton (e la mia ammirazione per “Beano”, il suo primo album con John Mayall) è un’esperienza simile al misticismo sufi.

Questo è uno dei motivi per cui spesso mi diverto a insegnare “Wonderful Tonight”, classicissimo del suo repertorio tratto dal disco “Slowhand”, mi pare uscito nel 1978. Semplice, memorabile, piace a tutti, fa fine e non impegna; alle feste, molto gajarda e quotatissima! Ve ne allego una versione tratta da un live a San Diego epico.

https://www.youtube.com/watch?v=KIzOxTCOc_0

Qui la celeberrima frase introduttiva (quella che per sembrare figo Slash rubò per aprire il suo assolo di “Knockin’ On Heaven’s Door, per capirci):

L’INTERVISTA DEL GIOVEDÌ

Vi propongo oggi l’intervista che ho realizzato un mesetto fa a Mauro Battisti per Jazzespresso; contrabbassista e didatta, ha inventato questa app “Drum Genius” che serve per affrontare, approfondire e innamorarsi delle questioni del ritmo (che, naturalmente, è IL parametro della musica!).

“I used to study certain albums to explore different types of rhythmic patterns, but the problem is that on records you have a specific song, a form and a key that you have to respect. So I used the metronome, reconstructing that rhythmic environment inside myself, thinking “it would be nice to reproduce the groove by freeing yourself from form and tonality”, to focus only on the different aspects of the rhythm.”

Buona lettura!

https://www.jazzespresso.com/en/mauro-battisti-drumgenius-interview-jazzespresso-iug-mirti/

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Altro chitarrista che amo da impazzire è Freddie King! Purtroppo morto giovane, non è tra i bluesmen più conosciuti, ma è senz’altro il più sanguigno e cattivo, un vero rocker ante litteram. Questo brano – un classico del suo repertorio – ha alcune frasi che sembrano scolpite nel granito. Imperdibile!

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Moltissimi lettori sanno che dal 2008 studio il cinese, e pur con una certa difficoltà (non ho mai il tempo che desidero) procedo lento ma inesorabile (comunque nella mia lentezza riuscìì a dare anche l’hsk 4 qualche anno fa! Grandi soddisfazioni a casa Mirti, bravo 尤金! – per chi non lo sapesse, gli esami di cinese dell’Università di Pechino hanno 6 livelli da hsk 1, il più semplice, ad hsk6, praticamente per cinesi superuomini; pare però che il sistema stia per cambiare, comunque il 4 è un notevole traguardo, insomma).

Questo il meraviglioso attestato. Comunque, vi parlavo di questi studi, a parte per sottolineare l’eccentricità (o imbecillità, a seconda dei punti di vista) dell’organizzazione del mio tempo libero, per raccontarvi di questo simpatico carattere (nel mondo dei sinologi ideogramma = carattere) che ho imparato ieri:

葫芦

Che vuol dire “zucca (da vino)”; sto leggendo questo articolo che spiega perché all’entrata dei negozi di medicina tradizionale cinese sono appese tante zucche. Poiché non l’ho finito non saprei ancora dirvi (a parte che ricordo bene Jackie Chan che fa il daoista sempre ubriaco con la fiaschetta di zucca nel film “Il regno proibito“).

Il tutto mi porta ad arrivare al dunque, e cioè a una delle più interessanti scoperte dei giorni recenti: e cioè che il più incredibile sito di etimologia cinese (genere “Accademia della Crusca” mandarina) è stato creato da un americano, Richard Sears (che i cinesi hanno soprannominato “Uncle Hanzi”, letteralmente “Zio Carattere”) qui

https://hanziyuan.net/

Per chi ama il cinese è una figata assurda; ho inserito il primo carattere della zucca qui sopra e zac, tempo zero:

Main pronunciation 主要发音: 

Original meaning 本义: Meaning bottle gourd.

English senses 英语理解: bottle-gourd

Usage example 用法举例: 葫蘆 hú lú (bottle gourd)

Importance by frequency 常用频率: 307

Character decomposition 字形分解 :
Compound 葫 from grass-top 艹艸 cǎo and phonetic lake 胡 hú.

Insomma, una meraviglia (non mi entusiasmavo così da quando ho imparato un rivolto incredibile per l’accordo alterato teorizzato da Joe Diorio, credo).

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Infine, ieri insieme alla carissima Silvia, mia allieva plurideccenale e simpatica genovese transfuga a Torino, abbiamo analizzato “Insensatez”. In particolare voleva sapere la funzione del secondo accordo:

Rem / Do#dim / Dom / etc.

https://www.youtube.com/watch?v=1W8VYJ3E2VU

In questi casi consiglio di acquistare, leggere e venerare come libri religiosi i due volumi di Roberto Spadoni “Jazz Harmony” pubblicato da Volonté & Co.

Il caso in questione, per la precisione, si trova a pag. 147 del secondo volume. In sostanza, cito, l’accordo bIIIdim ha una “natura squisitamente cromatica discendente … non svolge alcuna funzione armonica…la fotografia di una risoluzione cromatica in corso”.

Per completezza vi racconto anche che io spesso l’ho interpretato come un doppia dominante, che è anche suggestivo, a volte:

C7 / F7 / Bbmaj7 = C7 / Cm7 / Bbmaj7 = C7(b9) / Cm7 / Bbmaj7 = C#dim / Cm7 / etc

Ma in sostanza sempre ha natura cromatica senza funzione armonica, Roberto docet, appunto!

再见!

Mercoledì 10 febbraio 2021

La Notaband ha effettuato ieri la sua prima prova di febbraio. Io ho dovuto supplire al basso e mi sono particolarmente divertito a sventrare “Nica’s Dream” di Horace Silver con il maestro Borio alla batteria. Non c’è niente di più pericoloso di un chitarrista che suona il basso e di un trombonista che suona la batteria, figuratevi insieme: altro che Suicide Squad!. Il pezzo è assai difficile, e la Notaband migliora vieppiù. Per motivare i ragazzi il colonnello ha esordito con un pistolotto politico-motivazionale, Inti Illimani Style! Molto bello e molto relax, grazie Mario. L’attitudine al comando non si perde certo con dieci anni di poltrona.

Sicuramente la NB non è la migliore big band del mondo, ma senza dubbio quella che i Monty Python avrebbero prediletto per il loro programma tv del 1969.

Detto questo, è molto facile nell’era odierna essere spettatori passivi, e molto difficile prendere lo strumento e ricevere continuamente mazzate. Molto orgoglioso della Notaband, e di tutti i musicisti non pro che amano suonare, a qualsiasi livello, e cercano di migliorare. Chapeau!

https://www.youtube.com/watch?v=pZ0ybQnhsvc

Qui sopra la stratosferica versione di Wes!

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Proseguono le mie ricerche sulla musica giamaicana; altro brano che viene considerato il “primo” brano della storia del rocksteady (ce ne sono almeno quattro!), “Tougher Than Tough” è un bel pezzo con alcune caratteristiche evidenti:

  1. a Kingston serviva un buon accordatore di pianoforti ma erano probabilmente taccagni
  2. avete notato che la batteria suona in uno stile super cool? È praticamente un esempio meraviglia di “one drop” eseguito ai suoi albori!
  3. il chitarrista è sempre Lynn Taitt (che ha suonato in tutti e quattro “I primo pezzo di rocksteady”, ne abbiamo già parlato per “Take It Easy”). Qui è autore di una elegante parte a note stoppate, che alterna con un comp più classico (i glissati sono veramente fighi)

https://www.youtube.com/watch?v=LU2Bt9cB6KY

ALBUM DEL GIORNO

Come probabilmente sapete Bill Evans è stato uno dei più grandi (e personali) pianisti della storia del jazz; i suoi voicing (a partire da quello – epicissimo – di “So What” sono ancora utilizzati da schiere di imitatori, e il suo mood, super cool, lo adoro da sempre.

Ecco una versione dei suoi brani per guitar trio, particolarmente ben riuscita, secondo me. Nell’articolo spiego il perchè e trovate anche il player di Spotify!

https://www.jazzespresso.com/pinheiro-ineke-cavalli-the-music-of-bill-evans-challenge-jazzespresso/

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TUTORIALINO STAMMI VICINO

Oggi vi presento in anteprima un nuovo progetto a cui sto lavorando da mesi con l’amico Diego Damiano per le trascrizioni e video, Emanuele Campiglia per logistica e social managing, e Andrea Bianchi per sezione batteria.

Si tratta di creare un archivio on line di trascrizioni fatte bene (e quando intendo bene intendo perfette), abbinate a dei video esplicativi sull’esecuzione (fatti bene, ma non modello universo Marvel come i Nerd di YT: che si capisca e siano d’appoggio alla parte). Questo perché abbiamo notato che se cercate l’assolo di “Knockin’ On Heaven’s Door” di Slash ne trovate 900 versioni (di cui 900 sbagliate) ma se cercate che so, la chitarra originale di “Take It Easy” (il brano di Rocksteady) ci sono solo delle orribili tab. Quindi l’idea è quella di avere un archivio on line di materiale didattico super, accessibile a prezzi contenutissimi (stiamo ragionando su un concetto tipo: ti abboni a 5 euri al mese e ogni mese vengono aggiunti 4 video medio – difficile, 4 video facile o medio, 4 pillole di teoria varia). Che ne pensate dell’idea? Mi date dei feedback?

Qui il work in progress esemplificativo di “Love Me Do”. Ancora non definitivo ma mi pare interessante! Abbinato a tutta la parte, di cui vi metto la prima pagina.

再见!

Martedì 9 febbraio 2021

Ieri è stato giorno di molte lezioni; ho chiesto al piccolo Aaron da cosa si travestirà durante l’imminente Carnevale, e mi ha risposto tutto felice “Spiderman”! La mia amica cantante Giorgia di Novara quando le ho mandato la parte (cortesie tra docenti) mi ha simpaticamente confessato che lei lo chiama “Spider Minne”. Eh beh, ognuno lo vede come gli pare!

Ho colto subito l’occasione per insegnargli (ad Aaron) la sigla del cartoon tv originale del 1967, un classico per i boomers come me:

Precisando che l’originale è in Dbm, avrete certamente notato che il brano è in forma AABA, con le A di dodici battute (blues minore) e la B in otto con due passaggini alla relativa maggiore.

https://www.youtube.com/watch?v=xsx3JCw62WQ

Ricordo di averne ascoltata una pregevole versione cantata da Michael Bublé qualche anno fa:

https://www.youtube.com/watch?v=Sflfp-C0MxY

Certo impallidisce in confronto alla suprema grezzaggine dei Ramones!

https://www.youtube.com/watch?v=i5P8lrgBtcU

Per bilanciare l’aspetto ludico del brano, al caro e vecchio amico Tanino ho invece proposto un classicissimo di Muddy Waters, “I Got My Mojo Working”.

https://www.youtube.com/watch?v=8hEYwk0bypY

Stiamo andando alla grande; ora devo solo convincerlo a farsi la cresta come Muddy e comprarsi i mocassini (possibilmente da indossare senza calze e con la tuta della Juve, che fa molto blues!).

Non sono sicurissimo (chiedo aiuto ai lettori più esperti) ma sono quasi certo che quel bastardo che suona l’armonica come se fosse Hendrix in mescalina sia Little Walter, pioniere dell’armonica moderna e divinità assoluta del XX secolo.

Riguardo ai campi semantici del testo, sono troppo pudico per spiegarvi il significato della frase del titolo (che è ambigua, porno e non porno, come sempre nel blues); c’è un bellissimo libro di Jay McInerney intitolato “Riscatto” che potrebbe aiutare a spiegarvi l’orribile arcano (Jay è uno dei miei autori preferiti di narrativa statunitense contemporanea, en passant!).

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Dopo aver visto il video di “Da da da” il discepolo (e grande chitarrista) Fabrizio mi segnala l’ideale controparte contemporanea del Trio, la sovietica ignoranza nel pantheon trash: lui si chiama Tripalosky, e mi sembra anche un ottimo ballerino e costumista, oltre che trapper di consumata esperienza.

https://youtu.be/YWTyAdZQDSs

Non ho ancora avuto il tempo di trascriverlo, aspetto probabilmente una malattia terminale che mi costringa al tavolo).

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ALBUM DEL GIORNO

Questo il disco che ho recensito ieri nella mitica webzine Jazzespresso, che esce in cinque lingue. Un album di chitarra jazz classicissima, utile se Tripalosky vi avesse fatto venire la tachicardia. D’altronde, se Charlie Apicella vi facesse addormentare alla terza battuta, Tripalosky potrebbe rivelarsi utile!

https://www.jazzespresso.com/it/charlie-apicella-trio-classic-guitar-zoho-2021-jazzespresso/

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TUTORIALINO STAMMI VICINO

Il mio studente Giulio mi ha chiesto per la prossima settimana di insegnargli “Tumbling Dice”, classico degli Stones, singolo tratto da “Exile On Main Street” del 1972. Poiché il motto dello scoutismo (di cui sonos tato fulgido rappresentante” è “Be Prepared”, in tempi non sospetti avevo preparato il tutorialino! Accordatura in sol aperto, cinque corde, quattro quarti, tre dita, due accordi, uno stronzo! (definizione a cura di Keith Richards).

Have fun!

https://www.youtube.com/watch?v=SAvbvgd_3B0

Lunedì 8 febbraio 2021

Ringrazio tutti i lettori di questo diario, che mi diverte molto tenere, e credo si stia arricchendo di contenuti in maniera inverosimile. Del resto, come spesso ripeto, il mio portafoglio è vuoto (troppe chitarre!), ma il mio cuore e il mio cervello sono ricchissimi, e questo era uno dei miei obiettivi dichiarati da adolescente. Sono grato di essere andato alle medie dai salesiani, che mi hanno insegnato (per essere diverso da loro) l’odio per i soldi e l’amore per la cultura in quanto tale! Grazie Tarcisio, grazie Don Carlo P.!

Peraltro se vi piacciono le fesserie galattiche che diffondo qui, sappiate che l’alter ego visuale di questo luogo è il mio profilo instagram Eugenio Mirti, e che se volete consigliare ai vostri amici questo autodafé digitale, ve ne sarò gratissimo!

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Breve nota autopromozionale: ieri è uscita la nuova puntata della mia rubrica su Radio Ros Brera. Perle di saggezza meravigliose!

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Sapete che – come nella vita – nei diari ci sono alcune figure ricorrenti. Ieri era il turno di Rob, l’amico sino americano di Las Vegas, che avendo sposato a Dubai una collega turca ora vive in una casa con piscina sul mar Mediterraneo (great job, man!). Abbiamo fatto lezione e parlato di scale pentatoniche maggiori e minori che si incrociano. Lo cito perché, per una robetta di cui si parlava ho cercato, trovato e inviatogli questo super articolo di Guitar Player. Guitar Player è la bibbia del chitarrista contemporaneo, e se leggete il materiale capirete perché fico, e ben fatto!

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Da sempre dedito al trash, ho scoperto l’altro giorno il video originale di questo brano apparentemente orrendo. Tra l’altro prodotto dal mitico Klaus Voorman (se non sapete chi è mi viene la tristezza per voi).

https://www.youtube.com/watch?v=xqTBlft8gQA

Essendo dotato di orecchie (mi sono spaccato il culo per 30 anni per ottenerlo, giacché non distinguevo un mi maggiore da mio padre che usava il trapano) mi sono subito posto l’obiettivo di trascriverne l’orrido riff di tastierina Casio.

Non dimenticate che Richard Fenyman vinse il premio Nobel della fisica con degli studi che iniziarono quella volta che, in un topless bar di Los Angeles downtown, vide un piatto ruotare e si chiese le velocità della rotazione in funzione di alcuni variabili, indipendenti (credo io) dalle dimensioni delle minne della cameriera che lo portava. Questo per dire che non si può passare la vita a trascrivere Fra Cionfoli e la Jazz Preservation Hall, un minimo di bassa cultura qui e là (stabilite voi quale è la bassa)!

Quindi questo è il meraviglioso riff:

Naturalmente avete subito capito che è una variazione del celeberrimo riff di “My Sharona”. Ora, io preferisco quello dei Knack, ma anche questo mi sembra notevolmente ingegnoso, oltre al fatto che traina tutto il brano. Un riff che riconosci dopo 1/100 di secondo, costruito con una sola nota che appare in due ottave diverse. Un arrangiamento ingegnoso, in effetti. Chapeau a “Da da da”.

Ora, per pareggiare la porcheria che vi ho testé fatto ascoltare (un riff può essere ingegnoso e un pezzo far comunque cagarissimo) ecco sua maestà Pat, nell’album più bello della storia della fusion. Prodotto da Paul A. Rotchild (se non conoscete Voorman, Fenyman e Rotchild questo è il luogo giusto per imparare due o tre cosucce utili), della più bell’acqua musicale. Da anni mi ripropongo di trascriverlo come si deve, ma poi finisco irretito da altro! Il contadino vietnamita che qui e là urla come se fosse posseduto da mandingo “yaaaaaaaaaaaaaaaaa” mi esalta quasi come quando Al Di Meola suona le timbales.

https://www.youtube.com/watch?v=aJ3ZyLgKH0U

“Joyous Lake” mi pare un titolo appropriato. Uno dei motivi per cui adoro (da circa 15 anni) suonare con alla batteria Paolo Inserra è che è l’unico batterista (che io conosca) sufficientemente tarro non solo da eguagliare, ma da superare Kenwood Dennard  nell’originale, che probabilmente distrusse le pelli dopo la prima take. Sappiate che i batteristi di jazz sono normalmente come il laureato coi baffi di “Smetto quando voglio”; millantano grezzaggine ma poi vengono sgamati. Un’aspra diatriba legale sul ride.

https://www.youtube.com/watch?v=g-5cWNtokB0

Purtroppo io al massimo sono mirtino e non martino ma è lo stesso! A parte tutto, quando arriva la polirtimia a 2′ 32” sempre sono felice come un koala che mangia le foglie di eucalyptus tossico.

Buon ascolto!

Domenica 7 febbraio 2021

Proseguono le mie esplorazioni di varie musiche che, colpevolmente, conosco poco. Come vi ho già raccontato sto studiando alla batteria il “one shot” (o “one drop”), e poiché mi piace scoprire l’origine delle cose ieri ho “vissuto” un viaggio musicale niente male.

La giornata è però partita ricordando Bob Marley, che avrebbe compiuto 76 anni. Ho così scritto un semplicissimo arrangiamento per chi volesse suonare “Three Little Birds”!

https://www.youtube.com/watch?v=HNBCVM4KbUM

Ringraziato l’amico Bob ho poi iniziato un lungo viaggio di ricerca: pare che il “one drop” sia stato inventato da Carlton Barrett e/o da Winston Greennan; forse i nomi non vi dicono nulla, ma avrete senza saperlo ascoltato canzoni in cui hanno suonato almeno un miliardo di volte.

Da qui non so esattamente come sono andato a ritroso fino ad arrivare al primo brano considerato “rocksteady”, cioè il genere musicale giamaicano che ha posto (insieme allo ska ad esso antecedente) le basi del reggae. Il pezzo è di Hopeton Lewis, si intitola “Take It Easy” ed è stato suonato da Lynn Taitt (cui viene generalmente attribuita l’invenzione del rocksteady) e del suo gruppo The Jets.

https://www.youtube.com/watch?v=7pnuW8V8obc

Qui ho trascritto la prima parte del brano.Per farla breve la caratteristica principale del rocksteady sono le chitarre in levare. Esattamente come nello ska, però il tempo generale è più lento (pare appunto che sia stato Taitt a suggerire di registrare “Take It Easy” a velocità più moderata.

Qui un super classico dello ska, che come sentirete è più veloce.

https://www.youtube.com/watch?v=dwrHCa9t0dM

La diffusione dello ska e del rocksteady nel mondo fu incredibile; un esempio è questa canzone dei Beatles (non certo noti per avere radici ska o rocksteady, appunto, ma sicuramente famosi per essere curiosissimi) che in questa canzone architettarono consapevolmente (come dichiarato da Lennon nella sua ultima intervista) un accompagnamento ska (1′ 10” circa).

https://www.youtube.com/watch?v=r5mzQHQxoSg

Come da qui io sia poi arrivato a Sly Dunbar e a questo pezzo incredibile (in cui Dunbar suona la batteria) non saprei! Come potete sentire (per chi ha le competenze) Dunbar arricchisce il one drop con alcuni colpi in più di bordo, che rendono il tutto fichissimo!

https://www.youtube.com/watch?v=Ieb_TP7-aqE

Il resto alle prossime puntate. Mi piace però pensare che essere un buon musicista, un buon didatta e un buon giornalista musicale significhi mantenere la curiosità di fare questi viaggi (che sono infiniti.), la capacità di capire cosa succede in termini musicali e culturali, e quella di raccontare il tutto senza tirarsela e fracassare le palle al prossimo.

Buona domenica!

Sabato 6 febbraio 2021

Un po’ costipato, vado avanti nelle mie esplorazioni del mondo e delle sue mille curiosità. La simpatica Lina (ve ne parlai qualche giorno fa) mi ha gentilmente regalato questo libro:

Ne sono molto contento, è la biografia di questo straordinario truffatore che si chiamava Sir Edmund Backhouse, personaggio notevolissimo, che ne combinò di tutte, avendo come base, appunto, Pechino.

Per essere gentile a mia volta le ho insegnato la linea di basso di “The Spy”, che è molto bella:

https://www.youtube.com/watch?v=GfUspZAbLXY

È un brano tratto da “Morrison Hotel/Hard Rock Café” dei Doors, che acquistai (e consumai!) eoni fa.

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Ieri ho letto della morte di Christopher Plummer, un grandissimo attore (tutti lo conoscono per “Tutti insieme appassionatamente”) che avevo visto proprio l’altro ieri in “Remember”, meraviglioso film sulla ricerca di un criminale di Auschwitz, con un finale a sorpresa. So long, Cristopher.

https://www.youtube.com/watch?v=gpoXip5VyVc

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Oggi mi attendono un po’ di attività varie. Vi auguro un buon sabato, e se avete una chitarra provate a suonare questa:

https://www.youtube.com/watch?v=bMuY6HqClGA

Venerdì 5 febbraio 2021

Cristina non lavorava ieri, e quindi ha potuto farmi il dono di prendere il pranzo al “bugigattolo cinese”. Come molti sanno studio cinese da tanti anni, e ho quindi sempre cercato con grande gioia di scoprire i ristoranti cinesi più buoni della città. Ce ne sono tre o quattro che amo più degli altri, e tutti sono da noi stati soprannominati con nomi improbabili. Al top della catena troviamo lo sgualfo, che è un posto di rara assurdità (la foto di Totò che campeggia in sala vince da sempre il premio per l’arredo più assurdo mai visto) e il “bugigattolo”, appunto, che è una squisita trattoria situata al centro, in via Milano: segno di qualità è che i cinesi che lavorano a Porta Palazzo (gigantesco mercato) mangiano lì oppure acquistino lì il pranzo mentre tornano a vendere le loro colorite mercanzie.

Non posso farvi sentire gli odori del buon pranzetto di ieri, ma condivido con voi questo incredibile personaggio che trovai su Youtube durante il primo lockdown. Un mito!

https://www.youtube.com/watch?v=le3WM1q-yfM

Di tutti questo video è il mio preferito: la regia impeccabile fa esordire il protagonista con due colpi di tosse a tradimento. Ma non fatevi ingannare: il cuoco è bravissimo e spiega bene!

https://www.youtube.com/watch?v=hWUIjoiZU9A

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La mia recensione di oggi è dedicata a “Rough Line” di Angelo Mastronardi: un disco meraviglioso, che vi consiglio di ascoltare. Mi piace da sempre che fa sembrare semplici le cose complicate, e Angelo è uno di questi. Buon ascolto e buon venerdì. E se volete divertirvi, suonate questa:

https://www.youtube.com/watch?v=InywtsW5uBk

Giovedì 4 febbraio

Il mio caro allievo Christian mi ha chiesto di insegnargli “Je so pazzo”, un classico di Pino Daniele. Mi sono molto divertito, Pino Daniele è stato un grande. Ha perpetrato anche schifezze assolute (come tutti) ma al suo meglio faceva scintille.

https://www.youtube.com/watch?v=E1SLOCKlb1M

In effetti la canzone mi piace molto anche perché mi ci identifico con facilità! Je so pazzo… non ci scassate u cazzo. Io!

Credo che il doppio, triplo e quadruplo lockdown abbia lasciato strascichi a tutti, e la vita si è fatta a volte faticosa. Ci sono pensieri, preoccupazioni, scontri, frustrazioni. Una delle mie frasi preferite tratte da film è “I say what I mean and I do what I say”:

https://www.youtube.com/watch?v=PDW6YSDgqAk

L’onestà si paga sempre, e mi identifico molto in questo personaggio. L’alternativa è essere come Di Caprio in questo ruolo, e ne ho conosciuti molti, di incantatori di topi:

https://www.youtube.com/watch?v=c1Vtzn3MZyA

I say what I mean, and I do what I say. Poche persone possono permettersi di sostenere una dichiarazione così semplice, e sono quelle di cui cerco di circondarmi. Grazie!

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Il disco che ho recensito oggi per Jazzespresso e un album a metà tra lo swing/hard bop anni 50 e il contemporary jazz degli anni 60. Loro sono un trio australiano molto fico, e questo è il mio articolo!

Mercoledì 3 febbraio 2021

Causa mali est ipse clamabit

Ho questa smodata passione per i proverbi in latino, perché sembrano la sintesi della mia vita: inutili, ma con quell’aria di classe che ipnotizza i gonzi. E quindi per me arrivare in un discorso al punto dove posso dire “ubi major minor cessat” è come per Rocco girare “Rocco does Polland”. Una vera goduria! Se la cosa capita con Beppe (che di solito rutta, quando parlo latino) ci si sorpende come mai non siamo diventati i Belushi/Akroyd di Barriera. I numeri li abbiamo!

Mala tempora currunt è il secondo mio proverbio preferito (e se qualcuno risponde  sed peiora parantur torno a essere Rocco di prima!).

Oggi ho invece controllato Causa mali est ipse clamabit: chi è causa del suo male pianga se stesso. Mi ricorda di non piangermi addosso, ma anche di giudicare le persone in base alle azioni, senza indulgere in un perdono cattocomunista d’antan.

Lo stile nella vita è tutto: il mio modello è sempre stato Keith Richards, che una volta dichiarò “se non avessi fatto il chitarrista di successo sarei diventato uno sfaccendato. Ma di gran classe”. Mito assoluto!

Homo faber suae quisque fortunae!

https://www.youtube.com/watch?v=HrcbCW4y9Dw

Martedì 2 febbraio 2021

Ieri è stata una giornata intensa. Diciamo che ho venere in cancro, e quindi tendente a farmi ferire sul lavoro, essendo ubicata in casa X. Peccato.

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Ieri con un colpo di genio ho portato un sacchetto di cri cri a scuola, a Piossasco. Io non sono proprio amante dei dolci (gli affettati con grissini mi rendono più felice, Lina prendi nota, altro che le torte al pistacchio) ma a parte che mi ha sempre divertito che mia moglie si chiami Cristina come i cri cri, le dolci palline di cioccolato rendono tutti felici. Io e Marianna, la mia allieva di 6 anni, li abbiamo offerti a tutti quelli che incontravamo. È stato un bel momento, soprattutto perché non c’era nessuna ricorrenza da festeggiare, ma solo la mia voglia di far sorridere tutti. E una grande lezione di chitarra, per Marianna: ridere è fondamentale. E posso dire, con un gesto così la popolarità aumenta spaventosamente! Colgo l’occasione per ringraziare la collega Sabrina (che ha stivali di pelle umana lucidissimi, penso per terrorizzare le allieve) che è stata super gentile e simpa! Grazie.

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Vi lascio con questo disco. Quando sono un po’ incupito lo metto sempre, e mi scalda il cuore. Buona giornata!

https://www.youtube.com/watch?v=6fbO78VBe6Y

Lunedì 1 febbraio 2021

Apro la pagina di oggi ringraziando Lina che ha trovato uno dei libri che avevo annotato leggendo quello di Angela Terzani Staude. Grazie Lina, mettiamo un più sul registro di classe e puoi indossare un fiocchetto rosa (per oggi!).

Raccontavo proprio ieri sulla chat della Notaband che mi chiamo Eugenio Ilario Camillo per ricordare mio zio Ilario, vescovo, persona di grande umanità e valore, e il nonno (di mio padre) Camillo, calzolaio, che emigrò negli USA nel 1901.

Non c’è traccia della sua uscita dagli Stati Uniti (tornò circa 15 anni dopo a s. Egidio ove visse fino alla morte), ma pare che figurò in una rissa per cui venne arrestato (o meglio, scelse tre giorni di cella piuttosto che pagare l’ammenda). Alcolizzato, testa calda, un uomo tutto di un pezzo: John Fante l’avrebbe amato, e così io, che fondamentalmente sono tal quale, anche se non ho mai avuto la possibilità di conoscerlo. Con piacere ricordo che mio papà l’ha sempre adorato, e mi ha insegnato molti lavori con il cuoio per amore del suo nonno. Nel set di oggetti che mio papà si porta dietro c’è sempre una lesina, per capirci. Posso capire che da bimbetto amasse andare nel laboratorio del nonno, con pezzi di cuoio, colla, profumi e odori, brocche di vino, ecc. Tipo Mastro Ciliegia che lavora al suo tronco.

Una volta mio nonno Domenico (suo figlio, altro bastardo che sembrava Van Diesel ante litteram, come dolcezza del carattere, quando voleva) fece a botte e gli disse che l’aveva picchiato la maestra. Fortunatamente (per la maestra) ella viveva in una stanza in affitto sopra l’osteria del paese, quindi il nonno Camillo e la roncola che aveva con se si fermarono un attimo sotto l’alloggio, a fare bisboccia con gli amici. Finì naturalmente con il nonno sverso che si dimenticò del fatto, e la maestra fu salva.

Uno dei motivi per cui io cagherei in testa a tutti i leghisti è proprio per il fatto che la mia famiglia è fatta (davvero) di emigranti senza paura. Registrato, documentato; e pur avendo le mie perplessità sugli Stati Uniti, ricordo sempre che hanno garantito una prospettiva di vita a molta gente che lasciava tutto per inseguire un sogno (che purtroppo era quello che Hunter S. Thompson descrive in “Paranoia a Las Vegas”).

Viva Camillo Mirti! Sarebbe bellissimo sentire le sue storie, all’osteria, con una brocca di rosso. So long, Camillo. Grato di avere nel nome un pezzetto di te.

Domenica 31 gennaio 2021

Nel tempo recente ascolto molta musica (a dire la verità da quando ho 6 anni ascolto molta musica, ma volevo dare enfasi al presente); in particolare mi sono dedicato ad alcuni (ex) pupilli che stanno trovando la loro strada nell’olimpo della musica rock e non solo.

Se dovessi nominare una mia studentessa che ammiro, per mille motivi (carattere, indole, verve, intelligenza, curiosità) sarebbe certamente Valentina (buon compleanno, dear), che è la vocalist e chitarrista dei Vertigine (che vedono anche Matteo, altro pupillo che spacca il culo alla chitarra, Riccardo che suona il basso e ho cooptato in una varia serie di progetti perché è un moschettiere al tuo fianco quando suoni, ed Eugenio alla batteria, quasi ex enfant prodige che suonava e cantava la batteria dalla tenera età di 3 anni e mezzo).

https://www.youtube.com/watch?v=KAbj1VypML0

Sveglia di notte è un gran pezzo, scritto bene, suonato bene, arrangiato bene, cantato benissimo. Segna la svolta del gruppo, a mio avviso (e penso di conoscerli abbastanza bene). Molto mi attendo dal nuovo album che penso stia per uscire.

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Altro gruppo che ammiro sono i Cheap, guidati dal carissimo Andrea, che in un mondo dove tutti sono capaci a suonare le fuse distorte sputando fiamme senza raccontare nulla ha invece moltissime cose da dire. Provo una sincera ammirazione per le sua capacità di scrivere e comunicare. Qui (credo) l’ultimo lavoro. Lui è quello con le ciabatte Adidas arancio, a destra. Nel mondo di scorregge spaziali del jazz italiano mi diverte moltissimo questo taglio nu soul che usa (insieme ai suo bravissimi pard) con classe ed eleganza, spazzando via tutti con aria fresca. Quando sei capace di usare tantissime conoscenze, anche complicate, per realizzare un singolo pop che sembra semplice… sei bravissimo. Chapeau.

https://www.youtube.com/watch?v=BvvsZRmLjAs

Bella storia, no? Molto orgoglioso di imparare sempre nuove cose da persone a cui ho un po’ anche insegnato io ad essere curiose.

Sabato 30 gennaio 2021

Ogni due settimane circa vesto i panni dello studente di batteria e mi trasformo in un tamarro modello Ralph Spaccatutto. Iniziai intorno al 2012 con il bravissimo Sergio Ponti, e con alterne fortune proseguo ancora oggi. Mi serve professionalmente per quando dirigo gli ensemble (se manca il batterista o se voglio che si porti il tempo in un determinato modo), ma è anche utile da un lato per ricordarmi cosa vuol dire faticare sulla musica, dall’altro quanto è comunque divertente riuscire a suonare i basilari. La batteria poi è uno strumento molto fisico, e trovo il suonarla particolarmente liberatorio. Il fatto che a Natale babbo Claus mi abbia portato un kit di batteria elettronica con cui posso studiare anche a casa ovviamente mi ha reso felice come un umpa lumpa in mescalina.

Ieri abbiamo studiato il celeberrimo “one shot”, cioè il tipico accompagnamento dello ska e poi del reggae.

Per capirci, ecco un esempio!

https://www.youtube.com/watch?v=JiqlR_92jPI

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Ieri è stata una giornata ricca di studi e scoperte. In particolare perché ho recensito un disco dedicato a Raymond Scott e Lalo Guerrero, che vi consiglio di ascoltare.

Lalo Guerrero è stato il padre della musica chicana (ovvero della musica messicana prodotta e ascoltata negli Stati Uniti), ed è già abbastanza curioso e divertente.

Ma ho invece scoperto la figura di Raymond Scott; compositore, direttore d’orchestra, inventore di strumenti elettronici, un personaggio appassionante.

Lo conoscete tutti perché Carl Stalling era un suo grande estimatore. Stalling per quasi 25 anni ha scritto le musiche dei cartoni animati della Looney Tunes, e aveva il privilegio di poter usare a suo piacimento il catalogo editoriale della Warner, che possedeva anche i diritti del lavoro di Scott.

E così molte delle composizioni di Scott diventano classici dei cartoni Warner. La figura mi appassiona, e sicuramente approfondirò il personaggio. Qui la sua partitura più famosa:

https://www.youtube.com/watch?v=qaC0vNLdLvY

E qui un esempio di utilizzo nei cartoni.

https://vimeo.com/155247998

Buon ascolto! Il sito dedicato a Raymond Scott contiene moltissime chicche. Consigliato ai curiosoni inguaribili come me!

Venerdì 29 gennaio 2021

Superata oggi la prima settimana senza Facebook e – contestualmente – con questo (meravigliosissimo!) diario. Devo dire che il pensiero da un lato di non leggere una mare di fesserie, dall’altro del tempo risparmiato, mi rallegra moltissimo!

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Ieri ho letto questo interessante articolo che racconta come, dopo aver buttato 5 milioni di euro per il sito “Verybello“, un portale dedicato agli stranieri che vengono in italia per aiutarli a orientarsi nelle iniziative culturali della penisola che non ebbe molto successo (sfortunatamente era solo in italiano, maledetti stranieri che non sanno le lingue) il sig. Ministro del MIBACT abbia investito 10 milioni di euri per una nuova iniziativa che ha un nome orribile (It’s Art, crasi di Italy It’s Art, effettivamente un nome non proprio geniale per una iniziativa che vorrebbe diffondere lo spettacolo italiano nel mondo, e specie considerato che la lingua italiana è amata da tutti e che quest’anno è il settecentesimo anniversario della morte di Dante, e questo è il Ministero dei Beni Culturali, non il barbiere che per fare figo si autonomina hairdresser), un logo orribile, una genesi discutibile in partnership con una società che ha 45 milioni di euro di debiti , e – aggiungerei – dei contenuti dal livello quantomeno dubbio, considerato che vengono al momento raccolti con una call anonima (mandaci la mail a… con la tua idea, ti faremo sapere).

Questo sarebbe il modo di aiutare il comparto cultura, secondo il Ministro. Esprimo pubblicamente la mia perplessità. Forse era meglio dare più soldi a chi (ancora, dopo un anno, non può lavorare, come tanti bravi amici e colleghi) anziché creare l’ennesimo carrozzone. Mi auguro sempre il meglio, ma dallo staff che ha perpetrato “Verybello” non è che mi aspetto grandi cose, diciamocelo. Almeno il copy si poteva cambiare.

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Sto insegnando al mio allievo Ivan un grande classico degli anni 80: Bitter Fruit di Little Steven. Sono molto affezionato al brano, che è bello (oggi direi verybello), ha un testo bello (oggi direi verybello), e anche perché vidi il nostro in concerto a Torino durante il tour promozionale. Sempre meraviglioso, anche il solo, lercio con delay. Verybellissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=NOYFct0hLU0

Sto trascrivendo l’assolo, qui invece le parti principali del tutto.

Bellissimo il testo, che riporto in parte:

And my children are hungry
To taste the sweet life
Though my eyes have grown tired
Their desire keeps me alive

I will gather no more of your bitter fruit

Buona giornata!

Giovedì 28 gennaio 2021

All’inizio dello scorso anno acquistai (per cinque dollaretti) un ebook che spiegava alcuni principi base per organizzare un canale Youtube. Molti non sanno che – di fatto – YT è un social network potentissimo, ed è al primo posto come contenitore per imparare (i famosi tutorial di YT, appunto, oppure le istruzioni degli oggetti che compriamo che spesso sono diventate un canale dedicato).

Insomma è da molto tempo che realizzo degli esperimenti, anche perché la didattica, se è capace a sfruttare i nuovi sistemi informatici, correlandoli con intelligenza alle classiche lezioni frontali, non ha che da guadagnarne.

Insomma, il mercoledì spesso mi dedico ad aggiornare il mio canale, e ieri ho caricato un bellissimo assolo di Charlie Christian, uno dei grandi chitarristi del XX secolo (senza di lui non avremmo avuto Chuck Berry, e senza Chuck Berry i Rolling Stones avrebbero fatto altro nella vita, probabilmente!).

Qui l’assolo:

Qui l’articolo con il commento, e qui sotto il video che ho realizzato!

https://www.youtube.com/watch?v=nW4J36JyIE4

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Proprio ieri ho iniziato la lettura della biografia di Gandhi, in inglese, un libro che ho ricevuto in prestito e che ha creato in me molte aspettative.

Sono molto curioso, perché già sapevo che Gandhi è un personaggio dagli aspetti controversi, e – per dirla con l’introduzione del libro – a un certo punto negli anni 30 i tre uomini con l’immagine più suggestiva al mondo erano Chaplin, Hitler e Gandhi. Quindi mi aspetto molto, anche se la mia mercuriana velocità di lettura in inglese rallenta molto (ho questo vezzo di cercare sul dizionario le parole che non conosco per migliorare la mia conoscenza!).

Vorrei anche esibire (a volte sono vanesio) la mia enciclopedica cultura sui Beatles, rendendovi edotti sul fatto che proprio Gandhi e Hitler furono lasciati fuori dalla copertina di Sgt. Pepper’s (uno perché la EMI temeva di perdere il mercato indiano, l’altro per evitare controversie).

Qui abbiamo la versione con Gandhi

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e qui uno scatto dove si vede Hitler relegato da solo, a destra (mi pare giusto), escluso dalla copertina.

Mercoledì 27 gennaio 2021

Ho finito di leggere “Giorni Cinesi”, il libro di Angela Terzani Staude di cui vi parlavo domenica 24 gennaio. Mi sono appuntato alcuni rimandi da approfondire:

Trevor Roper – “Eremita di Pechino” (e dire che una volta l’avevo visto alle bancarelle ma non lo acquistai

Padre Huc – “Voyage de la tartarie et du Tibet”

Giuseppe Castiglione – gesuita e pittore (che mi pare sia famosissimo in Cina, credo di avere la riproduzione di un suo quadro conservato a Taipei)

Harry Franck – viaggiatore americano – ha scritto?

Shen Conwen – “Città di frontiera”.

E questa memorabile descrizione a proposito di Sidney Liu, giornalista di Shanghai: “caldo, ironico, colto, ha anche quel pizzico di follia che è degli intelligentissimi o dei disperati”.

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Tra le letture della giornata, mi ha molto colpito questo articolo del Guardian, che spiega come Facebook orienti le pubblicità dei lettori (americani) trumpiani rifornendoli di offerte per giubbini antiproiettile, armi automatiche, caricatori veloci, e quant’altro sia utile al moderno toro da esibizione con brama di sangue.

Ecco, senza voler passare per moralizzatore, trovo a volte imbarazzante che l’utilizzatore non neonazista di FB lanci strali per Orban, Salvini, etc., e poi diventi (naturalmente, involontariamente) complice di un meccansimo che fa delle echo-chamber e dell’imbecillità dell’utente il suo obiettivo primario. Quindi sempre più felice di essere passato a redigere questo diario, i cui proventi mi permetteranno di comprare al massimo un Calippo al gusto limone, inoffensivo anche se usato come clava!

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Non mi capita più spesso, ma ieri ho acquistato un disco meraviglioso: si tratta di “Excavated Shellac”.

È la raccolta di cento brani che definiscono una storia alternativa della musica del XX secolo. Vi riporto la descrizione:

“This collection highlights music that is often invisible in today’s world — the incredible world of global recordings that aren’t jazz, blues, country, rock ‘n roll, R&B, or “classical.”

“Excavated Shellac: An Alternate History of the World’s Music” includes 100 recordings and 100 stories in an extensive, illustrated PDF with detailed, contextual mini-histories about both musical origins and the beginnings of the recording industry, touching on the complexities of colonialism, economic agendas, and cultural tourism.

Featuring music and musical styles from six continents and 89 different countries and regions, recorded between 1907-1967.

Includes a 186-page PDF with essays and annotations by record collector and compilation producer Jonathan Ward.”

Il tutto è nato dalla passione del sig. Jonathan Warfd, avido collezionista di 78 giri, che si è reso conto che la narrazione dominante considera come primi esempi di dischi e di musiche registrate sostanzialmente quelli di origine anglosassone (jazz, folk, blues, etc.) senza considerare altre miliardi di musiche interessantissime documentate nell’era pioneristica del grammofono. Ha quindi scelto cento brani emblematici, corredati con un booklet che farebbe venire l’acquilina a chiunque.

Meraviglia dunque!

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Infine ieri sera abbiamo realizzato l’appuntamento quindicinale con la Notaband, l’ensemble di jazz dell’associazione Notabene. Qualche scatto per farvi capire quanto sia figo! Buona giornata,

vostro affezionatissimo E.

Martedì 26 gennaio 2021

Buongiorno a tutti, cari lettori! Spero che la vostra settimana stia andando benissimo e sia ricca di gioia. Molti sanno che il lunedì è la giornata in cui lavoro a Piossasco, e cerco di non dimenticare mai di scattare una foto al tramonto che si vede dalla scuola. Il luogo è bellissimo:

E ieri tirava un certo venticello.

Nei giorni scorsi ho spulciato il mio archivio di registrazioni, e ho così messo sul mio canale Youtube (al quale vi invito a iscrivervi, se non siete già sostenitori!) una vecchia versione del 2007 di “My Funny Valentine”. Un classico del jazz, in un arrangiamento che avevo architettato perché avesse più le caratteristiche della randella tellurica.

https://www.youtube.com/watch?v=WnEK-H5Ih9s

Poiché domenica sera è stato un momento di condivisione familiare, e in sostanza abbiamo consumato una super cena aperitivo guardando i “Guardiani della Galassia” 1 & 2, ecco che ieri le mie lezioni hanno esplorato il mondo sonoro dei due film (che a me piacciono in quanto ricchi di ironia, specie quando parla Draxt il distruttore).

Ecco la parte della prima metà di questo grandissimo classico!

Buon studio!

Per gli assatanati: qui il video originale, bellissimo, con Marvin Gaye stilosissimo (per non parlare di Tammi Terrell!

https://www.youtube.com/watch?v=IC5PL0XImjw

Lunedì 25 gennaio 2021

Ieri è stata una giornata intensa (l’idea di oziare non mi affascina più di tanto!). Gli highlight della giornata sono stati:

  1. la lezione online con Robert; ci siamo conosciuti nel 2005 a Torino, lui essendo sino-americano parla fluentemente cinese e inglese (oltre italiano e portoghese) e quindi al tempo lavorava al Toroc, il comitato organizzatore delle olimpiadi 2006. Iniziammo così a fare lezione di chitarra, che poi abbiamo proseguito online e anche fatto di persona in svariati continenti in location super come Las Vegas e Taipei. È sempre un piacere, insomma! Al momento Rob è in Turchia e quando finirà la pandemia una delle mie prime iniziative sarà certamente andare a trovarlo. Qui una foto del vostro scriba con l’amico Rob, presa a Taipei nel 2017. Naturalmente Rob non ha una Epiphone Casino: ne ha due, acquistate su mio consiglio.

2. La bravissima Chiara Musso, vocalist e didatta, con cui iniziammo a suonare insieme a gennaio dello scorso anno, è passata da me per realizzare un video live, visto che la pandemia non ci permette di suonare. Abbiamo scelto un brano che lei ama molto, “Space Oddity”, attaccato il telefono e zac! registrato fulmineamente il tutto, senza tanti fronzoli, per una divertente house session. Amo smodatamente suonare, e poterlo fare (anche se senza pubblico) è sempre una gioia. Qui il video, che ho virato a un fasullo bianco e nero con effetto vecchio film (sono un nerd, fondamentalmente!).

Buona settimana!

Domenica 24 gennaio

Da qualche giorno sto avidamente leggendo un libro trovato al modico costo di due euro alle bancarelle dell’ultimo Gran Balon: per chi non fosse piemontese è il più grosso mercato delle pulci della nostra regione.

Si tratta di “Giorni Cinesi” di Angela Terzani Staude: moglie del famosissimo Tiziano, con la famiglia sono tra i primi occidentali a poter vivere in Cina dopo gli anni di follia della rivoluzione culturale.

Il libro è scritto in forma di diario, e racconta il risveglio di un paese in cui per quasi dieci anni le menti migliori vennero uccise, seviziate o ridotte al silenzio, e il passato distrutto con ferocia.

Trovo interessante – pur nella diversità – le analogie col momento storico che stiamo vivendo in occidente, in cui il sapere viene visto con sospetto (non riesco a spiegarmi altrimenti come un ministro della Repubblica confonda l’Argentina con il Venezuela, e un altro voglia costruire un ponte in cui ci si possa giocare e fare shopping, per fare due esempi).

Ecco, questo libro racconta di una Cina che si era perduta (e poi si è ritrovata, almeno dal punto di vista economico), ma anche cosa succede quando i mediocri prendono il sopravvento su tutto e tutti. Se vi capita, grandemente consigliato.

Buona domenica!

Sabato 23 gennaio

Oggi, meraviglia delle meraviglie, abbiamo fatto la prima prova dei Minneapolis Electric Sheep. A casa mia, con la novella batteria elettronica mio regalo di natale.

Il nuovo progetto è dedicato a Ani Di Franco, e in particolare al di lei album “To The Teeth”. Io ho scritto l’arrangiamento del brano per tutto il sestetto; l’unico che l’ha letto è Ivano che non sa leggere, Mario ha chiesto la tonalità (considerando che avevo trascritto la parte di piano per dargli un’idea una domanda niente male), Ricky sapeva la linea come il solito bastardo dello scorpione, Luke cincischiava come tutti i batteristi (“non è che mi canticchi come fa?”). Quaglino deve laurearsi (dal 1954) e proprio oggi doveva studiare il codice civile e quindi non poteva venire (lo sopportiamo solo perché è davvero simpatico e un cuore d’oro).

Ecco, sono molto felice, per mille motivi.

“Tu hai visto la luce” – edizione rumena

“tu tri quattro”

Per osmosi inizia a funzionare! Milagro!

https://www.youtube.com/watch?v=nQns-ar4Cq0

Giovedì 21 gennaio

Ho preso oggi una decisione che maturavo da tempo: ho chiuso il mio account Facebook. Non tanto perché sia una landa digitale popolata da imbecilli, e nemmeno perché il suo sapore di finta comunità mi ricorda quando Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia” parla, mitra alla mano, del cheeseburger che vuole ordinare.

Semplicemente perché in un sistema democratico non si può considerare una società “privata” per quanto riguarda la responsabilità (in questo caso quella di decidere chi può dire e cosa può dire) e considerarlo un servizio “pubblico” quando svacca alla grande (tipo Cambridge analytica e affini). Ci stiamo facendo bellamente prendere per il culo da uno che definire il re dei nerd è già un incoraggiamento.

Devo anche dire che ero stanco di leggere cagate apocalittiche, specie in risposta ai miei post. Si può non condividere le idee, ma si può anche stare zitti, specie se sei un analfabeta che non conosce l’ortografia, figuriamoci quando frequenti gli altri ambiti dell’umana sapienza.

Ho quindi deciso di aprire questo diario, che fa le veci della mia ex pagina di facebook, porta il traffico sul mio sito e non su quello di Zuck, se dico qualcosa di male vengo censurato al massimo dalla polizia postale, che è l’ente terzo che nel nostro (democratico) paese decide su questi temi, e se voglio mettere foto di zinne posso farlo. Sempre curioso che su FB si possa fare l’apologia di Mussolini e non mettere le tette, di qualsiasi sesso esse siano, che già la dice lunga sulla piattaforma e sui suoi intenti.

Avendo studiato il francese, posso dire tranquillamente “je m’emmerde” e proseguo qui a raccontare la mia vita e le cose che mi interessano. Vive la legion!

Un caro saluto a tutti, e buon week end.