diario

Mercoledì 3 marzo 2021

Il 3 marzo del 1772 nasce Bartolomeo Bortolazzi, mandolinista, chitarrista e compositore. Strumentista dal talento virtuosistico, riuscì a far tornare popolare il mandolino (in particolare a Londra e a Vienna) dopo che era stato pressoché dimenticato all’inizio del XIX secolo.

Lo ricordiamo con un trio per mandolino, flauto e chitarra.

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Se riesco (credo di averlo già raccontato) vado a correre tutti i giorni; il dilemma è sempre che musica ascoltare, perché deve essere sufficientemente nervosa da caricarmi, ma non così tanto da spomparmi subito, che poi rantolo gli ultimi due chilometri. Generalmente alterno sull’hard rock a nastro, ma ieri mi sono sparato questo gajardo brano dei tempi moderni. Mi diverte sempre come la prima volta!

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Iniziato ufficialmente il progetto di viaggio in Turchia. Il rito – in generale – è prendere dal cassetto delle agende vuote quella che mi sembra più adatta e iniziare le decorazioni, oltre che inserire i primi appunti e cose importanti. Ecco qualche scatto. Lo storytelling (che sarebbe la narrazione detta da chi non sapendo l’inglese pensa sia una parola più figa) di questi tempi è importante, specie se come me mirate a realizzare un crowdfunding (la versione inglese di colletta!).

Sherafé è una parola importantissima perché è quello che si dice quando si fanno i brindisi. Un viaggio non può che iniziare da un bar, insomma!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Concludo la puntata di oggi (sono giorni convulsi di mille robe in parallelo!) con il mio tutorialino di questo pezzo straordinariamente divertente (e difficile, se volete suonare la parte di chitarra e basso insieme) dei Maroon 5!

再见!

Martedì 2 marzo 2021

il 2 marzo del 1824 nasce Bedřich Smetana, tra i compositori cechi più famosi della storia; in particolare lo si ricorda per il poema sinfonico “Vitava”(La moldava), il secondo di un ciclo di sei.

“Con l’aiuto e la grazia di Dio un giorno avrò la tecnica di Liszt  la capacità compositiva di Mozart” (BS).

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Poiché sono un discreto pavone, anche se con l’aplomb sabaudo, vi ripropongo il video con Chiara Musso in cui demolisco al violino “Rocket Man”. Aiutateci ad arrivare a 500 views! Spammate come se fosse una news sulle scie chimiche o sul controllo digitale dei vaccini! Vi prego!

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Amarcord numero 2: Parigi, 1989, con Sara. Gita di classe epica, siamo rimasti amici da allora. La distanza (di spazio e tempo) ci fa un baffo e curiosamente siamo spesso – senza dircelo – nella stessa direzione. In questo periodo direi sulle filosofia di vita, tendente all’oriente ma non troppo (siamo fortunatamente rimasti due cazzoni!).

ALBUM DEL GIORNO

Mark Feldman è un violinista straordinario, e “Sounding Point” è il suo ultimo album in solo. Disco frenetico che rappresenta benissimo l’era assurda che stiamo vivendo, la title track è invece malinconica e noir. Da non perdere.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

“Tailgate Ramble” è un bellissimo classico del primo jazz (quello di New Orleans per capirci!). Mi diverte moltissimo e suonarlo alla chitarra è particolarmente divertente.

再见!

Lunedì 1 marzo 2021

Buongiorno a tutti cari amici e buona settimana, buon marzo, e buon profumo di primavera! Purtroppo in Piemonte siamo ancora arancioni, ma speriamo presto di tornare gialli, bianchi, o perfino trasparenti!

Il 1 marzo del 1927 nasce Harry Belafonte, cantt Mante, attore, attivista, la prima pop star di fama internazionale di origine giamaicana. Belafonte diventa celebre per il suo ruolo nella diffusione del calypso, la musica nata a Trinidad nel XVII secolo dall’incrocio tra le tradizioni locali e quelle degli schiavi africani. 

La sua canzone più famosa è certamente “Matilda”, ma noi lo ricordiamo con “The Banana Boat Song”

“You can cage the singer but not the song.” (HB).

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Impiego il tempo nel modo migliore che conosco, e quindi suono! Ieri mi sono dedicato al mandolino e insieme alla bravissima Chiara Musso abbiamo registrato fulmineamente questa versione un pò reggae (l’idea è rubata da un vecchio arrangiamento di Kate Bush) di “Rocket Man”. Enjoy!

ALBUM DEL GIORNO

Lo stick è uno strano strumento a metà tra basso elettrico e chitarra, e gli Stick Men sono un trio che nasce dalla spina dorsale dei King Crimson contemporanei. L’anno scorso il loro tour asiatico si tramutò in una unica data in Giappone, che venne registrata live ed è ora disponibile. Atmosfere cupissime, gran spazio all’improvvisaizone (e – cosa che non guasta – copertina super). Buon ascolto!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho insegnato (iniziato, diciamo) ieri al buon Matteo la parte di chitarra di Dear Prudence dei Beatles, che ha un interessante pattern fingesrstyle della destra (con chitarra accordata in drop D):

Per una volta non ho dovuto scrivere io la partitura completa perché qui la trovate realizzata molto bene. Davvero un brano superbo, con parti di chitarra meraviglia. E bravo John!

Qui la versione del brano tratta dai demo di Esher (poesia purissima e meraviglia!).

再见!

Domenica 28 febbraio 2021

Il 28 febbraio del 1938 nasce a Milano Nanni Svampa; cantante e scrittore, diventa celebre con il quartetto dei “Gufi”; straordinariamente innovativi, i quattro mescolano ironia surreale, satira sociale e ricerca e recupero della canzone tradizionale meneghina.

Li ascoltiamo con “I Teddy Boys”

“Camminavo cantando a squarciagola lungo i muri ammuffiti del convento delle Carmelitane Scalze, quando una scarpa mi raggiunse alla nuca. “Bugiarde!” gridai.” (NS)

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Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XV – PERCHÉ SUONO LA CHITARRA

scritto per qualche motivo misterioso nel 2008

Adesso non è che proprio mi ricordo com’è andata, che mi son ritrovato a suonare la chitarra.
Sarebbe bello poter dichiarare la discendenza diretta (con sedici quarti di nobiltà) da sette generazioni di musicisti aventi a capostipite Leonardo Tarrios, il celebre virtuoso andaluso, progenitore del chitarrismo contemporaneo.
Invece no, a quanto pare in questa terra di navigatori e santi la mia famiglia non rappresenta eccezione, e tra zii e nonni vescovi, teologi, carabinieri, genii della meccanica, viaggiatori, maestri, doganieri, pubblicitari, i musicisti non hanno la piazza d’onore. Neanche il terzo posto. Proprio, non sono rappresentati.

Mi piacerebbe poter dire che il 18 aprile del 1987, così come in qualunque altra data, passai per il crocevia di via Cavalli angolo corso Ferrucci per incontrare il diavolo, vendergli l’anima e diventare un dio vivente della sei corde; al contrario, su tale angolo stazionavano solo viados e zoccole, se ci passavo era la domenica pomeriggio per andare a comprare le sigarette ai miei genitori e di conseguenza non posso neanche proclamare questa improbabile bugia mitologica.

Ammaliarvi con i mie straordinari talenti di bimbo, in verità già suonavo a tre anni composizioni impossibili anche all’adulto più smaliziato, mi scalderebbe il cuore e riscuoterebbe l’approvazione generale, creando quel sentimento eclatante del tipo, beh era ovvio che con simili premesse non ci potevamo aspettare un ragioniere.
Niente da fare, ero il più scarso del gruppo, non andavo a tempo, i pezzi coi barrè li evitavo come la peste bubbonica.

L’enfant disgrazia, sintetizzo adesso, perché il tutto naturalmente si abbinava alle mie deplorevoli capacità canore, che già ai tempi avrebbero seccato un cactus alla seconda emissione sonora.
Ed infatti, inutile dirlo, mi sono quasi brillantemente diplomato in ragioneria, ad indirizzo merceologico.

Ricordo, è vero, che a dodici anni, nell’era dei duran duran e degli spandau ballet, per intenderci, mi piacevano da matti i Beatles (in questo caso metto la maiuscola), in particolare la versione di Get Back dell album “let it be” (incredibilmente più bella della versione del singolo, che comunque io non possedevo, in quanto comprensiva di intro nella quale George Harrison tira due sgasate dalla sua tele + twin reverb producendo due rumori straordinari che mi facevano già godere all’epoca senza sapere cosa fossero), e che per il quattordicesimo compleanno mi son fatto comprare una chitarra, ma da lì a renderla un feticcio ne passa.


Ricordo anche che da bambino la mia mamma ci accompagnava (me e mio fratello) dal maestro di pianoforte, tutti i mercoledì; il maestro era cieco, e ciò dava alla sua casa un “che” di caratteristico e terrificante (già il prof. di musica quando hai sette anni è superato solo dal maestro di nuoto in quanto a cattiveria e capacità di provocare orrore, immaginate se è non vedente con degli occhialoni neri che neanche top gun e si muove come la pinguina dei blues brothers).
Potrei quindi scientificamente dimostrare che il pianoforte ed io non abbiamo avuto questa gran storia d’amore, ma rimango inabile a spiegare questo ventennale flirt con la mia chitarrina.


Forse l’unico modo per chiarire questa passione è raccontare l’ aspetto che mi distingueva, da ragazzo, dai coetanei; che era, è ed immagino sarà, fino a che saremo coetanei, il sogno ad occhi aperti.


Frequentando le scuole dei preti, solo maschili, i desideri dei miei compagni di classe (ed inutile dirlo, anche quelli dei professori) riguardavano irrimediabilmente ragazze-donne-donnemature-vecchiette di ogni tipo, forma e dimensione, con particolare riferimento ed apprezzamento a quelle con una misura di reggiseno superiore alla quarta ed una di pantalone inversamente proporzionale.
Crescendo il loro desiderio si è evoluto, avendo ricevuto un’educazione cristiana, verso il lavoro superpagato, del genere manager prezzolato al soldo di multinazionali senza scrupoli, Ferrari-munito e dal portafoglio gonfio, che si accompagna, nella Ferrari di poco fa, con le più belle e note modelle di tutto il globo.
Crescendo ulteriormente immagino che si evolverà verso il possedere una scorta infinita di viagra, ed una prostata artificiale, data la prima parte del sogno, paradiso dell’onanista (e considerando anche gli attuali modelli proposti dalle nostre istituzioni repubblicane).

Io no. Mica potevo e posso essere cosi’ banale e dozzinale.Il mio personale sogno ad occhi aperti ha sempre avuto lo stesso tema.

 Mirtifante, il geniale chitarrista, che commuove 80000 fans con un assolo devastante e lirico, scaldando cuori e membra della platea.

 Mirtifante, detentore del record di vendite e stazionamento in classifica in tutti i paesi del mondo, singoli e cd, Iran e isole Tonga comprese.

 Mirtfante, il giorno che la Fender gli dedica la chitarra creata sulle sue specifiche personali.

 Mirtifante, che in confronto Jimi Hendrix scherzava.

 Mirtifante, che per raccogliere fondi contro le malattie crea una super band con Paul McCartney al basso, Elton John al pianoforte, Eminem alla voce, e chiunque alla batteria, che tanto il batterista non se lo ricorda mai nessuno.

 Mirtifante, inventore dell’accordo che ha guarito al solo ascolto la lebbra e tutte le malattie e liberato il mondo dalla carestia.

Il tutto naturalmente ha sempre previsto anche Ferrari e portafoglio gonfio, ma nella macchinetta, anziché le modelle, che se poi ci dialoghi non è che stai allegro, le meglio cantanti del pianeta, che se parlano almeno cadi in un brodo di giuggiole.

Su e giù per LA, su una cabrio con a fianco Sheryl Crow, mentre la radio trasmette il mio ultimo singolo e la simpatica biondina mi implora di fare le chitarre del nuovo album, ma io non ho testa per farle, ho una data in duo con Chiara ad Andrate ed è molto meglio e cerco di rifilarle qualcun altro.
“Sheryl, come on, Paoli on drums would fit your record much better than my guitar. Do you know Paoli? Scorpione rising scorpione?” .

All’incirca, da che mi ricordi, i miei desideri sognati sognanti sono questi, con alcune piccole modifiche (Sheryl Crow è intercambiabile con che so, Madonna nel periodo Like a Virgin, Suzanne Vega epoca Solitude Standing, tutte quante, insomma, a parte Bjork che fa musica bellissima ma magari la lascerei stare, Sorry Bjork), ma la sostanza in fondo rimane questa.

Il perché di questo “sogno o son desto”, che si fa vieppiù improbabile, ogni giorno che passa, non lo so spiegare, a meno di laurearmi in psicologia, ed onestamente non mi pare il caso.
E conseguentemente, non capirò mai che cosa ci faccia questo pezzo di legno con sei corde al centro della mia esistenza; ma infine, è sempre grande amore, e come tutti i grandi amori vale una sola grande regola: non chiedersi il perché.
Finché dura, va benissimo.

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Ieri c’è stato il primo meeting (dopo un anno) con Fuat, amico sassofonista turco, con il quale stiamo progettando una serie di cosucce meravigliosissime, la prima delle quali è registrare un album live a Istanbul a luglio. Poiché ci sono alcuni dettagli importanti da considerare quando si fanno dei lavori nuovi (per esmpio foto di cacca noi aiutano), abbiamo ripreso con una photo session per immortalare il momento. Ed ecco il nostro (bellissimo) autoscatti. Tenetevi liberi verso fine luglio che capiteranno cose bellissime!

再见!

Sabato 27 febbraio 2021

Il 27 febbraio del 1675 si tiene al Dorset Garden Theatre di  Londra la prima di “Psyche” di Matthew Locke, la più antica opera inglese esistente; si svolge in cinque atti, su libretto di Thomas Shadwell e coreografie di  Giovanni Battista Draghi. 

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Quando sono in difficoltà sulle mie qualità canore riguardo sempre con piacere questo video in cui Bob Dylan si trova leggermente in difficoltà! Anche i ricchi piangono!

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Ieri ho insegnato al piccolo Andrea un grande classico di Bruce Springsteen, “Tunnel Of Love”. Un brano che ricordo con un certo piacere perché il tour seguente fu l’unica occasione in cui vidi Springsteen live. Niente neanche di lontanamente comparabile agli Stones, ma comunque non fichi secchi, insomma!


BLAST FROM YOUR PAST!

Quasi tutti i giorni vado a correre, e ultimamente mi sto sparando allegramente Dr. Smith in cuffia. Grandissimo Hammondista, è noto anche per indossare sempre un curioso copricapo indiano. Qui uno dei suoi dischi più spassosi:

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Su consiglio dell’ottimo Fabio Caruso ho acquistato questo libro di Dino Mignogna, che spero anche di utilizzare per le mie lezioni. Ho dato una lettura veloce qui e là e mi sembra ben scritto e documentato. Quindi già caldamente consigliato!

再见!

Venerdì 26 febbraio 2021

Il 25 febbraio del 1943 nasce Bob “Bear” Hite, fondatore e voce solista dei Canned Heat; soprannominato “the bear”, insieme al suo gruppo (ri)porta l’interesse del pubblico americano (e non) al blues delle origini, con suoni grezzi e strutture musicali più semplici. 

Lo ricordiamo con la versione di “I’m Her Man” registrata a Woodstock.

“I just can’t wait to get on the road again / The life I love is makin’ music with my friends”

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Mi sono molto divertito ieri a insegnare alla mia (piccola) allieva Elisa “Sapore di sale” di Gino Paoli. In particolare perché l’arrangiamento di Ennio Morricone è davvero figo; mi piace il salto di tritono del basso nella sezione B (il La che va al Re#semidimnuito, che poi prosegue al Sol#m). Ecco, il mascheramento della cadenza perfetta Si7/Mi con Re#semidiminuito/Sol#m non mi sembra tanto farina del sacco del buon (licenza poetica) Gino.

Qui gli accordi, così almeno voi li suonate giusti!

ALBUM DEL GIORNO

Gli stick men sono un trio che vede come pilastri ritmici Tony Levin e Pat Mastellotto, noti ai più per essere membri dei King Krimson. Hanno appena realizzato un album live registrato in Giappone, che mi pare assai figo e che vi consiglio:

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Alcuni artisti del pop contemporaneo mi divertono, specie quando copiano dai miei artisti preferiti. É il caso di Bruno Mars, che qui riesce a fare una mirabile sintesi di “Can’t Stand Losing You” e “Roxanne” dei Police. In ogni caso divertente!

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Leggevo ieri sul Guardian che Mr. Potatohead non sarà più Mister Potatohea ma solo Potatohead. Mi pare un utile contributo alla discriminazione di genere (sono ironico). Non basta la discriminazione di genere da sola, bisogna pure combatterla con idee di questo tipo. Perplessità.

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2021/feb/25/mr-potato-head-no-longer-a-mister-gender-neutral

再见!

Giovedì 25 febbraio 2021

Buon giovedì cari amici!

il 25 febbraio del 1873 nasce a Napoli Enrico Caruso, tenore, tra i più famosi cantanti d’opera della storia. La sua fama è legata in parte all’omaggio che gli fece Lucio Dalla con il brano “Caruso”; ma è dovuta anche al fatto che fu il primo cantante importante a registrare dischi, pratica che veniva snobbata dai colleghi (lungimiranti!). Caruso diventa così il primo artista della storia a vendere più di un milione di copie di un brano. Lo ascoltiamo nel classico dei classici partenopei, “O Sole Mio”.

“La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare” (EC)

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Da qualche settimana mi sto appassionando al Rev.Kossan (Kazutaka Yamada); un monaco giapponese che va a New York a insegnare lo zazen, si trova senza il becco di un dollaro, non gli rimane che suonare il suo bongo (o come si chiama) e un giorno che fa bel tempo si esercita in Central Park, dove (senza volerlo) guadagna 40 dollari come busker. Le vie dello zen sono infinite, il nostro simpatico amico si può permettere così di aprire un canale Youtube dove suona una serie di robe meravigliose. In un mondo di pecore, chi trova la sua via lo fa sempre con qualcosa di originale, ricordiamolo!

Qui una bella intervista!

Qui alle prese con “Yellow Submarine”.

Qui una suprema versione di “Thunderstrack”, la voce è anche migliore dell’originale.

E chiudiamo “Rock’n’Roll High School” dei Ramones. Le vie dello Zazen sono infinite!

L’ALBUM DEL GIORNO

Accanita lettrice di questo diario, oggi vi consiglio (ma non perché è lettrice!) questo omaggio a Bill Evans realizzato da Giorgia Sallustio intitolato “Time Remembered”. Credo che ne abbia ancora qualche copia, di cui vi consiglio l’acquisto. In caso scivetemi che vi segnalo la mail.

Giorgia è diplomata in chitarra, quindi particolarmente simpatica! Qui l’intervista che le feci per Jazzit.

L’INTERVISTA DEL GIOVEDÌ

Nel 2018 la pianista e compositrice australiana Nat Bartsch pubblica per la ABC Forever, And No Time At All, una suite composta di tante ninne nanne per pianoforte scritte mentre la musicista aspettava il suo primo bambino L’album ha un successo straordinario (2 milioni di stream da venti nazioni diverse) e così la Bartsch decide di ri-registrarlo con un ensemble jazz pubblicando lo scorso luglio Forever More.  L’ho intervistata per Jazzespresso!

TUTORIALINO DEL GIOVEDÌ

Il disco dove (mio umile parere) George Benson suona meglio in tutta la sua carriera è, curiosamente, un album di Jimmy Smith. Il lato b si apre con questo semplice blues, in cui George e Stanley Turrentine randellano come vichinghi sulle spiagge della Scozia. Imperdibile!

Adatto alle feste per stabilire un clima caldo ma non troppo!

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Visto che abbiamo parlato di Zazen, ecco che non posso non consigliarvi la lettura di questo libro fantastico che si intitola proprio “Chitarra Zen”, di Philip Toshio Sudo.

Due citazioni bellissime:

«Se prendi in mano una chitarra e lei ti dice “prendimi, sono tua” allora questa è quella giusta per te”» (Frank Zappa). Avevo sempre pensato fosse una stronzata galattica, finché non provai la Epiphone Casino ;).

“Un mio inegnante una volta entrò in un negozio di strumenti e cominciò a provare una chitarra con una mezza intenzione di acquistarla. Dopo un po’ il negoziante disse “Sa, lei è la prima persona in utta la giornata che è venuta qui e ha suonato un vero brano”. Bellissima, e verissima.

再见!

Mercoledì 24 febbraio 2021

E così ieri ci ha lasciato, all’età di 101 anni, Lawrence Ferlinghetti, mito assoluto del XX secolo. Lo ricordiamo così:

A Coney Island of the Mind, 6

              They were putting up the statue
                           of Saint Francis
                      in front of the church
                           of Saint Francis
                                 in the city of San Francisco
           in a little side street
                                    just off the Avenue
                                                                   where no birds sang
             and the sun was coming up on time
                                                                  in its usual fashion
                        and just beginning to shine
                                                       on the statue of Saint Francis
                             where no birds sang

              And a lot of old Italians
                                                    were standing all around
                in the little side street 
                                                     just off the Avenue
                 watching the wily workers
                                                    who were hoisting up the statue
     with a chain and a crane
                                            and other implements
   And a lot of young reporters
                                                in button-down clothes
     were taking down the words
                                                of one young priest
         who was propping up the statue
                                                          with all his arguments

                  And all the while 
                                              while no birds sang
                                                                 any Saint Francis Passion
and while the lookers kept looking 
                                                   up at Saint Francis
           with his arms outstretched
                                                    to the birds which weren’t there
     a very tall very purely naked
                                                   young virgin
       with very long and very straight
                                                straw hair
          and wearing only a very small
                                                          bird’s nest
                in a very existential place
                                             kept passing thru the crowd

                                                           all the while
                          and up and down the steps 
                                                           in front of Saint Francis
                her eyes downcast all the while
                                                           and singing to herself

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ALBUM DEL GIORNO

Ho recensito ieri per Jazzespresso il secondo album di questo incredibile musicista e compositore americano che si chiama Cameron Graves. In sostanza un disco che mescola il jazz alla violenza del trash metal, in linea con il jazz rock ma sicuramente più potente e contemporaneo. Adatto ai rave e alle feste che prevedono la rituale distruzione della casa.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Sicuramente uno dei brani che più ho amato nella mia vita è questo blues dei Doors, epocale e bellissimo. Una bella combinazione di parafrasi tematica e pentatoniche di mi minore eseguite con gusto! Adatta alle feste senza rituale distruzione della casa!

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Mesi fa ho acquistato al balon un libro (alla bellissima bancarella di Claudio, che vi consiglio, specializzata in musica ed esoterismo) di Mario Bertoncini, che parla di questi strani strumenti che costruisce che si chiamano !Arpe Eolie!. Il titolo del libro (che mi pare memorabile) è “Arpe Eolie and other useless things”

Detto crassamente (ovviamente la sintesi è irritante, ma la facciamo bastare per questo spazietto) Bertoncini costruisce degli strumenti musicali che sono delle gigantesce sculture e che suonano al passaggio del vento.

L’effetto è incredibile e inquetante.

Giusto per citare un fatterello, Bertoncini era membro del gruppo di improvvisazione “Nuova Consonanza” con Errio Morricone:

Insomma, meravigliosamente interessante.

再见!

Martedì 23 febbraio 2021

Grande emozione, ieri, per l’arrivo dei plettri griffati: ordinati un sabato, arrivati il lunedì 8 giorni dopo dall’Inghilterra (e senza trappole di tasse brexit!). Sono molto contento!

Qualcuno ha (giustamente) pensato che fossero una manovra di merchandise, ma in verità li ho ordinati per il mio ludibrio personale (e quello dei miei alleivi, ne regalerò uno ad ognuno). Per quanto riguarda il merchindise, ho ancora delle copie di “Zen#4”, del quale posto (ancora una volta) il mitico cartoon (mi piace pensare che forse non sono ricco, ma quanto a cose fighe fatte mi piazzo molto bene!).

ALBUM DEL GIORNO

Oggi non vi consiglio un album ma una versione spettacolare di “Sweet Home Chicago” di Freddie King e il suo gruppo. Credo che la celebre intro della versione dei Blues Brothers sia stata rubata di pacca da qui:

Io naturalmente ho trascritto sia intro sia solo, perché sono fondamentalmente curioso!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Si parla di Freddie King, non posso esimermi dal mettere il tutorialino di “Sweet Home Chicago”, appunto, straordinaria sintesi di fighezza e zarraggine, di Chicago e Texas Blues.

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Stavo ieri rileggendo alcuni punti salienti di questo straordinario libro:

Dobbiamo tenere conto che, tra gli oggetti più importanti nell’era della modernità, la macchina da scrivere fu uno dei più incredibili. Il cinese non avendo un sistema di scrittura alfabetico fu una lingua complessa, e la prima “vera” macchina da scrivere cinese si ebbe solo negli anni 40 del 900 (nonostante tutti ne teorizzassero l’impossibile costruzione).

All’interno di questa affascinante storia (che è più un libro di filosofia che permette di capire molte delle differenze tra la civiltà occidentale e quella cinese) quella di Lin Yutang, un personaggio straordinario, che di fatto teorizzò e creò il sistema di scrittura del cinese che non verrà applicato alla macchina da scrivere (grandi colpi di sfortuna) ma sarà poi utilizzato quando si dovrà scrivere in cinese con un pc (e una tastiera fondamentalmente uguale in tutto il mondo).

再见!

Lunedì 22 febbraio 2021

Ho approfittato della giornata di ieri per fare un giretto in città. Direi che quando potrò lavorare di meno, tra una trentina d’anni, potrò iscrivermi a questo prestigioso club, sito quasi sotto casa:

Come ha commentato il mio amico Andrea, altro che patreon, questi sono davanti a tutti (Uomini e donne!). Vivamente consigliata l’iscrizione, insomma.

ALBUM DEL GIORNO

È uscito proprio oggi questo disco, il quindicesimo della Jazz-o-Tech, un’etichetta berlinese che si è specializzata in Techno Jazz. In sostanza la libertà del jazz con i suoni della techno, molto interessante. Ballabile, suoni meravigliosi.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Traggo ancora dal mio canale Youtube (se non siete ancora iscritti, gentilmente fatelo, è gratuito!) il mio arrangiamento per chitarra fingerstyle di un classicissimo di Duke Ellington, “C Jam Blues”! Buon divertimento!

Qui la versione originale:

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Sono un avido lettore della rubrica “Stazione Futuro” sul sito di Repubblica, e ieri c’era questa interessante storia dell’asino che porta internet ai bambini in montagna. Molto bella, da non perdere!

https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/19/news/l_asino_che_ha_portato_internet_in_una_scuola-288234219/4

再见!

Domenica 21 febbraio 2021

E così anche questa settimana è arrivata la domenica! A Torino si respira odore di primavera, e io vi consiglio quindi questa meravigliosa ricetta. Si tratta dello Shredded Beef Szechwan Style, un piatto buonissimo che fa venire l’acquolina:

La ricetta a casa Mirti va fortissimo, qui l’abbiamo spiegata nei dettagli:

http://www.famigliasberlinfetti.it/2019/07/08/famiglia-sberlinfetti-vs-shredded-beef-szechwan-style/

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DISAVVENTURE A PUNTATE DI UN CHITARRISTA

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XIV – MIRTIFANTE GOES TO BELLANO TO ATTEND THE READING CONTEST

scritto in origine nel maggio 2015


Capita così che mi invitano inopinatamente a un reading letterario. Non ero preparato spirutalmente: mi
immagino un mondo di Umberti Eco che si ritrovano per discutere, argomentare dibattere, confrontarsi
e ascoltare la produzione altrui con distacco e curiosità. Insomma, tutto il contrario della mia indole per
natura cialtronesca e picaresca.
Avendo appena enunciato una delle teorie dominanti la mia vita:
“Una sana politica per far succedere degli accadimenti di un certo rilievo nella propria vita è quella – a
mio avviso – di condensare tutta una serie di fattori improbabili in un luogo e in un momento precisi in
modo che si verifichino delle deflagrazioni assolutamente incontrollabili, senza neanche bisogno di
inneschi. Il trucco sta poi nel rimanere a osservare millantando impegno e profonda attenzione,
fingendo di aver previsto ogni cosa ed evitando al contempo (ove possibile) di farsi travolgere.”
decido che il reading al Palasole di Bellano sarebbe stata la dimostrazione pratica di quanto da me sopra
affermato.


LA FORMAZIONE:
1) io
2) Beppe il verduriere con il suo coupé a gas
3) Banzo
4) Il colonnello Salerno


Naturalmente per portare un po’ di allegria propongo all’editore di suonare qualcosa per l’occasione e
studiamo una serie di brani con Banzo e il generale (è colonnello ma per noi tutti ha raggiunto il grado
di generale di corpo d’armata che la vita gli ha beffardamente negato).
Ritrovo alle 16.15 presso casa Mirti e si parte puntuali come fanti.
Mi farebbe piacere dichiarare che l’auto di Beppe è tanto bella quanto scomoda: invece fa anche cagare
a vedersi, oltre che anchilosare un contorsionista professionista. Inoltre noi abbiamo tre chitarre e
quindi ci stiamo a malapena.
Canniamo la divisione posti e alla guida e capomacchina mettiamo Beppe e Banzo, che sbagliano
strada ogni incrocio, dietro io e il generale, a commentare i loro errori.
Siccome il generale porta con sé sempre quel clima metafisico da caserma, ecco che il viaggio diventa
un continuo calambour costruito con i nomi delle città verso cui ci dirigiamo: Lecco, Milano, Bellano,
ecc., un raffinato umorismo di matrice anglosassone che mi sembra appropriato giacché stiamo
andando alla riunione dei piccoli editori.
Tema del viaggio naturalmente è l’ultima novità della moda, cioè lo sbiancamento anale che si pratica a
Miami, Venezuela, Colombia. Dove vai col culo maròn, in effetti? Sono problemi per tutti noi.
Arriviamo col culo bianco a a Bellano (e come poteva essere altrimenti), ridente cittadina che dal clima
sembra essere collocata in Norvegia. La freccia double face architettata dagli organizzatori per indicare
il Palasole trae in inganno e ci perdiamo (complici autista e capomacchina) altre sei volte. Ora è vero
che in un lago in qualsiasi direzione tu vada arrivi al posto di partenza, ma se fai il cartello con due
frecce a mio avviso sei un po’ strano.
Entriamo come superstar nel Palasole e conosciamo gli altri reader. Hanno gentilmente aspettato noi
per inaugurare l’aperitivo, che ci spazzoliamo tutto senza ritegno come se provenissimo da quaranta
giorni di digiuno.
Ci accordiamo sul programma che naturalmente non viene rispettato e quindi si parte con il reading

IL READING
Iniziamo a sospettare che il reading sia quanto meno sui generis quando pochi minuti prima del suo inizio
metà degli espositori con una fretta sospetta chiude i propri banchetti e se ne va.
In un ambiente adatto alla riflessione (edificio genere mercato del pesce, cani che ululano, bimbi che
piangono, bottane che parlano forte al telefono, mancano solo gli Inti Illimani e l’arrotino – quello di
“donne è arrivato l’arrotino abbiamo i ricambi a gas originali” e ci siamo tutti). Parte il primo lettore.
RATATATATATATATATATATATATAT PRR RPRR TRATATATATATATAT QUA TRO QUAT TRO
TRO QUAT TRO
Il personaggio è un erede di Marinetti. Naturalmente l’effetto è quello di far scappare i pochi rimasti, e
rimaniamo in 4 o 5. Il fatto che l’impianto sia rotto, cioè una cassa non funziona e l’altra farebbe
distorcere anche uno Stradivari, non aiuta la comprensione.
É il nostro turno: suoniamo qualche brano e leggo due o tre estratti dei miei racconti.
Arriva il prossimo lettore. Purtroppo è disabile e quindi tira via con violenza il libro che gli è stato
posto amorevolmente sul leggio, visto che tanto non riuscirebbe a girare le pagine, per mettere un
gigantesco I Pad. Curiosamente pizzica la Z e la sua poesia concettualmente credo avesse come titolo
“tutte le parole dello Zingarelli alla voce Z da zac a zuzzurellone.
Alla quarta Z sospetto che Banzo voglia spaccargli la chitarra sulla schiena ma riesce a contenersi.
Siamo in prima fila e dobbiamo faticare per mantenere un contegno.
Arriva il prossimo lettore, legge una apologia del lombrico. (pensate che tre milioni di
pescatori in Italia ogni anno usano in media mille lombrichi a testa e fate il conto et simili).
Finiamo in bellezza creando un sottofondo cinese per poesie varie e un brano a tre voci letto da editore,
Lombrico e pizzicatore di Z (cui rifilano i dialoghi con la Z, naturalmente – zoroastro, zagor, zeus, zazzera,
zinne, zampogna…).
Pochi secondi prima di scendere la moglie dell’ultimo lettore se ne va con uno dei loro due figli
lasciandolo con un bimbo di due mesi.
É l’ultima scena. Questo pover’uomo appena abbandonato deve parlare di Bartali. Il pubblico è
composto da organizzatore e organizzatrice, il mio editore, lombrico e Beppe, che
probabilmente ha pippato come un’antilope perché si diverte come allo stadio.
Sono preso dall’empatia per questo poveraccio, con il figlio di pochi mesi in braccio che
parla a cinque sfigati, quando si avvicina il generale e con sguardo grave mi dice
“in realtà il bimbo è un ventriloquo e fa parlare l’adulto”.
Non realizzo subito ma quando le mie sinapsi capiscono la battuta non riusciamo ad arrestarci dal
ridere.
Lo so che è incivile: in un palasole vuoto quattro stanno attenti e due ridono come alle elementari
disturbando l’esposizione della storia di Bartali, ma purtoppo siamo incivili.
Ripartiamo a tutto gas per Torino; cerchiamo di esplodere dal benzinaio perchè Beppe vuole dimostrare
a Banzo che essendo in sicurezza puoi fumare anche se sei cosparso di benzina in un pozzo petrolifero coperto
di vapori di metano (Beppe è il classico tipo che finirà su www.darwinawards.com) e si rientra alla
base.
Altro giro, altra corsa, altre avventure!

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Vi lascio con un video stupendo che guardavo ieri sera, una delle canzone più meravigliose della storia del rock:

E questa citazione, di Sir Edmud Backhouse: “Il modo più sicuro di rendersi nemico un uomo è quello di fargli dei favori”. Indeed.

再见!

Sabato 20 febbraio 2021

Buongiorno a tutti! E buon sabato di gioia e felicità!.

Io ho iniziato le mie trascrizioni per Guitareo, e quindi ho ascoltato un sacco di musica! Un brano che non conoscevo è questo. della Allman Brothers Band:

Quando ero ragazzo a Porta Susa c’era le bellissima “Bancarella del Gorilla”, che vendeva dischi e libri di seconda mano (da 5000 lire a 7000 lire, a volte 8000 se era figo).

Quindi per un sacco di anni l’unico disco che ho ascoltato dell’ ABB è stato “Brothers Of The Road”, che fondamentalmente è una porcheria, ma parte con un pezzo bellissimo.

Probabilmente scelsero i vestiti per la foto dopo aver partecipato alle etiliadi della Cadrega, perché se no non si spiega l’insulso mix di kitsch e zarraggine (con Gregg in maglietta hawaiana!).

Che non siano proprio degli elegantoni si capisce anche da questo live (che però è fichissimo!)

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Ieri abbiamo studiato con Silvia (ve ne ho già parlato!) “Sicily” di Chick Corea nella versione di Pino Daniele:

Il video con Google Maps è terrificante! Anche Pino che non si ricorda il testo è bello, e comunque suonava davvero bene! Le armonie (come sempre nei brani di Chick) non sono proprio chiare, e ci stiamo lavorando!

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Per molto tempo ho riso crassamente alla sfortunata esibizione di Afro Ninja, che mi fa sempre spaccare dal ridere:

Ma qui viene raccontata la vera storia! Il povero Afro Ninja (Mark Hicks) era in realtà un figo cosmico e stuntman incredibile, ma era in jet lag quando fece questo provino. Interessantissima spiegazione! Questa è alta cultura e bisogna studiare!

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Bene, e con questo vi auguro un super weekend! Oggi la puntata è corta perché è uscito ieri il nuovo album di Leonardo De Lorenzo e ora vado a recensirlo!

再见!

Venerdì 19 febbraio 2021

Grandi scoperte musicali ieri! In particolare il furtarello di Jobim nello scrivere la sua classica “Insensatez”:

Chi l’avrebbe mai detto che era un brano di Chopin?!

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Sempre curiosissimo, ieri ho passato un sacco di tempo ad ascoltare e analizzare J.J. Cale. Mito assoluto, il suono di chitarra più bello della storia, quello che Mark Knopfler ha passato la vita a copiare, e Eric Clapton a lodare.

Un paio di citazioni epiche:

“The first album was a collection of tunes I’d been working on for about 32 years. It was a collection that refined everything that had come out of me and weeded out all the bad ideas I’d had over 20 years. But, when it was successful, the record company wanted the next album in six months. When you get successful, the money comes in and pretty soon you’ve got to hire an accountant, you’ve got to get up early, and then you’ve got a day job. Pretty soon, I wasn’t enjoying life – all I was doing was working.”

“I knew if I became too well known, my life would change drastically. On the other hand, getting some money doesn’t change things too much, except you no longer have to go to work.”

Qui una versione incredibile di “After Midnight”. Clapton gode come un riccio a sentire JJ, e infatti fa un assolo devastante super virtuoso.

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Poiché nella ricerca di J J Cale ho incontrato Clapton 100 volte, e poiché questo pezzo di Eric mi fa impazzire,

e poiché c’è Steve Ferrone, ecco che ho trovato questa bellissima intervista.

https://daily.redbullmusicacademy.com/2016/09/steve-ferrone-interview

“No planning, sometimes I was just feeling it and sometimes I wasn’t. I don’t particularly like playing solos. I bore myself playing solos. I like to play the song.”

Indeed!

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Poi non c’entra una mazza (il filo dei miei pensieri è totalmente spastico) ma sono andato a riascoltarmi questo brano che mi commuove fino alle lacrime. Sei il più importante trombettista del mondo e apri il tuo nuovo disco con un brano che ripete 183 volte il tema, mentre il batterista fa sotto l’assolo. Ma quanto sei figo? Che hai un ego come la piramide di Cheope, ma per far capire che sei figo lasci lo spazio al giovine prodigio Tony Williams, così tutti diranno ma quant’è figo Miles. Sono cose bellissime.

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TUTORIALINO PORTAMI VIA

Avendo citato “The Core” non posso esimermi dal linkare questo tutorialetto. Sappiate che non c’è nessun tutorial di “The Core” giusto sul web, a parte questo.

再见!

Giovedì 18 febbraio 2021

Sono giorni intensi perché devo imparare diciottomila software nuovi per Guitareo. Io sono un apprenditore veloce, ma posso assicurare che sto stabilendo dei record mondiali di velocità e cialtronaggine. Mio papà è sempre stato un drago: posto davanti a qualcosa di nuovo, lo studia, analizza, stila un piccolo bignamino con i comandi e le cose importanti, e procede. Io sono il suo opposto. Apro, paciocco, cerco di capire empiricamente, e magicamente dopo 10 minuti riesco a ottenere il risultato che mi interessa senza capire un cazzo di nulla. Un vero cialtrone, ma con classe. Che infine fa la differenza!

In ogni caso questo è il tutorial che avrei dovuto guardare ieri

Ma invece ho aperto il programma e per prova ho fatto questo prestigioso re maggiore:

quindi direi che posso continuare a fare il cialtrone come al solito!

ALBUM DEL GIORNO

Un album che si intitola abbraccio non può che essere simpatico per natura! E questo disco è assai divertente:

Niete di impegnativo, ma fatto con gusto e groove. Adatto alle feste e apericene, un disco sbarazzino che può rallegrare i cuori, insomma!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Paul Simon mi ha sempre fatto godere come un armadillo, e She Moves On è un brano bellissimo!

Ma la versione di Youn Sun Nah è inverosimilmente bella!

Qui siamo di fronte a un capolavoro assoluto. L’ho anche intervistata, la mitica Youn. Purtroppo non leggerete mai l’intervista, e non per colpa mia, ma posso dirvi che è davvero simpatica. Il chitarrista (Marc Ribot) è Gesù e fa delle robe di una bellezza straordinaria.

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Amarcord numero 1: la mia amica Mara mi ha mandato qualche foto scattata nel 1987 (mi pare, sono quasi certo). Avevo partecipato a un campo a Marina di Carrara (mi pare, sono quasi certo) dell’A.N.F.F.A.S come volontario, e avevo conosciuto personaggi (miei coetanei) straordinari. Mara era (ed è) simpaticissima, nonostante il look da yuppie! Io mi vesto ancora come allora, jeans e maglietta, però i boccoli magici non ci sono più!

Non la vedo da allora, ma prima o poi le offrirò un caffè. La figata è che adesso fa la bibliotecaria e quindi legge tanti libri, che è una meraviglia assoluta. Chi ama i libri è speciale. Bravissima!

再见!

Mercoledì 17 febbraio 2021

Buon mercoledì a tutti! Proseguono gli esperimenti di videucci che stiamo elaborando per la imminente piattaforma on line di archivio di trascrizioni per chitarra (a cura mia, di Diego Damiano ed Emanuele Campiglia) e batteria (a cura di Andrea Bianchi). Nel tempo contiamo di estenderla anche a tutti i principali strumenti, dll’ocarina all’arpa celtica!

Qui – solo per voi perché sono simpatico – l’esperimento sull’assolo di “Sweet Home Chicago” versione Blues Brothers. Che ve ne pare?

Ovviamente il tutto sarà corredato di trascrizione in notazione musicale e tab. Insomma, il futuro sta arrivando e noi ci stiamo facendo trovare pronti! Presto diventerò stalker e vi dirò l’indirizzo del patreon, tariffe e abbonamenti del tutto (sempre a costi infimi, come peraltro siamo abituati a fare: la nostra mission è che la musica è di tutti e deve essere accessibile a tutti).

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Segnerò la data di ieri sul mio calendario perché è stata una giornata speciale. Ho iniziato a trascrivere le parti di chitarra intorno ai miei quindici anni: all’epoca non esistevano praticamente spartiti fatti bene, e per imparare a suonare la chitarra rock dovevi per forza imparare a orecchio, materia nella quale non ero, ahimé, molto bravo. Il primo riff che ho trascritto è stato quello di “I’m So Glad” dei Cream, che poi anni dopo capii essere un tarocco del classico turnaround del blues:

Il primo assolo trascritto quello di Keith Richards nella versione live di “Sympathy For The Devil” del 1969; avrei trascritto volentieri anche quello di Mick Taylor, epico, che segue, ma era troppo difficile per me al tempo:

E (poi la smetto) sono passat alle celeberrime frasette di “Eptadone” degli Skiantos, che erano assai fighe (Dandy Bestia rulez):

(le massaie fan la coda per comprare la mia broda, e quest’anno è di gran moda io ci metto anche la soda).

Insomma, negli scorsi oltre trent’anni della mia vita ho imparato a trascrivere, ad avere orecchio, a capire cosa succede in un disco e riportarlo su carta. Vi racconto tutto questo perché appunto, proprio ieri, il più importante sito di didattica del mondo (avrò modo di raccontarvi i dettagli prossimamente) mi ha chiesto di diventare il “guitar transcriptions specialist”.

Ecco, grandissima soddisfazione!

ALBUM DEL GIORNO

Ho ascoltato e recensito ieri questo bellissimo disco di nu soul realizzato in Italia. Alberto Parmegiani, bravissimo chitarrista, ha realizzato questo magma sonoro orientato alla black music, davvero fighissimo.

Disclaimer: è impossibile non muoversi!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Stupendo blues di Kenny Burrell, “Chitlins con carne” ha delle magiche atmosfere notturne che mi hanno sempre affascinato. Non perdete la versione di SRV, che uscì postuma su “The Sky Is Crying”.

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La carissima Monica mi ha regalato per Natale un bel libro di poesie cinesi; vi lascio oggi con questa perla:

” tu hai il tuo mondo
io ho il mio mondo
noi tutti abbiamo il nostro mondo
ma tutti noi desideriamo
un mondo diverso”

L’autore si chiama Wang Meng, e i libro è stato pubblicato da Scheiwiller nel 1987.

再见!

Martedì 16 febbraio 2021

Martedì grasso! Avete comprato i coriandoli? Avete preparato il costume da principessa? Spero proprio di sì! Come vi avevo preannunciato la scorsa settimana il giovane Aaron aveva dichiarato la sua intenzione di travestirsi da Spiderman. Detto fatto, eccolo ieri a lezione:

E allora direi che ci siamo meritati di sentire questa meravigliosa versione della sigla realizzata a cappella!

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Ho letto ieri della scomparsa (lo scorso 12 febbraio) di Rupert Neve. Sconosciuto ai più, è stato uno dei più grandi realizzatori (tra le altre mille cose) di consolle da mix, le celeberrime consolle Neve, appunto. Per capirci, era l’uomo di fiducia di George Martin quando doveva fare delle modifiche ai banchi dei suoi studi.

Qui un bell’articolo del Guardian > https://www.theguardian.com/music/2021/feb/15/he-was-the-steve-jobs-of-audio-how-rupert-neve-changed-the-sound-of-music-recording

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Qualche anno fa insieme ad alcuni pazzi come me decidemmo di creare un hub mondiale del jazz in cinque lingue, www.jazzespresso.com. Ieri – per curiosità – ho controllato i dati. Sono molto felice (anche i pazzi di prima) perché abbiamo toccato 1.500.000 visite, da tutto il mondo. Questa la cartina dei paesi di provenienza dei visitatori di ieri:

Che è una vera meraviglia! E questa la top ten dei paesi di provenienza del milione e mezzo di visitatori di prima:

Ovviamente stante la congiuntura musicale (tutto il settore è fermo da un anno) Jazzespresso è in costante perdita, ma sicuramente recupereremo. Quello che mi inorgoglisce parecchio è avere la capacità (insieme alle persone di cui mi circondo) di imamginare cose belle e riuscire a farle. In un mondo in cui l’editore medio ancora pensa al cartaceo, lavorare in cinque lingue sul web riesce a sembrare una eccitante novità, quando invece dovrebbe essere lo standard.

ALBUM DEL GIORNO

Jakob Bro è un chitarrista danese che presenta in “Uma Elmo” il suo nuovo trio. L’album è particolarmente intrigante: sembra non succedere mai nulla, ma la trame dei suoni e i dialoghi continui dei tre strumenti sono particolarmente poetici. In un’era caratterizzata dal movimento parossistico e dalla velocità Bro presenta un disco che va nella direzione opposta, con gran coraggio, personalità e determinazione. Bello, ma da ascoltare con la calma necessaria.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho una passione viscerale per Steve Winwood che data da quando ascoltai per la prima volta l’omonimo album dei Blind Faith. Poi mio fratello comprò “John Barleycorn Must Die”, uno dei più bei dischi degli anni 60-70, che si apriva con il brano “Glad”.

Bellissimo esempio di jazz rock realizzato dalla componente rock del binomio, non si perde (come invece spesso accade all’inverso) in mille fronzoli ma va dritto al punto.

Ed ecco il mio tutorialino per chitarra; è abbastanza complicato perché rendere le due mani del piano sulla chitarra è un pasticcio, specie con tutti i trilli e abbellimenti che esegue Winwood.

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Mi sto preparando a intervistare (skype) Nat Bartsch. Pianista e compositrice australiana, mi auto cito “Nel 2018 la pianista e compositrice australiana Nat Bartsch pubblicava per la ABC Forever, And No Time At All, una suite composta di tante ninne nanne per pianoforte scritte mentre la musicista aspettava il suo primi bambino. L’album ha un successo straordinario (2 milioni di stream da venti nazioni diverse) e così la Bartsch decide di riregistrarlo con un ensemble jazz pubblicando lo scorso luglio Forever More. Insieme alla pianista troviamo Robbie Melville (chitarra ed effetti), Tamara Murphy (contrabbasso), Maddison Carter (batteria), Xani Kolac (violino ed effetti) e Anita Quayle (violoncello ed effetti)”.

Ovviamente io – essendo curioso per natura – non solo l’ho recensito, ma le ho chiesto un’intervista per capire come si fa ad avere idee così belle. Domani vi racconterò, nel frattempo ecco un brano bellissimo:

再见!

Lunedì 15 febbraio 2021

Ieri era la seconda domenica del mese, e (come ben sanno tutti i torinesi) si teneva il Gran Balon, ovvero il mercato delle pulci. Tendenzialmente cerchiamo di andare sempre, perché è un luogo di cianfrusaglie incredibili, si trovano molti libri, e generalmente la visita finisce con il pranzetto a uno dei tre ristoranti cinesi che mi piacciono che sono limitrofi all’area del mercato.

Ieri ho trovato quattro libri che mi paiono super interessanti:

  1. 7000 anni di Cina, libro fotografico sull’arte cinese
  2. Louis Armstrong “il re del jazz”. Il re del jazz, che titolo meraviglioso. Una biografia del sommo, che – riconosco – non ho frequentato più di tanto ed è ora di rimediare
  3. Musica per guarire di Randall McClellan, un bel libercolo che spiega molte cose di cui non so una ceppa
  4. E infine (5 euro, ma Claudio della bancarella fica dei libri me l’ha regalato) un bel libro di trascrizioni di Pastorius: credo che Lorenzo I, Lorenzo II ed Emanuele vedranno presto il solo di Donna Lee nel loro orizzonte!

Effettivamente la mia amica Chiara (che ieri festaggiava il genetliaco, augurissimi!) mi ha chiesto quando ho il tempo di leggere, considerato tutte le cose che faccio, ma questi piccoli segreti non si rivelano!

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Tra le cose che amo di più fare (si sarà capito) trascrivere mi appassiona particolarmente. Ieri è stato il turno di un classico incredibile degli anni 50, “Race With The Devil”, che è arricchito da una stratosferica chitarra del mitico Cliff Gallup. Il prossimo tutorialino per il mio canale YT sarà proprio questo, e dopo aver parlato di Danny Cedrone toccherà a Cliff.

Qui il solo, bellissimo.

Non che la ritmica sia meno figa, ma in assoluto è il suono (col delay) strabiliante per i tempi. Anche la frase cromatica conclusiva mi pare particolarmente ben riuscita!

ALBUM DEL GIORNO

Angelo Mastronardi è un grande talento pugliese, e “Rough Line” è il suo terzo album. Mi piace particolarmente quando suona le tastiere, non perché al pianoforte sia meno bravo ma perché è ancora più originale. Il tema del brano iniziale in questo senso è emblematico. Buon ascolto!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Citavo prima Danny Cedrone, ecco uno degli assoli più belli della storia del rock. Se riuscute a farlo avete certamente una gran tecnica!

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Sempre nel tempo libero (che non ho) sto leggendo questo interessantissimo libro che consiglio a tutti:

Considerato che ormai ci si registra a casa moltissimo, mi sembra utile avere una base teorica e pratica spiegata bene. Senior scrive benissimo, e non dà mai per scontato nulla. Un acquisto eccellente e una lettura intrigante! Consigliato!

再见!

Domenica 14 febbraio 2021

Era da parecchio tempo che volevo perpetrare la tarrata del (nuovo) decennio: ordinare dei plettri customizzati con il mio loghetto. Detto fatto, ieri ho ordinato una scorta di queste meraviglie di spessore 1.5. Purtroppo i 2 mm non erano contemplati, ma li farò andare bene lo stesso! Ne ho acquistato uno da regalare a ogni studente più una scorta decennale per me. Nell’era dell’effimero i gadget sono tutto, a parità di capacità!


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DISAVVENTURE A PUNTATE DI UN CHITARRISTA

Nel corso degli anni ho sparso su vari siti, pubblicazioni, etc., una discreta quantità di racconti di avventure varie. Ho pensato di raccoglierle tutte in questo diario, a cadenza domenicale.


EPISODE XIII – THE JOHN SCOFIELD SHOW IN BOLOGNA

scritto in origine nel novembre 2014!

Ciondolavo come al solito nel settembre scorso sul mio divano relax posto nel mio nuovo studiolo musicale (ogni studiolo musicale che si rispetti prevede un divano svacco e un frigo delle birre con le fattezze di amplificatore Marshall, anche se fosse lo studiolo di un suonatore di arpa celtica), provato dalle due settimane passate a fare da guida alla mia amica taiwanese in visita a Torino, meditando sul suo accento merdosello di cinese mandarino (Elena Huang sta al cinese mandarino ufficiale come Massimo Troisi all’Accademia della Crusca) quando scoprii come in una visione dantesca che il 20 novembre John Scofield avrebbe suonato a Bologna con Medeski Martin e Wood.


Più che una visione dantesca credo sia stato il sito di Jazzit a fornirmi l’informazione in oggetto, ma la visione prese subito forma per via di queste variabili che non avete ancora considerato:


1) uno dei miei più cari amici musicali, nonché l’essere più permaloso della terra, il mitico Banzo, fino a 20 anni fa crocettava John Scofield alla casella “chitarrista che ti fa più cacare al mondo “ e MM&W alla casella “il peggiore trio dai tempi dell’uomo di Balzi Rossi ai giorni nostri”. Post mia conoscenza e sapiente manipolazione delle di lui sinapsi adesso è il fan numero uno di entrambi e proprio a causa della sua permalosità gli ricordo questo simpatico passato (con una certa perfidia) quasi quotidianamente.


2) Il mio ex allievo ed amico Poldlans (Paolo di Lanzo, nel vernacolo locale) vive da quattro anni sostenendo di fare il dottorando in astrofisica presso l’università di Bologna. Non vorrei scrivere troppe schifezze, ma sospetto da tempo che in realtà il film “Zanardi” descriva meglio la sua realtà quotidiana, che lui invece racconta essere più come quella di don Matteo.


3) Come sapete adoro la vita familiare ma ogni tanto una zingarata è essenziale. Del tutto casualmente, avendo già vissuto con Beppe (il verduriere) i due Meeting del Jazz italiano a Collescipoli (come non ricordarlo vestito da vescovo sull’altare della Chiesa della Madonna dell’addolorata) il mio cervello postulò questa teoria: Mirti+Banzo+Beppe+Poldlans+Cestello da 20 birre+John Scofield+Medeski Martin & Wood+Bologna+Zanardi= un viaggio che, nelle parole di Banzo a posteriori, “in confronto le armate di Sauron erano una gita domenicale a Loano di pensionati ottuagenari.”


Ritrovo alle 16 presso l’ufficio di Banzo (una copertura, in realtà fa il rappresentante della marjuana Marley Brand). E si parte. Sfortunatamente la Fiat Duetto a gas di Beppe è in riparazione. Usiamo dunque la mia Marea, che essendo non nuovissima ha un’autoradio a cassette. Il convento passa un solo nastro: “Dirty Deeds Done Dirty Cheap” un album degli Ac Dc che possiamo definire tra i più cagosi dell’universo.


Sulle note di “Big Balls” sfrecciamo dunque sull’autostrada, sempre grati alla vita che ci permette di vivere mirabolanti avventure con inverosimili colonne sonore. Per la prossima mi porto il nastro di Santi S., come minimo. Santi plays Ac Dc and introduces himself.


Il viaggio vola in un attimo: si sparla di tutto e tutti, io naturalmente mi piazzo sui sedili di dietro, stravaccato come un proconsole romano a dire le mie solite fregnacce che ben conoscete. Sosta all’autogrill in Emilia, che ci sottolinea essere un paese meraviglioso, con le prime di una serie indefinite di birre.


Arriviamo a Bologna in perfetto orario. Parcheggiamo e operiamo un sopralluogo a casa di poldlans. L’uomo è un genio in tutto e per tutto; scopro che pur essendosi sposato a settembre la moglie l’ha lasciata a pascolare pecore nella brughiera lanzese, mentre lui continua la sua operosa vita in una gigantesca casa, al centro, con sei coinquiline.

Conosciamo solo una tal Giulia, protagonista di una esperienza riservata che Paolo immediatamente ci racconta: una sera dopo essere andato a dormire presto, sente dei rumori genere “aiuto sto morendo salvatemi” provenire dalla stanza di fianco alla sua. Si infila le pantofole, corre trafelato i 4 metri che lo separano dalla donzella, spalanca la porta con l’impeto del salvatore trovandola intenta a trombare come un armadillo con un essere avente le proporzioni di un armadio a due ante. L’inizio perfetto di una buona convivenza sotto lo stesso tetto, insomma.

(nota: Pol, sapendo che avrei rilanciato questa storia oggi, mi ha scritto: “quella fu una notte incredibile. Come quella in cui andai a cagare nel pieno di una notte estiva, nudo, e mentre ero seduto mi ritrovai la casa invasa dai coinquilini che si erano portati dietro dei busker… e per tornare in camera dovetti passare dal soggiorno mentre tutti balalvano una mazurka”). Novello Clouseau, aggiungo io.


Rifocillatici di salumi e vini vari, tanto per darvi l’idea del luogo questo è il baruccio sotto casa di Pol, insomma, il paradiso del cicchetto (sorvolo sul “solo rum limoncello whisky vodka sambuca sassolino)”.

Partiamo per il concerto. Bologna è la città delle torri, dunque il teatro Duse è 4 metri per 4 con 20 ordini di palchi.
Noterete quella specie di cabina della doccia sulla destra: Sco aveva un volume talmente spaventoso che hanno dovuto separarlo dagli altri strumenti. Naturalmente è il genere di evento che tutti i chitarristi ammirano: che egli suonando lievemente con il mignolo il mi cantino avesse un volume maggiore del trio quando faceva i fortissimi non è male. Dio lo benedica e lo preservi a lunga vita.

Io avevo una zozza da jazz a sinistra, che ha dormito tutto il tempo (la zozza da jazz è una figura istituzionale di ogni concerto che si rispetti; si riconosce perché arriva con un tizio improbabile e scansiona ogni uomo nel raggio di 30 km stile robocop) e poldlans a destra. A destra di poldlans un tizio che per tutto il tempo ha mosso testa e collo avanti e indietro a 120 bpm, credo per far capire alla zozza di cui sopra che era dentro al groove, ma lei dormiva allegramente.


Concerto epico, come sempre a me piace che Sco anziché fare la faccia da imbecille genere “il mondo è bello e siamo tutti figli dello stesso Dio” tipica di Pat Metheny si muova con le movenze di un satiro in calore con un ghigno satanico genere “senti che cazzo di fraseggio ti sto facendo ziobanana”. La conclusione epica con “Light mi fire” mi ha commosso, come sempre quando scopro che dentro un involucro pressurizzato da jazzista si nasconde un rocker sopraffino. Unico difetto è che questo genere di show va portato in discoteca, non in teatro, direi.


Usciti dalla torre Duse, ci si sposta in una birreria dove si svolgeva una festa di compleanno di bimbeminkia locali. Ne abbiamo approfittato per carburare bene e fare un giretto in Bologna centro, sempre un posto meraviglia, diciamocelo.


Ripartiti all’una mattutina siamo poi tornati a Torino verso le 5, pronti per la nuova giornata di lavoro, pieni di ricordi, birra, nostalgia da Giulia e da Scofield, desiderio di cicchetti e salumi. Ciao John! Alla prossima!

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Un brano che sto ascoltando (e facendo ascoltare, ovviamente) moltissimo è la versione di “Route 66” dei Rolling Stones. Sono andato a ritroso, fino a scoprire quella di Nat King Cole. In particolare la sto facendo studiare al buon Roberto, che ha chitarra e ampli nuovi e se li deve guadagnare!

Un arrangiamento per chitarra basato sulla sua (Nat) introduzione!

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Essendo iniziato il nuovo anno cinese mi sono dilettato a cucinare alcune cosette carine. Una che vi consiglio ( un classico!) si chiama shredded pork with bean sauce.

La ricetta la trovate spiegata benissimo qui, sul blog familiare che ci divertiamo ogni tanto a fare:

http://www.famigliasberlinfetti.it/2019/06/30/famiglia-sberlinfetti-vs-shredded-pork-with-bean-sauce/

e che vi consiglio di visitare di tanto in tanto!

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Buona domenica e buon carnevale. Per me da bambino esisteva solo una maschera: Zorro. (Zorro di te che il cattivo ha paura, Zorro la tua spada è giustizia sicura, Zorro a cavallo di notte colpisci, Zorro la zeta è la firma che lasci). Che meraviglia. L’autore dev’essere Carducci.

再见!

Sabato 13 febbraio 2021

Ieri è stata una giornata ricca di interessanti novità. La prima è stata l’uscita del nuovo singolo dei “Vertigine”, il quartetto di cui vi avevo parlato qualche settimana fa; il brano si intitola “Tra le carte”. Mi fa sempre piacere quando sento pezzi scritti, suonati e registrati bene. Ma giudicate voi! Oltre ai molti dettagli carini che non si notano subito, darei un dieci e lode all’assolo di chitarra, che anziché essere una esibizione onanista porta il brano verso altre direzioni. E anche alla produzione della voce, molto efficace.

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Qualche giorno fa avevo espresso il mio rammarico per non aver mai trascritto “Joyous Lake” di Pat Martino. Ecco, per seviziare le candide anime di Lorenzo ed Emanuele ho portato a termine l’operazione, e qui abbiamo il tema (con il gajardo nuovo font di musescore)!

Ribadisco ancora una volta la bellezza del tutto, che qui potete ascoltare live:

Se siete interessati a studiare l’assolo di Pat, qui una trascrizione che mi pare scritta bene (a parte gli accordi, che sono quantomeno discutibili. Usate i miei!).

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Questo diario, che è nato per una mia repulsa nei confronti del sistema di Facebook, mi sta regalando molto divertimento. Per esempio scoprire che viene letto in Cina, Mongolia, Stati Uniti e UK mi pare interessante. Guarderanno le figure?

Comunque la progressione delle visite è sorprendente, e sono grato di cuore a tutti i lettori, che bacerei con la lingua senza distinzione di sesso e religioni varie (amici, è una metafora, non ho più l’età per le orge in promiscuità).

La settimana più a sinistra è l’ultima prima del diario. Quella rossa è questa, che ancora deve finire e già si eleva tipo la torre di lord Farwarth. Grazie davvero.

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Due libri che si trovano nella mia pila di letture da molto tempo (procedo a singhiozzo perché sono molto tecnici e specifici) riguardano la musica di Bali, e l’orchestra di essa protagonista, il Gamelan.

Il mio prossimo obiettivo è acquistare questo:

Colin McPhee fu un pianista e musicologo americano che visse quasi trent’anni a Bali e trascrisse una serie di brani per pianoforte a 4 mani. Il libro (che Amazon voleva farmi pagare oltre 90 euro) lo acquistai alla libreria Birdland di Milano per meno di 20, in tempo record. Quando si dice Davide contro Golia!

Ho provato almeno tre volte a far eseguire questi brani per quattro chitarre a uno dei saggi, ma non ci sono ancora riuscito (coordinare il tutto non è facile!) ma ci riuscirò.

Qui uno di essi nella versione per piano, con l’autore in duetto con Benjamin Britten:

Nel frattempo un paio di videucci di Bali così capite di cosa parlo:

Già questo fatto che questa musica si suona con un martello mi pare meraviglioso!

A parte gli scherzi, alla base dell’impressionismo musicale francese ci fu anche la scoperta del Gamelan, che fece furore all’esposizione internazionale di Parigi del 1889, e che tra gli altri lasciò la scimmia a Debussy per le soluzioni strane.

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Considerato che oggi si parla di musiche strane, tra i compositori minimalisti che prediligo c’è sicuramente Terry Riley. Nel mondo del rock è famoso perché Pete Townshend scrisse Baba O’ Riley dedicandola proprio a lui (anche perché l’introduzione è crassamente rubata agli esperimenti sonori di Terry, che aveva esposto in un album stupendo intitolato “A Rainbow In Curved Air”).

In pratica è un lungo soliloquio di Riley, che si incide e sovraincide in tempo reale, creando strati sonori che altro che la loop station, era già avanti 100 anni.

E qui lo potete vedere live durante una performance. Gli anni 70!

再见!

Venerdì 12 febbraio 2021

Buongiorno a tutti cari amici, e buon anno del bue/toro/mucca/vitello/quellochevipare!

Non sto a dirvi che una volta feci un corso di astrologia taoista (giusto un week end, per curiosità, perché se studi una lingua non è che non puoi conoscere la cultura) e quindi mi piacerebbe precisare che questo è l’anno del bue di metallo (cinque elementi per dodici segni = il ciclo di 60 anni dell’astrologia taoista). Utilissima nozione alle cene di gala e se tenete un diario su internet. Prendete nota.

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La giornata di ieri è iniziata con l’intervista a Angelo Di Leonforte, brillantissimo pianista siciliano che lo scorso settembre ha pubblicato il suo primo disco di inediti. Era mesi che volevo fargli qualche domanda, e finalmente ci sono riuscito. Instant Karma docet: telefonato, scritto e pubblicato in meno di un’oretta. Sono proprio dei gemelli!

All’interno del link trovate l’intervista, il player spotify del suo disco e un live su YT niente male. Mi piacciono le numerose idee di Di Leonforte, che mi pare molto personale, e la sua ritmica – come si suol dire – spacca il culo. Aspetto con trepidazione il secondo disco!

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Sceso le scale per fare due commissioni, ho trovato nella mia non-buca delle lettere (una storia lunga che un giorno avrò modo di raccontare) la cartolina di Eliza e Mamoru da Tokyo. Eliza è una mia amica cantantessa di Hong Kong che ha sposato Mamoru che è giapponese di Tokyo. Ci siamo conosciuti a Taiwan nel 2019 per un concerto che potete in piccola parte vedere qui:

e qui invece potete emozionarvi nel vedere Eliza che saluta i fans con il suo timbro particolarmente sexy:

(questi video fanno parte del diario online che trovate qui!)

Insomma, Eliza e Mamoru a ogni capodanno cinese mandano una cartolina strafica a tutti i loro amici, e io come sempre penso che dovrei rubargli l’idea. Ecco la meraviglia:

Come capite, persone eccentriche attirano altre persone eccentriche, con un unico denominatore: fare cose bellissime!

ALBUM DEL GIORNO

Ioannis Vafeas è un batterista di Cipro che ha di recente pubblicato il suo primo disco in trio. La randella teutonica di quest’album, dovuta anche alla straordinaria scioltezza con cui il pianista si muove nel post bop caro a McCoy Tyner, mi ha particolarmente esaltato. Un disco aggressivo, potente, davvero bello.

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Ho suonato moltissime volte il brano “Love Me Like A Man” di Bonnie Raitt nella versione splendida di Diana Krall (a parte l’agghiacciante chitarra, che era veramente insulsa!).

In ogni caso per 15 anni ho pensato che sarebbe stato figo trascrivere intro e solo. Ed ecco qui! Mi sembrano due esempi notevoli di fighezza musicale, specie l’intro. Brava Diana! Pessimo Mirti, che hai aspettato di essere dell’età di Poldo Sbaffini.

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Infine mentre cazzeggiavo brutalmente nelle autostrade del web ho trovato questo incredibile concerto del 1974 di Stevie Wonder. La band sembra quegli schiacciasassi che pareggiano il livello dell’asfalto. Senza pietà, perdipiù vestiti come i guerrieri della notte. Che spettacolo! Meraviglia delle meraviglie! E vogliamo parlare della mise di Stevie, che mi sembra il re dei re, il principe dei bastardi!

E con questo vi auguro uno splendido venerdì!

再见!

Giovedì 11 febbraio 2021

La giornata di ieri è iniziata con la gioia di leggere questo bell’articolo firmato da Marco Basso (gigantesca risorsa della musica piemontese che ha dato voce a tutti i musicisti della città e del Piemonte: non sarà mai abbastanza ringraziato) su La Stampa; riguarda il Charlie Bird, che è diventato temporaneamente uno studio di registrazione, e viene ricordata la rassegna on line “Jazz Kitchen” che avevo escogitato tra novembre e dicembre.

La rassegna è stata molto divertente, e come bonus track del diario di oggi (e invito a pranzare al locale di via Gioberti 1, che al momento è aperto dal giovedì alla domenica), ecco Beppe (factotum e chef, oltre che brillante sassofonista) che vi spiega la ricetta delle acciughe al verde! Yummi!

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Ho amato tutti i grandi chitarristi rock, da Hendrix a Tom Morello, passando per George Harrison e Duane Allman e così via, ma sicuramente la mia frequentazione per Clapton (e la mia ammirazione per “Beano”, il suo primo album con John Mayall) è un’esperienza simile al misticismo sufi.

Questo è uno dei motivi per cui spesso mi diverto a insegnare “Wonderful Tonight”, classicissimo del suo repertorio tratto dal disco “Slowhand”, mi pare uscito nel 1978. Semplice, memorabile, piace a tutti, fa fine e non impegna; alle feste, molto gajarda e quotatissima! Ve ne allego una versione tratta da un live a San Diego epico.

Qui la celeberrima frase introduttiva (quella che per sembrare figo Slash rubò per aprire il suo assolo di “Knockin’ On Heaven’s Door, per capirci):

L’INTERVISTA DEL GIOVEDÌ

Vi propongo oggi l’intervista che ho realizzato un mesetto fa a Mauro Battisti per Jazzespresso; contrabbassista e didatta, ha inventato questa app “Drum Genius” che serve per affrontare, approfondire e innamorarsi delle questioni del ritmo (che, naturalmente, è IL parametro della musica!).

“I used to study certain albums to explore different types of rhythmic patterns, but the problem is that on records you have a specific song, a form and a key that you have to respect. So I used the metronome, reconstructing that rhythmic environment inside myself, thinking “it would be nice to reproduce the groove by freeing yourself from form and tonality”, to focus only on the different aspects of the rhythm.”

Buona lettura!

TUTORIALINO PORTAMI VIA

Altro chitarrista che amo da impazzire è Freddie King! Purtroppo morto giovane, non è tra i bluesmen più conosciuti, ma è senz’altro il più sanguigno e cattivo, un vero rocker ante litteram. Questo brano – un classico del suo repertorio – ha alcune frasi che sembrano scolpite nel granito. Imperdibile!

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Moltissimi lettori sanno che dal 2008 studio il cinese, e pur con una certa difficoltà (non ho mai il tempo che desidero) procedo lento ma inesorabile (comunque nella mia lentezza riuscìì a dare anche l’hsk 4 qualche anno fa! Grandi soddisfazioni a casa Mirti, bravo 尤金! – per chi non lo sapesse, gli esami di cinese dell’Università di Pechino hanno 6 livelli da hsk 1, il più semplice, ad hsk6, praticamente per cinesi superuomini; pare però che il sistema stia per cambiare, comunque il 4 è un notevole traguardo, insomma).

Questo il meraviglioso attestato. Comunque, vi parlavo di questi studi, a parte per sottolineare l’eccentricità (o imbecillità, a seconda dei punti di vista) dell’organizzazione del mio tempo libero, per raccontarvi di questo simpatico carattere (nel mondo dei sinologi ideogramma = carattere) che ho imparato ieri:

葫芦

Che vuol dire “zucca (da vino)”; sto leggendo questo articolo che spiega perché all’entrata dei negozi di medicina tradizionale cinese sono appese tante zucche. Poiché non l’ho finito non saprei ancora dirvi (a parte che ricordo bene Jackie Chan che fa il daoista sempre ubriaco con la fiaschetta di zucca nel film “Il regno proibito“).

Il tutto mi porta ad arrivare al dunque, e cioè a una delle più interessanti scoperte dei giorni recenti: e cioè che il più incredibile sito di etimologia cinese (genere “Accademia della Crusca” mandarina) è stato creato da un americano, Richard Sears (che i cinesi hanno soprannominato “Uncle Hanzi”, letteralmente “Zio Carattere”) qui

https://hanziyuan.net/

Per chi ama il cinese è una figata assurda; ho inserito il primo carattere della zucca qui sopra e zac, tempo zero:

Main pronunciation 主要发音: 

Original meaning 本义: Meaning bottle gourd.

English senses 英语理解: bottle-gourd

Usage example 用法举例: 葫蘆 hú lú (bottle gourd)

Importance by frequency 常用频率: 307

Character decomposition 字形分解 :
Compound 葫 from grass-top 艹艸 cǎo and phonetic lake 胡 hú.

Insomma, una meraviglia (non mi entusiasmavo così da quando ho imparato un rivolto incredibile per l’accordo alterato teorizzato da Joe Diorio, credo).

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Infine, ieri insieme alla carissima Silvia, mia allieva plurideccenale e simpatica genovese transfuga a Torino, abbiamo analizzato “Insensatez”. In particolare voleva sapere la funzione del secondo accordo:

Rem / Do#dim / Dom / etc.

In questi casi consiglio di acquistare, leggere e venerare come libri religiosi i due volumi di Roberto Spadoni “Jazz Harmony” pubblicato da Volonté & Co.

Il caso in questione, per la precisione, si trova a pag. 147 del secondo volume. In sostanza, cito, l’accordo bIIIdim ha una “natura squisitamente cromatica discendente … non svolge alcuna funzione armonica…la fotografia di una risoluzione cromatica in corso”.

Per completezza vi racconto anche che io spesso l’ho interpretato come un doppia dominante, che è anche suggestivo, a volte:

C7 / F7 / Bbmaj7 = C7 / Cm7 / Bbmaj7 = C7(b9) / Cm7 / Bbmaj7 = C#dim / Cm7 / etc

Ma in sostanza sempre ha natura cromatica senza funzione armonica, Roberto docet, appunto!

再见!

Mercoledì 10 febbraio 2021

La Notaband ha effettuato ieri la sua prima prova di febbraio. Io ho dovuto supplire al basso e mi sono particolarmente divertito a sventrare “Nica’s Dream” di Horace Silver con il maestro Borio alla batteria. Non c’è niente di più pericoloso di un chitarrista che suona il basso e di un trombonista che suona la batteria, figuratevi insieme: altro che Suicide Squad!. Il pezzo è assai difficile, e la Notaband migliora vieppiù. Per motivare i ragazzi il colonnello ha esordito con un pistolotto politico-motivazionale, Inti Illimani Style! Molto bello e molto relax, grazie Mario. L’attitudine al comando non si perde certo con dieci anni di poltrona.

Sicuramente la NB non è la migliore big band del mondo, ma senza dubbio quella che i Monty Python avrebbero prediletto per il loro programma tv del 1969.

Detto questo, è molto facile nell’era odierna essere spettatori passivi, e molto difficile prendere lo strumento e ricevere continuamente mazzate. Molto orgoglioso della Notaband, e di tutti i musicisti non pro che amano suonare, a qualsiasi livello, e cercano di migliorare. Chapeau!

Qui sopra la stratosferica versione di Wes!

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Proseguono le mie ricerche sulla musica giamaicana; altro brano che viene considerato il “primo” brano della storia del rocksteady (ce ne sono almeno quattro!), “Tougher Than Tough” è un bel pezzo con alcune caratteristiche evidenti:

  1. a Kingston serviva un buon accordatore di pianoforti ma erano probabilmente taccagni
  2. avete notato che la batteria suona in uno stile super cool? È praticamente un esempio meraviglia di “one drop” eseguito ai suoi albori!
  3. il chitarrista è sempre Lynn Taitt (che ha suonato in tutti e quattro “I primo pezzo di rocksteady”, ne abbiamo già parlato per “Take It Easy”). Qui è autore di una elegante parte a note stoppate, che alterna con un comp più classico (i glissati sono veramente fighi)

ALBUM DEL GIORNO

Come probabilmente sapete Bill Evans è stato uno dei più grandi (e personali) pianisti della storia del jazz; i suoi voicing (a partire da quello – epicissimo – di “So What” sono ancora utilizzati da schiere di imitatori, e il suo mood, super cool, lo adoro da sempre.

Ecco una versione dei suoi brani per guitar trio, particolarmente ben riuscita, secondo me. Nell’articolo spiego il perchè e trovate anche il player di Spotify!

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TUTORIALINO STAMMI VICINO

Oggi vi presento in anteprima un nuovo progetto a cui sto lavorando da mesi con l’amico Diego Damiano per le trascrizioni e video, Emanuele Campiglia per logistica e social managing, e Andrea Bianchi per sezione batteria.

Si tratta di creare un archivio on line di trascrizioni fatte bene (e quando intendo bene intendo perfette), abbinate a dei video esplicativi sull’esecuzione (fatti bene, ma non modello universo Marvel come i Nerd di YT: che si capisca e siano d’appoggio alla parte). Questo perché abbiamo notato che se cercate l’assolo di “Knockin’ On Heaven’s Door” di Slash ne trovate 900 versioni (di cui 900 sbagliate) ma se cercate che so, la chitarra originale di “Take It Easy” (il brano di Rocksteady) ci sono solo delle orribili tab. Quindi l’idea è quella di avere un archivio on line di materiale didattico super, accessibile a prezzi contenutissimi (stiamo ragionando su un concetto tipo: ti abboni a 5 euri al mese e ogni mese vengono aggiunti 4 video medio – difficile, 4 video facile o medio, 4 pillole di teoria varia). Che ne pensate dell’idea? Mi date dei feedback?

Qui il work in progress esemplificativo di “Love Me Do”. Ancora non definitivo ma mi pare interessante! Abbinato a tutta la parte, di cui vi metto la prima pagina.

再见!

Martedì 9 febbraio 2021

Ieri è stato giorno di molte lezioni; ho chiesto al piccolo Aaron da cosa si travestirà durante l’imminente Carnevale, e mi ha risposto tutto felice “Spiderman”! La mia amica cantante Giorgia di Novara quando le ho mandato la parte (cortesie tra docenti) mi ha simpaticamente confessato che lei lo chiama “Spider Minne”. Eh beh, ognuno lo vede come gli pare!

Ho colto subito l’occasione per insegnargli (ad Aaron) la sigla del cartoon tv originale del 1967, un classico per i boomers come me:

Precisando che l’originale è in Dbm, avrete certamente notato che il brano è in forma AABA, con le A di dodici battute (blues minore) e la B in otto con due passaggini alla relativa maggiore.

Ricordo di averne ascoltata una pregevole versione cantata da Michael Bublé qualche anno fa:

Certo impallidisce in confronto alla suprema grezzaggine dei Ramones!

Per bilanciare l’aspetto ludico del brano, al caro e vecchio amico Tanino ho invece proposto un classicissimo di Muddy Waters, “I Got My Mojo Working”.

Stiamo andando alla grande; ora devo solo convincerlo a farsi la cresta come Muddy e comprarsi i mocassini (possibilmente da indossare senza calze e con la tuta della Juve, che fa molto blues!).

Non sono sicurissimo (chiedo aiuto ai lettori più esperti) ma sono quasi certo che quel bastardo che suona l’armonica come se fosse Hendrix in mescalina sia Little Walter, pioniere dell’armonica moderna e divinità assoluta del XX secolo.

Riguardo ai campi semantici del testo, sono troppo pudico per spiegarvi il significato della frase del titolo (che è ambigua, porno e non porno, come sempre nel blues); c’è un bellissimo libro di Jay McInerney intitolato “Riscatto” che potrebbe aiutare a spiegarvi l’orribile arcano (Jay è uno dei miei autori preferiti di narrativa statunitense contemporanea, en passant!).

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Dopo aver visto il video di “Da da da” il discepolo (e grande chitarrista) Fabrizio mi segnala l’ideale controparte contemporanea del Trio, la sovietica ignoranza nel pantheon trash: lui si chiama Tripalosky, e mi sembra anche un ottimo ballerino e costumista, oltre che trapper di consumata esperienza.

Non ho ancora avuto il tempo di trascriverlo, aspetto probabilmente una malattia terminale che mi costringa al tavolo).

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ALBUM DEL GIORNO

Questo il disco che ho recensito ieri nella mitica webzine Jazzespresso, che esce in cinque lingue. Un album di chitarra jazz classicissima, utile se Tripalosky vi avesse fatto venire la tachicardia. D’altronde, se Charlie Apicella vi facesse addormentare alla terza battuta, Tripalosky potrebbe rivelarsi utile!

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TUTORIALINO STAMMI VICINO

Il mio studente Giulio mi ha chiesto per la prossima settimana di insegnargli “Tumbling Dice”, classico degli Stones, singolo tratto da “Exile On Main Street” del 1972. Poiché il motto dello scoutismo (di cui sonos tato fulgido rappresentante” è “Be Prepared”, in tempi non sospetti avevo preparato il tutorialino! Accordatura in sol aperto, cinque corde, quattro quarti, tre dita, due accordi, uno stronzo! (definizione a cura di Keith Richards).

Have fun!

Lunedì 8 febbraio 2021

Ringrazio tutti i lettori di questo diario, che mi diverte molto tenere, e credo si stia arricchendo di contenuti in maniera inverosimile. Del resto, come spesso ripeto, il mio portafoglio è vuoto (troppe chitarre!), ma il mio cuore e il mio cervello sono ricchissimi, e questo era uno dei miei obiettivi dichiarati da adolescente. Sono grato di essere andato alle medie dai salesiani, che mi hanno insegnato (per essere diverso da loro) l’odio per i soldi e l’amore per la cultura in quanto tale! Grazie Tarcisio, grazie Don Carlo P.!

Peraltro se vi piacciono le fesserie galattiche che diffondo qui, sappiate che l’alter ego visuale di questo luogo è il mio profilo instagram Eugenio Mirti, e che se volete consigliare ai vostri amici questo autodafé digitale, ve ne sarò gratissimo!

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Breve nota autopromozionale: ieri è uscita la nuova puntata della mia rubrica su Radio Ros Brera. Perle di saggezza meravigliose!

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Sapete che – come nella vita – nei diari ci sono alcune figure ricorrenti. Ieri era il turno di Rob, l’amico sino americano di Las Vegas, che avendo sposato a Dubai una collega turca ora vive in una casa con piscina sul mar Mediterraneo (great job, man!). Abbiamo fatto lezione e parlato di scale pentatoniche maggiori e minori che si incrociano. Lo cito perché, per una robetta di cui si parlava ho cercato, trovato e inviatogli questo super articolo di Guitar Player. Guitar Player è la bibbia del chitarrista contemporaneo, e se leggete il materiale capirete perché fico, e ben fatto!

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Da sempre dedito al trash, ho scoperto l’altro giorno il video originale di questo brano apparentemente orrendo. Tra l’altro prodotto dal mitico Klaus Voorman (se non sapete chi è mi viene la tristezza per voi).

Essendo dotato di orecchie (mi sono spaccato il culo per 30 anni per ottenerlo, giacché non distinguevo un mi maggiore da mio padre che usava il trapano) mi sono subito posto l’obiettivo di trascriverne l’orrido riff di tastierina Casio.

Non dimenticate che Richard Fenyman vinse il premio Nobel della fisica con degli studi che iniziarono quella volta che, in un topless bar di Los Angeles downtown, vide un piatto ruotare e si chiese le velocità della rotazione in funzione di alcuni variabili, indipendenti (credo io) dalle dimensioni delle minne della cameriera che lo portava. Questo per dire che non si può passare la vita a trascrivere Fra Cionfoli e la Jazz Preservation Hall, un minimo di bassa cultura qui e là (stabilite voi quale è la bassa)!

Quindi questo è il meraviglioso riff:

Naturalmente avete subito capito che è una variazione del celeberrimo riff di “My Sharona”. Ora, io preferisco quello dei Knack, ma anche questo mi sembra notevolmente ingegnoso, oltre al fatto che traina tutto il brano. Un riff che riconosci dopo 1/100 di secondo, costruito con una sola nota che appare in due ottave diverse. Un arrangiamento ingegnoso, in effetti. Chapeau a “Da da da”.

Ora, per pareggiare la porcheria che vi ho testé fatto ascoltare (un riff può essere ingegnoso e un pezzo far comunque cagarissimo) ecco sua maestà Pat, nell’album più bello della storia della fusion. Prodotto da Paul A. Rotchild (se non conoscete Voorman, Fenyman e Rotchild questo è il luogo giusto per imparare due o tre cosucce utili), della più bell’acqua musicale. Da anni mi ripropongo di trascriverlo come si deve, ma poi finisco irretito da altro! Il contadino vietnamita che qui e là urla come se fosse posseduto da mandingo “yaaaaaaaaaaaaaaaaa” mi esalta quasi come quando Al Di Meola suona le timbales.

“Joyous Lake” mi pare un titolo appropriato. Uno dei motivi per cui adoro (da circa 15 anni) suonare con alla batteria Paolo Inserra è che è l’unico batterista (che io conosca) sufficientemente tarro non solo da eguagliare, ma da superare Kenwood Dennard  nell’originale, che probabilmente distrusse le pelli dopo la prima take. Sappiate che i batteristi di jazz sono normalmente come il laureato coi baffi di “Smetto quando voglio”; millantano grezzaggine ma poi vengono sgamati. Un’aspra diatriba legale sul ride.

Purtroppo io al massimo sono mirtino e non martino ma è lo stesso! A parte tutto, quando arriva la polirtimia a 2′ 32” sempre sono felice come un koala che mangia le foglie di eucalyptus tossico.

Buon ascolto!

Domenica 7 febbraio 2021

Proseguono le mie esplorazioni di varie musiche che, colpevolmente, conosco poco. Come vi ho già raccontato sto studiando alla batteria il “one shot” (o “one drop”), e poiché mi piace scoprire l’origine delle cose ieri ho “vissuto” un viaggio musicale niente male.

La giornata è però partita ricordando Bob Marley, che avrebbe compiuto 76 anni. Ho così scritto un semplicissimo arrangiamento per chi volesse suonare “Three Little Birds”!

Ringraziato l’amico Bob ho poi iniziato un lungo viaggio di ricerca: pare che il “one drop” sia stato inventato da Carlton Barrett e/o da Winston Greennan; forse i nomi non vi dicono nulla, ma avrete senza saperlo ascoltato canzoni in cui hanno suonato almeno un miliardo di volte.

Da qui non so esattamente come sono andato a ritroso fino ad arrivare al primo brano considerato “rocksteady”, cioè il genere musicale giamaicano che ha posto (insieme allo ska ad esso antecedente) le basi del reggae. Il pezzo è di Hopeton Lewis, si intitola “Take It Easy” ed è stato suonato da Lynn Taitt (cui viene generalmente attribuita l’invenzione del rocksteady) e del suo gruppo The Jets.

Qui ho trascritto la prima parte del brano.Per farla breve la caratteristica principale del rocksteady sono le chitarre in levare. Esattamente come nello ska, però il tempo generale è più lento (pare appunto che sia stato Taitt a suggerire di registrare “Take It Easy” a velocità più moderata.

Qui un super classico dello ska, che come sentirete è più veloce.

La diffusione dello ska e del rocksteady nel mondo fu incredibile; un esempio è questa canzone dei Beatles (non certo noti per avere radici ska o rocksteady, appunto, ma sicuramente famosi per essere curiosissimi) che in questa canzone architettarono consapevolmente (come dichiarato da Lennon nella sua ultima intervista) un accompagnamento ska (1′ 10” circa).

Come da qui io sia poi arrivato a Sly Dunbar e a questo pezzo incredibile (in cui Dunbar suona la batteria) non saprei! Come potete sentire (per chi ha le competenze) Dunbar arricchisce il one drop con alcuni colpi in più di bordo, che rendono il tutto fichissimo!

Il resto alle prossime puntate. Mi piace però pensare che essere un buon musicista, un buon didatta e un buon giornalista musicale significhi mantenere la curiosità di fare questi viaggi (che sono infiniti.), la capacità di capire cosa succede in termini musicali e culturali, e quella di raccontare il tutto senza tirarsela e fracassare le palle al prossimo.

Buona domenica!

Sabato 6 febbraio 2021

Un po’ costipato, vado avanti nelle mie esplorazioni del mondo e delle sue mille curiosità. La simpatica Lina (ve ne parlai qualche giorno fa) mi ha gentilmente regalato questo libro:

Ne sono molto contento, è la biografia di questo straordinario truffatore che si chiamava Sir Edmund Backhouse, personaggio notevolissimo, che ne combinò di tutte, avendo come base, appunto, Pechino.

Per essere gentile a mia volta le ho insegnato la linea di basso di “The Spy”, che è molto bella:

È un brano tratto da “Morrison Hotel/Hard Rock Café” dei Doors, che acquistai (e consumai!) eoni fa.

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Ieri ho letto della morte di Christopher Plummer, un grandissimo attore (tutti lo conoscono per “Tutti insieme appassionatamente”) che avevo visto proprio l’altro ieri in “Remember”, meraviglioso film sulla ricerca di un criminale di Auschwitz, con un finale a sorpresa. So long, Cristopher.

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Oggi mi attendono un po’ di attività varie. Vi auguro un buon sabato, e se avete una chitarra provate a suonare questa:

Venerdì 5 febbraio 2021

Cristina non lavorava ieri, e quindi ha potuto farmi il dono di prendere il pranzo al “bugigattolo cinese”. Come molti sanno studio cinese da tanti anni, e ho quindi sempre cercato con grande gioia di scoprire i ristoranti cinesi più buoni della città. Ce ne sono tre o quattro che amo più degli altri, e tutti sono da noi stati soprannominati con nomi improbabili. Al top della catena troviamo lo sgualfo, che è un posto di rara assurdità (la foto di Totò che campeggia in sala vince da sempre il premio per l’arredo più assurdo mai visto) e il “bugigattolo”, appunto, che è una squisita trattoria situata al centro, in via Milano: segno di qualità è che i cinesi che lavorano a Porta Palazzo (gigantesco mercato) mangiano lì oppure acquistino lì il pranzo mentre tornano a vendere le loro colorite mercanzie.

Non posso farvi sentire gli odori del buon pranzetto di ieri, ma condivido con voi questo incredibile personaggio che trovai su Youtube durante il primo lockdown. Un mito!

Di tutti questo video è il mio preferito: la regia impeccabile fa esordire il protagonista con due colpi di tosse a tradimento. Ma non fatevi ingannare: il cuoco è bravissimo e spiega bene!

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La mia recensione di oggi è dedicata a “Rough Line” di Angelo Mastronardi: un disco meraviglioso, che vi consiglio di ascoltare. Mi piace da sempre che fa sembrare semplici le cose complicate, e Angelo è uno di questi. Buon ascolto e buon venerdì. E se volete divertirvi, suonate questa:

Giovedì 4 febbraio

Il mio caro allievo Christian mi ha chiesto di insegnargli “Je so pazzo”, un classico di Pino Daniele. Mi sono molto divertito, Pino Daniele è stato un grande. Ha perpetrato anche schifezze assolute (come tutti) ma al suo meglio faceva scintille.

In effetti la canzone mi piace molto anche perché mi ci identifico con facilità! Je so pazzo… non ci scassate u cazzo. Io!

Credo che il doppio, triplo e quadruplo lockdown abbia lasciato strascichi a tutti, e la vita si è fatta a volte faticosa. Ci sono pensieri, preoccupazioni, scontri, frustrazioni. Una delle mie frasi preferite tratte da film è “I say what I mean and I do what I say”:

L’onestà si paga sempre, e mi identifico molto in questo personaggio. L’alternativa è essere come Di Caprio in questo ruolo, e ne ho conosciuti molti, di incantatori di topi:

I say what I mean, and I do what I say. Poche persone possono permettersi di sostenere una dichiarazione così semplice, e sono quelle di cui cerco di circondarmi. Grazie!

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Il disco che ho recensito oggi per Jazzespresso e un album a metà tra lo swing/hard bop anni 50 e il contemporary jazz degli anni 60. Loro sono un trio australiano molto fico, e questo è il mio articolo!

Mercoledì 3 febbraio 2021

Causa mali est ipse clamabit

Ho questa smodata passione per i proverbi in latino, perché sembrano la sintesi della mia vita: inutili, ma con quell’aria di classe che ipnotizza i gonzi. E quindi per me arrivare in un discorso al punto dove posso dire “ubi major minor cessat” è come per Rocco girare “Rocco does Polland”. Una vera goduria! Se la cosa capita con Beppe (che di solito rutta, quando parlo latino) ci si sorpende come mai non siamo diventati i Belushi/Akroyd di Barriera. I numeri li abbiamo!

Mala tempora currunt è il secondo mio proverbio preferito (e se qualcuno risponde  sed peiora parantur torno a essere Rocco di prima!).

Oggi ho invece controllato Causa mali est ipse clamabit: chi è causa del suo male pianga se stesso. Mi ricorda di non piangermi addosso, ma anche di giudicare le persone in base alle azioni, senza indulgere in un perdono cattocomunista d’antan.

Lo stile nella vita è tutto: il mio modello è sempre stato Keith Richards, che una volta dichiarò “se non avessi fatto il chitarrista di successo sarei diventato uno sfaccendato. Ma di gran classe”. Mito assoluto!

Homo faber suae quisque fortunae!

Martedì 2 febbraio 2021

Ieri è stata una giornata intensa. Diciamo che ho venere in cancro, e quindi tendente a farmi ferire sul lavoro, essendo ubicata in casa X. Peccato.

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Ieri con un colpo di genio ho portato un sacchetto di cri cri a scuola, a Piossasco. Io non sono proprio amante dei dolci (gli affettati con grissini mi rendono più felice, Lina prendi nota, altro che le torte al pistacchio) ma a parte che mi ha sempre divertito che mia moglie si chiami Cristina come i cri cri, le dolci palline di cioccolato rendono tutti felici. Io e Marianna, la mia allieva di 6 anni, li abbiamo offerti a tutti quelli che incontravamo. È stato un bel momento, soprattutto perché non c’era nessuna ricorrenza da festeggiare, ma solo la mia voglia di far sorridere tutti. E una grande lezione di chitarra, per Marianna: ridere è fondamentale. E posso dire, con un gesto così la popolarità aumenta spaventosamente! Colgo l’occasione per ringraziare la collega Sabrina (che ha stivali di pelle umana lucidissimi, penso per terrorizzare le allieve) che è stata super gentile e simpa! Grazie.

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Vi lascio con questo disco. Quando sono un po’ incupito lo metto sempre, e mi scalda il cuore. Buona giornata!

Lunedì 1 febbraio 2021

Apro la pagina di oggi ringraziando Lina che ha trovato uno dei libri che avevo annotato leggendo quello di Angela Terzani Staude. Grazie Lina, mettiamo un più sul registro di classe e puoi indossare un fiocchetto rosa (per oggi!).

Raccontavo proprio ieri sulla chat della Notaband che mi chiamo Eugenio Ilario Camillo per ricordare mio zio Ilario, vescovo, persona di grande umanità e valore, e il nonno (di mio padre) Camillo, calzolaio, che emigrò negli USA nel 1901.

Non c’è traccia della sua uscita dagli Stati Uniti (tornò circa 15 anni dopo a s. Egidio ove visse fino alla morte), ma pare che figurò in una rissa per cui venne arrestato (o meglio, scelse tre giorni di cella piuttosto che pagare l’ammenda). Alcolizzato, testa calda, un uomo tutto di un pezzo: John Fante l’avrebbe amato, e così io, che fondamentalmente sono tal quale, anche se non ho mai avuto la possibilità di conoscerlo. Con piacere ricordo che mio papà l’ha sempre adorato, e mi ha insegnato molti lavori con il cuoio per amore del suo nonno. Nel set di oggetti che mio papà si porta dietro c’è sempre una lesina, per capirci. Posso capire che da bimbetto amasse andare nel laboratorio del nonno, con pezzi di cuoio, colla, profumi e odori, brocche di vino, ecc. Tipo Mastro Ciliegia che lavora al suo tronco.

Una volta mio nonno Domenico (suo figlio, altro bastardo che sembrava Van Diesel ante litteram, come dolcezza del carattere, quando voleva) fece a botte e gli disse che l’aveva picchiato la maestra. Fortunatamente (per la maestra) ella viveva in una stanza in affitto sopra l’osteria del paese, quindi il nonno Camillo e la roncola che aveva con se si fermarono un attimo sotto l’alloggio, a fare bisboccia con gli amici. Finì naturalmente con il nonno sverso che si dimenticò del fatto, e la maestra fu salva.

Uno dei motivi per cui io cagherei in testa a tutti i leghisti è proprio per il fatto che la mia famiglia è fatta (davvero) di emigranti senza paura. Registrato, documentato; e pur avendo le mie perplessità sugli Stati Uniti, ricordo sempre che hanno garantito una prospettiva di vita a molta gente che lasciava tutto per inseguire un sogno (che purtroppo era quello che Hunter S. Thompson descrive in “Paranoia a Las Vegas”).

Viva Camillo Mirti! Sarebbe bellissimo sentire le sue storie, all’osteria, con una brocca di rosso. So long, Camillo. Grato di avere nel nome un pezzetto di te.

Domenica 31 gennaio 2021

Nel tempo recente ascolto molta musica (a dire la verità da quando ho 6 anni ascolto molta musica, ma volevo dare enfasi al presente); in particolare mi sono dedicato ad alcuni (ex) pupilli che stanno trovando la loro strada nell’olimpo della musica rock e non solo.

Se dovessi nominare una mia studentessa che ammiro, per mille motivi (carattere, indole, verve, intelligenza, curiosità) sarebbe certamente Valentina (buon compleanno, dear), che è la vocalist e chitarrista dei Vertigine (che vedono anche Matteo, altro pupillo che spacca il culo alla chitarra, Riccardo che suona il basso e ho cooptato in una varia serie di progetti perché è un moschettiere al tuo fianco quando suoni, ed Eugenio alla batteria, quasi ex enfant prodige che suonava e cantava la batteria dalla tenera età di 3 anni e mezzo).

Sveglia di notte è un gran pezzo, scritto bene, suonato bene, arrangiato bene, cantato benissimo. Segna la svolta del gruppo, a mio avviso (e penso di conoscerli abbastanza bene). Molto mi attendo dal nuovo album che penso stia per uscire.

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Altro gruppo che ammiro sono i Cheap, guidati dal carissimo Andrea, che in un mondo dove tutti sono capaci a suonare le fuse distorte sputando fiamme senza raccontare nulla ha invece moltissime cose da dire. Provo una sincera ammirazione per le sua capacità di scrivere e comunicare. Qui (credo) l’ultimo lavoro. Lui è quello con le ciabatte Adidas arancio, a destra. Nel mondo di scorregge spaziali del jazz italiano mi diverte moltissimo questo taglio nu soul che usa (insieme ai suo bravissimi pard) con classe ed eleganza, spazzando via tutti con aria fresca. Quando sei capace di usare tantissime conoscenze, anche complicate, per realizzare un singolo pop che sembra semplice… sei bravissimo. Chapeau.

Bella storia, no? Molto orgoglioso di imparare sempre nuove cose da persone a cui ho un po’ anche insegnato io ad essere curiose.

Sabato 30 gennaio 2021

Ogni due settimane circa vesto i panni dello studente di batteria e mi trasformo in un tamarro modello Ralph Spaccatutto. Iniziai intorno al 2012 con il bravissimo Sergio Ponti, e con alterne fortune proseguo ancora oggi. Mi serve professionalmente per quando dirigo gli ensemble (se manca il batterista o se voglio che si porti il tempo in un determinato modo), ma è anche utile da un lato per ricordarmi cosa vuol dire faticare sulla musica, dall’altro quanto è comunque divertente riuscire a suonare i basilari. La batteria poi è uno strumento molto fisico, e trovo il suonarla particolarmente liberatorio. Il fatto che a Natale babbo Claus mi abbia portato un kit di batteria elettronica con cui posso studiare anche a casa ovviamente mi ha reso felice come un umpa lumpa in mescalina.

Ieri abbiamo studiato il celeberrimo “one shot”, cioè il tipico accompagnamento dello ska e poi del reggae.

Per capirci, ecco un esempio!

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Ieri è stata una giornata ricca di studi e scoperte. In particolare perché ho recensito un disco dedicato a Raymond Scott e Lalo Guerrero, che vi consiglio di ascoltare.

Lalo Guerrero è stato il padre della musica chicana (ovvero della musica messicana prodotta e ascoltata negli Stati Uniti), ed è già abbastanza curioso e divertente.

Ma ho invece scoperto la figura di Raymond Scott; compositore, direttore d’orchestra, inventore di strumenti elettronici, un personaggio appassionante.

Lo conoscete tutti perché Carl Stalling era un suo grande estimatore. Stalling per quasi 25 anni ha scritto le musiche dei cartoni animati della Looney Tunes, e aveva il privilegio di poter usare a suo piacimento il catalogo editoriale della Warner, che possedeva anche i diritti del lavoro di Scott.

E così molte delle composizioni di Scott diventano classici dei cartoni Warner. La figura mi appassiona, e sicuramente approfondirò il personaggio. Qui la sua partitura più famosa:

E qui un esempio di utilizzo nei cartoni.

Buon ascolto! Il sito dedicato a Raymond Scott contiene moltissime chicche. Consigliato ai curiosoni inguaribili come me!

Venerdì 29 gennaio 2021

Superata oggi la prima settimana senza Facebook e – contestualmente – con questo (meravigliosissimo!) diario. Devo dire che il pensiero da un lato di non leggere una mare di fesserie, dall’altro del tempo risparmiato, mi rallegra moltissimo!

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Ieri ho letto questo interessante articolo che racconta come, dopo aver buttato 5 milioni di euro per il sito “Verybello“, un portale dedicato agli stranieri che vengono in italia per aiutarli a orientarsi nelle iniziative culturali della penisola che non ebbe molto successo (sfortunatamente era solo in italiano, maledetti stranieri che non sanno le lingue) il sig. Ministro del MIBACT abbia investito 10 milioni di euri per una nuova iniziativa che ha un nome orribile (It’s Art, crasi di Italy It’s Art, effettivamente un nome non proprio geniale per una iniziativa che vorrebbe diffondere lo spettacolo italiano nel mondo, e specie considerato che la lingua italiana è amata da tutti e che quest’anno è il settecentesimo anniversario della morte di Dante, e questo è il Ministero dei Beni Culturali, non il barbiere che per fare figo si autonomina hairdresser), un logo orribile, una genesi discutibile in partnership con una società che ha 45 milioni di euro di debiti , e – aggiungerei – dei contenuti dal livello quantomeno dubbio, considerato che vengono al momento raccolti con una call anonima (mandaci la mail a… con la tua idea, ti faremo sapere).

Questo sarebbe il modo di aiutare il comparto cultura, secondo il Ministro. Esprimo pubblicamente la mia perplessità. Forse era meglio dare più soldi a chi (ancora, dopo un anno, non può lavorare, come tanti bravi amici e colleghi) anziché creare l’ennesimo carrozzone. Mi auguro sempre il meglio, ma dallo staff che ha perpetrato “Verybello” non è che mi aspetto grandi cose, diciamocelo. Almeno il copy si poteva cambiare.

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Sto insegnando al mio allievo Ivan un grande classico degli anni 80: Bitter Fruit di Little Steven. Sono molto affezionato al brano, che è bello (oggi direi verybello), ha un testo bello (oggi direi verybello), e anche perché vidi il nostro in concerto a Torino durante il tour promozionale. Sempre meraviglioso, anche il solo, lercio con delay. Verybellissimo.

Sto trascrivendo l’assolo, qui invece le parti principali del tutto.

Bellissimo il testo, che riporto in parte:

And my children are hungry
To taste the sweet life
Though my eyes have grown tired
Their desire keeps me alive

I will gather no more of your bitter fruit

Buona giornata!

Giovedì 28 gennaio 2021

All’inizio dello scorso anno acquistai (per cinque dollaretti) un ebook che spiegava alcuni principi base per organizzare un canale Youtube. Molti non sanno che – di fatto – YT è un social network potentissimo, ed è al primo posto come contenitore per imparare (i famosi tutorial di YT, appunto, oppure le istruzioni degli oggetti che compriamo che spesso sono diventate un canale dedicato).

Insomma è da molto tempo che realizzo degli esperimenti, anche perché la didattica, se è capace a sfruttare i nuovi sistemi informatici, correlandoli con intelligenza alle classiche lezioni frontali, non ha che da guadagnarne.

Insomma, il mercoledì spesso mi dedico ad aggiornare il mio canale, e ieri ho caricato un bellissimo assolo di Charlie Christian, uno dei grandi chitarristi del XX secolo (senza di lui non avremmo avuto Chuck Berry, e senza Chuck Berry i Rolling Stones avrebbero fatto altro nella vita, probabilmente!).

Qui l’assolo:

Qui l’articolo con il commento, e qui sotto il video che ho realizzato!

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Proprio ieri ho iniziato la lettura della biografia di Gandhi, in inglese, un libro che ho ricevuto in prestito e che ha creato in me molte aspettative.

Sono molto curioso, perché già sapevo che Gandhi è un personaggio dagli aspetti controversi, e – per dirla con l’introduzione del libro – a un certo punto negli anni 30 i tre uomini con l’immagine più suggestiva al mondo erano Chaplin, Hitler e Gandhi. Quindi mi aspetto molto, anche se la mia mercuriana velocità di lettura in inglese rallenta molto (ho questo vezzo di cercare sul dizionario le parole che non conosco per migliorare la mia conoscenza!).

Vorrei anche esibire (a volte sono vanesio) la mia enciclopedica cultura sui Beatles, rendendovi edotti sul fatto che proprio Gandhi e Hitler furono lasciati fuori dalla copertina di Sgt. Pepper’s (uno perché la EMI temeva di perdere il mercato indiano, l’altro per evitare controversie).

Qui abbiamo la versione con Gandhi

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e qui uno scatto dove si vede Hitler relegato da solo, a destra (mi pare giusto), escluso dalla copertina.

Mercoledì 27 gennaio 2021

Ho finito di leggere “Giorni Cinesi”, il libro di Angela Terzani Staude di cui vi parlavo domenica 24 gennaio. Mi sono appuntato alcuni rimandi da approfondire:

Trevor Roper – “Eremita di Pechino” (e dire che una volta l’avevo visto alle bancarelle ma non lo acquistai

Padre Huc – “Voyage de la tartarie et du Tibet”

Giuseppe Castiglione – gesuita e pittore (che mi pare sia famosissimo in Cina, credo di avere la riproduzione di un suo quadro conservato a Taipei)

Harry Franck – viaggiatore americano – ha scritto?

Shen Conwen – “Città di frontiera”.

E questa memorabile descrizione a proposito di Sidney Liu, giornalista di Shanghai: “caldo, ironico, colto, ha anche quel pizzico di follia che è degli intelligentissimi o dei disperati”.

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Tra le letture della giornata, mi ha molto colpito questo articolo del Guardian, che spiega come Facebook orienti le pubblicità dei lettori (americani) trumpiani rifornendoli di offerte per giubbini antiproiettile, armi automatiche, caricatori veloci, e quant’altro sia utile al moderno toro da esibizione con brama di sangue.

Ecco, senza voler passare per moralizzatore, trovo a volte imbarazzante che l’utilizzatore non neonazista di FB lanci strali per Orban, Salvini, etc., e poi diventi (naturalmente, involontariamente) complice di un meccansimo che fa delle echo-chamber e dell’imbecillità dell’utente il suo obiettivo primario. Quindi sempre più felice di essere passato a redigere questo diario, i cui proventi mi permetteranno di comprare al massimo un Calippo al gusto limone, inoffensivo anche se usato come clava!

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Non mi capita più spesso, ma ieri ho acquistato un disco meraviglioso: si tratta di “Excavated Shellac”.

È la raccolta di cento brani che definiscono una storia alternativa della musica del XX secolo. Vi riporto la descrizione:

“This collection highlights music that is often invisible in today’s world — the incredible world of global recordings that aren’t jazz, blues, country, rock ‘n roll, R&B, or “classical.”

“Excavated Shellac: An Alternate History of the World’s Music” includes 100 recordings and 100 stories in an extensive, illustrated PDF with detailed, contextual mini-histories about both musical origins and the beginnings of the recording industry, touching on the complexities of colonialism, economic agendas, and cultural tourism.

Featuring music and musical styles from six continents and 89 different countries and regions, recorded between 1907-1967.

Includes a 186-page PDF with essays and annotations by record collector and compilation producer Jonathan Ward.”

Il tutto è nato dalla passione del sig. Jonathan Warfd, avido collezionista di 78 giri, che si è reso conto che la narrazione dominante considera come primi esempi di dischi e di musiche registrate sostanzialmente quelli di origine anglosassone (jazz, folk, blues, etc.) senza considerare altre miliardi di musiche interessantissime documentate nell’era pioneristica del grammofono. Ha quindi scelto cento brani emblematici, corredati con un booklet che farebbe venire l’acquilina a chiunque.

Meraviglia dunque!

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Infine ieri sera abbiamo realizzato l’appuntamento quindicinale con la Notaband, l’ensemble di jazz dell’associazione Notabene. Qualche scatto per farvi capire quanto sia figo! Buona giornata,

vostro affezionatissimo E.

Martedì 26 gennaio 2021

Buongiorno a tutti, cari lettori! Spero che la vostra settimana stia andando benissimo e sia ricca di gioia. Molti sanno che il lunedì è la giornata in cui lavoro a Piossasco, e cerco di non dimenticare mai di scattare una foto al tramonto che si vede dalla scuola. Il luogo è bellissimo:

E ieri tirava un certo venticello.

Nei giorni scorsi ho spulciato il mio archivio di registrazioni, e ho così messo sul mio canale Youtube (al quale vi invito a iscrivervi, se non siete già sostenitori!) una vecchia versione del 2007 di “My Funny Valentine”. Un classico del jazz, in un arrangiamento che avevo architettato perché avesse più le caratteristiche della randella tellurica.

Poiché domenica sera è stato un momento di condivisione familiare, e in sostanza abbiamo consumato una super cena aperitivo guardando i “Guardiani della Galassia” 1 & 2, ecco che ieri le mie lezioni hanno esplorato il mondo sonoro dei due film (che a me piacciono in quanto ricchi di ironia, specie quando parla Draxt il distruttore).

Ecco la parte della prima metà di questo grandissimo classico!

Buon studio!

Per gli assatanati: qui il video originale, bellissimo, con Marvin Gaye stilosissimo (per non parlare di Tammi Terrell!

Lunedì 25 gennaio 2021

Ieri è stata una giornata intensa (l’idea di oziare non mi affascina più di tanto!). Gli highlight della giornata sono stati:

  1. la lezione online con Robert; ci siamo conosciuti nel 2005 a Torino, lui essendo sino-americano parla fluentemente cinese e inglese (oltre italiano e portoghese) e quindi al tempo lavorava al Toroc, il comitato organizzatore delle olimpiadi 2006. Iniziammo così a fare lezione di chitarra, che poi abbiamo proseguito online e anche fatto di persona in svariati continenti in location super come Las Vegas e Taipei. È sempre un piacere, insomma! Al momento Rob è in Turchia e quando finirà la pandemia una delle mie prime iniziative sarà certamente andare a trovarlo. Qui una foto del vostro scriba con l’amico Rob, presa a Taipei nel 2017. Naturalmente Rob non ha una Epiphone Casino: ne ha due, acquistate su mio consiglio.

2. La bravissima Chiara Musso, vocalist e didatta, con cui iniziammo a suonare insieme a gennaio dello scorso anno, è passata da me per realizzare un video live, visto che la pandemia non ci permette di suonare. Abbiamo scelto un brano che lei ama molto, “Space Oddity”, attaccato il telefono e zac! registrato fulmineamente il tutto, senza tanti fronzoli, per una divertente house session. Amo smodatamente suonare, e poterlo fare (anche se senza pubblico) è sempre una gioia. Qui il video, che ho virato a un fasullo bianco e nero con effetto vecchio film (sono un nerd, fondamentalmente!).

Buona settimana!

Domenica 24 gennaio

Da qualche giorno sto avidamente leggendo un libro trovato al modico costo di due euro alle bancarelle dell’ultimo Gran Balon: per chi non fosse piemontese è il più grosso mercato delle pulci della nostra regione.

Si tratta di “Giorni Cinesi” di Angela Terzani Staude: moglie del famosissimo Tiziano, con la famiglia sono tra i primi occidentali a poter vivere in Cina dopo gli anni di follia della rivoluzione culturale.

Il libro è scritto in forma di diario, e racconta il risveglio di un paese in cui per quasi dieci anni le menti migliori vennero uccise, seviziate o ridotte al silenzio, e il passato distrutto con ferocia.

Trovo interessante – pur nella diversità – le analogie col momento storico che stiamo vivendo in occidente, in cui il sapere viene visto con sospetto (non riesco a spiegarmi altrimenti come un ministro della Repubblica confonda l’Argentina con il Venezuela, e un altro voglia costruire un ponte in cui ci si possa giocare e fare shopping, per fare due esempi).

Ecco, questo libro racconta di una Cina che si era perduta (e poi si è ritrovata, almeno dal punto di vista economico), ma anche cosa succede quando i mediocri prendono il sopravvento su tutto e tutti. Se vi capita, grandemente consigliato.

Buona domenica!

Sabato 23 gennaio

Oggi, meraviglia delle meraviglie, abbiamo fatto la prima prova dei Minneapolis Electric Sheep. A casa mia, con la novella batteria elettronica mio regalo di natale.

Il nuovo progetto è dedicato a Ani Di Franco, e in particolare al di lei album “To The Teeth”. Io ho scritto l’arrangiamento del brano per tutto il sestetto; l’unico che l’ha letto è Ivano che non sa leggere, Mario ha chiesto la tonalità (considerando che avevo trascritto la parte di piano per dargli un’idea una domanda niente male), Ricky sapeva la linea come il solito bastardo dello scorpione, Luke cincischiava come tutti i batteristi (“non è che mi canticchi come fa?”). Quaglino deve laurearsi (dal 1954) e proprio oggi doveva studiare il codice civile e quindi non poteva venire (lo sopportiamo solo perché è davvero simpatico e un cuore d’oro).

Ecco, sono molto felice, per mille motivi.

“Tu hai visto la luce” – edizione rumena

“tu tri quattro”

Per osmosi inizia a funzionare! Milagro!

Giovedì 21 gennaio

Ho preso oggi una decisione che maturavo da tempo: ho chiuso il mio account Facebook. Non tanto perché sia una landa digitale popolata da imbecilli, e nemmeno perché il suo sapore di finta comunità mi ricorda quando Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia” parla, mitra alla mano, del cheeseburger che vuole ordinare.

Semplicemente perché in un sistema democratico non si può considerare una società “privata” per quanto riguarda la responsabilità (in questo caso quella di decidere chi può dire e cosa può dire) e considerarlo un servizio “pubblico” quando svacca alla grande (tipo Cambridge analytica e affini). Ci stiamo facendo bellamente prendere per il culo da uno che definire il re dei nerd è già un incoraggiamento.

Devo anche dire che ero stanco di leggere cagate apocalittiche, specie in risposta ai miei post. Si può non condividere le idee, ma si può anche stare zitti, specie se sei un analfabeta che non conosce l’ortografia, figuriamoci quando frequenti gli altri ambiti dell’umana sapienza.

Ho quindi deciso di aprire questo diario, che fa le veci della mia ex pagina di facebook, porta il traffico sul mio sito e non su quello di Zuck, se dico qualcosa di male vengo censurato al massimo dalla polizia postale, che è l’ente terzo che nel nostro (democratico) paese decide su questi temi, e se voglio mettere foto di zinne posso farlo. Sempre curioso che su FB si possa fare l’apologia di Mussolini e non mettere le tette, di qualsiasi sesso esse siano, che già la dice lunga sulla piattaforma e sui suoi intenti.

Avendo studiato il francese, posso dire tranquillamente “je m’emmerde” e proseguo qui a raccontare la mia vita e le cose che mi interessano. Vive la legion!

Un caro saluto a tutti, e buon week end.